Fondazione Enrico Berlinguer

Three Lectures from Palestinian Perspective, incontri con Atef Abu Saif  Atef Abu Saif, scrittore e saggista, già portav...
13/06/2026

Three Lectures from Palestinian Perspective, incontri con Atef Abu Saif

Atef Abu Saif, scrittore e saggista, già portavoce di Fatah, dal 2019 al 2024, Ministro della Cultura dell'Autorità Palestinese, terrà tre letture sulla situazione in Palestina vista dalla prospettiva palestinese.

Gli incontri, organizzati da "Cattedra di Mondo arabo contemporaneo, Università degli Studi di Cagliari, in collaborazione con la Fondazione Enrico Berlinguer", si terranno il 16, 17,18 giugno dalle 17:00 nell'Aula Magna Baffi , Campus Sant'Ignazio, Viale Sant'Ignazio, 74 Cagliari.

42° anniversario della morte di Enrico BerlinguerNel 42° anniversario della morte, una sobria cerimonia in viale Dante a...
11/06/2026

42° anniversario della morte di Enrico Berlinguer

Nel 42° anniversario della morte, una sobria cerimonia in viale Dante a Sassari, ha reso omaggio a Enrico Berlinguer.

Prima l'Associazione 25 aprile e Sinistra Futura hanno deposto un mazzo di fiori; successivamente la Fondazione Enrico Berlinguer, come ogni anno, ha adagiato una corona di alloro accanto alla targa, realizzata dal Comune di Sassari quattro anni fa, su progetto dell’artista Igino Panzino, in occasione del centenario della nascita del segretario del PCI.

Una piccola folla ha ascoltato, difronte alla casa natia di Enrico Berlinguer, i discorsi di Salvatore Cherchi e Gianni Piras, rispettivamente presidente del Comitato d’Indirizzo e del Consiglio di Amministrazione della Fondazione Enrico Berlinguer e quelli dell’assessora comunale Maria Francesca Fantato e del sindaco di Sassari Giuseppe Mascia.

Foto di Gabriele Calvisi

Lunedì 11 giugno 1984 alle 12:45 il cuore cessa di ba***reNella ricorrenza del 42esimo anniverario della morte di Enrico...
09/06/2026

Lunedì 11 giugno 1984 alle 12:45 il cuore cessa di ba***re

Nella ricorrenza del 42esimo anniverario della morte di Enrico Berlinguer, la Fondazione Enrico Berlinguer deporrà una corona di fiori accanto alla targa dedicategli dal Comune di Sassari presso il palazzo in cui è nato.

Vi aspettiamo a Sassari in Viale Dante, angolo Via Alghero, l'11 giugno 2026 alle 11:30.

Quel 7 giugno del 1984 in Piazza della Frutta a PadovaIl segretario del Pci, arriva a Padova verso mezzogiorno, di giove...
06/06/2026

Quel 7 giugno del 1984 in Piazza della Frutta a Padova

Il segretario del Pci, arriva a Padova verso mezzogiorno, di giovedì 7 giugno, proveniente da Genova. Parlerà in serata, alle 21.30, in Piazza della Frutta.

Prima deve scrivere le risposte a nove domande di Lamberto Sechi, direttore del «Mattino di Padova», e vedere una delegazione di operai della Galileo. È irritato. Ha saputo da Roma d'un'altra prova di forza del governo, che al Senato, sul decreto-bis, ha posto addirittura due questioni di fiducia, la quinta e la sesta dall'inizio della vicenda: il Parlamento obbligato a timbrare il decreto com'è.

Comincia a scrivere l'intervista a pomeriggio inoltrato. Quarta domanda: «II partito socialista è ancora un partito di sinistra col quale il Pci potrebbe trovare nel breve termine un'intesa, sia pur limitata?». Risposta: «Rilasciare diplomi o affibbiare etichette ai partiti è un vizio non nostro ma di altri. I giudizi che diamo dei partiti si riferiscono sempre ai loro obiettivi programmatici, alla loro coerenza con la propria peculiare ispirazione ideale e soprattutto ai loro comportamenti e atti concreti. Se si applica al Partito socialista italiano di oggi questo nostro metodo e criterio di giudizio, non prevenuto e non fazioso, si dovrà riconoscere che l'azione de! Psi - nel governo e in Parlamento - non è certo orientata a difendere gli strati sociali più deboli, a basso reddito, sfruttati, emarginati (i senza casa, i pensionati, le donne, i giovani). Anzi, il provvedimento più importante del governo a presidenza socialista è - per suo stesso vanto - il decreto che taglia d'autorità la scala mobile, mentre nessun provvedimento concreto è stato preso per colpire l'evasione fiscale, le attività speculative e le rendite puramente finanziarie: è la classica linea dei sacrifici a senso unico. Inoltre, rispetto agli altri partiti socialisti e socialdemocratici dell'Europa occidentale, il Psi si differenzia per essere l'unico che considera strategica la sua alleanza al governo con partiti conservatori e di centro e, dal governo, contrasta attivamente la forza più rappresentativa della sinistra italiana, il Pci. Questi sono i fatti di questi mesi, non voglio davvero escludere, e anzi mi auguro, che i fatti de! futuro parlino in modo diverso».

L'attendono gli operai della Galileo, sospende l'intervista, esce, si fa sera.

Un salto da Sechi in redazione. Come d'abitudine, niente cena. Va in Piazza della Frutta, per ii comizio. Accende una sigaretta. Sarà l'ultima. Lo chiamano. Tocca a lui. Appare combattivo: « Il governo ha posto la fiducia al Senato sul decreto che taglia la scala mobile. Ma a chi chiede la fiducia il governo Craxi? La chiede a una maggioranza squassata, al cui interno ci si scambiano accuse tanto roventi che mai l'opposizione - pur accusata di settarismo - aveva pensato di usare [...]. Dagli avvenimenti di questi mesi, giorni e ore emerge un ben miserevole quadro del personale governativo che in questo momento ha in mano la guida dell'Italia: un personale che va dimostrando la più assoluta mancanza di serietà, di decoro, di decenza [...]. A questo degrado della vita pubblica, noi comunisti, come grande forza nazionale, pretendiamo che si ponga fine [...]. I comunisti potranno avere mille difetti, ma nessuno che sia onesto potrà loro negare la serietà, l'attaccamento alla democrazia, l'impegno nella difesa delle istituzioni ...».

Le parole gli si spezzano in bocca, vacilla, il maxi teleschermo dietro il palco ingrandisce una faccia stravolta per smorfie di dolore. S'annunzia bufera. Tutt'intorno a Padova piove. Qui lampi. «Ero in piazza a sentire il comizio - dirà giorni dopo il primario pneumologo Giuliano Lenci-. Conoscevo Enrico da anni [...]. Lo sentivo parlare persuasivo come sempre. Poi mi accorgo che c'è qualcosa che non va. Non è spedito come al solito, le parole difficili gli inceppano la pronuncia. Vedo che a un tratto si aggrappa al leggio, come colto da capogiro. Guardo l'ora istintivamente, il mio orologio segna le 22.25. Vorrei intervenire. Ma Tatò, che gli è accanto, mi precede». Ricorderà Tatò: «Anch’io mi ero reso conto che Enrico non stava bene. A tratti balbettava, perdeva il filo de! discorso. Gli dico "smetti, chiudi così. E lui, secco: taci!". Molti gli parlano e gli dicono: «smetti, smetti!» II professor Lenci s'affretta verso il palco e vi sale appena in tempo per sorreggerlo: «Ha la fronte imperlata di sudore, ci metto una mano sopra, è gelata. '' Ho voglia di vomitare'', mi dice. "Vomita", lo esorto, e perché si senta più a suo agio lo metto di spalle alla folla. Vomita due volte. "Mi ha fatto male la cena di ieri era a Genova", dice. Sembra più sollevato. Mentre scende i gradini del palco, saluta la folla con la mano». L'accompagnano al ''Plaza''. Lenci: «Sono in macchina, dietro, accanto a Berlinguer. Gli chiedo: "Hai del dolore?'". Lui risponde no. II polso e buono. Lui si fa una pecie di autodiagnosi: un fatto gastrico». Tatò l'aiuta a mettersi a letto, il professor Lenci gli fa la prova di Babinski, c'è in atto una emorragia grave. Di corsa all'ospedale, Tac, angiografia. È un ictus molto serio. Alle 23.40 il professor Salvatore Mingrino l'opera... Ictus da stress? Dice il professor Francesco Ingrao, medico personale di Berlinguer: «Quella di Berlinguer non è stanchezza d'un giorno, ma di tutta una vita, una vita logorante, che segna un individuo. Da qualche tempo soffriva di altri malesseri, aveva turbe gastro intestinali, non digeriva, il fegato ingrossato e una lieve ipertensione. Le si*****te gli avevano accentuato un enfisema polmonare, e alle volte si lamentava di dolori alla schiena. Gli dicevo: la notte è fatta per riposare; ma la maggior pane delle notti lui le ha passate a lavorare. Non conosceva né feste né riposi settimanali, lui che lottava perché gli altri le avessero.»

“Vita di Enrico Berlinguer” di Giuseppe Fiori, pagg 503-505, Editori Laterza, 1989

Buona festa della Repubblica
01/06/2026

Buona festa della Repubblica

"Fermiamoli insieme"La Fondazione Enrico Berlinguer partecipa alla manifestazione per la pace organizzata il 4 giugno a ...
31/05/2026

"Fermiamoli insieme"

La Fondazione Enrico Berlinguer partecipa alla manifestazione per la pace organizzata il 4 giugno a Cagliari.

Per la Fondazione Enrico Berlinguer interverrà Elisa Angioni, studentessa della quinta liceo. Leggerà un brano dell'intervento di Enrico Berlinguer alla marcia della pace, Assisi 1983.

𝐁𝐮𝐨𝐧 𝐜𝐨𝐦𝐩𝐥𝐞𝐚𝐧𝐧𝐨 𝐄𝐧𝐫𝐢𝐜𝐨 Mario Berlinguer e Mariuccia Loriga si sposano nel giugno del ’21 e vanno ad abitare in una casa ...
24/05/2026

𝐁𝐮𝐨𝐧 𝐜𝐨𝐦𝐩𝐥𝐞𝐚𝐧𝐧𝐨 𝐄𝐧𝐫𝐢𝐜𝐨

Mario Berlinguer e Mariuccia Loriga si sposano nel giugno del ’21 e vanno ad abitare in una casa d’affitto in Via Dante, alla periferia di Sassari. L’appartamento è arredato al meglio del gusto dell’epoca, con i mobili della sala da pranzo comprati da Ducrot a Roma e con un delizioso salottino in vimini. Dopo un anno esatto, il 25 maggio del 1922, nasce il primo figlio. Mariuccia, contro le aspettative generali, desiderava una femmina. “Mariù, è un maschio e bruttino pure” le annunciava tutta allegra la suocera, donna Caterina, che prende in braccio per prima il neonato, venuto alla luce fra una corte di levatrici e di parenti, dopo due giorni di doglie. Il nome, già deciso in anticipo, è quello del nonno paterno Enrico.

(Chiara Valentini “Berlinguer”, Arnaldo Mondadori Editore, Milano, 1989)

La foto contenuta nella grafica è di Luigi Ghirri scattata all’ultima festa de L’Unità chiusa da Enrico Berlinguer a Modena nel 1983.

21/05/2026
Michele Giua, il chimico antifascista. Iniziative a sessanta anni dalla scomparsa.Il 22 e il 23 maggio, al castello dei ...
20/05/2026

Michele Giua, il chimico antifascista. Iniziative a sessanta anni dalla scomparsa.

Il 22 e il 23 maggio, al castello dei Doria a Castelsardo, e all'Università di Sassari, si svolgerà il convegno “Michele Giua sessant'anni dopo”. L'iniziativa - che vedrà l'intervento della nipote, storica e scrittrice Anna Foa- nasce dalla associazione Michele Giua di Castelsardo con il contributo della Fondazione di Sardegna e con il patrocinio dell'Università degli studi di Sassari, la presidenza del Consiglio regionale Sardegna, i comuni di Sassari e di Castelsardo e della Fondazione Enrico Berlinguer. In rappresentanza della Fondazione Enrico Berlinguer interverrà Angela Mameli.
La Fondazione Enrico Berlinguer ha programmato, a Cagliari, un’iniziativa nel prossimo ottobre, rivolta agli studenti e alle studentesse dell’Istituto d’istruzione superiore intilato a Michele Giua.

Michele Giua (1889–1966)

Gli anni della formazione
Michele Giua nasce a Castelsardo il 26 aprile 1889 da una modesta famiglia. Fin dagli studi liceali è impegnato nell'attività politica, frequentando il Circolo giovanile socialista di Sassari, in un'atmosfera di repubblicanesimo e antimilitarismo accesi radicati nella tradizione risorgimentale. Il suo approccio alla politica è tuttavia segnato dall'eccidio dei minatori in sciopero a Buggerru, che lo orienta su posizioni nettamente radicali. Iscritto al Partito socialista dal 1906, si laurea in Chimica all'Università di Roma nel 1911 e si trasferisce a Berlino per perfezionare i suoi studi. Riformato per malattia, può evitare sia la guerra in Libia che la Prima guerra mondiale, dedicandosi alla ricerca scientifica che lo conduce a diventare, a soli 27 anni, libero docente di chimica.

La carriera accademica
Ottenuta la cattedra di Chimica all'Università di Sassari, passa poi al Politecnico di Torino. Allievo di Emil Fischer e di Emanuele Paternò, diventa professore di chimica organica industriale, noto per i suoi studi sulle sostanze esplosive — in particolare sulla reattività del nitrogruppo rispetto all'anello benzenico — e per le sue ricerche sulla disidratazione dei fuseloli e sulla chimica dei composti azotati.
Fra le sue opere scientifiche più significative vi è il Dizionario di chimica generale e industriale, scritto in collaborazione con la moglie Clara Lollini, sua compagna anche di studi: l'opera, con circa quarantamila voci, costituisce una fonte ricca e talvolta unica di informazioni biografiche e iconografiche sui chimici italiani e stranieri. Di rilievo anche il Trattato di chimica industriale in otto volumi.

L'antifascismo e il coraggio del rifiuto
Nel 1931, grazie al figlio Renzo, Giua entra in contatto con il gruppo torinese antifascista Giustizia e Libertà, composto da Aldo Garosci, Mario Andreis, Luigi Scala. Nella primavera successiva ne diventa uno degli animatori, impegnandosi a diffondere clandestinamente le pubblicazioni editate a Parigi, con continui contatti oltralpe per l'introduzione di materiale clandestino. La sua competenza chimica è fondamentale in questo periodo: mette a punto diversi tipi di inchiostro simpatico per la corrispondenza segreta. Nel 1933 si rende protagonista di un gesto di eccezionale coraggio: si rifiuta di sottoscrivere il giuramento di fedeltà al regime fascista. Compreso Giua, solo 12 docenti universitari su 1.200 ebbero questo coraggio.

L'arresto, il processo e il carcere
In seguito alla delazione del noto scrittore Pitigrilli (Dino Segre), infiltrato per conto dell'OVRA, l'attività del gruppo torinese di Giustizia e Libertà viene scoperta e, il 15 maggio 1935, Giua è arrestato insieme con Massimo Mila, Vittorio Foa e altri. Pitigrilli aveva rivolto particolari attenzioni a Giua che, nella sua qualità di chimico esperto di esplosivi, veniva considerato un potenziale terrorista. Condannato nel 1936 dal Tribunale Speciale per la Difesa dello Stato a quindici anni di reclusione, ne sconta otto di carcere duro nei penitenziari di Castelfranco Emilia. Durante quegli anni, intrattiene con i familiari uno scambio di circa millecinquecento lettere, scritte in forma criptica a causa della censura e dell'autocensura imposte dalla prigionia.

Il dramma del figlio Renzo
Durante gli anni della persecuzione, Giua subisce anche un dolore personale devastante. Il figlio Renzo, antifascista combattente nella guerra civile sp****la, dopo aver aderito al movimento Giustizia e Libertà ed essere stato già arrestato nel 1932, espatria in Francia e poi raggiunge i repubblicani spagnoli. Muore il 17 febbraio 1938, all'età di soli 24 anni, colpito da una pallottola durante una battaglia sul fronte dell'Estremadura.

La Resistenza e il dopoguerra
Liberato nel 1943 dopo la caduta del fascismo, raggiunti i partigiani sulle montagne piemontesi, il non più giovane professore riprende l'attività clandestina nel Partito Socialista di Unità Proletaria. Dopo la Liberazione gli viene affidato l'incarico di presiedere la Commissione provinciale torinese di epurazione.
Chiamato a far parte della Consulta nazionale subito dopo la Liberazione, viene eletto all'Assemblea Costituente nelle liste del Partito Socialista ed è membro della Commissione dei 75 che redige materialmente la Costituzione. Dal 1948 al 1958 è deputato, eletto nelle liste del Partito Socialista guidato da Pietro Nenni.
Dal 1949 al 1964 torna a tenere la cattedra di Chimica Organica Industriale all'Università di Torino. Nel corso della sua lunga carriera accademica pubblica decine di monografie, oltre cento articoli e segue ben 225 tesi di laurea, 70 delle quali a carattere sperimentale.

Gli ultimi anni e la memoria
Ritiratosi dalla politica attiva, dedica i suoi ultimi anni agli studi di chimica. Nel 1945 aveva già pubblicato Ricordi di un detenuto politico 1935–1943, testimonianza diretta degli anni di prigionia.
Michele Giua muore a Torino il 25 marzo 1966. Nel 1968 l'Istituto tecnico industriale statale di Cagliari viene intitolato all'illustre studioso antifascista, a perenne ricordo di un uomo che seppe coniugare la grandezza scientifica con un'integrità morale e civile rarissima.

Ciao compagno Antonio Cartadi Gabriele CalvisiA stento sono riuscito ad evitare la scorciatoia del pianto, stamattina, d...
17/05/2026

Ciao compagno Antonio Carta
di Gabriele Calvisi

A stento sono riuscito ad evitare la scorciatoia del pianto, stamattina, dopo aver saputo della morte di Antonio Carta, avvenuta anzitempo, ieri sera sul tardi, in un letto d’ospedale.
Vi era entrato la notte prima, con l’affanno che dolorava il petto. Nel tardo pomeriggio, Irene, Stefano e Paola hanno autorizzato l’interruzione della ventilazione e dopo qualche ora, nel sonno profondo e oscuro, il suo respiro si è fermato.

Non sono in grado di ricordarlo, adesso. Non per difetto di memoria degli ultimi cinquanta anni, ma perché lui non fa parte ancora del passato. La sua persona è tuttora distinta e silenziosa in un presente dilagato nello sconcerto.

Voglio scrivere solo di alcuni aspetti di lui.

In tutta la sua vita, in ogni attività, ha inteso l'adempimento del proprio dovere come il contenuto supremo della realizzazione della propria persona morale.

Come se fosse la massima espressione dell'amore per il prossimo e il perseguimento del bene collettivo.

Come se fosse gradito a un Dio e da un Dio chiamato ad esercitare le professioni che ha vissuto: da funzionario di partito a presidente provinciale e regionale di Legacoop, da consigliere comunale di Oristano a dirigente di quella straordinaria organizzazione politica del secolo scorso, colma di gente per bene, che è stata il PCI.

La sua era una tonalità del far bene che regolava le relazioni e dunque anche le amicizie. Una parola che può rendere l’idea di quello che voglio dire è la tedesca “Beruf” che assomma in sé il concetto di professione e vocazione. Antonio aveva questa naturale vocazione, come chiamato da un Dio civico, in grado di fare bene in ogni sua attività. Senza tornaconto personale. Rafforzata dalla grandezza di non aspettarsi riconoscenza per il bene fatto.

La sua naturale vocazione è alimentata da una spiccata intelligenza e da un ininterrotto stato di grazia. Era un lettore onnivoro, scriveva meravigliosamente, amava la musica, esercitava la mitezza, la curiosità e l’ironia.

Amava infinitamente il colibrì.
A Trinidad di Cuba, dieci anni fa, nel giardino di Mario, è rimasto incantato, con inestinguibile luce negli occhi, osservando la minuscola creatura sospesa, immobile sotto un albero di mango.

Ake bonu viaggiu, Antonio

Indirizzo

Via Emilia, 39
Cagliari
09121

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