17/12/2025
No, non è la mano di Dio. È la mano degli esseri umani. Anche nelle inondazioni che colpiscono Gaza. Se Israele non avesse distrutto l’intera Striscia di Gaza, i palestinesi non vivrebbero oggi l’ennesimo incubo: tende inondate d’acqua e liquami, portate via dal vento come fuscelli, togliendo anche l’ultimo riparo a chi, da due anni, vaga alla ricerca di un modo qualsiasi per continuare a sopravvivere.
Neonati muoiono di ipotermia. Anziani e malati sono costretti a dormire all’addiaccio, letteralmente immersi dentro decine di centimetri d’acqua sporca. Bambini e donne e uomini provano a costruire argini di sabbia, e a togliere secchi d’acqua dalle tende. Simulacri di case, ricoveri dove tenere le poche cose di una vita passata e distrutta.
Il genocidio continua indisturbato, dunque, con tutti i mezzi possibili. La fame, la sete, la mancanza di gasolio, coperte, case, ricoveri. Le case-mobili, le case-container, le tende sono oltre i confini di Gaza, appena a un passo di distanza. Ma non entrano. Gli israeliani non le fanno entrare, firmando in questo modo la loro colpevolezza nel genocidio in corso.
La pace è un falso, avallata da governi lontani dalla realtà. La tregua non esiste, perché non esiste un vero accordo che veda le vittime del genocidio al tavolo nei negoziati. Il cessate il fuoco non esiste, perché chi compie il genocidio – Israele, con il sostegno dei suoi alleati – detta le condizioni, invece di essere portato davanti a una corte di giustizia.
Abbiamo appeso sudari, acceso luci, suonato campane, applicato sanzioni popolari. Siamo scese e scesi nelle cento piazze d’Italia. Ora, di nuovo, disertiamo il silenzio che copre Gaza. È un silenzio colpevole, pieno della nostra responsabilità di paesi e governi che sostengono lo stato di Israele mentre, indisturbato, continua lo “sporco lavoro” per sterminare la popolazione palestinese. Uno “sporco lavoro” che nessun organismo internazionale ha avallato.
È il momento di dire basta.
Basta al genocidio. Basta alle nostre complicità. Basta all’impunità.
Scriviamo Basta sulle bacheche social, alle finestre, ai balconi, in mezzo alla festa della natività oltraggiata.
Scriviamolo ovunque. Contro il genocidio.