07/06/2026
𝐂𝐎𝐌𝐔𝐍𝐈𝐂𝐀𝐓𝐎 𝐒𝐓𝐀𝐌𝐏𝐀
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🟥Le notizie emerse in queste ore dalle cronache giudiziarie e dagli organi di informazione sulla vicenda che sta coinvolgendo il Cefpas, provocano sgomento e profonda indignazione.
Pur nel pieno rispetto del lavoro della magistratura e del principio costituzionale della presunzione di innocenza, non possiamo ignorare la gravità del quadro che emergerebbe dalle intercettazioni e dalle testimonianze riportate dalla stampa.
Ciò che colpisce maggiormente non è soltanto il contenuto di alcune conversazioni, ma l'immagine della donna che da esse sembrerebbe affiorare: una rappresentazione che, se confermata, sarebbe incompatibile con i valori di rispetto, uguaglianza e dignità che devono caratterizzare ogni luogo di lavoro e, a maggior ragione, un ente pubblico, così come avvenuto fino ad un certo punto della sua storia.
Le donne non sono strumenti, non sono oggetti di valutazione estetica, non sono persone da giudicare sulla base di criteri che nulla hanno a che vedere con la professionalità, le competenze e il merito. Le donne sono lavoratrici, professioniste, cittadine che hanno il diritto di vedere riconosciuto esclusivamente il proprio valore umano e professionale.
Per questo motivo, come organizzazione sindacale, esprimiamo forte preoccupazione davanti a ricostruzioni che sembrerebbero descrivere un contesto nel quale il confine tra relazioni di potere, opportunità lavorative e rispetto della persona sarebbe stato pericolosamente indebolito. Si tratta di circostanze che dovranno essere rigorosamente accertate nelle sedi competenti, ma che già oggi impongono una riflessione profonda sul modello culturale e organizzativo che deve governare le istituzioni pubbliche.
Ancora più allarmanti risultano le testimonianze che riferiscono di presunti episodi di pressioni, comportamenti discriminatori e situazioni vissute come lesive della propria serenità e dignità personale. Su questi aspetti attendiamo con fiducia gli accertamenti della magistratura, ma riteniamo doveroso affermare con chiarezza che nessuna lavoratrice dovrebbe mai trovarsi nelle condizioni di percepire il proprio ambiente di lavoro come un luogo ostile, intimidatorio o mortificante.
Il Cefpas è un ente strategico per la formazione sanitaria della Sicilia e rappresenta un patrimonio pubblico che deve essere tutelato e preservato. Proprio per questo motivo è necessario che venga fatta piena luce sui fatti e che ogni eventuale responsabilità venga accertata con rigore e trasparenza.
La FP CGIL di Caltanissetta, come ha sempre fatto, anche quando è stata lasciata sola nel denunciare criticità e nel rivendicare trasparenza e rispetto delle regole, continuerà a schierarsi senza esitazioni dalla parte delle lavoratrici e dei lavoratori, della legalità, del merito e della dignità della persona. Nessun ruolo, nessun incarico e nessuna posizione di potere possono legittimare comportamenti che mortifichino la libertà, il rispetto e la parità tra donne e uomini.
La battaglia contro ogni forma di discriminazione, molestia e abuso di potere nei luoghi di lavoro non può conoscere ambiguità né zone grigie. È una questione di civiltà, di diritti e di rispetto delle persone.
𝘚𝘢𝘯𝘥𝘳𝘰 𝘗𝘢𝘨𝘢𝘳𝘪𝘢 - 𝘚𝘦𝘨𝘳𝘦𝘵𝘢𝘳𝘪𝘰 𝘎𝘦𝘯𝘦𝘳𝘢𝘭𝘦 𝘍𝘗 𝘊𝘎𝘐𝘓 𝘊𝘢𝘭𝘵𝘢𝘯𝘪𝘴𝘴𝘦𝘵𝘵𝘢