Nurnet - La Rete Dei Nuraghi

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Nurnet - La Rete Dei Nuraghi Divulgare la Storia pre-nuragica e nuragica della Sardegna evidenziandone l'unicità nel mondo. La rete di relazioni dovrà generare:
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IBAN: IT08M0306904852100000018668 intestato a: Nurnet La rete dei Nuraghi APS per contributi volontari e iscrizione soci Divulgare la Storia prenuragica e nuragica della Sardegna evidenziandone l'unicità nel mondo a beneficio della comunità. Art.2 - Scopi
Lo scopo del progetto è di sviluppare con risorse minime, tecniche informatiche tipiche dei GIS (sistemi informativi territoriali) e dei social network, una rete di informazioni fondata sulla cultura sarda legata al periodo megalitico nuragico. Il sistema informativo territoriale digitale del patrimonio edilizio di quel periodo storico
2. Un social network legato al rapporto empatico che le persone possono intrattenere con i suddetti monumenti e tutto ciò che essi rappresentano in senso etnico e culturale.
3. Uno strumento di riconoscimento sociale dell'intera Sardegna, dei Sardi, e di costruzione di un percorso onirico attorno al senso identitario, amore per il proprio territorio, sempre in evoluzione e sempre da curare.
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Art. 3 - Requisito di libera condivisione del progetto
Il progetto è stato condiviso fra persone affini, subito dopo la sua prima stesura, in quanto si è ritenuto che esso possa diventare di rilevanza pubblica e di beneficio per la cultura e l'economia della Sardegna. La condivisione del progetto è aperta a chiunque ne faccia richiesta salvo approvazione da parte dei due terzi del comitato di gestione. E' requisito ontologico del gruppo costituito, e dello sviluppo del progetto, la sua apertura a nuovi apporti di idee e di risorse. Esso è fondato su una concezione dell'economia per la quale si ritiene che l'informazione debba essere un bene comune e che non possa soggiacere ai vincoli della proprietà ma debba evolversi liberamente, almeno per la parte non soggetta a restrizioni di legge.

UNA STORIA SARDACari amici,tra pochi giorni uscirà per Condaghes il mio nuovo libro, «Una Storia sarda. Dialogo con Bach...
18/10/2026

UNA STORIA SARDA
Cari amici,
tra pochi giorni uscirà per Condaghes il mio nuovo libro, «Una Storia sarda. Dialogo con Bachisio, Salvatore, il pastore di Orune, e Lucio, il nomade digitale», con la prefazione di Jeff Biggers.
Nei giorni che seguono la scomparsa di Bachisio Bandinu, un topografo attraversa le Barbagie per rilevare con il drone le aree dove potrebbe sorgere l'Einstein Telescope, nella miniera dismessa di Sos Enattos. Quel topografo sono io: so che non si usa, ma la voce narrante è la mia, quasi in tutto.
Il viaggio di lavoro diventa un viaggio interiore, quasi iniziatico.
Dall'ovile di Salvatore al santuario di Romanzesu, da una scuola svuotata dallo spopolamento a una cima di granito al tramonto, Bandinu diventa il mio interlocutore in dialoghi immaginari fondati sulle sue parole vere.
Tornano le sue grandi questioni: la memoria come «sapere da dove vieni per sapere dove vai», la lingua sarda, la comunità come un canto a tenore, l'identità che si costruisce, il passaggio dalla parola al fare.
Sullo sfondo lo spopolamento, il prezzo del latte, le pale eoliche, e una domanda: questa volta, con l'Einstein Telescope, la mano destra della storia sarà la nostra?

È un libro piccolo, quasi un pamphlet, che pone domande più che dare risposte. Il dialogo finale tra Salvatore e Lucio, nerd informatico e sardo d'adozione, spinge lo sguardo verso un futuro che a molti sembrerà fantascienza: macchine intelligenti da «allevare», come un gregge, invece di subirle.

Il racconto si chiude in un'aula di Mamoiada, davanti ai bambini di una quinta primaria: è sa torrada, ridare ciò che è giusto ridare. Da lì riparte il concorso per le scuole «Racconta una Storia Sarda», ora intitolato a Bandinu, che lanciamo nella seconda edizione dopo il successo della prima.
Il regolamento è in appendice: il libro vuole anche essere uno strumento per docenti e scuole. Offriremo il libro in omaggio alle docenti che iscriveranno la propria classe al concorso.
Iscrizioni entro il 30 ottobre.
Se vi va, fatelo girare. Grazie.
Antonello Gregorini

Monte Arci: un paesaggio da esplorare, una storia ancora da scoprire.Il trekking a Mitza Margiani ci ha portato a Villa ...
17/10/2026

Monte Arci: un paesaggio da esplorare, una storia ancora da scoprire.

Il trekking a Mitza Margiani ci ha portato a Villa Verde, al villaggio nuragico di Brunku 'e s'Omu, dove l'Università di Cagliari scava dal 2013.
Il cuore della visita è stato l'isolato nord-orientale: un gruppo di capanne raccolte attorno a un grande spazio aperto, forse una piazza. È un modo di abitare tipico del Bronzo finale, circa tremila anni fa. Proprio qui, in una capanna, gli archeologi hanno trovato le tracce di chi lavorava i metalli: piombo e scorie di fusione.
Ascoltarlo dalla voce di un'archeologa che studia e scava il sito da anni è un'altra cosa: non una semplice visita, ma un passo dentro la ricerca, tra risultati acquisiti e domande ancora aperte.

Al vicino pozzo, ci ha spiegato, lo scavo non ha ancora raggiunto i livelli nuragici. Per ora restituisce strati più recenti con molti frammenti di ceramica campidanese: segno che il luogo è stato frequentato a lungo, ben oltre l'età nuragica.

Ultima tappa, la chiesa campestre di San Mauro, a chiudere una giornata tra natura, archeologia e memoria.

Il patrimonio archeologico non è soltanto ciò che il passato ci ha lasciato. È anche ciò che la ricerca continua a restituirci.

D.V.

17/10/2026

Che cosa resta a una classe dopo un anno passato a cercare e raccontare una storia della propria terra?
Lo hanno chiesto ai ragazzi di Alghero e al professor Mauro Morittu i colleghi di una televisione catalana.
La loro scuola ha presentato cinque lavori alla scorsa edizione di "Racconta una Storia Sarda", fra italiano, sardo e algherese.

Per l'edizione 2026/27, intitolata a Bachisio Bandinu, le classi si iscrivono entro il 30 ottobre.

Tra pietre, fonti e segni misteriosi: i petroglifi inediti del nuraghe Sa Linnarta (Orosei / Onifai)​Un contributo prezi...
17/10/2026

Tra pietre, fonti e segni misteriosi: i petroglifi inediti del nuraghe Sa Linnarta (Orosei / Onifai)

​Un contributo prezioso dall'archivio del dott. Giuseppe Sanna per la tutela e lo studio del patrimonio archeologico del monte Gollei.

​Il territorio sardo non smette mai di custodire e svelare piccoli grandi enigmi del passato. Recentemente è emerso un interessante nucleo di documentazione fotografica storica — tre scatti d'archivio gentilmente messi a disposizione dal dott. Giuseppe Sanna di Nuoro — che riporta l'attenzione su un sito di straordinario fascino: la fonte sacra del nuraghe Sa Linnarta (noto anche come Osana), situata sulle pendici del monte Gollei, al confine tra i territori di Orosei e Onifai.

​Le immagini offrono l'occasione per una riflessione approfondita non solo sul monumento in sé, ma anche su alcuni dettagli enigmatici impressi sulla pietra: incisioni che aprono interrogativi tra antichità, storia della scrittura e tracce d'uso pastorale.

​Il contesto: il complesso di Sa Linnarta sul monte Gollei

​Il complesso nuragico di Sa Linnarta si inserisce in un contesto paesaggistico e archeologico di prim'ordine, dominato dai rilievi calcarei del Gollei. Il sito comprende un nuraghe trilobato, i resti di un villaggio annesso e, appunto, la fonte sacra.

​Come già evidenziato nelle schede di censimento e nelle visite specialistiche (come quelle documentate nel 2024 da studiosi e ricercatori del settore), la fonte si presenta con una struttura complessa e rimaneggiata già in epoca antica, a testimonianza di una frequentazione prolungata del luogo nel corso dei secoli. Le architetture legate all'acqua in ambiente nuragico mantengono spesso una forte carica cultuale e identitaria, e Sa Linnarta non fa eccezione.

​Le foto storiche e l'analisi dei segni: grafie o semplici graffi?

​Il nucleo centrale della segnalazione del dott. Sanna è costituito da tre fotografie, verosimilmente stampate da pellicola e risalenti a qualche anno fa, che documentano particolari lapidei della fonte. L'analisi di questi scatti evidenzia una netta distinzione tra tipologie diverse di segni:

​Le linee sottili e i reticoli (prime due foto): Osservando i primi due scatti, la roccia vulcanica presenta una superficie naturale caratterizzata da bolle e cavità. Su questa matrice si notano tratti sottili, obliqui e a tratti incrociati (un piccolo reticolo in un caso, un fascio di linee quasi parallele nell'altro). Un'analisi prudente suggerisce di interpretare questi segni prevalentemente come graffi superficiali — causati probabilmente dall'azione degli aratri, da attrezzi agricoli o dallo sviluppo di radici — fenomeni estremamente frequenti sulle pietre affioranti nei campi e nelle aree rurali della Sardegna.

​I segni geometrici e regolari (terza foto): La terza immagine sposta decisamente l'attenzione su un livello differente. Al centro della pietra compaiono incisioni ben più profonde e regolari: tratti verticali con brevi traverse orizzontali, strutture a riquadro e un'asta allungata sormontata da una traversa, che richiama la forma di una croce. In questo caso, la regolarità dei tratti suggerisce un'azione intenzionale dell'uomo. Potrebbero trattarsi di lettere, di sigle, di marchi di possesso o di antichi segni di confine. Data la natura dei segni, la datazione resta aperta: potrebbero appartenere a fasi storiche di transizione o a epoche anche recenti legate all'agro-pastorizia.

​Il confronto con il territorio: il nuraghe Rampinu e gli studi di Massimo Pittau

​Per inquadrare correttamente questi segni, il confronto con il territorio circostante è imprescindibile. A brevissima distanza, sempre sul massiccio del Gollei, si trova il nuraghe Rampinu, celebre proprio per la presenza di iscrizioni e segni incisi in due massi esterni e laterali dell'ingresso.

​Queste iscrizioni sono state oggetto di studi specifici da parte del noto linguista e glottologo Massimo Pittau, che le ha approfondite all'interno della sua importante opera "La Sardegna nuragica" (pubblicata a Cagliari dalle Edizioni della Torre). Le analisi condotte da Pittau su simili evidenze nel territorio invitano a guardare con grande attenzione a questi segni rupestri, stimolando il dibattito sulla presunta o negata "civiltà illetterata" dei Sardi nuragici.

​Anche nel caso di Sa Linnarta, i segni geometrici e letteriformi della terza fotografia dovranno essere messi in relazione con le analisi di Rampinu e con il quadro complessivo tracciato dagli studiosi, per capire se ci troviamo di fronte a un codice espressivo antico, a un'epigrafe o a un'usanza tramandata nel tempo.

​Una testimonianza per l'archivio Nurnet

​Le fotografie storiche condivise dal dott. Giuseppe Sanna rappresentano un documento di grande valore, soprattutto in considerazione del fatto che la fonte potrebbe aver subito modifiche o alterazioni nel corso del tempo.

​Raccogliere e studiare queste segnalazioni significa arricchire la memoria collettiva del nostro patrimonio archeologico. Un ringraziamento particolare va al dott. Sanna per aver aperto questo prezioso "cassetto della memoria", offrendo a Nurnet e ai suoi lettori uno spunto di ricerca che merita di essere approfondito sul campo.
Jana Sabina

Da un post del 2019 su un Gruppo di appassionati di archeologia, Maria A MeloniMuseo Irgoli Proprio un mese fa scrivevo ...
16/10/2026

Da un post del 2019 su un Gruppo di appassionati di archeologia, Maria A Meloni
Museo Irgoli
Proprio un mese fa scrivevo questo post su Irgoli. Non soddisfatta delle foto su web, ho deciso di andare personalmente a visitare l' Antiquarium di questo piccolo paese in Baronia. Posso solo dire che la mia felice meraviglia è stata tanta, sia perché le pietre incise sono enormi, sia perché vi sono reperti, oltre le magnifiche pietre, interessantissimi, anche se spesso privi di didascalie descrittive. Intanto ho appreso che una parte delle pietre esposte sono, in realtà, frammenti di un masso gigantesco inciso a tutto tondo, che fu spezzato in diverse parti da una ruspa durante lavori stradali. Altra rilevante notizia è che nelle campagne di Irgoli, in un podere privato, località Othierie, esiste un masso altrettanto gigantesco, istoriato alla stessa maniera, ancora perfettamente integro e visitabile per gentile concessione del proprietario del terreno. Per quanto riguarda il pozzo di Santo Stefano, a tutt'oggi interrato, pare che il Comune si stia impegnando per trovare i fondi per riportarloalla luce. Per quanto riguarda gli altri reperti presenti in questo scrigno di tesori, uno in particolare ha catturato la mia attenzione, una piccola "borsetta" di bronzo, piccola, veramente piccola, posta in fondo alla teca, quindi non osservabile da vicino. Per fortuna vi è una sua foto ingrandita che ci fa capire la raffinatezza di questo reperto. Un altro capolavoro è una "fusaiola litica" di raffinata fattura. Invece, non era presente temporaneamente la pintadera famosissima, perché in prestito a una mostra a Olbia. Ma vi è tantissimo altro da vedere, tra gioielli, bronzi, frammenti di ceramiche. Vivamente consigliato. Un biglietto di ingresso che costa 2€ e comprende anche la visita al magnifico sito archeologico Janna e Pruna, da dove provengono quasi tutti i reperti.
https://m.facebook.com/groups/1945271775727363?view=permalink&id=2371316369789566

I piccoli dolmen della Sardegna.Giave (SS) dolmen Su crastu Peltuntu.foto Sergio Melis.
16/10/2026

I piccoli dolmen della Sardegna.
Giave (SS) dolmen Su crastu Peltuntu.
foto Sergio Melis.

Divinità lunariLe rovine del tempio di Astarte sono visibili sulla sommità della Sella del Diavolo di Cagliari. Questa d...
16/10/2026

Divinità lunari
Le rovine del tempio di Astarte sono visibili sulla sommità della Sella del Diavolo di Cagliari. Questa divinità fenicia, identificabile con la punica Tanit, rappresentava la dea madre ma era anche associata alla fertilità, all’amore e al piacere.
Non è quindi un caso se nel suo tempio della “Sella” si presume venisse praticata la prostituzione sacra. Il sincretismo religioso accomunava Astarte /Tanit ad altre divinità come la greca Afrodite e la romana Venere, ma anche ad altre figure divine del pantheon egizio come Maat, che presiedeva l’occidente, Mut (madre), e infine la dea lunare Iside, a sua volta accomunata a Hator.
Iside aveva come emblema il nodo “Tjt”(quarta figura in basso), ma condivideva con Hator un sonaglio metallico chiamato “Sistro” e il contrappeso Menat (con relativa collana), che appare sopra il collo della stessa dea Hator, raffigurata in basso sotto forma di “vacca celeste”.
Il “menat” è in particolare il primo oggetto raffigurato in basso ma appare anche nella seconda figura al collo di Imothep, visir e architetto del faraone Djoser della III dinastia (2630-2611 a.C.). La terza immagine è quella dell’”ankh”, tipico emblema egizio della “vita”.
Tornando a noi, la quinta e sesta figura rappresentano invece il pozzo sacro di S.Cristina a Paulilatino e una sua sezione orizzontale, mentre per ultimo appare l’emblema di Astarte/Tanit.
Credo che sia persino superfluo evidenziare come tutti questi simboli sembrano possedere un significato analogo e siano comunque connessi alla sfera sessuale come anche le varie divinità elencate; ed è anzi opinione condivisa che il “menat”, il simbolo di Astarte e lo schema planimetrico e sezione del pozzo sacro raffigurino l’apparato genitale esterno femminile.
Non può quindi sorprendere che il foro apicale del pozzo di S.Cristina fosse orientato per intercettare in determinati periodi i raggi lunari, essendo Iside, Hator ed Astarte dee essenzialmente lunari (ma anche legate al ciclo solare).
Il riferimento all’apparato genitale femminile è tra l’altro confermato dal nome della dea Hator, che traslitterato dai geroglifici si legge Hwt-Herw (Huteru =casa di Horo) g.v.
Le foto del tempio nuragico a pozzo di Santa Cristina, a Paulilatino, sono di Bibi Pinna.

🎥 Per il video sul Pozzo Sacro di Sa Testa clicca qui:https://youtu.be/aZHmY4NjLLA📜 IL MONUMENTOAlle porte di Olbia, a p...
15/10/2026

🎥 Per il video sul Pozzo Sacro di Sa Testa clicca qui:

https://youtu.be/aZHmY4NjLLA

📜 IL MONUMENTO

Alle porte di Olbia, a pochi chilometri dal mare, sorge il Pozzo Sacro di Sa Testa, uno dei più noti luoghi di culto della Sardegna nuragica, databile tra la fine dell’Età del Bronzo e la prima Età del Ferro.

Il monumento è composto da un ampio cortile, un vestibolo, una scalinata di 17 gradini e una camera circolare a tholos, dove veniva captata la sorgente d’acqua.

Costruito con blocchi di scisto, granito e trachite, il pozzo testimonia l’importanza dell’acqua nei rituali delle antiche comunità nuragiche. Gli scavi hanno inoltre restituito materiali che documentano la frequentazione del sito dall’epoca nuragica fino all’età romana.

🌿 IL NOSTRO INVITO: ANDATE A VISITARLO!

Nuraghi sepolti sotto lo stagno di Cabras? Dal gennaio 2025 il geofisico Gaetano Ranieri parla di sei nuraghi sotto il f...
15/10/2026

Nuraghi sepolti sotto lo stagno di Cabras? Dal gennaio 2025 il geofisico Gaetano Ranieri parla di sei nuraghi sotto il fondo. Da questo mese La Nuova Sardegna scrive anche di una nave. La Fondazione Mont'e Prama risponde che i primi riscontri lo smentirebbero, ma nemmeno questi sono pubblicati.

Ho messo in fila le ipotesi, compresa quella del mio libro «Atlantide nuragica», con i pro e i contro di ciascuna.

Lo stagno è profondo al massimo 3 metri, mentre le basi starebbero a circa 11: le strutture, se ci sono, sarebbero sepolte nel fango, salvo forse la sommità. I dati degli strumenti non sono pubblicati. Gli indizi vicini parlano di acque salmastre più che di un lago dolce. Uno studio sulla laguna di Mistras propone un mare molto più basso alla fine dell'età del Bronzo: renderebbe meno improbabile un terreno asciutto più in basso di oggi, ma da solo non basterebbe.

La buona notizia: si può verificare. Se Ranieri renderà noti i suoi studi, la prima prova costerebbe poco: misurare la profondità dell'acqua in quei punti. Poi servirebbero due o tre carotaggi.
Renzo Trenta

Leggi l'articolo completo:

https://www.nurnet.net/blog/nuraghi-sotto-lo-stagno-di-cabras-le-ipotesi-i-dati-le-verifiche-possibili/

LA PIETRA DEL BUCO, CORNOVAGLIAIl Mên-an-Tol, che in cornico significa "Pietra del Buco", è uno dei monumenti megalitici...
14/10/2026

LA PIETRA DEL BUCO, CORNOVAGLIA
Il Mên-an-Tol, che in cornico significa "Pietra del Buco", è uno dei monumenti megalitici più enigmatici e iconici della Cornovaglia. Situato nella brughiera selvaggia vicino a Penzance e Madron, risale all'Età del Bronzo, circa tremilacinquecento o quattromila anni fa.
Struttura e Architettura
Oggi il sito si presenta come una formazione lineare composta da tre pietre principali in granito:
* La pietra forata centrale: Una grande lastra circolare di granito con un foro quasi perfetto al centro, dal diametro di circa quarantacinque centimetri.
* I due menhir ortostatici: Due pietre erette affiancate alla pietra forata, posizionate in linea retta.
Gli archeologi ritengono che la configurazione attuale non sia quella originale. La pietra forata potrebbe essere stata l'ingresso di una tomba a camera o di un dolmen la cui struttura circostante è andata distrutta nel corso dei secoli.
Leggende e Tradizioni Popolari
Mên-an-Tol è famoso per le sue associazioni con il folklore cornico, la guarigione e i riti di passaggio:
* Potere curativo: Per secoli si è creduto che far passare un bambino malato attraverso il foro della pietra per tre o nove volte potesse curare malattie come il rachitismo, la scrofola o la pertosse.
* Profezia e fertilità: Gli adulti strisciavano attraverso la pietra durante le notti di luna piena come rituale di fertilità o per alleviare i dolori alla schiena e alle articolazioni.
* Guardiani fatati: Secondo la tradizione locale, il sito è custodito da uno piskie, uno spirito del folklore cornico capace di compiere guarigioni miracolose.

Indirizzo

Via Alagon 41
Cagliari
09122

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