20/06/2026
Come possono le zone umide diventare un’infrastruttura naturale strategica per affrontare i cambiamenti climatici?
Questa settimana il Final Meeting di , ospitato da Tour du Valat nel cuore della Camargue, ha riunito partner, istituzioni e stakeholder provenienti da tutto il Mediterraneo per condividere i risultati di tre anni di ricerca e discutere come trasferire metodologie e strumenti ben oltre la conclusione del progetto.
In qualità di partner responsabile della comunicazione e del sito pilota della Sardegna nel sistema lagunare di Marceddì–San Giovanni, MEDSEA ha avuto un ruolo strategico nel costruire il dialogo tra ricerca, istituzioni e territori, valorizzando i risultati del progetto e favorendone la diffusione verso nuovi contesti.
Tra i principali risultati raggiunti:
• nuove metodologie per valutare la capacità di stoccaggio del carbonio delle zone umide;
• strumenti innovativi per analizzare il loro ruolo nella regolazione delle alluvioni;
• un tool che integra immagini satellitari ad altissima risoluzione e dati locali per individuare dove gli ecosistemi possono ridurre in modo più efficace il rischio di alluvione, supportando la pianificazione territoriale e l’adattamento ai cambiamenti climatici.
Uno dei segnali più incoraggianti emersi durante il meeting è il forte interesse verso il trasferimento dei risultati del progetto: oltre 20 potenziali organizzazioni hanno manifestato interesse ad adottare le metodologie sviluppate da Wetland4Change.
Siamo stati inoltre lieti di ospitare tre rappresentanti della Regione Autonoma della Sardegna , che hanno portato esperienze complementari sul ruolo delle zone umide nella governance territoriale:
* Giovanni Cocco e Francesca Maria Dettori, dell’Agenzia Regionale del Distretto Idrografico della Sardegna, hanno illustrato come i risultati del progetto possano contribuire al nuovo Piano di Gestione del Rischio di Alluvioni (PGRA 2028–2033), integrando le Nature-based Solutions nella pianificazione regionale.
* Marina Campolmi, del Servizio Pesca e Acquacoltura dell’Assessorato dell’Agricoltura e Riforma Agro-Pastorale, ha condiviso il lavoro svolto sulla gestione delle concessioni di pesca nelle lagune sarde e le prospettive di modelli di cogestione che coniughino tutela della biodiversità, pesca sostenibile e valorizzazione del carbonio blu.
si conclude, ma lascia un patrimonio di conoscenze, strumenti e collaborazioni pronto a supportare una gestione sempre più resiliente delle zone umide mediterranee.