Nurnet - La Rete Dei Nuraghi

Nurnet - La Rete Dei Nuraghi Divulgare la Storia pre-nuragica e nuragica della Sardegna evidenziandone l'unicità nel mondo. La rete di relazioni dovrà generare:
1.

IBAN: IT08M0306904852100000018668 intestato a: Nurnet La rete dei Nuraghi APS per contributi volontari e iscrizione soci Divulgare la Storia prenuragica e nuragica della Sardegna evidenziandone l'unicità nel mondo a beneficio della comunità. Art.2 - Scopi
Lo scopo del progetto è di sviluppare con risorse minime, tecniche informatiche tipiche dei GIS (sistemi informativi territoriali) e dei social

network, una rete di informazioni fondata sulla cultura sarda legata al periodo megalitico nuragico. Il sistema informativo territoriale digitale del patrimonio edilizio di quel periodo storico
2. Un social network legato al rapporto empatico che le persone possono intrattenere con i suddetti monumenti e tutto ciò che essi rappresentano in senso etnico e culturale.
3. Uno strumento di riconoscimento sociale dell'intera Sardegna, dei Sardi, e di costruzione di un percorso onirico attorno al senso identitario, amore per il proprio territorio, sempre in evoluzione e sempre da curare.
4. .........
5. ..........

Art. 3 - Requisito di libera condivisione del progetto
Il progetto è stato condiviso fra persone affini, subito dopo la sua prima stesura, in quanto si è ritenuto che esso possa diventare di rilevanza pubblica e di beneficio per la cultura e l'economia della Sardegna. La condivisione del progetto è aperta a chiunque ne faccia richiesta salvo approvazione da parte dei due terzi del comitato di gestione. E' requisito ontologico del gruppo costituito, e dello sviluppo del progetto, la sua apertura a nuovi apporti di idee e di risorse. Esso è fondato su una concezione dell'economia per la quale si ritiene che l'informazione debba essere un bene comune e che non possa soggiacere ai vincoli della proprietà ma debba evolversi liberamente, almeno per la parte non soggetta a restrizioni di legge.

Riceviamo e volontieri pubblichiamo
26/08/2026

Riceviamo e volontieri pubblichiamo

Nella mezzanotte del 31 agosto 2026 festeggiamo con un brindisi l'i...

SULLA FONDAZIONE DELLE ANTICHE CITTÀ SARDE. IL BIAS GRECO SU OLBIA https://www.nurnet.net/blog/sulla-fondazione-delle-an...
26/08/2026

SULLA FONDAZIONE DELLE ANTICHE CITTÀ SARDE. IL BIAS GRECO SU OLBIA
https://www.nurnet.net/blog/sulla-fondazione-delle-antiche-citta-sarde/
di Antonello Gregorini

Sebbene Olbia sia stata fondata dai Fenici intorno al 750 a.C., i ritrovamenti archeologici indicano una fase greca dal 630 al 510 a.C. Olbia è considerata l'unica colonia o avamposto commerciale greco conosciuto sull'isola di Sardegna durante questo periodo. Fra i ragionamenti che assegnano la fondazione di Olbia, quello sostenuto dagli studi di Rubens D'Oriano, è tra i più noti.

Le fonti antiche tramandavano una leggenda di fondazione greca di Olbia. Per molto tempo era rimasta solo leggenda, perché gli studi archeologici della città arcaica non esistevano. Gli scavi degli ultimi decenni hanno offerto una prospettiva anteriore alla colonia punica del 330 circa. D'Oriano ricostruisce così: primo insediamento urbano fenicio verso il 750, presenza greca dal 630 al 510. E Olbia resta l'UNICO stanziamento greco/foceo dell'isola.

Per i Focei, secondo D'Oriano, Olbia non era solo una colonia in più. Era la base strategica per fondare città in Corsica e nella Gallia meridionale e per la rotta commerciale. Cioè la Sardegna nordorientale entra in un disegno mediterraneo come SNODO, non come periferia. Questa ricostruzione mette a Olbia due fondazioni alloctone in fila, fenicia e poi greca.

Nello scavo di via Cavour un contesto chiuso restituisce, fra il 630 e la fine del VI secolo a.C., materiali interamente greci. Per dimostrare la sua tesi D'Oriano sceglie oggetti non commerciali : un bacino da rito, un ex voto, un graffito con un nome greco. Il ragionamento logico di D'Oriano ha quattro passaggi che non hanno la stessa solidità.

Ci sono oggetti greci in un contesto è stratigrafico e chiuso.
Dunque c'erano dei Greci.
Dunque c'era un insediamento greco.
Dunque quella città l'hanno fondata loro: qui il salto logico è eccessivo.

Per sostenere l'ultimo passaggio servirebbero argomenti più significativi, per esempio: mura arcaiche ancora in posto, un deposito di fondazione che dia una data, una necropoli greca, un'iscrizione che nomini un fondatore. Il salto logico viene compiuto con un argomento di probabilità. D'Oriano lo dichiara e parla della "natura indiziaria" della sua interpretazione. Altrove scrive che "solo come ipotesi di lavoro si può proporre".

Quella cautela sembra però scomparire nel titolo di un suo contributo del 2018, "Olbia. Die einzige griechische Kolonie auf Sardinien", Olbia l'unica colonia greca in Sardegna. Ed è la formula secca, non il condizionale, quella che poi circola.

Piero Bartoloni lesse gli stessi materiali come un quartiere greco dentro un centro rimasto fenicio, cosi che Olbia divenne di fondazione fenicia. D'Oriano ribatté: se i reperti greci del 630 indicano un quartiere in un centro fenicio, che cosa impedirebbe di dire il contrario, che i reperti fenici precedenti stiano dentro un abitato greco fin dal 750? È una risposta che mette in chiaro la regola che sta sotto entrambi i racconti: un insieme omogeneo di oggetti indica il centro di quel popolo. Quella regola gira identica nelle due direzioni. Un criterio che taglia da entrambe le parti non decide la questione da nessuna delle due.

Il punto non è chi ci fosse a Olbia. Una presenza greca stabile e consistente, lì, è documentata. Il punto è il collegamento fra "qui c'erano dei Greci" e "questa città l'hanno fondata i Greci". Quella distanza si colma con un documento. Per adesso quel documento non c'è. Ancora, nel "Bias fenicio" (2026, Chilosi-Gregorini), sulla scorta degli ultimi studi scientifici, propongono un cambio di paradigma sulla effettiva presenza dei fenici in Sardegna e in altre località mediterranee. Il nuovo paradigma, confortato da diversi nuovi studi ci proietta non più verso una colonizzazione fenicia ma un network culturale che vedeva la cultura fenicia come prevalente.

Ma a Olbia si concede dunque una fondazione senza atto di nascita, senza mura arcaiche, senza necropoli e senza iscrizione. Se quel livello di prova basta lì, deve bastare anche altrove, subordinata a un'altra fondazione, improbabile, di marca fenicia. E allora la domanda diventa un'altra.

A Tharros, città considerata di fondazione fenicia dai maggiori studiosi del tema, il villaggio nuragico di Murru Mannu è "venuto in luce al di sotto dell'area del tophet", cioè sotto il luogo più identitario della città (Del Vais, Depalmas, Fariselli e Melis, 2006). A Nora c'è il nuraghe quadrilobato all'ingresso dell'area cimiteriale e sotto l'acquedotto romano, oggi sotto una caserma della Marina Militare (La Marmora, nuraghe de is mongias). A Sulki, in cima alla collina, dove sorge il fortino sabaudo, "si trovavano le mura puniche la cui costruzione aveva in parte demolito un nuraghe", come riporta la scheda del Ministero della Cultura.

In nessuno di questi tre casi la presenza indigena documentata viene considerata sufficiente nemmeno per ipotizzare un ruolo attivo dei sardi, figurarsi una fondazione. Non stiamo rivendicando che Tharros sia una fondazione nuragica. Stiamo chiedendo perché lo stesso livello di prova valga in una direzione e non nell'altra.

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Immagine di copertina di Bibi Pinna, insediamento nuragico di Riu Mulinu, Olbia)

I Nuraghi Longu e Asusa di IsiliIl Longu e l’Asusa di Isili, sono due dei così detti nuraghi minori che rappresentano, c...
26/08/2026

I Nuraghi Longu e Asusa di Isili
Il Longu e l’Asusa di Isili, sono due dei così detti nuraghi minori che rappresentano, comunque, ulteriori testimonianze monumentali di quel lontanissimo passato che vide la Sardegna costellarsi di migliaia di nuraghi, tombe di giganti, pozzi e fonti sacre.
Il Nuraghe Longu si trova nella Valle del rio Brabaciera a circa 3 Km ad Est da Isili. Costruito con blocchi di calcare ben lavorati è sito su un rilievo a circa 500 m di quota. Si tratta di un Nuraghe complesso di cui di può apprezzare il Mastio ancora in discrete condizioni nonostante un crollo importante del paramento murario esterno a Sud-Est. Dal crollo si può accedere all'interno dove si possono osservare le nicchie e la tholos intatta.
Il nuraghe Asusa, realizzato intorno al 1300 a.C., risulta composto da due torri che si affacciano su un cortile e presenta l''ingresso principale ad est. In uno degli ambienti interni gli archeologi hanno riportato alla luce una ghiera circolare pertinente ad un pozzo o ad una cisterna, ancora da esplorare. g.v.
Le foto dei nuraghi Longu e Asusa, di Isili, sono di Marco Cocco.

IA e Archeologia — due conferenze con il professor Mark Altaweel (University College London)Nurnet APS vi invita a due c...
25/08/2026

IA e Archeologia — due conferenze con il professor Mark Altaweel (University College London)

Nurnet APS vi invita a due conferenze del professor Mark Altaweel (University College London) sull'intelligenza artificiale applicata all'archeologia. Aperte ai soci Nurnet e a tutto il pubblico interessato.

🗣️ Le conferenze si terranno in inglese, con sottotitoli in italiano.

📍 MEM – Mediateca del Mediterraneo, Via Mameli 164B, Cagliari (spazio eventi, 1° piano)

📅 Giovedì 17 settembre, ore 17:00–19:30
🔹 IA in Archeologia: trasformare telerilevamento, epigrafia, analisi dei reperti e clima antico con l'intelligenza artificiale

📅 Venerdì 18 settembre, ore 17:00–19:30
🔹 IA in Archeologia: simulare le società, automatizzare la scoperta e sbloccare finanziamenti commerciali ad alto impatto

🔬 Nella seconda giornata verrà inoltre presentata NurAI, l'assistente di ricerca sulla storia della Sardegna sviluppato da Nurnet. Non un semplice chatbot, ma un sistema di intelligenza artificiale agentica: scompone una domanda di ricerca, conduce in autonomia le proprie indagini documentali e spaziali e risponde citando sempre le fonti. Interroga un vastissimo catalogo di letteratura archeologica e storica con una ricerca semantica avanzata ed è integrato in tempo reale con il nuovo Geoportale Nurnet — oltre 17.500 schede di siti georeferenziati in tutta la Sardegna, dai menhir alle chiese romaniche, dove ogni affermazione può essere ricondotta a un luogo e ogni luogo interrogato attraverso la sua bibliografia.

Due incontri per capire dove siamo arrivati e dove stiamo andando con l'IA nello studio del passato — per studiosi, studenti e appassionati.

Vi aspettiamo!

Cart ruts e necropoli.Da Su Crucifissu Mannu a Porto Torres,di tutto e di piu'.Con Caterina Pigureddu e Gianfranco Lattu...
23/08/2026

Cart ruts e necropoli.
Da Su Crucifissu Mannu a Porto Torres,
di tutto e di piu'.
Con Caterina Pigureddu e Gianfranco Lattuneddu Serra.

Il Nuraghe Gorroppu o Presethu Tortu ad OrgosoloIl Nuraghe Gorroppu o ''Presethu Tortu'', sorge su uno sperone roccioso ...
23/08/2026

Il Nuraghe Gorroppu o Presethu Tortu ad Orgosolo
Il Nuraghe Gorroppu o ''Presethu Tortu'', sorge su uno sperone roccioso situato a sud-ovest della gola omonima.
L'insediamento è fortificato naturalmente sul lato sud mentre sul lato opposto è protetto da una notevole muraglia in opera megalitica, molto ben conservata, che raggiunge un''altezza di oltre 3 metri. All''interno dell''insediamento si trovano numerose costruzioni a pianta quadrangolare, alcune delle quali in discreto stato di conservazione.
In prossimità del nuraghe è presente l’omonima tomba di giganti, la cui realizzazione risale presumibilmente al Bronzo Medio e che purtroppo è in pessimo stato di conservazione.
Dal Gorroppu è visibile anche il nuraghe Mereu o Intro ‘e Padente, sempre in territorio di Orgosolo. g.v.
Le foto del nuraghe Gorroppu o Presethu Tortu, in territorio di Orgosolo, sono di Maurizio Cossu, Giovanni Sotgiu e ArcheoUri Vagando. Quelle dell’omonima tomba di giganti sono di Maurizio Cossu e Alessandro Pilia.

UNA STORIA SARDA 2026/27Domani partiranno per Helsinki i sei docenti, vincitori del concorso Racconta una Storia Sarda 2...
22/08/2026

UNA STORIA SARDA 2026/27
Domani partiranno per Helsinki i sei docenti, vincitori del concorso Racconta una Storia Sarda 2025-26, a cui Nurnet ha offerto una borsa Erasmus Plus. Ci invieranno un reportage dell'esperienza fatta di cui daremo conto anche su questa pagina.
Ai primi settembre scriveremo a tutte le scuole della Sardegna per lanciare il concorso di narrativa "Racconta una Storia Sarda 2026-2027" intitolato a Bachisio Bandinu.
https://storiesarde.it/regolamento2026-27/
Sul link sopra stante si può leggere il regolamento nel quale, rispetto al precedente, le novità sono tante. In grande sintesi.

"Il regolamento 2026/2027 amplia sensibilmente l'impianto del 2025. La platea passa dalle sole classi 4ª-5ª della primaria e dalla secondaria di I grado a tutte le classi, con l'ingresso della scuola dell'infanzia (categorie A, B, C).
Compaiono due categorie trasversali: Lingua Sarda (L) e Processo (P). Il montepremi raddoppia, da 5.000 a 9.000 euro. I formati ammessi si moltiplicano — racconto di 15.000-35.000 battute, narrazione illustrata, albo, fumetto, video sottotitolato, audiolibro, anche combinati — e si aggiunge una norma sull'uso dell'IA generativa.
La novità centrale è la scheda metodologica obbligatoria "Come abbiamo lavorato", che sposta il baricentro dal prodotto al percorso: coerentemente, i criteri di valutazione integrano qualità del processo e disseminazione.
Nuovi articoli disciplinano anonimato e tutela dei minori (invio senza nomi, liberatorie) e l'archivio permanente delle opere. Scompare infine il voto popolare: decide solo la giuria, di almeno cinque membri, con giudizio insindacabile."

A tutte/i i docenti sarà fatto omaggio di un libro in uscita "Una Storia Sarda" prodotto da Nurnet e pubblicato da Condaghes, nel quale attraverso una narrazione si parlerà del concorso, delle Barbagie, in ideali dialoghi con Bandinu, un pastore e un nerd, nomade digitale.
Come per quest'anno anche l'anno entrante saranno offerte cinque Borse Erasmus Plus ai docenti vincitori del concorso.
Ci auguriamo che le adesioni siano numerose e invitiamo a condividere questa informativa per darne maggiore diffusione, soprattutto al personale docente.

Antonello Gregorini

L'immagine è realizzata con AI e le figure dei docenti sono di fantasia per ovvie ragione di privacy

Sculture nuragiche a Teti“Specialmente notevoli, fra le testimonianze del sovrumano, sono le figurine dei soldati, con q...
20/08/2026

Sculture nuragiche a Teti
“Specialmente notevoli, fra le testimonianze del sovrumano, sono le figurine dei soldati, con quattro occhi e con quattro braccia, due stocchi ritmati da pugnaletti in due copie; provengono tutte e soltanto dai recessi montani di Abini-Teti (Nuoro). Ritenute divinità della guerra, o esseri demoniaci, o mortali a cui si sarebbe acuita la forza della vista e delle braccia per effetto del giudizio ordalico delle acque, riferito dagli antichi per la Sardegna, le statuine potrebbero essere anche, e più verosimilmente, di eroi militari il cui valore, presente e futuro (non esiste dimensione del tempo per il primitivo), si traduce nell’interazione plastica di organi fisici di maggior risalto espressivo, per rendere ovvia e diretta la comprensione della nota psicologica. Nella disposizione bipartita del volto, scandita ritmicamente dai rilievi del naso e degli occhi fermi e grandi sul piano disteso frontalmente della maschera allucinante e barbara, nella parata simmetrica e bilanciata delle armi, moltiplicate, nella parte centrale del corpo, a dar senso e peso visivo di esaltazione all’idea di superuomo, non v’è tanto il gusto istintivo d’una geometria figurata a livello ornamentale, quanto il valore geometri concepito sull’iterazione del numero semplice, corrispondente alla facoltà comune: nel caso particolare sul doppio e i suoi multipli, tradotti in termini di operazione magica figurativa…” (Giovanni Lilliu: “Sculture della Sardegna nuragica” – Ilisso editore 2008) g.v.
Le immagini del santuario di Abini e della riproduzione statuaria del bronzetto di cui si parla, eretta nel paese di Teti, sono di Bruno Sini e Piera Farina Sechi.

IN DIVERSI CI HANNO CHIESTO UNA SINTESI DELLA POSIZIONE ESPRESSA SU Einstein Telescope. Quindi:Abbiamo chiesto a Gemini ...
19/08/2026

IN DIVERSI CI HANNO CHIESTO UNA SINTESI DELLA POSIZIONE ESPRESSA SU Einstein Telescope. Quindi:
Abbiamo chiesto a Gemini AI
"Cosa pensa Nurnet del progetto Einstein in sardegna?"
https://www.rainews.it/tgr/sardegna/video/2026/08/leinstein-telescope-al-centro-di-uno-studio-dellassociazione-nurnet--d8639ddb-bcd5-4a08-89a7-b00134fc2e33.html

La posizione dell'associazione Nurnet - La rete dei Nuraghi (realtà impegnata nella promozione e tutela del patrimonio archeologico e culturale sardo) sull'Einstein Telescope (ET) è favorevole e propositiva, purché l'opera sia integrata armoniosamente con l'identità, la storia e la cultura locale.

Attraverso le riflessioni espresse dal suo fondatore Antonello Gregorini, l'analisi di Nurnet individua diversi punti chiave:

Opportunità di sviluppo e riscatto: Nurnet accoglie l'Einstein Telescope come un'opportunità di riscatto e trasformazione per le Barbagie e la Sardegna centrale, in grado di offrire nuove prospettive economiche e attrarre competenze.
Nurnet - La rete dei Nuraghi

Integrazione tra Scienza, Cultura e Identità: Il punto fondamentale sostenuto da Nurnet è che la grande infrastruttura scientifica non debba rimanere una "cattedrale nel deserto" o un elemento estraneo. Deve invece dialogare e integrarsi con il patrimonio archeologico (nuraghi, domus de janas), le tradizioni culturali (il canto a tenore, il pastoralismo) e le eccellenze ambientali delle Barbagie.
Nurnet - La rete dei Nuraghi

Sintonia tra "silenzio sismico" e tutela del paesaggio: Nurnet evidenzia la convergenza tra i requisiti scientifici dell'osservatorio e la tutela ambientale: il "silenzio sismico e acustico" di cui l'Einstein Telescope ha bisogno per funzionare costituisce anche un ottimo alleato per preservare il paesaggio naturale ed evitare speculazioni sconsiderate sul territorio.
Nurnet

La proposta del Sito Misto UNESCO: Come strumento per raccordare e valorizzare l'intera operazione, Nurnet ha proposto di associare il progetto a una candidatura delle Barbagie come "sito misto UNESCO" (culturale e naturale), così da unire la scienza d'avanguardia della fisica moderna alla millenaria civiltà sarda e alle sue peculiarità antropologiche.
Nurnet
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In sintesi, per Nurnet l'Einstein Telescope rappresenta un'opportunità eccezionale, a condizione che sia accompagnato da una visione strategica d'insieme che coinvolga le comunità locali e valorizzi l'identità storica e naturale del territorio.
https://share.gemini.google/0vjDwYZK8l9Q
Creato con Flash 19 agosto 2026 alle ore 12:39
Data di pubblicazione: 19 agosto 2026 alle ore 12:42
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Da Copilot - Cosa pensa Nurnet del progetto Einstein da realizzare in Sardegna?
In sintesi: Nurnet non è “contro” il progetto Einstein Telescope, ma ne dà una valutazione articolata, con elementi positivi e criticità rilevanti.
La loro posizione è complessa, strutturata e basata su analisi tecniche, territoriali e culturali.

🧭 La posizione generale di Nurnet
Nurnet considera l’Einstein Telescope (ET) un progetto scientifico di enorme valore, capace di portare benefici alla Sardegna, alla Barbagia e alle comunità locali.
Tuttavia, ritiene che la narrazione pubblica sia spesso troppo semplificata e che serva un confronto molto più trasparente su vincoli, impatti e compensazioni.

🌟 Elementi positivi evidenziati da Nurnet
Valore scientifico europeo: ET è un’infrastruttura di ricerca strategica nella roadmap ESFRI.

Opportunità economiche e territoriali: investimenti ingenti (350 milioni dalla Regione, 950 dal Governo, fondi aggiuntivi per PMI e ricerca).

Possibile rinascita delle aree interne: ET potrebbe portare lavoro qualificato, infrastrutture e nuova centralità alla Barbagia di Bitti.

Valorizzazione culturale: Nurnet propone persino una candidatura UNESCO legata alla civiltà pastorale e al paesaggio culturale dell’area.

⚠️ Criticità e preoccupazioni sollevate da Nurnet
Nurnet non si oppone al progetto, ma chiede chiarezza su diversi punti:

1. Vincoli territoriali già attivi
La normativa regionale attorno a Sos Enattos introduce limitazioni e procedure speciali per attività considerate incompatibili con l’osservatorio.
Nurnet sottolinea che questi vincoli sono reali e già applicati, ad esempio contro progetti eolici.

2. Impatto sul territorio e sulle comunità
Possibili limiti alle attività future (pastorizia, edilizia, uso del suolo).

Effetti sul sistema idrogeologico del Monte Albo.

Gestione del traffico pesante e dei milioni di m³ di materiale di scavo.

3. Trasparenza e documentazione
Nurnet chiede che:

siano pubblicati tutti i documenti tecnici,

siano chiariti i limiti reali e non solo “promessi”,

si definiscano con precisione le compensazioni per i territori.

4. Archeologia e paesaggio culturale
La densità archeologica dell’area è altissima e considerata un valore a rischio.

🤝 La loro proposta: negoziare da pari
Nurnet sostiene che la Sardegna debba:

negoziare compensazioni concrete,

evitare di “chiedere favori”,

pretendere garanzie ambientali e culturali verificabili.

🔥 Condanna degli atti intimidatori
Dopo l’attentato alle auto dei ricercatori, Nurnet ha espresso una condanna netta e senza attenuanti, affermando che la violenza danneggia proprio chi chiede trasparenza e garanzie.

📌 Conclusione
Nurnet vede l’Einstein Telescope come un’opportunità, ma non come un “regalo senza condizioni”.
Chiede un confronto serio, documentato e rispettoso, con:

chiarezza sui vincoli,

garanzie ambientali,

tutela del patrimonio culturale,

compensazioni adeguate per le comunità della Barbagia.

Opportunità, costi e la necessità di un ascolto attivo delle comunità del territorio

Eric Cline , caro amico di Nurnet - La Rete Dei Nuraghi, ha pubblicato il seguente articolo quale commento sui dibattiti...
19/08/2026

Eric Cline , caro amico di Nurnet - La Rete Dei Nuraghi, ha pubblicato il seguente articolo quale commento sui dibattiti seguiti all'Odissea di Nolan.
L'abbiamo tradotto automaticamente con Google, per il nostro pubblico, in attesa che Eric e Lee Ann Turner ritornino a trovarci in Sardegna e possano parlarcene direttamente.
Se Eric legge avrei anche io una domanda per lui: "I Popoli del Mare siamo noi" dice Ulisse a Penelope e dopo aver esposto le sue sofferenze e i dubbi seguiti alla guerra di T***a, dopo la battaglia finale a Itaca.
Questa secondo me è una delle chiavi di lettura moderne di tutta la vicenda narrata da Omero, che riporta anche ai libri di Cline e del nostro Giovanni Ugas..
Inoltre, perché non menzioni i popoli tirrenici e del Nord Africa. Ritieni che non debbano essere inclusi Shardana, Shekelesh e Libu ecc.
A.G.
"COME SI FA A SAPERE QUANDO IL MONDO STA PER FINIRE?"
Di Eric H. Cline
11 agosto 2026
Traduzione automatica da Google
«La nostra civiltà sta crollando», dice Penelope a suo figlio Telemaco in un certo punto del film Odissea di Christopher Nolan . Molto più tardi, verso la fine del film, lo stesso Ulisse dice a Penelope in modo simile: «La nostra età del bronzo sta crollando».

In entrambi i casi, il dialogo è fin troppo consapevole di sé, come altri hanno già fatto notare, ma ciononostante entrambi avevano ragione. Il mondo dell'Età del Bronzo, così come lo avevano conosciuto fino ad allora, era certamente sull'orlo del collasso o aveva già superato il punto di non ritorno. La maggior parte degli archeologi e degli storici che studiano questo periodo concorderebbe, seppur con cautela in alcuni casi, sul fatto che il mondo dell'Età del Bronzo nel Mediterraneo globalizzato fosse più fragile e vulnerabile di quanto apparisse.

Il loro mondo interconnesso – che era ben più esteso della sola Grecia micenea e di T***a – si estendeva in realtà dall'attuale Italia a ovest fino all'Iran a est e dalla Turchia fino all'Egitto. A quel punto, fiorì per oltre trecento anni, durante quella che oggi chiamiamo tarda età del bronzo, dal 1500 al 1200 a.C. circa. Una rete commerciale e diplomatica collegava le grandi e piccole potenze di quell'epoca, dai Micenei e Minoici nell'Egeo; dagli Ittiti e T***ani in Anatolia (l'odierna Turchia); dai Cananei lungo tutto il Levante; dagli Egizi e Ciprioti nei rispettivi paesi; fino agli Assiri e Babilonesi in Mesopotamia (l'odierno Iraq e la Siria settentrionale). I legami tra di loro includevano scambi commerciali di materie prime, in particolare metalli, nonché di prodotti finiti, e comprendevano anche ambasciate diplomatiche e matrimoni dinastici. Tutto ciò lo sappiamo grazie a testi scoperti in diversi archivi di quel periodo, nonché a reperti rinvenuti durante gli scavi archeologici.

Non sorprende che Nolan abbia collocato la guerra di T***a, e le sue conseguenze, verso la fine di questo periodo, intorno al 1200 a.C., poiché è in quel periodo che è più probabile che la guerra abbia avuto luogo. È anche probabile che si sia svolta per le ragioni che egli stesso suggerisce: se Elena è realmente esistita, sarebbe stata probabilmente solo un pretesto per una guerra che si sarebbe comunque verificata, dato che i Micenei tentavano di impadronirsi dell'Ellesponto e della via per il Mar Nero, che sarebbe stata controllata da T***a (proprio come l'Iran controlla oggi lo Stretto di Hormuz).

Ovviamente, abbiamo il racconto leggendario di Omero (e il resto del Ciclo Epico) che ci narra dell'assedio miceneo della città e delle sue conseguenze. Esistono però anche documenti storici ittiti, incisi su tavolette d'argilla ritrovate nella capitale Hattusa, che descrivono non una, non due, non tre, ma ben quattro guerre combattute per il controllo di T***a durante la tarda età del bronzo, l'ultima delle quali intorno al 1200 a.C. La questione, almeno per me, non è se la guerra di T***a sia realmente avvenuta, ma quale delle quattro guerre registrate dagli Ittiti sia quella narrata anche dai bardi greci nei secoli successivi.

Ma i Micenei da soli non furono responsabili del crollo della civiltà, a prescindere da quanto spesso i personaggi di Nolan si tormentino per il ruolo che si attribuiscono a tale evento, e anche se singoli Micenei e Minoici facevano parte dei cosiddetti Popoli del Mare. Questa forza minacciosa, che non viene mai mostrata direttamente ma solo menzionata in numerose occasioni nel film, è in realtà nominata, gruppo per gruppo, in diverse iscrizioni egizie di quel periodo, dal faraone Merneptah nel 1207 a.C. e dal faraone Ramses III nel 1177 a.C. Oggi li chiamiamo collettivamente Popoli del Mare, ma tra i nove gruppi specificamente nominati dagli Egizi c'erano i Peleset, gli Shardana, gli Shekelesh, gli Ekwesh, i Teresh, i Lukka e i Denyen: alcuni dei quali possiamo identificare, mentre altri rimangono più avvolti nel mistero.

Contrariamente a quanto affermato da altri recensori, la teoria dei Popoli del Mare non è stata smentita dagli studi recenti. Piuttosto, è stata meglio contestualizzata nel quadro generale degli eventi della tarda età del bronzo, periodo in cui il Mediterraneo e l'antico Vicino Oriente furono colpiti da una serie di calamità, che spaziavano dalla siccità e dalla carestia alle malattie, ai terremoti e, appunto, a queste migrazioni/invasioni.

Di fronte a tutte queste calamità congiunte, la resistenza si rivelò vana, come avrebbe potuto dire Jean-Luc Picard riferendosi ai Borg in un episodio di Star Trek: The Next Generation, e la rete globalizzata precipitò rapidamente nel caos. Le singole società furono abbandonate a se stesse, con risultati alterni. I Micenei e gli Ittiti, ad esempio, per non parlare dei T***ani, non sopravvissero al collasso sociale, lasciando i singoli individui a tentare la ricostruzione, con risultati più o meno positivi. Ci sarebbero voluti fino a quattro secoli per ristabilire la rete globale del Mediterraneo, sebbene fosse di nuovo presente all'epoca delle prime Olimpiadi, tradizionalmente datate al 776 a.C.

Ma, contrariamente a quanto mostrato nella sceneggiatura di Nolan, in realtà non sappiamo se le varie entità o individui dell'epoca si rendessero conto di trovarsi nel mezzo di un collasso sociale, o addirittura di civiltà, alla fine della tarda età del bronzo. Non troviamo alcun esempio di sforzi organizzati né indizi nei resti archeologici o nei documenti testuali che suggeriscano che qualcuno all'epoca fosse consapevole del quadro generale, come invece sembrano esserlo Penelope, Ulisse e Telemaco nel film di Nolan.

Diversi commentatori hanno recentemente ipotizzato che Nolan intendesse che il suo film fosse un riflesso di ciò che sta accadendo nel mondo di oggi. Se ciò sia corretto o meno, bisognerà attendere la sua stessa risposta, ma nel frattempo è chiaro, e lo è da tempo, che molti dei problemi e delle complicazioni che caratterizzarono il collasso della tarda età del bronzo sono di nuovo presenti oggi, tra cui siccità, carestie, migrazioni, malattie, terremoti e altre situazioni catastrofiche.

In breve, abbiamo gli stessi problemi che avevano loro più di tremila anni fa... e la loro rete globalizzata di commercio e diplomazia crollò. Affermare che noi (nel complesso) siamo troppo grandi per fallire è semplicemente presuntuoso; non lo siamo. Sostengo da anni che si possano trarre insegnamenti dagli eventi accaduti alla fine della tarda età del bronzo, insegnamenti che potrebbero rivelarsi ancora una volta validi per noi oggi, visti i numerosi problemi che affliggono il nostro mondo globalizzato.

Ma come faremo a sapere quando avremo raggiunto il punto di non ritorno, in modo da poter agire prima che sia troppo tardi per rimediare? La risposta è che potremmo non saperlo, o non degnarci di riconoscerlo, finché non sarà troppo tardi, se continuiamo a percorrere la strada che ci siamo creati da soli verso il collasso e/o la distruzione della civiltà. E ci saranno ancora bardi a cantare poemi epici su ciò che è andato perduto, se e quando seguiremo la stessa strada dei Micenei, dei T***ani e degli Ittiti? Saranno in grado di dimenticare i nostri errori?

Eric H. Cline è professore di Studi Classici e Antropologia presso la George Washington University ed è autore di 1177 a.C.: L'anno del crollo della civiltà e Dopo il 1177 a.C.: La sopravvivenza delle civiltà (entrambi pubblicati da Princeton University Press).

https://press.princeton.edu/ideas/how-do-you-know-when-the-world-is-ending?fbclid=Iwb21leATyQoJjbGNrBPJCcnBkb2YBZXh0bgNhZW0CMTEAc3J0YwZhcHBfaWQMMzUwNjg1NTMxNzI4AAEeiPENF6KmMI1dmgip73r0JLsg_ZMTjO3A5kAjIbQkRMpjZ-TUsyxZrpTQ1Vw_aem_1vaPGt0PC1aAqwHtoO1I0A

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