La Camera del Lavoro nasce alla fine dell'ultimo decennio del XIX secolo, come uno strumento di difesa dallo sfruttamento e dalla disoccupazione dilagante nel nord d'Italia nel periodo della depressione economica del decennio 1887- 1897 come emanazione di dirigenti del Partito Operaio Italiano che si trasformerà successivamente a Genova nel Partito dei Lavoratori Italiani (poi ribattezzato Partito
Socialista Italiano]]. Va ricordato tra questi Osvaldo Gnocchi Viani, sindacalista milanese dei tipografi, che tra il 1889 e il 1890, pensa, dibatte, propone e opera per un'istituzione simile alla “Borsa del Lavoro” esistente allora a Parigi con lo scopo non solo di collocare la manodopera ma anche di operare come mediatore tra operai e padroni. Il 1º ottobre 1891 nasce a Milano, presso alcuni locali del Castello Sforzesco messi a disposizione dal sindaco Giulio Belinzaghi, la Camera del Lavoro, che doveva coordinare unitariamente le varie società di lavoratori salariati organizzati per Sezioni di arti e mestieri, con una specificità straordinaria (come ricorderà nel 1981 Luciano Lama): anche, cioè, di favorire lo studio e la difesa degli interessi economici, industriali, agricoli, commerciali, e di tutto quanto si rifletta al miglioramento morale e materiale della classe lavoratrice. Il primo congresso delle Camere del Lavoro si svolse a Parma nel 1893, e riunì i rappresentanti delle 13 Camere del Lavoro allora esistenti. Nello stesso anno nacquero altre Camere del Lavoro in numerose città: tra le prime, Torino e Piacenza. Le Camere del Lavoro furono la base costitutiva della Confederazione Generale del Lavoro.