25/04/2026
Buona Festa di San Marco Evangelista!!
«Sino alla caduta della Repubblica (12 Maggio 1797) la festività del 25 aprile si articolava nei due giorni della vigilia e della solennità. All’alba della vigilia erano esposte sull’altar maggiore della Basilica le reliquie contenute nei preziosi reliquari e le statue degli Apostoli dell’iconostasi erano rivestite di paramenti in tessuti preziosi e d’argento. Nel pomeriggio della vigilia il doge scendeva la scala dei giganti seguito dalla sua corte per ascoltare i Vespri. Alla fine della scala avveniva l’incontro con i canonici parati con piviali in lamine d’oro, con i sotto canonici e con i chierici ducali che, formando una processione, accompagnavano il doge al suo trono nel presbiterio.
Alla fine dei Vespri, cantati in modo solenne con una maestosa polifonia, il doge ritornava nella sua dimora per far ritorno il mattino seguente, con la medesima procedura del giorno prima per assistere alla solenne Messa di San Marco, accolto all’ingresso del presbiterio dalla più alta carica religiosa della Basilica che, in abiti pontificali, ossequiava lui e, di seguito, il nunzio apostolico e i capi delle delegazioni diplomatiche accreditate presso la Repubblica. Terminata la sacra funzione, ogni Guardian grande delle sei singole scuole grandi sfilava davanti al doge assiso nel suo trono basilicale per consegnare due candele decorate in oro, una per lui e una per la dogaressa; una candela decorata in oro veniva offerta anche al nunzio apostolico, agli ambasciatori presenti e al clero. Terminato l’omaggio al doge, mentre egli rientrava al Palazzo, si iniziava la processione solenne conformemente alla regola liturgica delle Rogazioni del 25 aprile. A mezzogiorno il nunzio apostolico, gli ambasciatori e i senatori della Repubblica erano ospiti del doge, allietati da polifonie di cantatori e brani musicali e dal tradizionale e antico piatto di “risi e bisi”, risotto con i piselli, primizie di stagioni.
Altra tradizione legata alla festa del Patrono è quella del Bocolo, il bocciolo di rosa che gli uomini veneziani usano donare ad una donna, sia essa figlia, fidanzata o moglie»
Tratto da "San Marco, il leone e l'evangelista" di Aldo Rozzi Marin, Presidente Associazione Veneti nel Mondo