08/08/2026
Il sabato sera mi capita spesso, quando finalmente la giornata lavorativa sta per finire, di farmi una passeggiata.
Parto dal mio ufficio e arrivo fino a Piazza Garibaldi, passando per via Manno e via Garibaldi. Lo faccio perché ho bisogno di camminare un po', perché incontro sempre qualcuno con cui scambiare due parole, ma anche per una mia deformazione professionale e personale: mi piace osservare la città.
Guardo le attività commerciali, quelle che aprono e quelle che chiudono, i locali pieni e quelli vuoti, come cambiano le strade, come si muovono le persone. Una sorta di piccolissima e certamente poco scientifica analisi sociale del territorio. 😊
E il sabato sera c'è una cosa che difficilmente passa inosservata: gruppi, a volte numerosissimi, di ragazzini e ragazzine giovanissimi, alcuni che sembrano avere 12, 13, 14 anni, che girano per il centro fino a tardi.
Corrono, urlano, si provocano, qualche volta litigano, usano un linguaggio che farebbe arrossire persino qualche vecchio scaricatore di porto. E naturalmente non sono tutti così. Sarebbe ingiusto e stupido generalizzare.
Ma ogni tanto, guardandoli, mi faccio una domanda molto semplice: possibile che a quell'età si possa essere lasciati completamente soli per strada fino a tarda sera?
Non lo dico con il dito puntato e tantomeno con nostalgia per i “bei tempi andati”. Ogni generazione ha fatto le proprie sciocchezze. Noi compresi, probabilmente più di qualcuna.
Credo però che ci sia una differenza enorme tra concedere libertà e rinunciare alla responsabilità.
Un ragazzo ha bisogno di sperimentare, sbagliare, confrontarsi con gli altri e conquistare progressivamente la propria autonomia. Ma proprio perché è un ragazzo ha bisogno anche di qualcuno che, quando serve, sappia pronunciare una parola diventata terribilmente impopolare: NO.
Un NO spiegato, possibilmente. Un NO accompagnato dall'ascolto e dall'affetto. Ma qualche volta semplicemente un NO.
Perché educare non significa essere amici dei propri figli e neppure riuscire a renderli sempre felici. Significa assumersi la responsabilità di essere adulti anche quando questo ci rende, per qualche ora, tremendamente antipatici.
E forse è proprio questo il punto del contributo della psicologa Rosanna Schiralli che condivido: possiamo discutere sugli orari, 22:30, 23:00, mezzanotte e credo sia giusto farlo, perché ogni ragazzo, ogni famiglia e ogni contesto sono differenti. Ma sul principio della gradualità e della responsabilità degli adulti faccio molta più fatica a discutere.
Perché un quattordicenne lasciato completamente a se stesso non diventa improvvisamente più maturo. Diventa semplicemente un quattordicenne senza un adulto vicino nel momento in cui potrebbe averne bisogno.
E c'è anche un altro aspetto che mi interessa particolarmente.
I figli sono certamente responsabilità delle famiglie, ma i ragazzi appartengono anche alla comunità nella quale stanno crescendo.
Se una città offre ai più giovani soltanto strade, panchine, centri commerciali e qualche locale, e sempre meno luoghi nei quali incontrarsi, fare sport, cultura, volontariato, musica, associazionismo e imparare a stare insieme, allora anche noi adulti dobbiamo farci qualche domanda.
Non ho figli e quindi non mi permetto di impartire lezioni a chi affronta ogni giorno uno dei compiti più difficili che esistano. Posso però sentirmi responsabile, come cittadino e come persona che prova a impegnarsi nel proprio territorio.
Per questo non voglio limitarmi a condividere questo articolo o a lamentarmi dei ragazzi che incontro il sabato sera. Nel mio piccolo voglio provare a fare qualcosa.
Perché è troppo facile chiedere ai giovani di comportarsi meglio se noi adulti non siamo capaci di costruire luoghi, occasioni e comunità nelle quali valga la pena crescere.
La responsabilità comincia certamente in famiglia.
Ma non finisce sulla porta di casa.
Buon weekend a tutti. E possibilmente prendiamoci cura gli uni degli altri. Anche dei ragazzi degli altri.
A 14 ANNI SI ESCE LA SERA DOPO CENA?
DA PSICOLOGA VI DICO PERCHÉ PER ME È NO (ANCHE SE È ESTATE). E ALLE ALTRE ETÀ?
(di Rosanna Schiralli
psicologa e psicoterapeuta)
www.educazioneemotiva.it
"Ma mamma, ci vanno tutti! E poi è estate, non c'è scuola domani, vuoi proprio rovinarmi la vita?!"
Se avete un figlio in prima superiore, questa frase – accompagnata da un lancio di zaino e un sospiro drammatico – è il tormentone fisso di questi mesi.
In questo periodo assistiamo a un fenomeno strano: l'estate diventa una specie di "zona franca" dove le regole educative sembrano svanire. C'è chi usa la scusa che "il paese è piccolo e ci si conosce tutti", e chi in città si giustifica dicendo "ma sì, tanto domani non deve svegliarsi presto".
Da psicologa, però, non sono affatto d'accordo: paese, città o stagione dell'anno, la sostanza non cambia.
Il tramonto tardivo o le vacanze scolastiche non accelerano magicamente la maturità cognitiva di un adolescente. A 14 anni la corteccia prefrontale (l'area del cervello che valuta i rischi e controlla l'impulsività) è ancora in pieno sviluppo.
Le dinamiche di gruppo tossiche, l'approccio precoce alle sostanze e l'incapacità di gestire gli imprevisti notturni non vanno in vacanza. I confini chiari non sono una punizione: sono il recinto sicuro di cui un ragazzo ha psicologicamente bisogno per non sentirsi sperduto nel vuoto delle tre del mattino.
La libertà va concessa un passo alla volta, mantenendo la rotta anche sotto il sole estivo. Ecco una scaletta di massima degli orari concreti divisi per età, basata sulla gradualità.
11 - 13 anni: solo pomeriggio.
Niente uscite serali autogestite. Il rientro pomeridiano è tassativo entro l'ora di cena (es. 19:30 o 20:00 in estate sfruttando la luce). La socialità si coltiva alla luce del giorno.
14 anni: NO alla sera
Dopo cena si sta a casa, a prescindere da cosa dicano le chat dei genitori o il calendario. Se c'è un falò o un compleanno imperdibile, scatta il "trasporto protetto": si accompagna il figlio e lo si va a riprendere a un orario tassativo (es. le 22:30). Niente giri in autonomia al buio.
15 - 16 anni: le prime ore della sera.
Si concede la prima vera serata nel weekend o in estate, ma con confini rigidi. Un orario ragionevole per il rientro è tra le 23:00 e le 23:30, a patto che il rientro avvenga in totale sicurezza e tracciabilità.
17 anni: verso l'autonomia
Ci si avvicina alla maggiore età. Il coprifuoco può allungarsi fino alle 24:00 o alle 00:30. La regola d'oro resta la reperibilità assoluta: se c'è un imprevisto, si avvisa prima che scada l'orario.
18 anni: responsabilità e rispetto
La legge li considera adulti, ma finché vivono sotto lo stesso tetto si rispettano le regole della convivenza. Non si impone un orario fisso, ma resta l'obbligo di comunicare dove si va e a che ora si prevede di rientrare.
Dire di no d'estate è ancora più faticoso e ci fa vincere il premio come "Genitori più cattivi dell'anno". Ma i "No" fermi detti oggi sono le fondamenta della loro sicurezza di domani.