24/09/2026
Gennaio 1973, Teatro alla Scala. Sulla locandina di “Don Pasquale” c’è una pecetta: Wladimiro Ganzarolli si è ritirato per malattia. Al suo posto sale in scena Paolo Montarsolo, che in quelle stesse settimane canta lo stesso ruolo a Firenze e fa la spola tra le due città. Di quella sera resta una registrazione dal vivo.
Dallas, 1989. Montarsolo ha sessantaquattro anni, firma la regia e canta ancora il protagonista.
Sedici anni e un oceano separano due recensioni che dicono la stessa cosa:vLuigi Rossi, su La Notte, parla di una caratterizzazione “personalissima, venata di malinconia ma anche di ironia”. Olim Chism, sul Dallas Times Herald, scrive che ogni gesto è un piacere e che l’interpretazione era priva di eccessi; e che il passaggio dal padrone di casa arrogante al vecchio sconfitto risultava commovente. Poi aggiunge un dettaglio che vale più di un elogio: pur essendo regista e primo interprete, Montarsolo non copriva i colleghi.
Da menzionare, inoltre, lo straordinario successo che Montarsolo ebbe in questo titolo nel 1990 preso la Royal Opera House, Covent Garden di Londra. Successo che convinse la direzione artistica a replicare lo spettacolo nel 1992, con lo stesso trionfale esito.
Don Pasquale era sicuramente uno degli “atout majeur” tra i titoli del maestro.
Nel repertorio buffo la tentazione di caricare è quotidiana: il pubblico ride subito, e ridere è una gratificazione immediata. Montarsolo invece teneva insieme la comicità e la perdita — perché Don Pasquale, alla fine, è un uomo anziano che viene umiliato in casa propria.
Montarsolo faceva di Don Pasquale un grande personaggio malinconico, utilizzando il registro di commedia. Un virtuosismo!