Comunità della Tenerezza "Aquila e Priscilla " - Caltanissetta

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PROSPETTIVE PER UN SANO RE-INNAMORAMENTO

○ Riflettere su se stessi e fare emergere il meglio di sé ;
○ Ristrutturarsi come coppia rieducandosi a dinamiche positive-costruttive ;
○ Acquisire una nuova consapevolezza del sacramento nuziale ;

17/06/2026
13/06/2026

13 Giugno
CUORE IMMACOLATO DELLA BEATA VERGINE MARIA – MEMORIA

Dal libro del profeta Isaìa
Is 61,9-11

1Sam 2,1.4-8 il

Dal Vangelo secondo Luca
Lc 2,41-51

I genitori di Gesù si recavano ogni anno a Gerusalemme per la festa di Pasqua. Quando egli ebbe dodici anni, vi salirono secondo la consuetudine della festa. Ma, trascorsi i giorni, mentre riprendevano la via del ritorno, il fanciullo Gesù rimase a Gerusalemme, senza che i genitori se ne accorgessero. Credendo che egli fosse nella comitiva, fecero una giornata di viaggio, e poi si misero a cercarlo tra i parenti e i conoscenti; non avendolo trovato, tornarono in cerca di lui a Gerusalemme.
Dopo tre giorni lo trovarono nel tempio, seduto in mezzo ai maestri, mentre li ascoltava e li interrogava. E tutti quelli che l'udivano erano pieni di stupore per la sua intelligenza e le sue risposte.
Al vederlo restarono stupiti, e sua madre gli disse: «Figlio, perché ci hai fatto questo? Ecco, tuo padre e io, angosciati, ti cercavamo». Ed egli rispose loro: «Perché mi cercavate? Non sapevate che io devo occuparmi delle cose del Padre mio?». Ma essi non compresero ciò che aveva detto loro.
Scese dunque con loro e venne a Nàzaret e stava loro sottomesso. Sua madre custodiva tutte queste cose nel suo cuore.

Parola del Signore.

MEDITAZIONE

C'è una frase, nel Vangelo di oggi, che illumina a giorno tutta la figura di Maria e ci offre la chiave per entrare nel mistero del suo Cuore Immacolato: «Sua madre custodiva tutte queste cose nel suo cuore». In questo atteggiamento si nasconde il segreto di una fede matura, capace di reggere davanti alle prove della vita.

Anche noi, come Maria e Giuseppe, camminiamo ogni giorno nella nostra carovana quotidiana. Avanziamo tra i doveri, gli affetti e le nostre abitudini, spesso dando per scontata la presenza di Dio. Ma quando arriva la sera e la vita si fa seria, capita anche a noi di accorgerci, con angoscia, di un'assenza. Sperimentiamo i nostri "tre giorni" di buio, di solitudine e di smarrimento, in cui ci sembra di aver perso Gesù e non sappiamo dove ritrovarlo.

È proprio in questi momenti di notte interiore che la Parola ci invita a guardare al Cuore di Maria.

Il Vangelo ci dice chiaramente che davanti alle parole di Gesù nel Tempio, Maria e Giuseppe «non compresero». Sentirono l'affondo di quella spada profetizzata da Simeone, che ferisce l'anima ogni volta che i piani di Dio non coincidono con i nostri.

Ma qui scatta la differenza. Maria non reagisce con la rabbia, non rifiuta il mistero e non si chiude nel risentimento. Poiché non può comprendere con la mente, sceglie di comprendere con il cuore.

Custodire non significa semplicemente "ricordare", ma mettere insieme i frammenti. Maria prende i pezzi che al momento non quadrano — la gioia di Betlemme, la povertà della fuga in Egitto, l'angoscia dello smarrimento e le parole misteriose del Figlio — e li deposita nel suo cuore come in uno scrigno. Li protegge dal rumore del mondo e dal dubbio, lasciando a Dio il tempo di farli maturare.

Oggi celebriamo il Cuore Immacolato di Maria proprio perché è questo spazio di custodia totale. Un cuore "immacolato" non è un cuore ideale, distante dalle fatiche umane; al contrario, è un cuore ferito, che ha conosciuto il dolore profondo, ma che è rimasto limpido, trasparente, senza barriere verso Dio.

Questo cuore assomiglia alla terra buona di cui parlava il profeta Isaia: una terra che riceve il seme e lo custodisce nell'oscurità dell'inverno, sapendo con certezza che «il Signore Dio farà germogliare la giustizia». Maria custodisce il seme della Parola dentro di sé, affrontando il venerdì santo e il silenzio del sabato santo, certa che la Pasqua arriverà.

Questa festa parla direttamente alla nostra vita. Quante volte ci capitano eventi che non comprendiamo? Malattie, delusioni, fatiche familiari, momenti in cui Dio ci sembra distante e i suoi pensieri incomprensibili. La nostra tendenza è spesso quella di pretendere risposte immediate, o di lasciarci andare allo scoraggiamento.

Maria ci indica una strada diversa, più profonda: la via della custodia. Ci insegna a fare spazio al silenzio, a non disperdere il dolore, ma a portarlo dentro, davanti a Dio, fidandoci di Lui anche quando tutto sembra darci torto. E portarlo a Dio significa portarlo a quel Tempio che è Gesù, che è Dio. È lì, infatti, in quel Tempio vivo che custodisce la presenza del Padre, che Maria e Giuseppe lo ritrovano dopo i tre giorni di smarrimento. Ed è lì che anche noi siamo chiamati a deporre ogni nostra pena.

Sotto la Croce, quel cuore che ha custodito ogni cosa si è dilatato fino a diventare la culla spirituale di tutti noi. Oggi, allora, affidiamo al Cuore Immacolato di Maria le nostre fatiche e i nostri smarrimenti. Affidarsi al Cuore Immacolato di Maria significa proprio questo: che lei ci prende per mano e ci porta da Gesù, al Suo Cuore Immacolato. Chiediamo la grazia di un cuore pacificato, capace di custodire la presenza di Gesù nella vita di ogni giorno, sicuri che nulla di ciò che è affidato a Dio andrà perduto.

(Servo inutile)

13/06/2026

COPPIA PREZZEMOLO O COPPIA QUERCIA?
Esistono due tipi di coppie nella vita amorosa: la coppia prezzemolino e la coppia quercia.

La differenza è sostanziale rispetto alla solidità e alla visione che hanno della relazione.

La coppia prezzemolo vive una vita “bonsai”, in miniatura. Una vita amorosa che ha bisogno di continua presenza e rassicurazione. Una vita che non lascia spazio all’imprevisto e all’inedito, ma vive continuamente incollata.

La coppia quercia ha uno stile assolutamente diverso. Vive una relazione amorosa forte e intensa, ma con un grande rispetto per l’autonomia personale. Il rapporto non si nutre solo di presenza, ma anche di assenza, di desiderio, di bisogno di “stare senza” per poter “stare con”.

In fondo il desiderio nasce sempre da una distanza.

Quando due persone si fondono completamente, quando non esiste più uno spazio personale, quando ogni respiro dell’uno deve essere condiviso dall’altro, qualcosa lentamente si spegne.

Non perché manchi l’amore, ma perché viene meno quel mistero che rende l’altro continuamente nuovo, creativo, interessante, sorprendente e desiderabile.

Mentre il prezzemolino cresce a 10 centimetri di distanza, la quercia ha bisogno di 10 metri di terra.

Ma cosa succede? Mentre le pianticelle di prezzemolo hanno radici corte e crescono al massimo 50 cm, i tronchi delle due querce hanno bisogno di una certa distanza per poter crescere bene, ma le loro radici e le loro chiome sono così grandi che si intrecciano sotto terra e nell’aria.

L’amore maturo non teme la distanza. Sa che la vicinanza autentica non si misura in centimetri, ma nella forza e qualità del legame.

Due persone possono stare sempre insieme e sentirsi profondamente sole. Altre possono attraversare giorni di lontananza e sentirsi intimamente unite.

Così è la coppia prezzemolino: apparentemente più vicina, dove ci si scalda continuamente alla presenza dell’altro, ma non ha radici profonde nè chiome intrecciate.

Due querce invece sì. I loro rami sono così ampi che riescono ad intrecciarsi l’un l’altro, creando sotto una meravigliosa zona d’ombra dove tutti possono ripararsi: figli, amici, parenti e mille generazioni.

Ma sotto due pianticelle di prezzemolino, chi può ripararsi? Non c’è spazio per nulla!

È proprio questo uno dei segreti più importanti delle grandi storie d’amore. Non sono relazioni che vivono solo per sé stesse, ma luoghi generativi che producono vita, libertà, creatività, cultura, accoglienza, forza, sicurezza.

Le persone cresciute sotto due querce imparano che l’amore non è possesso ma nutrimento, non è controllo ma sostegno, non è dipendenza ma alleanza.

E poi esiste un terzo tipo di coppia che forse è ancor peggio di quella prezzemolino: la coppia “quercia-edera”.

È il caso di quando uno dei due è sicuro di sé, ama l’autonomia e vorrebbe una relazione col giusto spazio di respiro. Ma l’altro, essendo una persona insicura e spaventata, ha bisogno di continua presenza e rassicurazione, e così si aggrappa al tronco soffocandolo.

L’edera è senza midollo e si nutre in modo parassita della solidità della quercia, che si sente a sua volta stanca e soffocata.

Talvolta la quercia è così fiera di sè e autonoma che se ne frega dell’edera e vive una vita parallela e menzognera. È il caso della coppia “narcisista patologico-dipendente affettivo”.

In questa terza relazione, certamente tossica, il problema non è l’amore, ma la paura.

L’edera ha una profonda paura della perdita e vive in uno stato di continua “angoscia abbandonica”. Si aggrappa al partner perché teme di essere lasciata, dimenticata, sostituita.

E così controlla, chiede, ha bisogno di continue conferme. Ma ogni richiesta di rassicurazione produce soltanto un sollievo temporaneo. Dopo un po’ la paura torna, intensa come prima.

La tragedia è che l’edera si aggrappa per non perdere l’albero, ma proprio per questo finisce per soffocarlo e perderlo. La quercia che all’inizio si sentiva amata, finisce per sentirsi imprigionata.

Mi rendo conto di quanto oggi sia difficile trovare una coppia veramente sana e consapevole. Nel mio lavoro ne vedo di tutti i colori.

Spesso manca la maturità personale e la saggezza relazionale necessarie per dar vita ad una coppia veramente sana, ad una coppia che non è formata da due metà che cercano disperatamente di completarsi, ma da due persone intere che scelgono ogni giorno di condividere e donarsi.

Come scriveva Khalil Gibran: «Riempitevi a vicenda la coppa, ma non bevete dalla stessa coppa. Datevi il pane a vicenda, ma non mangiate lo stesso pane.»

L’amore più forte non è quello che dice: “Non posso vivere senza di te.” Ma quello che dice: “Posso vivere anche senza di te, ma scelgo ogni giorno di vivere con te.”

Perché il vero amore non nasce dal vuoto, dal bisogno, dalla necessità di essere “riempiti” dall’altro.

Non è l’incontro di due “mancanze”, ma il dono di due “pienezze”.

Non nasce da: “ho bisogno di te per sentirmi amato”, ma da: “ho così tanto amore per me, che desidero donarlo anche a te”... “Il nostro amore è così “tanto“ che vogliamo poi condividerlo con figli, amici, progetti e cure.

Una sana relazione di coppia nasce da quella giusta distanza e quella sana libertà che generano fiducia, stima e amore vero.

È l’amore tra due querce: sane, forti e sicure di sé. E solo due querce possono costruire una foresta piena di ossigeno nutriente e ombra accogliente.

Ma tu ti sei chiesto “che coppia sei”?

💢Dott. Carmelo Impera Pedagogista, Psicologo e Psicoterapeuta

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