Casa del Popolo Rosa Luxemburg - Cagliari

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Casa del Popolo Rosa Luxemburg - Cagliari Informazioni di contatto, mappa e indicazioni stradali, modulo di contatto, orari di apertura, servizi, valutazioni, foto, video e annunci di Casa del Popolo Rosa Luxemburg - Cagliari, Organizzazione no-profit, Via Argentiera 14, Cagliari.

🏠 Casa del Popolo Rosa Luxemburg Cagliari
Luogo di incontro e iniziativa ospita:
✊🏽Assemblea Cagliaritana di Potere al Popolo!
👚 Guardaroba Popolare Cagliari
🌍 Nodo Cagliaritano del SET – città del sud Europa contro la turistificazione

01/10/2026

E se per parlare del futuro del Poetto iniziassimo semplicemente andando al mare?

Dopo l’assemblea “Giù le Mani dal Poetto” del 9 settembre, ci ritroviamo in spiaggia.

Per stare insieme, confrontarci e continuare a parlare del futuro del Poetto e degli spazi pubblici della nostra città.

Ripartiamo dagli spunti emersi dall’assemblea e ragioniamo insieme sulle prossime iniziative.

Poetto, davanti all’ex Ospedale Marino
Domenica 4 ottobre ore 12:00

Ciabatte, ombrellone e pranzo al sacco.

Ci vediamo al Poetto.
La mobilitazione continua.

La spiaggia e il mare sono beni comuni. Il mare, le spiagge, l’acqua, l’aria, lo spazio pubblico sono beni preziosi, e l...
28/09/2026

La spiaggia e il mare sono beni comuni. Il mare, le spiagge, l’acqua, l’aria, lo spazio pubblico sono beni preziosi, e lo sono perché sono di tutti e di tutte. Sono i contesti che permettono di sentire davvero di vivere in luoghi democratici, liberi, inclusivi.

Il Poetto è la spiaggia di Cagliari ed è un patrimonio unico e magnifico non solo perché è bello, ma anche perché è a disposizione di tutte le persone che sanno apprezzarne l’unicità e la natura aperta e ospitale.

Vale per tutto il Poetto e anche per il tratto antistante l’Ospedale Marino, quel bene pubblico che si vuole adesso destinato a uso esclusivo per lussuosi soggiorni di chi non vuole, non sa, non sopporta mescolarsi con il popolo comune.

La spiaggia deve essere libera, l’Ospedale Marino dev’essere assegnato alla cittadinanza, agli usi civici, democratici, sociali.

La spiaggia deve mantenere la sua natura pubblica e aperta.

Vogliamo affrancare i beni pubblici dai vizi del capitale, vogliamo siano esentati dal biglietto di ingresso, dalle sete di segregazione economica, dalla mercificazione turistica finalizzata alla produzione di profitto per pochi.

E domenica vogliamo dirlo nel modo più semplice: andando al mare.

Domenica 4 ottobre dalle 12:00 in poi
PARTECIPA ALLA GIORNATA POPOLARE AL POETTO.

Andiamo al mare come ci andiamo tutti i giorni: ciabatte, panino, ombrellone, birretta, pallone e mostriamo a chi fa affari con i beni pubblici quanto è bella la spiaggia popolare.

Ci confronteremo sulle idee e gli spunti emersi dall’Assemblea Pubblica e costruiremo insieme delle proposte per le attività future.

Una manifestazione pacifica, di scambio di idee e di pranzo al sacco per mostrare quanto la bellezza della spiaggia popolare vince sui lidi esclusivi e riservati a poche persone.

DOMENICA 4 OTTOBRE

DALLE 12 NELLA SPIAGGIA

DAVANTI ALL’EX OSPEDALE MARINO

Grazie a tutte le persone che ieri hanno partecipato all’assemblea “Giù le Mani dal Poetto” e che hanno animato la discu...
10/09/2026

Grazie a tutte le persone che ieri hanno partecipato all’assemblea “Giù le Mani dal Poetto” e che hanno animato la discussione, condiviso idee, competenze, esperienze e preoccupazioni.

La presenza di tante persone dice che nessuna e nessuno di noi è disposto ad assistere in silenzio ai processi di sottrazione dello spazio pubblico che stanno trasformando la città e il modo di viverla.

La vicenda dell’Ex Ospedale Marino non riguarda soltanto il destino di un edificio. Riguarda il Poetto, riguarda Cagliari e riguarda tutti e tutte noi. Riguarda l’idea di città che vogliamo costruire e di come la vogliamo migliorare.

Perché gli spazi pubblici non possono essere considerati soltanto in termini di rendita o sfruttamento economico e, men che meno, per la loro capacità di attrarre nuovi flussi turistici.

Difendere gli spazi pubblici significa difendere la città e la cittadinanza, significa affermare il diritto di tutte e tutti a partecipare alle scelte che ci riguardano e a non farci relegare al ruolo di utenti o di clienti.

Ieri abbiamo fatto un passo in questa direzione: abbiamo condiviso uno spazio, abbiamo discusso e ascoltato e abbiamo iniziato a costruire insieme e condividere competenze e mobilitazioni.

“Giù le mani dal Poetto” significa riprenderci la possibilità di incidere collettivamente nelle decisioni che riguardano il presente e il futuro dello spazio e della comunità cittadina.

Grazie a chi c’era e continuerà a esserci, a chi si aggregherà da oggi.

Ma la mobilitazione continua.

Chi volesse comunicare e collaborare può farlo scrivendo direttamente qua oppure tramite e-mail a [email protected]

COMPILA IL QUESTIONARIO
E RACCONTACI LA TUA VISIONE DI CAGLIARI

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Nodo Rete Set - Cagliari
Casa del Popolo Rosa Luxemburg

08/09/2026

Al posto di uno spazio pubblico, un albergo di lusso a 5 stelle.

Un altro pezzo di città che rischia di non essere più di tutte e tutti.

Ne parliamo insieme domani, 9 settembre, alle 19:00, a Su Tzirculu, via Molise 58, Cagliari.

Incontriamoci a Su Tzirculu, in via Molise 58, mercoledì 9 settembre alle 19 per parlare del destino della città assalta...
01/09/2026

Incontriamoci a Su Tzirculu, in via Molise 58, mercoledì 9 settembre alle 19 per parlare del destino della città assaltata dalla fame degli speculalbergatori.

Ci confronteremo sull'ex Ospedale
Marino, sul futuro dell'arenile e sugli usi pubblici dei beni comuni. Tutte le persone che vogliono il Poetto (e la città) non privatizzato sono invitate a partecipare raccontando le storie e i punti di vista sulla spiaggia di Cagliari.

Parleremo anche di turistificazione e di come tale fenomeno rischi di espellere e tagliare fuori chi vive la città quotidianamente.
Perché il diritto alla città significa poter abitare, attraversare e vivere i suoi spazi senza che spiagge, quartieri e beni comuni vengano trasformati in mere occasioni di profitto.

25/08/2026

Con il via libera agli espropri inizia un progetto da un miliardo e mezzo che non si regge in piedi. Chi guadagna davvero sulla pelle del nostro territorio?

Con la pubblicazione in Gazzetta Ufficiale, il 15 maggio 2026 si è dato ufficialmente il via alla metanizzazione della Sardegna. Per i cittadini e le cittadine sarde questo significa l'inizio immediato delle procedure di esproprio dei terreni.

Parliamo di un mega-progetto dal valore complessivo che sfiora il miliardo e mezzo di euro, una cifra astronomica che prevede una ramificazione di tubature di circa 300 chilometri. La linea partirà da Oristano per spingersi fin verso Cagliari e Portovesme.

A presentarlo è Enura, una società controllata dal colosso energetico Snam e partecipata da Cassa Depositi e Prestiti – controllata a sua volta dal Ministero dell’Economia e delle Finanze – che detiene oltre il 30% delle azioni. La mappa del potere economico è limpida: lo Stato spiana la strada, i grandi gruppi finanziari speculano e i profitti rimangono privati.

La verità profonda è che questo progetto nasce strutturalmente monco. All’appello manca totalmente il punto di immissione del gas, ovvero la nave gasiera di Oristano, il cui procedimento autorizzativo è ancora bloccato in fase di VIA (Valutazione di Impatto Ambientale), l'iter burocratico che dovrebbe valutare i danni ecologici sul territorio.

Non solo: manca persino il maggiore utente industriale. Secondo i documenti ufficiali, lo stabilimento dell'Eurallumina da sola avrebbe dovuto assorbire ben 363 milioni di metri cubi di gas dei 612 totali previsti. Parliamo di quasi il 60% dell’intera portata del tubo. Peccato che l’impianto sia chiuso e fermo dal lontano 2009.

Siamo davanti a un'infrastruttura fantasma che non si regge in piedi secondo nessuna logica industriale. Persino l'Arera, l'Autorità di Regolazione per Energia Reti e Ambiente, ha sollevato forti perplessità e si è riservata di esprimere un parere definitivo sulla sostenibilità economica dell'opera.

Ci sarebbe da ridere se la situazione non fosse drammaticamente seria. Il tentativo evidente è quello di realizzare a tutti i costi un’opera inutile per la collettività. I costi enormi di costruzione, infatti, non graveranno sulle multinazionali che la realizzano, ma verranno legalmente scaricati sulle bollette di tutti e tutte noi.

Pagheremo noi la loro speculazione.

Se tutto andrà bene, in quel tubo non ci passerà mai una sola molecola di gas metano. Nella peggiore delle ipotesi, invece, la Sardegna si troverà incatenata per i prossimi decenni a un’ulteriore e soffocante dipendenza da un combustibile fossile altamente climalterante, cioè distruttivo per l'equilibrio del pianeta.

Questa sottomissione economica ci rende ostaggi della volatilità dei mercati finanziari e delle ciniche dinamiche geopolitiche globali. Lo abbiamo già sperimentato sulla nostra pelle con i conflitti in Ucraina e in Iran: quando l'energia diventa l'arma dei grandi blocchi di potere, a pagare il prezzo più alto sono sempre i lavoratori, le lavoratrici e i ceti popolari.

Gli unici a rallegrarsi in questa vicenda sono i sindacati confederali e il governo di Roma e quello Sardo. L’Assessore regionale dell’Industria, Emanuele Cani, invece di chiamare il progetto con il suo unico nome corretto – ovvero pura speculazione finanziaria a danno del territorio sardo – favoleggia addirittura il recupero di un “gap strutturale di almeno 25 anni” e promette “un ulteriore sviluppo per altri tre decenni”.

La falsità di queste promesse crolla non appena ci si trova davanti alla realtà dei fatti: per la centrale di Fiume Santo l’uscita dal carbone è stata prorogata al 2038. Persino Terna, la società che gestisce la rete elettrica nazionale, sostiene da tempo di poter fare tranquillamente a meno del gas in quell’impianto per gestire la transizione energetica.

Mentre la politica vende favole sul futuro del metano, la centrale termoelettrica della Sarlux rimane saldamente al suo posto, contribuendo quasi al 50% del fabbisogno elettrico sardo e garantendo enormi profitti privati.

Questa massiccia presenza di energia da fonti fossili serve in realtà a bloccare l’ingresso e lo sviluppo delle energie rinnovabili e pulite nella rete sarda.

Senza contare l'impatto ecologico e sanitario che pagano i sardi e le sarde: la Sarlux continua ad avvelenare l’aria e l’ambiente, essendo responsabile di oltre un terzo delle emissioni totali di CO₂ dell’intera isola.

A dare il colpo definitivo alla bugia di uno “sviluppo del gas per i prossimi trent'anni” ci si mette pure l’Unione Europea con la Direttiva “Case Green” (UE 2024/1275), la legge che mira a rendere gli edifici europei a emissioni zero entro il 2050 per frenare il collasso climatico.

I passaggi intermedi di questa legge smentiscono totalmente l'utilità dei tubi che vogliono interrare in Sardegna:

•Dal 1° gennaio 2025 sono stati bloccati gli incentivi statali per le caldaie a gas.
• Dal 2030 scatterà l'obbligo di emissioni zero per tutti i nuovi edifici privados e dal 2028 per i pubblici.
•Entro il 2040 scatterà il divieto assoluto di installare impianti a combustibili fossili.

Perché spendere un miliardo e mezzo per una tecnologia che sta diventando illegale?

Le prospettive non sono incoraggianti. Non ci sarebbe stato momento meno opportuno per portare avanti il piano di metanizzazione, mentre il caldo torrido, la siccità e l'estate prolungata di questi giorni ci danno piena e quotidiana evidenza delle conseguenze disastrose dell’impiego dei fossili.

Nonostante gli studi scientifici e le evidenze sulla pericolosità e l'insostenibilità di questo combustibile, continuiamo ad avere amministratori e decisori politici che ignorano i dati, non sanno o hanno l’attenzione concentrata altrove.

Ciò che invece deve essere chiaro per noi, per la nostra salute, per i nostri portafogli e soprattutto per il nostro futuro e la nostra sopravvivenza, è che questi progetti servono unicamente a impoverire la collettività, a devastare l'ambiente e a mettere a repentaglio la nostra vita per gonfiare i profitti dei colossi del gas.

Non c’è futuro possibile in un pianeta che brucia per garantire il profitto di pochi. Abbiamo il diritto di pretendere un modello economico radicalmente diverso e il dovere di difendere la nostra terra con tutte le nostre forze.

19/08/2026

La bellezza di una spiaggia va ben oltre il suo valore estetico, la sua capacità di riempire una cartolina e i sogni di evasione di qualche turista. Sta tutta nel suo valore sociale: il suo essere bene comune, fruibile a tutti e tutte e non solo a chi può pagare per accedervi.

In questa nostra isola, così come in Albania e nel resto del mondo, il capitale turistico si sta mangiando tutto: le nostre case a Cagliari, le nostre piazze e le nostre coste, tutto questo in cambio di lavori stressanti e mal pagati che però le varie amministrazioni comunali, di colori diversi ma accomunate da una generale carenza di dignità e della capacità di inventare un futuro, salutano come grandi prospettive di sviluppo.

A Cagliari noi una spiaggia che era di tutti e tutte l’avevamo. Molti e molte di noi che non hanno la possibilità di spendere per andare in vacanza si consolavano all’idea di poter staccare comunque dal lavoro e poter “fare un po’ di mare” al costo di un biglietto del CTM.

Ora, chi ancora resiste a Cagliari, e non è stato espulso/a dalla turistificazione del centro cittadino, andando al Poetto si trova di fronte a una inusitata espansione delle concessioni balneari che lascia pochissimo spazio alla spiaggia libera.

A questo ora si aggiunge la privatizzazione di fatto di un altro pezzo di spiaggia, quello antistante l’ex Ospedale Marino, che la giunta che si è fatta eleggere “perché sennò arrivano i fascisti” non si vergogna a chiamare “Colonia Dux”. Uno dei pochi punti, oltretutto, nei quali si può sostare nei giorni di forte maestrale senza rischiare di trovarsi la schiena serigrafata.

CHI GUADAGNA DALLA TRASFORMAZIONE DELLA SPIAGGIA DEI CAGLIARITANI?

Da oltre un secolo il Poetto subisce una pressione continua. La sua storia è la storia di una lunga aggressione ai danni di un ecosistema costiero che ha pagato il prezzo dello sviluppo edilizio, delle speculazioni immobiliari, della militarizzazione di ampie porzioni di litorale e, più recentemente, della turistificazione.

Ogni fase è stata presentata come inevitabile, necessaria, moderna. Ogni volta si è promesso sviluppo, occupazione e benessere. Ogni volta il risultato è stato un arretramento dell’interesse collettivo e un avanzamento della rendita privata.

La prima ferita fu la sottrazione sistematica della sabbia. Per decenni il Poetto è stato utilizzato come una cava a cielo aperto per alimentare l’espansione edilizia di Cagliari. Si è distrutto un patrimonio naturale irripetibile per produrre profitti immediati. Poi sono arrivati gli stabilimenti, le infrastrutture, le servitù militari, la distruzione della pineta e l’occupazione progressiva degli spazi pubblici.

Infine, all’inizio degli anni Duemila, è arrivato il ripascimento. Uno degli interventi più devastanti mai realizzati su una spiaggia italiana. Con il pretesto di salvare il Poetto (in realtà l’idea era quella di una riminizzazione della spiaggia) si è cancellata una parte della sua identità ambientale. La spiaggia bianca e sottile che aveva caratterizzato il litorale per generazioni è stata sostituita da una massa di sabbia grigia e grossolana. Un disastro ambientale pagato con denaro pubblico che ha prodotto benefici assai inferiori a quelli promessi e che ancora oggi rappresenta il simbolo di una gestione del territorio guidata più dagli interessi politici ed economici che dalla conoscenza scientifica.

Oggi il Poetto è minacciato da una nuova forma di aggressione, forse meno evidente ma altrettanto pericolosa: la trasformazione della costa in una piattaforma economica destinata prevalentemente al consumo turistico.

Da anni viene ripetuto che il turismo rappresenta il motore dello sviluppo. È una narrazione potente, continuamente rilanciata da amministratori, operatori economici e mezzi di informazione. Tuttavia un numero crescente di studi dimostra il contrario.

Le ricerche sviluppate dal Nodo SET e da numerosi centri di ricerca italiani ed europei mostrano come la dipendenza dal turismo produca spesso effetti negativi sulle città:

• Aumento dei prezzi delle abitazioni
• Espulsione dei residenti dai quartieri centrali
• Crescita del lavoro precario e sottopagato
• Concentrazione della ricchezza nelle mani di pochi operatori
• Aumento delle disuguaglianze sociali

Le città trasformate in destinazioni turistiche finiscono spesso per diventare luoghi sempre meno vivibili per chi le abita. Gli spazi pubblici vengono piegati alle esigenze del visitatore e del consumo. Il Poetto rischia di seguire esattamente questa traiettoria.

L’espansione continua delle concessioni balneari rappresenta uno degli aspetti più evidenti di questo processo. Ogni anno nuovi tratti di arenile vengono occupati da strutture private, recinzioni, ombrelloni e servizi a pagamento. La spiaggia libera si restringe. Lo spazio comune arretra. Eppure le concessioni demaniali marittime rappresentano uno degli esempi più clamorosi di privatizzazione di un bene pubblico a costi irrisori.

La domanda da porsi è semplice: perché un bene pubblico deve essere sottratto all’uso collettivo per garantire profitti a pochi?

Non si tratta di essere contrari al turismo in quanto tale. Si tratta di rifiutare un modello economico che subordina ogni altra funzione del territorio alla massimizzazione dei flussi turistici.

La vicenda dell’ex Ospedale Marino si inserisce perfettamente in questo quadro. Un bene pubblico viene lasciato degradare per anni. Le ipotesi di utilizzo pubblico vengono accantonate. Alla fine l’unica soluzione proposta diventa la trasformazione in struttura ricettiva di lusso, a vantaggio di un imprenditore Zuncheddu non nuovo a operazioni disinvolte di questo tipo.

Ma perché un edificio pubblico affacciato sul mare dovrebbe necessariamente diventare un hotel? Perché non un centro culturale, un museo del mare, un polo dedicato alla ricerca ambientale o all’educazione? Perché il valore di un bene viene misurato esclusivamente in termini di rendita immobiliare?

Difendere il Poetto significa molto più di difendere una spiaggia. Significa affermare che il mare, la costa e l’ambiente non sono merci.

Noi rivogliamo indietro la nostra spiaggia. Pretendiamo:

1. Il rispetto della normativa Bolkestein (del 2006) con concessioni messe a gara.
2. Almeno l'80% di spiagge libere come previsto dal decreto 608/2006 (cioè per 100 metri di arenile, 80 devono rimanere pubblici).
3. Che un bene comune come l’Ex Ospedale Marino rimanga in mani completamente pubbliche.

Con una popolazione che diventa sempre più anziana e bisognosa di cure, è spaventosa l’odissea che le famiglie devono affrontare per trovare una residenza per persone anziane nella quale le persone care possano trascorrere una vecchiaia dignitosa e ricca di stimoli, senza dover spendere migliaia di euro al mese. Vogliamo una RSA pubblica fronte mare, per far stare bene chi ha prodotto il nostro benessere di oggi.

Gli spazi permetterebbero anche la creazione di campi estivi comunali per i bambinə, creando un'esperienza d'incontro tra generazioni.

Così la spiaggia sarebbe di nuovo di tutti e tutte e quindi bella.

Bella di comunità e di umanità.

Ph: RIC_BRO_NTO_LO

10/08/2026
Ci sono tanti modi di abitare una città. Troppo spesso ci incontriamo solo dentro categorie, etichette e confini che ci ...
11/07/2026

Ci sono tanti modi di abitare una città.

Troppo spesso ci incontriamo solo dentro categorie, etichette e confini che ci vengono assegnati. Noi vogliamo partire da qualcosa di diverso: condividere uno spazio, un pasto, del tempo.

Una cena aperta, costruita insieme, per conoscersi, attraversare differenze e creare relazioni tra persone che vivono la città. Non per parlare di qualcuno, ma per stare insieme e immaginare una comunità fondata su partecipazione, uguaglianza e solidarietà.

Il 13 luglio, alle 20:00, sotto la moschea di via del Collegio, organizziamo una cena di comunità. Gratuita, aperta a tutte e tutti, con cibo halal e vegano, dove ognunə porta qualcosa da mangiare o da bere e lo mette in comune.
Una cena pensata da tempo, che oggi assume un significato che non possiamo più ignorare.

La città che immaginiamo non si aspetta, si costruisce.
E si costruisce così: passo dopo passo, dal basso, insieme.

Vi aspettiamo.

02/06/2026

Il tavolo di lavoro sulla scuola continua a esprimere forte preoccupazione per le recenti proposte di riforma del sistema scolastico pubblico, che sembrano orientare la scuola verso una funzione prevalentemente addestrativa e di risposta alle esigenze immediate del mercato del lavoro, riducendone progressivamente il ruolo educativo, culturale, emancipativo e democratico.

Nella prossima riunione, in continuità con le discussioni precedenti, ci incontreremo per approfondire e confrontarci su diversi temi centrali, in particolare:

• la riforma degli istituti tecnici e professionali, che rischia di accentuare la separazione tra percorsi formativi sempre più gerarchizzati;

• la revisione dei programmi scolastici, con il ridimensionamento o la rimozione di aspetti fondamentali della storia contemporanea, a partire dal passato coloniale italiano;

• le proposte di apertura estiva delle scuole, spesso prive di un adeguato progetto pedagogico e dei necessari investimenti strutturali;

• il permanere di forti disuguaglianze territoriali, sociali e culturali nell’accesso effettivo al diritto allo studio;

• la crescente precarizzazione del lavoro scolastico e la progressiva riduzione degli spazi di partecipazione democratica.

Vi aspettiamo in Via Argentiera 14, sabato 6 giugno alle ore 17.00: partecipazione, contributo e organizzazione collettiva sono strumenti indispensabili per difendere e trasformare la scuola pubblica.

Indirizzo

Via Argentiera 14
Cagliari
09127

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