09/10/2026
🇨🇺 🇨🇺 Riportiamo il commento dell' Associazione Nazionale di Amicizia Italia-Cuba sulla mozione approvata all'unanimità dalla Commissione Esteri della Camera dei Deputati, presentata da PD, M5S e AVS. 🇨🇺 🇨🇺
L’approvazione ieri in Commissione Esteri della Camera dei Deputati della mozione a sostegno di Cuba rappresenta indubbiamente un segnale positivo e un passo avanti nel riaffermare l’importanza del dialogo e della cooperazione tra l’Italia, l’Unione Europea e l’isola caraibica.
Non possiamo però nascondere un forte rammarico per alcuni passaggi del testo che risentono palesemente della necessità di un compromesso politico e di formule di rito ormai stanche. Tuttavia, il dialogo non può basarsi su pregiudizi nati da una narrazione equivocata su Cuba che dura da troppo tempo.
Ci riferiamo in particolare al passaggio conclusivo che sollecita l’avvio di «riforme, in ambito politico ed economico, nel rispetto dei diritti umani e delle libertà fondamentali».
Siamo appena rientrati da Cuba dove, insieme a una delegazione di parlamentari italiani ed europei, abbiamo potuto toccare con mano le sofferenze quotidiane del popolo cubano. Una sofferenza che non è il frutto di presunte inefficienze interne, ma di un vero e proprio Bloqueo: un’asfissia economica, finanziaria e commerciale scientificamente imposta dal governo degli Stati Uniti ancor prima del trionfo della rivoluzione castrista, il 1° gennaio 1959, accogliendo gli assassini e i torturatori della dittatura di Batista, fuggiti negli Stati Uniti con oltre 400 milioni di dollari appartenenti a fondi pubblici cubani.
Gli Usa lanciarono subito una serie di atti di prepotenza attraverso la sospensione della quota di zucchero cubana per il mercato statunitense e l’interruzione delle relazioni diplomatiche con Cuba il 3 gennaio 1961.
Nel 1970 Ricardo Alarcón, rappresentante cubano alle Nazioni Unite denunciò per la prima volta, davanti alla Commissione per i diritti umani, le violazioni da parte degli Stati Uniti, e la denuncia venne accolta.
Da allora, almeno tre generazioni di cubani non hanno mai vissuto il loro paese libero dal bloqueo, eppure proprio attraverso le riforme economiche che Cuba ha sempre cercato faticosamente di portare avanti, ma soprattutto attraverso la loro Costituzione e la sua architettura basata sulla democrazia partecipativa, insieme alla sua legislazione, hanno fatto sì che l’istruzione, la sanità, il diritto alla casa e la tutela dell’ambiente sono beni comuni garantiti a tutti e a titolo gratuito.
Ultimamente, nel 2019, hanno dato vita al nuovo Codice delle Famiglie, una delle leggi più avanzate al mondo in materia di diritti civili e tutele sociali. La prova è la tenuta eroica di questo popolo dignitoso che della solidarietà ha fatto il suo tratto principale (da noi conosciuto bene sia durante il Covid con la brigata Henry Reeve sia in Calabria con i medici cubani che hanno scongiurato il blocco di tutti gli ospedali di quella regione) che resiste e sopporta, nonostante oggi sia costretto a rovistare nella spazzatura per trovare qualcosa da mangiare.
Già nel 1987, alla domanda che il giornalista Gianni Minà fece a Fidel Castro riguardo il tema dei diritti umani e che già allora il presidente Reagan tentava strategicamente di usare per screditare la rivoluzione e giustificare l’embargo a Cuba, Fidel Castro rispose: “Tutti i governi degli Stati Uniti hanno lanciato grandi campagne per diffamare Cuba. Però a nessuna amministrazione era venuta l’idea di accusarla a Ginevra per violazione dei diritti umani. Questo non era mai successo. Gli altri preparavano perfino piani di attentati. Escludiamo Carter, lui posso dire che era un uomo con un’etica originata dalla sua posizione religiosa”. Purtroppo, si sa, dalla conquista delle Indie ad oggi, il tema dei diritti umani è spesso stato usato per legittimare interventi imperialisti.
Ma noi, nel nostro Paese, in Italia, possiamo dire di aver camminato altrettanto?
Abbiamo veramente la coscienza a posto riguardo la difesa dei diritti umani dettati nella nostra Costituzione o vogliamo continuare a dare lezioni di democrazia a Cuba?
Possiamo pretendere da loro un presunto cambiamento (“aiutateci ad aiutarvi” qualcuno ha detto, sic…)?
Non mi pare.
Se diamo una rapida occhiata a casa nostra, dalle emergenze nelle nostre carceri al diritto alla casa negato, dai tagli alla sanità pubblica alla piaga del lavoro povero, dei femminicidi, delle morti sul lavoro e del caporalato, delle troppe stragi avvenute (si veda l'elenco nell'Atlante Stragi fasciste e naziste in Italia) forse, chi dovrebbe darci un aiuto per capire come possiamo emergere dal baratro in cui ci siamo cacciati, sono proprio loro, i cubani, che nonostante le pochissime risorse, il loro sistema ha tenuto e non ha lasciato indietro nessuno.
Penso che dobbiamo usare tutti un po' di onestà intellettuale e prima di guardare la pagliuzza nell’occhio altrui, bisognerebbe osservare la trave nel nostro: sostenere Cuba oggi significa innanzitutto riconoscerne la piena sovranità, pretendere la fine immediata e incondizionata del Blocco e la sua rimozione dalle arbitrarie liste dei Paesi sponsor del terrorismo. Il dialogo e l'Accordo PDCA UE-Cuba si costruiscono sul rispetto reciproco, non sulla condiscendenza o sui pregiudizi ideologici.
Scriveva uno storico colombiano, Germán Arciniegas, già nel 1952 ma sempre attuale: «[Ci sono] due Americhe latine: la visibile e l'invisibile. L'America latina è quella ‘yanqui’ dei presidenti, dei cancellieri, dei generali, delle ambasciate, delle società commerciali degli uffici legali, delle estancias e delle haciendas. L'altra, l'America latina muta, repressa, è un grande serbatoio rivoluzionario […] nessuno sa esattamente che cosa questi 150 milioni di uomini e di donne silenziosi pensano, sentono, sognano e sperano nel profondo delle loro anime».