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"Cerca di diventare non un uomo di successo ma piuttosto un uomo di valore". (Albert Einstein)Buona giornata a tutti!😉😉🌹...
16/06/2026

"Cerca di diventare non un uomo di successo ma piuttosto un uomo di valore". (Albert Einstein)

Buona giornata a tutti!😉😉🌹🌹

16 Giugno 2026: IL SANTO DEL GIORNO 🕯 ✨Oggi la Chiesa celebra San Quirico e Giuditta.Quirico e Giulitta, furono martiri ...
16/06/2026

16 Giugno 2026: IL SANTO DEL GIORNO 🕯 ✨
Oggi la Chiesa celebra San Quirico e Giuditta.

Quirico e Giulitta, furono martiri del IV secolo. Quirico era un piccolo bambino, di circa tre anni, e sua madre, una matrona di stirpe regale, di Iconio (Konya) in Licaonia, regione centrale dell'attuale Turchia.

Allo scoppio violento della p***ecuzione di Diocleziano si diffondeva la caccia ai cristiani, voluta dal governatore Domiziano. Giulitta, rimasta vedova e pensando verosimilmente alla salvezza del suo bambino più che a se stessa, lasciò la sua città e i suoi averi, per scendere insieme con due ancelle verso Seleucia, nell'Isauria.

Anche qui, il governatore romano, Alessandro, mostrava di eseguire con ferocia gli ordini di p***ecuzione degli editti imperiali. Giulitta ritenne quindi prudente proseguire per Tarso, nella Cilicia. Ma subito la condotta e gli atteggiamenti di Giulitta furono notati e venne così denunciata come cristiana.

Proprio in quegli stessi giorni il governatore dell'Isauria, Alessandro, aveva ricevuto l'incarico speciale di recarsi a Tarso, per fare eseguire anche colà gli editti imperiali per cause sconosciute.

Giulitta, la cui reputazione era già nota ad Alessandro, venne per suo ordine raggiunta e tratta in arresto. Ella, non volendo separarsi dal suo bambino, si lasciò condurre davanti all'implacabile governatore, tenendosi in braccio il piccolo Quirico. Alla vista dei gendarmi le ancelle se ne fuggirono spaventate osservando da lontano la sorte della povera Giuditta.

Alessandro interrogò a lungo la donna ma ne ottiene una sola risposta: 'Io sono cristiana'. Le venne così imposto di fare un sacrificio agli dèi ma Giulitta si rifiuta. Alessandro ne fu talmente irritato, che, le fece strappar dalle braccia il figliuolo e la mise alla tortura.

Narra la tradizione che il tenero Quirico, sentendo la madre che in mezzo ai tormenti gridava 'Io sono cristiana', ripeteva anch'egli: 'Io sono cristiano'.

Nel frattempo, il governatore Alessandro, fatto togliere il fanciullo alla madre, lo teneva sulle sue ginocchia. Ma, per quanti sforzi facesse il governatore per distogliere gli occhi del fanciullo dal guardar la madre, il piccolo continuava a tenere gli occhi rivolti verso di lei ed a gridare 'Io sono cristiano'.

Alessandro, attratto anche dall'avvenenza del fanciullo, gli faceva carezze e se lo accostò per baciarlo; ma il fanciullo lo respingeva ripetutamente e assecondando i movimenti naturali e propri della sua età, si sforzava di sottrarglisi.

Finché il governatore, adirato e fuori di sé, per un impeto di brutalità, prese per un piede il piccolo Quirico, e, dall'alto della gradinata marmorea su cui stava il suo seggio, lo scagliò furente al suolo, dinanzi agli occhi della madre.

Urtando sui gradini del tribunale, la vittima innocente si sfracellò il capo, e tutto il pavimento all'intorno fu bagnato del suo sangue. La madre, Giulitta, pure impietrita dal dolore, davanti al frutto del suo amore sfracellato per terra sui gradini dello spietato governatore, ferma nella fede e resa per grazia divina superiore, riuscì, davanti a quello straziante e raccapricciante spettacolo, a ringraziare tra le lacrime il Signore per aver preso l'anima del figlio nella gloria del Paradiso.

Poi anch'essa, scorticata e coperta di pece bollente, fu condannata alla decapitazione e il suo corpo fu gettato fuori città con quello del suo figliolo.

L'indomani le due ancelle, rilevarono i due corpi durante la notte e li seppellirono. Quando, con l'impero di Costantino, giunse anche per i Cristiani la pace e la sicurezza, una delle ancelle, che era sopravvissuta, poté indicare ai fedeli di Tarso il luogo dove erano state raccolte le spoglie del piccolo Quirico e di Giulitta ed ebbe così inizio, con l'affermarsi della popolarità della loro storia, la tenera devozione per i due Santi Martiri.

Auguri di buon onomastico a coloro che festeggiano oggi 🌹 🌹 🌹

Ogni anno il 16 giugno si celebra nel mondo il World Turtle Day, la Giornata mondiale delle tartarughe, istituita nel 20...
16/06/2026

Ogni anno il 16 giugno si celebra nel mondo il World Turtle Day, la Giornata mondiale delle tartarughe, istituita nel 2000 dall’American Tortoise Rescue (Atr). Lo scopo dell’iniziativa è quello di sensibilizzare l’opinione pubblica sulle condizioni di tutte le tartarughe e i rischi per questa specie, oltre a promuovere attività di salvaguardia e protezione di questi animali in tutto il mondo.

16 Giugno 1951 - il varo del transatlantico italiano Andrea Doria.L’Andrea Doria era considerata la più bella nave passe...
16/06/2026

16 Giugno 1951 - il varo del transatlantico italiano Andrea Doria.

L’Andrea Doria era considerata la più bella nave passeggeri della sua epoca ed era apprezzata sia per la sua linea elegante che per l’allestimento degli interni di lusso. Degna erede dei transatlantici degli anni ’30 come il Rex, venne costruita nei cantieri navali Ansaldo di Genova Sestri Ponente per la Società Italia di Navigazione di Genova, e le venne dato il nome dall’ammiraglio ligure del XVI secolo, Andrea Doria appunto.

La turbonave fu varata il 16 giugno 1951 e fece il suo viaggio inaugurale partendo dal capoluogo ligure il 14 gennaio 1953, capitanata dal comandante genovese Piero Calamai. Lunga 212 metri, larga 27 e strutturata su 11 ponti, poteva ospitare fino a 1241 passeggeri ed un equipaggio di circa 600 uomini.

Il naufragio dell’Andrea Doria
Il 25 luglio del 1956, mentre era diretta a New York dopo una settimana di navigazione iniziata a Genova, l’Andrea Doria fu speronata ed affondata dal mercantile svedese Stockholm della Swedish American Line, al largo della costa statunitense di Nantucket.

Nel naufragio morirono 51 persone di cui 5 passeggeri della Stockholm e 46 dell’Andrea Doria, per la maggior parte alloggiati nelle cabine investite dalla prua della nave svedese. Nella gallery si possono vedere tutte le cabine che vennero colpite nel piano delle sistemazioni dei passeggeri.

La prua della Stockholm si schiantò sulla fiancata di dritta (destra) dell’Andrea Doria alle 23 e 10 del 25 luglio, causando una falla enorme. In pochissimo tempo l’Andrea Doria imbarcò oltre 500 tonnellate d’acqua. Per fortuna, in seguito al disastro del Titanic, le procedure di comunicazione di emergenza erano molto migliorate e si poterono chiamare tempestivamente altre navi in soccorso.

A bordo dell’Andrea Doria, il comandante Calamai, il suo vice Magagnini ed il secondo ufficiale Guido Badano gestirono efficacemente le manovre di evacuazione. L’Sos dell’Andrea Doria venne raccolto da diverse imbarcazioni, tra cui il transatlantico francese Ile de France, quattro navi mercantili e alcune unità della guardia costiera americana. Il transatlantico affondò la mattina di giovedì 26 luglio 1956, alle ore 10 e 15, dopo 11 ore dalla collisione.

Le cause dell’incidente dell’Andrea Doria: la vicenda giudiziaria
Le cause dell’incidente furono al centro di una vicenda giudiziaria che durò diversi mesi, in cui si discusse chi dovesse farsi carico dei risarcimenti assicurativi e delle richieste di danni dei parenti delle vittime e dei passeggeri. Dopo molti interrogatori emersero errori da entrambe le parti: la Stockholm non aveva tenuto conto abbastanza della rotta reale dell’Andrea Doria, mentre l’Andrea Doria, al momento dell’impatto, non era sufficientemente zavorrata e, quindi, la sua stabilità era al di sotto degli standard minimi previsti dai suoi costruttori.

L’affondamento con una falla di quelle dimensioni fu inevitabile. Alla fine della vicenda entrambe le assicurazioni rimborsarono le rispettive perdite ed insieme gli armatori risarcirono passeggeri ed equipaggio. L’Andrea Doria fu l’ultimo grande transatlantico a naufragare, prima che l’aereo si imponesse come mezzo di trasporto per le traversate dell’oceano Atlantico.

Dopo il suo affondamento la “Società Italia” decise di sostituirla con il Leonardo da Vinci, un nuovo transatlantico costruito anch’esso nei Cantieri navali Ansaldo di Genova Sestri Ponente, che venne varato nel 1958 ed entrò in servizio nel 1960. Il Leonardo da Vinci era molto simile nell’aspetto all’Andrea Doria, ma con alcuni accorgimenti tecnici apportati dopo l’esperienza del naufragio.

16 giugno 1944, il giorno in cui Genova p***e i suoi operai   Sono trascorsi 82 anni dalla più grande deportazione di la...
16/06/2026

16 giugno 1944, il giorno in cui Genova p***e i suoi operai

Sono trascorsi 82 anni dalla più grande deportazione di lavoratori mai avvenuta in un solo giorno in Italia. In poche ore 1.500 uomini vennero strappati alle fabbriche del ponente genovese e mandati a morire nei campi di lavoro forzato del Terzo Reich.

Erano le due del pomeriggio di venerdì 16 giugno 1944.

Alla San Giorgio di Sestri Ponente gli operai stavano rientrando dalla mensa, qualcuno si attardava ancora al tavolo tra le chiacchiere, cercando la normalità nei gesti quotidiani.

In pochi minuti, quel venerdì si trasformò in un incubo.

Reparti della Divisione Alpina tedesca, affiancati dalla Guardia Nazionale Repubblicana e dalla polizia politica della questura, circondarono di sorpresa quattro grandi stabilimenti del ponente genovese: la San Giorgio e il Cantiere Navale Ansaldo a Sestri Ponente, la SIAC a Cornigliano e la Piaggio. Le uscite furono bloccate, i cancelli presidiati, gli operai radunati nei piazzali e selezionati uno per uno.

Nel giro di poche ore, quel pomeriggio, oltre 1.480 lavoratori (le fonti oscillano tra i 1.448 e i 1.500, e per questo si parla convenzionalmente di 1.500 operai) furono caricati su camion e autobus e condotti alla stazione di Genova Campi. Ad attenderli trovarono i vagoni merci su cui vennero caricati come bestie prima di partire, quella sera stessa, per la Germania.

Stava avvenendo la più grande deportazione di civili compiuta dai nazifascisti in Italia in un’unica giornata.

Quello che accadde il 16 giugno non fu un fulmine a ciel sereno. Genova era da giorni in agitazione: dal 10 giugno le grandi fabbriche del ponente avevano dato vita a una serie di scioperi contro l'aggravarsi delle condizioni di vita in città, in un clima di crescente tensione tra il movimento operaio, tra i protagonisti più attivi della Resistenza italiana con sabotaggi e rallentamenti nella produzione bellica, e l'apparato di occupazione.

La risposta non tardò. Quello stesso 10 giugno Carlo Emanuele Basile, prefetto di Genova, ordinò la serrata degli stabilimenti in sciopero. Lo stesso giorno un primo blitz all'Ansaldo Meccanico di Sampierdarena portò al rastrellamento di 64 operai, caricati su un camion e fatti sparire.

Gli storici concordano su una doppia matrice di quella rappresaglia. Da un lato c'era una motivazione strettamente politica, quella spezzare definitivamente la spina dorsale del movimento operaio genovese, che proprio in quei giorni aveva rialzato la testa. Dall'altro una motivazione economica e militare, perché il Reich, sempre più in affanno sul fronte orientale, aveva un bisogno crescente di manodopera coatta da destinare alle fabbriche tedesche, e gli appelli al lavoro volontario non avevano dato i risultati sperati. La regia dell'operazione, secondo gli atti che la città ha ricordato anche in questi giorni, fu dello stesso prefetto Basile, lo stesso nome che tornerà, sedici anni più tardi, legato ai sanguinosi scontri del 30 giugno 1960 a Genova.

Per la maggior parte dei deportati, la prima destinazione fu il campo di concentramento di Mauthausen, in Austria. Da lì, gli uomini furono smistati nei sottocampi del sistema di lavoro forzato del Reich: Gusen, Linz, Ebensee, Langenstein.

Le condizioni di detenzione erano quelle tipiche dei lager nazisti: turni di lavoro fino a dodici ore con appena trenta minuti di pausa, un'unica gamella di acqua calda e una razione di pane nero di pochi grammi per sostenere un'intera giornata di fatica.

Non tutti arrivarono a destinazione nello stesso modo. Durante il trasferimento alcuni operai tentarono la fuga lanciandosi dai vagoni in corsa; alcuni morirono nel tentativo, altri furono colpiti a morte dai militari di scorta. Chi riuscì a sopravvivere al viaggio si trovò di fronte a mesi, in molti casi anni, di lavoro forzato in condizioni disumane.

Le testimonianze raccolte negli anni successivi, come quella di Pierino Villa, operaio della San Giorgio che raccontò la propria esperienza nel libro Ricordi di un deportato nel Terzo Reich, restituiscono il senso di un'intera generazione di lavoratori genovesi catapultata, nel giro di poche ore, dalla quotidiana vita di fabbrica all'inferno dei campi di lavoro del Terzo Reich.

Il bilancio finale fu pesantissimo: più di 180 di quei lavoratori non tornarono mai a casa. Morirono di fame, di stenti, di malattia, di violenza, nei campi a cui vennero destinati. I loro nomi, le date e i luoghi di nascita e di morte sono oggi raccolti in archivi e tabelle consultabili, frutto del lavoro paziente di associazioni e istituti di ricerca che negli anni hanno ricostruito, famiglia per famiglia, il destino di ciascuno.

A più di ottant'anni di distanza, la storia del 16 giugno 1944 resta una delle pagine meno conosciute ella Resistenza italiana, eppure una delle più imponenti per numero di persone coinvolte in un'unica azione repressiva. È la storia di una città che pagò un prezzo altissimo per il proprio coraggio, per la testa alta di quegli operai genovesi che avevano scioperato, avevano rallentato la produzione di guerra, avevano detto no.

Ricordare quei 1.500 nomi significa restituire loro la dignità di cui furono privati con la violenza. Significa anche, per chi cammina oggi per le strade di Sestri Ponente, di Cornigliano, ma anche della Genova operaia e non solo, sapere che per quelle strade, ottantadue anni fa, un'intera comunità fu spezzata in un solo pomeriggio. E che la libertà di lavorare, di scioperare, di dissentire, che oggi si da troppo spesso per scontata, è stata pagata, anche a Genova, con un prezzo altissimo.

"Al mondo non c'è coraggio e non c'è paura, ci sono solo coscienza e incoscienza. La coscienza è paura, l'incoscienza è ...
15/06/2026

"Al mondo non c'è coraggio e non c'è paura, ci sono solo coscienza e incoscienza. La coscienza è paura, l'incoscienza è coraggio". ( Alberto Moravia)

Buona giornata e buona settimana a tutti. 💐💐

Il 15 giugno si celebra San Vito martire, patrono dei danzatori, degli attori e protettore contro l'epilessia.Nato in Si...
15/06/2026

Il 15 giugno si celebra San Vito martire, patrono dei danzatori, degli attori e protettore contro l'epilessia.Nato in Sicilia tra il III e il IV secolo, subì il martirio giovanissimo sotto l'imperatore Diocleziano insieme ai suoi precettori Modesto e Crescenzia. Le sue spoglie sono custodite principalmente nella città di Roma e in diverse località italiane, tra cui il Comune di Mazara del Vallo, sua città natale.

Auguri di buon onomastico a coloro che festeggiano oggi 🌹 🌹 🌹

Come ogni anno, oggi, 15 giugno, celebriamo la Giornata Mondiale del Vento: si tratta di una campagna di sensibilizzazio...
15/06/2026

Come ogni anno, oggi, 15 giugno, celebriamo la Giornata Mondiale del Vento: si tratta di una campagna di sensibilizzazione internazionale dedicata alle rinnovabili e all'eolico, che in Italia è organizzata dall'ANEV (Associazione Nazionale Energia del Vento) con la sponsorizzazione anche di ERG.

L'obiettivo di questa iniziativa è quello di diffondere universalmente la conoscenza sull'energia eolica, attraverso azioni coordinate da WindEurope, dal Global Wind Energy Council e dalle associazioni nazionali.

Anche quest'anno la manifestazione ha ricevuto l'adesione del Presidente della Repubblica e i Patrocini del Ministero dell'Ambiente e della Tutela del Territorio e del Mare e del Ministero dello Sviluppo Economico, del Ministero per i beni e le attività culturali, oltre che del Comune di Roma.

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