17/10/2026
Tra pietre, fonti e segni misteriosi: i petroglifi inediti del nuraghe Sa Linnarta (Orosei / Onifai)
Un contributo prezioso dall'archivio del dott. Giuseppe Sanna per la tutela e lo studio del patrimonio archeologico del monte Gollei.
Il territorio sardo non smette mai di custodire e svelare piccoli grandi enigmi del passato. Recentemente è emerso un interessante nucleo di documentazione fotografica storica — tre scatti d'archivio gentilmente messi a disposizione dal dott. Giuseppe Sanna di Nuoro — che riporta l'attenzione su un sito di straordinario fascino: la fonte sacra del nuraghe Sa Linnarta (noto anche come Osana), situata sulle pendici del monte Gollei, al confine tra i territori di Orosei e Onifai.
Le immagini offrono l'occasione per una riflessione approfondita non solo sul monumento in sé, ma anche su alcuni dettagli enigmatici impressi sulla pietra: incisioni che aprono interrogativi tra antichità, storia della scrittura e tracce d'uso pastorale.
Il contesto: il complesso di Sa Linnarta sul monte Gollei
Il complesso nuragico di Sa Linnarta si inserisce in un contesto paesaggistico e archeologico di prim'ordine, dominato dai rilievi calcarei del Gollei. Il sito comprende un nuraghe trilobato, i resti di un villaggio annesso e, appunto, la fonte sacra.
Come già evidenziato nelle schede di censimento e nelle visite specialistiche (come quelle documentate nel 2024 da studiosi e ricercatori del settore), la fonte si presenta con una struttura complessa e rimaneggiata già in epoca antica, a testimonianza di una frequentazione prolungata del luogo nel corso dei secoli. Le architetture legate all'acqua in ambiente nuragico mantengono spesso una forte carica cultuale e identitaria, e Sa Linnarta non fa eccezione.
Le foto storiche e l'analisi dei segni: grafie o semplici graffi?
Il nucleo centrale della segnalazione del dott. Sanna è costituito da tre fotografie, verosimilmente stampate da pellicola e risalenti a qualche anno fa, che documentano particolari lapidei della fonte. L'analisi di questi scatti evidenzia una netta distinzione tra tipologie diverse di segni:
Le linee sottili e i reticoli (prime due foto): Osservando i primi due scatti, la roccia vulcanica presenta una superficie naturale caratterizzata da bolle e cavità. Su questa matrice si notano tratti sottili, obliqui e a tratti incrociati (un piccolo reticolo in un caso, un fascio di linee quasi parallele nell'altro). Un'analisi prudente suggerisce di interpretare questi segni prevalentemente come graffi superficiali — causati probabilmente dall'azione degli aratri, da attrezzi agricoli o dallo sviluppo di radici — fenomeni estremamente frequenti sulle pietre affioranti nei campi e nelle aree rurali della Sardegna.
I segni geometrici e regolari (terza foto): La terza immagine sposta decisamente l'attenzione su un livello differente. Al centro della pietra compaiono incisioni ben più profonde e regolari: tratti verticali con brevi traverse orizzontali, strutture a riquadro e un'asta allungata sormontata da una traversa, che richiama la forma di una croce. In questo caso, la regolarità dei tratti suggerisce un'azione intenzionale dell'uomo. Potrebbero trattarsi di lettere, di sigle, di marchi di possesso o di antichi segni di confine. Data la natura dei segni, la datazione resta aperta: potrebbero appartenere a fasi storiche di transizione o a epoche anche recenti legate all'agro-pastorizia.
Il confronto con il territorio: il nuraghe Rampinu e gli studi di Massimo Pittau
Per inquadrare correttamente questi segni, il confronto con il territorio circostante è imprescindibile. A brevissima distanza, sempre sul massiccio del Gollei, si trova il nuraghe Rampinu, celebre proprio per la presenza di iscrizioni e segni incisi in due massi esterni e laterali dell'ingresso.
Queste iscrizioni sono state oggetto di studi specifici da parte del noto linguista e glottologo Massimo Pittau, che le ha approfondite all'interno della sua importante opera "La Sardegna nuragica" (pubblicata a Cagliari dalle Edizioni della Torre). Le analisi condotte da Pittau su simili evidenze nel territorio invitano a guardare con grande attenzione a questi segni rupestri, stimolando il dibattito sulla presunta o negata "civiltà illetterata" dei Sardi nuragici.
Anche nel caso di Sa Linnarta, i segni geometrici e letteriformi della terza fotografia dovranno essere messi in relazione con le analisi di Rampinu e con il quadro complessivo tracciato dagli studiosi, per capire se ci troviamo di fronte a un codice espressivo antico, a un'epigrafe o a un'usanza tramandata nel tempo.
Una testimonianza per l'archivio Nurnet
Le fotografie storiche condivise dal dott. Giuseppe Sanna rappresentano un documento di grande valore, soprattutto in considerazione del fatto che la fonte potrebbe aver subito modifiche o alterazioni nel corso del tempo.
Raccogliere e studiare queste segnalazioni significa arricchire la memoria collettiva del nostro patrimonio archeologico. Un ringraziamento particolare va al dott. Sanna per aver aperto questo prezioso "cassetto della memoria", offrendo a Nurnet e ai suoi lettori uno spunto di ricerca che merita di essere approfondito sul campo.
Jana Sabina