Non Una Di Meno Caltanissetta

Non Una Di Meno Caltanissetta Informazioni di contatto, mappa e indicazioni stradali, modulo di contatto, orari di apertura, servizi, valutazioni, foto, video e annunci di Non Una Di Meno Caltanissetta, Organizzazione no-profit, Via Tortorici 12, Caltanissetta.

Rifiutiamo ogni narrazione che riduca i femminicidi a casi isolati e affermiamo che la radice sta nel sistema patriarcale, nelle disuguaglianze economiche, nella cultura che controlla e colpevolizza i nostri corpi e le nostre scelte.

31/05/2026

Non basta dire “suicidio” quando una vita viene schiacciata da una società che non riconosce, isola e nega l’identità.

Questo ha un nome: è un omicidio sociale. È il prodotto di un sistema eterocispatriarcale che decide chi può esistere e chi no.

Noi rifiutiamo questa narrazione. Rifiutiamo un Paese che parla di “emergenza trans” mentre produce marginalizzazione, solitudine e morte.

L’emergenza non sono le persone trans: l’emergenza è la violenza sistemica che le attraversa.

Noi vogliamo vite vivibili. Vogliamo infanzie serene, adolescenze libere, comunità che accolgono.

Vogliamo consultori, educazione sessuo-affettiva, spazi transfemministi accessibili ovunque, vogliamo che il consenso sia sempre libero e attuale, da Ragusa a Enna, da Caltanissetta al mondo.

Siamo stanche di contarci nei lutti. Ci vogliamo vive.
Per questo oggi diciamo il suo nome. Contro il silenzio, contro la cancellazione.

Beatrice era una ragazza trans. Beatrice è stata uccisa dall’odio.

La portiamo e la porteremo nella nostra lotta, nella nostra rabbia, nel nostro amore.

Perché finché una sola di noi non può esistere, nessuna è davvero libera.

Siamo e saremo il grido altissimo e feroce di tutte quelle donne, frocie e trans che più non hanno voce.

Dal documento politico dell'edizione di Enna Pride 2026.Noi ci saremo, partenza alle 18 dal castello di Lombardia, Enna.
29/05/2026

Dal documento politico dell'edizione di Enna Pride 2026.

Noi ci saremo, partenza alle 18 dal castello di Lombardia, Enna.

07/04/2026

Senza Consenso è Sempre Stupro! No DdL Bongiorno!

MOBILITIAMOCI!

L'8 aprile in Senato si riunirà il comitato ristretto chiamato a trovare una mediazione politica sul testo del disegno di legge che modifica il reato di violenza sessuale.

L'8 aprile a Roma alle ore 15 saremo davanti al Senato e in molte altre piazze in Italia insieme ai centri antiviolenza per dire forte e chiaro: nessuna mediazione sui nostri corpi! Senza consenso è sempre stupro!

La sola modifica possibile alla legge sulla violenza sessuale è l'introduzione del consenso libero è attuale.

Il "consenso riconoscibile" vuol dire Dissenso e non lo accetteremo.

14/03/2026
Grazie all'avvocata Petronilla Patti, che ieri sera ci ha ricordato che siamo e vogliamo essere presidio attivo, che la ...
25/02/2026

Grazie all'avvocata Petronilla Patti, che ieri sera ci ha ricordato che siamo e vogliamo essere presidio attivo, che la lotta contro il DDL Bongiorno non è solo uno slogan e che ciascunǝ di noi può fare la propria parte, a supporto di un territorio che si porta addosso ferite profonde e ha bisogno di cura.

Le parole di Sara Cucaru lo dicono bene:
"Scegliere tra consenso e dissenso significa decidere se il diritto penale debba limitarsi a reprimere la sopraffazione visibile o se debba riconoscere che la libertà sessuale esiste solo quando è voluta, libera e condivisa.

Il conflitto attuale non è un incidente del dibattito pubblico, ma il segno di una frattura profonda: tra un diritto che continua a chiedere alle vittime di spiegarsi e uno che, finalmente, potrebbe iniziare a interrogare le pretese di accesso ai corpi altrui.

Un ordinamento che fonda la violenza sessuale sul dissenso chiede ancora alle donne di difendersi, di opporsi, di reagire, anche quando il loro corpo si immobilizza, anche quando la paura paralizza, anche quando l’unica strategia possibile è sopravvivere.

È un diritto che guarda la violenza sessuale dal punto di vista di chi agisce, non di chi la subisce.

Un diritto che misura il dissenso invece di pretendere il consenso non tutela la libertà sessuale: tutela l’accesso ai corpi.

È la continuità giuridica di una cultura che considera le donne disponibili fino a prova contraria.

E ogni volta che una norma chiede perché non hai detto no, ha già deciso chi deve giustificarsi e chi invece può continuare a non farsi domande."

Noi non arretriamo di un passo.

foto di Infedeforesta creativity

📣 Assemblea pubblica NUDM Caltanissetta Approfondiamo il DDL Bongiorno insieme all'Avv.ta Petronilla Patti 🔥📅 martedì 24...
19/02/2026

📣 Assemblea pubblica NUDM Caltanissetta

Approfondiamo il DDL Bongiorno insieme all'Avv.ta Petronilla Patti 🔥

📅 martedì 24 febbraio ore 19:30

📍 Officina Degli Artisti, via Tortorici 12, Caltanissetta

Ti aspettiamo.

Senza consenso è sempre stupro!

Il DDL Bongiorno pretende che la persona che ha denunciato debba dimostrare che, al momento dell'atto, abbia manifestato...
18/02/2026

Il DDL Bongiorno pretende che la persona che ha denunciato debba dimostrare che, al momento dell'atto, abbia manifestato dissenso e quindi di aver subito violenza.

Ma il dissenso non è consenso e senza consenso è sempre violenza.

Il consenso deve essere sempre chiaro, libero e attuale:

non tolleriamo che la vittima senta la colpa di non essere stata in grado di opporsi abbastanza

non tolleriamo che la vittima si senta colpevole della violenza subita.

SENZA CONSENSO È SEMPRE STUPRO.

NonUnaDiMenoCaltanissetta ❤️‍🔥

Questa proposta non è solo una modifica all’atto di violenza sessuale ma anche del libero arbitrio e dell’autodeterminaz...
16/02/2026

Questa proposta non è solo una modifica all’atto di violenza sessuale ma anche del libero arbitrio e dell’autodeterminazione femminile.

La corte potrà tentare di scagliarsi contro la vittima al fine di comprendere dove ha fallito nell’espressione del dissenso e quale fosse la circostanza e la situazione che l’ha "lecitamente" resa schiava di tortura.

La violenza non è mai giustificata, giustificabile e legittima.
La violenza rimane violenza in tutte le sue forme. Senza consenso è stupro.

Non Una Di Meno Caltanissetta ❤️‍🔥

A Caltanissetta in questi ultimi giorni: uomini arrestati, allontanati e condannati per maltrattamenti, lesioni e violen...
12/02/2026

A Caltanissetta in questi ultimi giorni: uomini arrestati, allontanati e condannati per maltrattamenti, lesioni e violenza sessuale.

I comunicati parlano di "futili motivi".
Noi leggiamo dinamiche di controllo, possesso, reiterazione della violenza anche in presenza di misure cautelari.

Non basta intervenire dopo.
Serve prevenzione, educazione al consenso, formazione nelle scuole, strumenti di tutela che funzionino davvero.

La violenza di genere è un problema strutturale che attraversa le nostre comunità.

Per questo continueremo a presidiare, denunciare e costruire reti sul territorio.
Siamo marea ❤️‍🔥🔥
Non Una, NonUna, NonUnaDiMeno

Per il genocidio incontrastato e la repressione del dissenso, per l'economia della guerra e la sottrazione di risorse de...
10/02/2026

Per il genocidio incontrastato e la repressione del dissenso, per l'economia della guerra e la sottrazione di risorse destinate ai bisogni tangibili, per l'autodeterminazione e la libertà dei corpi e dei popoli, per la violenza e la forza sproporzionate usate contro i movimenti sociali e le associazioni studentesche e per la violenza e la forza espresse attraverso l'approvazione di "pacchetti sicurezza" e proposte di legge come il DDL (Bongiorno), scioperiamo.
La nostra risposta è collettiva: le nostre vite hanno un valore.❤️‍🔥
E sciopero sia!
Non Una, Non Una, Non Una Di Meno ✊️❤️‍🔥🔥

APPELLO ALLA GIORNATA DI LOTTA E MOBILITAZIONE DELL'8 MARZO E ALLO SCIOPERO TRANSFEMMINISTA DEL 9 MARZO

Quest'anno sarà ancora sciopero transfemminista, lunedì 9 marzo, e l'8 sarà una giornata di lotta e mobilitazione.

Due giorni potenti che fermino la produzione e la riproduzione sociale, che rendano visibile l'invisibile, che facciano emergere il sommerso e mettano al centro desiderio, rabbia e lotta.
Per ribadire che questo presente costellato da violenza patriarcale, razzista e istituzionale, guerre, genocidi, militarizzazione, repressione, precarietà non è un destino a cui non possiamo sfuggire, ma il prodotto di politiche e retoriche autoritarie precise.

Il genocidio incontrastato del popolo palestinese, la spartizione di Gaza, l'attacco al Venezuela, al Rojava, le stragi continue in Iran, Congo e Sudan, le violenze e gli omicidi dell'ICE, la repressione del dissenso che ovunque si abbatte sui movimenti e su chiunque non si allinea a questo sistema, le politiche persecutorie antimigranti e il razzismo istituzionale sempre più feroce, sono tutti sintomi della più generale deriva transnazionale, segnata da un’escalation bellica e di violenza patriarcale che ridisegna le priorità politiche ed economiche verso riarmo, guerra e imperialismo.

L’economia di guerra non è più una minaccia astratta, ma una realtà tangibile che ci colpisce in modo ancora più terribile come donne, froce, lesbiche, persone q***r, trans, non binarie, malatə, neurodivergenti e con disabilità, razzializzate, migrantə, s*x workers, prigionierə, lavoratricə, anziane e in modo crescente bambinə.
La sottrazione delle risorse destinate ai bisogni reali, per destinarle invece al riarmo e alla militarizzazione, è sistemica.

L'autodeterminazione e la libertà dei corpi e dei popoli sono sotto attacco ovunque e in modi diversi, ma tutti con un impatto devastante. Una politica della guerra, sul piano interno, è quella che fa della cultura dello stupro e della violenza sessista, maschilista, istituzionale ed economica le proprie parole chiave; una politica che pone al centro la virilità maschile, in un Paese in cui i femminicidi sono all’ordine del giorno e in cui le istituzioni si mostrano incapaci di affrontare il problema su un piano politico, sociale e culturale.
Siamo noi i soggetti che la società patriarcale ha deciso di sacrificare per poter garantire il proprio funzionamento, è su di noi che si scarica tutto il peso e la violenza di questa crisi capitalistica e delle sue guerre.
La sentiamo nel peso del lavoro riproduttivo e di cura, nei femminicidi, nella violenza di genere e dei ruoli di genere, nel controllo dei corpi, nel consumismo e nell'estrattivismo sui territori.
La nostra risposta alla violenza è collettiva, culturale e quotidiana e straborda nelle piazze e negli scioperi.
Per farlo abbiamo bisogno della pratica transfemminista, che continua ad essere uno degli anticorpi più efficaci e potenti, perché riesce a mettere al centro le vite materiali, le relazioni personali e politiche e le infrastrutture della cura. Vogliamo continuare a immaginare insieme nuovi modi di opporci a questo presente soffocante, per costruire una lotta imprevedibile e concreta.
Non permetteremo la strumentalizzazione della violenza patriarcale da parte del governo per legittimare risposte securitarie. "Sicurezza" che si traduce in politiche di controllo, militarizzazione dei quartieri, repressione e profilazione razziale, aumento dellə detenutə per reati penali, civili e amministrativi che sono costrettə a vivere in condizioni inumane in carceri sovraffollate.

L'uso sproporzionato della forza contro i movimenti sociali, le manifestazioni studentesche e quelle sindacali è il volto interno di questa stessa politica di guerra. È stato approvato l'ennesimo Pacchetto Sicurezza: misure che non sono pensate per la nostra sicurezza, ma per reprimere chi esprime dissenso e svuotare le piazze, rendendo la lotta costosissima sul piano economico e sul piano sociale e dando più protezione economica e politica alle forze dell'ordine (che sono ancora senza numeri identificativi).
La violenza dello stato si manifesta anche con proposte di legge come il DDL Bongiorno. Ci opponiamo alla formulazione della nuova legge sulla violenza sessuale, che elimina il consenso come parametro per giudicare se ci sia stata o meno violenza e smaschera la cultura profondamente patriarcale, misogina e antifemminista dell'esecutivo, che mette sul banco dellə imputatə chi ha subito violenza invece di chi l'agisce, mentre fa la guerra ai Centri Anti Violenza autonomi e transfemministi.
Vogliamo rimettere al centro i nostri desideri, la nostra rabbia, l'autodeterminazione sui nostri corpi e sui nostri territori.
Continuiamo a organizzarci, per trasformare il dolore in rabbia e la rabbia in lotta, per innescare il cambiamento personale e collettivo, tramare e cospirare insieme.
La potenza transfemminista in grado di distruggere le fondamenta di questo sistema razzista, patriarcale, coloniale, abilista e repressivo, forte di quello che abbiamo costruito e trasformato negli ultimi 10 anni e di tutte le genealogie precedenti, ma che sia in grado di leggere il presente e adeguare pratiche e lotte.
Lo sciopero è esploso in questi anni, anche a partire dal movimento transfemminista globale, nella sua dimensione di pratica sovversiva. È un processo politico costruito non solo su specifiche rivendicazioni, ma con l'obiettivo di trasformare radicalmente i presupposti materiali e sociali di disuguaglianze e gerarchie.

E quindi, dopo dieci anni, oggi è ancora più urgente lo sciopero dal lavoro riproduttivo e produttivo, dai generi e di genere.
Scioperiamo perché senza consenso è stupro.
Scioperiamo perché senza dissenso è dittatura.
Scioperiamo perché non vogliamo che le nostre vite siano regolate da un'economia di guerra che impone militarizzazione in ogni ambito delle nostre vite.
Scioperiamo per lo smantellamento delle frontiere che generano morti continue e contro il razzismo di stato.
Scioperiamo perché nelle scuole non vogliamo le forze dell'ordine ma un'educazione sessuo-affettiva al consenso e al desiderio.
Scioperiamo perché siamo stanchə di vivere di contratti di lavoro poveri, di lottare contro la disoccupazione, contro la violenza economica, razzista e maschilista dentro e fuori ai luoghi del lavoro.
Scioperiamo per una salute transfemminista per spazi e reti di cura - siano essi autogestiti o all'interno dei servizi di sanità pubblica - che sappiano farsi carico della nostra salute a 360°: dalla salute sessuale e riproduttiva alla salute mentale.
Scioperiamo perché vogliamo una casa per tuttə.
Scioperiamo perché ancora oggi il sud Italia è ai margini delle politiche istituzionali, in cui il progetto surreale del ponte sullo stretto è al centro e le nostre vite te***ne sono dimenticate.
Scioperiamo per il reddito di autodeterminazione.
Scioperiamo per l'autodeterminazione dei popoli oppressi, per la fine del colonialismo in tutte le sue forme e delle guerre.
Scioperiamo per immaginare una società che metta al centro la cura e la vita, non il profitto e la guerra.

LE NOSTRE VITE VALGONO. NOI SCIOPERIAMO!

Indirizzo

Via Tortorici 12
Caltanissetta
93100

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