21/05/2026
📣 Avete commentato in tanti il nostro post sui centri estivi.
Dal confronto è emersa una cosa chiara: per molte famiglie questo periodo dell'anno porta con sé fatiche extra, sacrifici economici e tanta incertezza nel veder garantiti i diritti dei propri figli. Sono arrivate anche molte domande e alcune affermazioni che meritano una risposta.
Abbiamo deciso di rispondere pubblicamente, perché certe questioni non riguardano solo chi ha scritto: riguardano tutti. Lo facciamo in forma anonima, e abbiamo rielaborato i commenti per renderli più generali. Ma la sostanza è quella che ci avete scritto voi.
👇 Ecco le domande e le nostre risposte.
1️⃣ "Mio figlio ha bisogno di assistenza in rapporto 1:1. In un centro estivo privato chi deve pagare? Non posso obbligare il centro a pagare il suo assistente… o no?”
Un centro estivo privato deve accogliere l’iscrizione dei bambini e dei ragazzi con disabilità, e adottare ogni accomodamento ragionevole idoneo per permettere la loro piena partecipazione, senza chiedere alle loro famiglie di aggiungere una quota integrativa alla retta che è già prevista per il servizio. Anche nel caso in cui sia necessario un rapporto 1:1. Il rifiuto da parte del centro estivo di fornire il servizio o la richiesta alle famiglie di un pagamento ad hoc per l’assistenza costituisce una forma di discriminazione
2️⃣ “Tutto questo vale solo per i centri pubblici. Se non c’è personale, come fa un centro privato a gestire un bambino con disabilità? Soprattutto se necessita di assistenza in rapporto 1:1. Se non provvede il Comune il centro privato non può farsene carico, perché non ha le risorse”
No. Tutti gli enti gestori, pubblici o privati, sono tenuti a garantire ai bambini e ai ragazzi con disabilità la possibilità di partecipare alle attività in condizioni di pari opportunità rispetto agli altri. In questi anni abbiamo ricevuto diverse segnalazioni da parte di famiglie alle quali i gestori di centri estivi privati avevano indicato di rivolgersi al Comune per ottenere la copertura dei costi dell’assistenza educativa.
Si tratta però di una pratica scorretta: il fatto che il Comune possa intervenire con contributi o forme di sostegno, in un’ottica di collaborazione e sussidiarietà, non sposta la responsabilità del servizio al Comune o alla famiglia. Resta infatti l’ente gestore del centro estivo il soggetto tenuto a garantire l’accesso e la partecipazione del minore con disabilità, predisponendo gli accomodamenti necessari, compresa l’assistenza educativa quando richiesta dalla situazione concreta.
Nei casi di esclusione, richiesta di costi aggiuntivi o rifiuto di attivare il supporto necessario, le famiglie possono rivolgersi al Centro Antidiscriminazione Franco Bomprezzi per ricevere supporto e valutare eventuali azioni di tutela nei confronti dell’ente gestore del centro estivo.
3️⃣ “I Comuni devono farsi carico del costo dell’educatore se il centro estivo è gestito dall’oratorio o da un privato?”
Il Comune può prevedere forme di sostegno o contributi per favorire la partecipazione dei minori con disabilità anche ai centri estivi privati o degli oratori. Tuttavia, questo non significa che la responsabilità dell’assistenza educativa ricada esclusivamente sul Comune.
I gestori privati sono tenuti a garantire la partecipazione dei bambini e dei ragazzi con disabilità in condizioni di pari opportunità, predisponendo i supporti necessari sulla base dei bisogni della persona.
4️⃣ “Posso usare le risorse della Misura B2 per pagare l’assistenza a mio figlio che frequenta un centro estivo?”
Dipende da come è stato costruito il progetto individuale previsto dalla Misura B2. In alcuni casi le risorse possono essere utilizzate anche per sostenere la partecipazione al centro estivo, ad esempio coprendo interventi educativi o di assistenza.
È però importante ricordare che la responsabilità di garantire l’accesso e la partecipazione del minore con disabilità resta in capo all’ente gestore del centro estivo e non può essere scaricata sulla famiglia.