17/10/2026
Alessandro Barbero in Difesa dell'ANPI.
LA RESISTENZA NON È UN REPERTO DA MUSEO
C'è una curiosa abitudine, nell'Italia contemporanea: considerare la Resistenza un episodio glorioso del passato, purché naturalmente i suoi eredi abbiano la cortesia di non intervenire nelle questioni del presente.
Si celebrano i partigiani, si depongono corone ai monumenti, si pronunciano discorsi solenni sulla libertà. Ma quando l'ANPI, l'associazione che di quella Resistenza custodisce la memoria e rivendica i valori, prende posizione nel dibattito pubblico, qualcuno improvvisamente si scandalizza.
Eppure basterebbe conoscere un po' di storia.
L'Associazione Nazionale Partigiani d'Italia nasce a Roma nel 1944, quando il Nord è ancora occupato dai tedeschi e dai fascisti della Repubblica Sociale Italiana. Il 5 aprile 1945, venti giorni prima dell'insurrezione generale, viene riconosciuta come ente morale.
Non nasce, dunque, come un'associazione nostalgica di reduci che ricordano una guerra ormai lontana. Nasce mentre quella guerra si sta ancora combattendo.
E soprattutto nasce unitaria.
Al suo interno convivono uomini e donne provenienti dalle Brigate Garibaldi, comuniste, dalle formazioni di Giustizia e Libertà, dalle Brigate Matteotti, socialiste, dalle Fiamme Verdi, di ispirazione cattolica, dalle Brigate del Popolo, dalle Osoppo e dalle formazioni militari autonome.
Comunisti, socialisti, cattolici, azionisti, liberali, militari monarchici: persone che avevano idee profondamente diverse sul futuro dell'Italia, ma condividevano una convinzione fondamentale. Il fascismo doveva essere sconfitto e l'occupazione nazista doveva finire.
Naturalmente, terminata la guerra, arrivarono le divisioni. Nel 1948 nacque la Federazione Italiana Volontari della Libertà, nel 1949 la Federazione Italiana delle Associazioni Partigiane.
Sarebbe sorprendente il contrario. Chi aveva combattuto insieme contro Hi**er e Mussolini non era necessariamente disposto a condividere le proprie opinioni su Stalin, Truman o il futuro dell'Europa.
Ma quelle divisioni non cancellarono la comune esperienza della Liberazione.
Con la fine della guerra fredda, ANPI, FIAP e FIVL hanno progressivamente ripreso a collaborare, fino alla costituzione, nel 2021, del Forum delle associazioni antifasciste e della Resistenza.
C'è poi un'altra questione, sulla quale si esercita frequentemente una polemica piuttosto singolare: perché oggi possono iscriversi all'ANPI persone che non hanno combattuto nella Resistenza?
La risposta è semplicissima.
Perché i valori della Resistenza non sono proprietà privata di chi ha combattuto tra il 1943 e il 1945.
Dal 2006 l'ANPI è aperta anche a chi non ha partecipato alla lotta partigiana, purché ne condivida i principi antifascisti e democratici. Dal 2007 questi iscritti possono assumere incarichi dirigenti.
Una scelta che non rappresenta una rottura con la storia dell'associazione, ma la volontà di garantirne la continuità.
Del resto, sarebbe piuttosto bizzarro sostenere che soltanto chi ha personalmente combattuto il fascismo abbia il diritto di difendere l'antifascismo. Seguendo questo ragionamento, tra qualche anno dovremmo considerare definitivamente archiviati anche i valori della Costituzione, semplicemente perché i suoi protagonisti non sono più tra noi.
Alessandro Barbero ha ricordato più volte un aspetto fondamentale della Resistenza: il suo significato non si esaurisce nel contributo militare alla sconfitta del nazifascismo.
La Resistenza dimostrò al mondo che esisteva un'Italia diversa da quella che aveva sostenuto Mussolini, un'Italia disposta a combattere e morire per riconquistare la libertà.
Nel suo discorso ufficiale del 25 aprile 2019, Barbero sottolineò proprio questo elemento: il valore politico e morale della Resistenza sarebbe rimasto fondamentale anche nell'ipotesi, storicamente infondata, che il suo contributo militare fosse stato irrilevante.
E ricordò che i partigiani impegnarono consistenti forze tedesche, ostacolarono comunicazioni e movimenti militari, liberarono territori e contribuirono concretamente alla sconfitta dell'occupante.
Non furono dunque semplici spettatori della Liberazione, né comparse in una guerra combattuta esclusivamente dagli Alleati.
Furono protagonisti della riconquista della libertà italiana.
Questo patrimonio storico appartiene all'intero Paese, non a una singola formazione politica.
Naturalmente l'ANPI, come qualsiasi associazione, può essere criticata. Le sue posizioni politiche possono essere discusse, contestate e persino giudicate sbagliate. Nessuna organizzazione democratica gode dell'infallibilità, privilegio che peraltro nella storia ha prodotto risultati generalmente poco incoraggianti.
Ma una cosa è criticare una posizione concreta, altra cosa è pretendere che l'associazione rinunci alla propria funzione civile, culturale e politica.
L'ANPI non è nata per amministrare il silenzio dei morti, ma per custodire e trasmettere i valori per i quali quei morti hanno combattuto.
E quei valori non riguardano soltanto il passato.
Riguardano la libertà, la democrazia, il pluralismo, il rifiuto della dittatura e la difesa dell'ordinamento costituzionale.
Si può discutere, naturalmente, su come questi principi debbano essere interpretati nelle controversie contemporanee. Ma pretendere che l'antifascismo cessi di avere una funzione pubblica perché Mussolini è morto nel 1945 significa confondere la fine di un regime con la scomparsa delle ragioni storiche e politiche che portarono a combatterlo. La Costituzione repubblicana, del resto, contiene ancora la XII disposizione transitoria e finale, che vieta la riorganizzazione, sotto qualsiasi forma, del disciolto partito fascista.
E non risulta che i Costituenti abbiano previsto una data di scadenza per l'antifascismo.
La memoria storica non consiste nel venerare il passato, ma nel comprenderlo e nel riconoscere ciò che continua a insegnarci.
Perché una democrazia che considera superflua la memoria delle lotte attraverso le quali è nata rischia di dimenticare una verità piuttosto elementare: la libertà che oggi appare naturale, ieri non lo era affatto.
E soprattutto non è arrivata gratuitamente.
Associazione Nazionale Partigiani d'Italia - ANPI Patria Indipendente