Rebelterra

Rebelterra Rebelterra è un'associazione senza scopo di lucro che si occupa di economia circolare e giustizia sociale

24/08/2026

Il Mediterraneo sta cambiando, e alcune specie raccontano questo cambiamento meglio di molte parole.

L’apertura del Canale di Suez, l’intensificazione dei traffici marittimi e, più recentemente, il riscaldamento delle acque hanno favorito l’arrivo, l’insediamento e l’espansione di numerose specie non indigene, alcune delle quali oggi hanno effetti importanti sugli ecosistemi e sulle attività umane.

🦀 Callinectes sapidus, 🐟 Siganus luridus, 🦂 Pterois miles e ☠️ Lagocephalus sceleratus sono solo alcuni esempi di specie che stanno modificando, con modalità diverse, gli equilibri del Mediterraneo.

Monitorarle è fondamentale: conoscere dove compaiono, quanto si stanno espandendo e con quale frequenza vengono osservate significa produrre dati utili alla ricerca, alla gestione e alla conservazione della biodiversità marina.

È proprio da questa esigenza che nasce la collaborazione tra Rebelterra e Ichthyo , unendo comunicazione, divulgazione scientifica e osservazione del territorio per rendere questi fenomeni più comprensibili e coinvolgere direttamente chi il mare lo vive ogni giorno.

In questo quadro si inserisce anche AlienFish, il progetto di citizen science dedicato alla segnalazione e al monitoraggio di specie aliene, rare o di particolare interesse nei mari italiani.

📸 Hai osservato una specie insolita? Fotografala o riprendila, annota località, data, profondità e habitat e invia la segnalazione ad AlienFish.
🌊 Ogni osservazione può diventare un dato utile.
🔎 Osservare, documentare, segnalare: conoscere il cambiamento è il primo passo per comprenderlo.

Mentre in Italia si continua a discutere del DDL Caccia, con proposte che rischiano di indebolire ulteriormente la tutel...
22/08/2026

Mentre in Italia si continua a discutere del DDL Caccia, con proposte che rischiano di indebolire ulteriormente la tutela della fauna selvatica, dalla Scozia arriva un segnale di tutt’altra direzione.
Per la prima volta in circa 400 anni, non è stata concessa la licenza per la tradizionale caccia ai pulcini di sula sull’isola di Sula Sgeir.

La decisione è stata presa dopo il drastico declino delle popolazioni di questo straordinario uc***lo marino, duramente colpite dall’influenza aviaria. Secondo gli esperti, anche un prelievo limitato avrebbe potuto rallentare il recupero della specie.
Questa scelta dimostra che, quando la scienza evidenzia una situazione di rischio, la tutela della biodiversità deve ve**re prima di qualsiasi tradizione o interesse particolare.

La conservazione della natura richiede decisioni coraggiose, fondate sulle evidenze scientifiche e orientate al bene comune, non a quello di poche categorie.

19/08/2026

Ve le ricordate queste magliette?

Abbiamo donato alcune delle magliette dei Cleanup Games 2026 a per le loro attività. E ora siamo emozionatissimi a vedergliele portare mentre fanno attività di pulizia lungo i fiumi e il mare della Cambogia.

Viva la Vida Family è un'associazione che sta facendo delle cose pazzesche in un contesto estremamente difficile: hanno creato un centro dove i bambini dei villaggi possono studiare e giocare; una casa famiglia che funge anche da centro di formazione per chi ne ha bisogno; una scuola di inglese. Ma soprattutto hanno creato una cosa che in quei villaggi sulle rive del Mekong mancava totalmente: un modello di ritiro e recupero dei rifiuti, che dunque non solo non vengono più abbandonati nell'ambiente ma divisi per materiali e riutilizzati!

Un progetto visionario a cui possiamo solo ispirarci e per cui siamo davvero emozionati all'idea di aver contribuito, seppure nel piccolissimo, donando le nostre magliette.

Potete trovare tutti i progetti di Viva la Vida Family nel loro sito e nelle pagine social: ogni aiuto è benvenuto, sia in termini di donazioni che in termini di... volontariato! 😉💪💚

Grazie ragazz e congratulazioni per il vostro lavoro strepitoso!

18/08/2026

L'acqua del Mediterraneo è calda.

Si sta scaldando a una velocità superiore di circa il 20% rispetto alla media degli oceani del pianeta. Può sembrare una buona notizia: fare il bagno è più piacevole, la stagione balneare si allunga. Ma in realtà è uno dei segnali più evidenti della crisi climatica.

Un mare più caldo trattiene meno ossigeno, mettendo in difficoltà pesci e altri organismi marini. Molte specie adattate ad acque più fredde si spostano verso nord o diminuiscono drasticamente, alterando gli equilibri degli ecosistemi e riducendo la biodiversità.

Nel frattempo, il Mediterraneo diventa sempre più ospitale per specie tropicali provenienti dal Mar Rosso e da altre aree calde. Alcune di queste sono specie aliene invasive che possono trasformare profondamente gli habitat, competere con la fauna locale e creare problemi anche alla pesca.

L'aumento della temperatura favorisce inoltre fioriture algali e fenomeni di mucillagine, con effetti negativi sulla qualità delle acque e sulla salute degli ecosistemi.

E non finisce qui. Un mare più caldo significa anche un'atmosfera più ricca di energia e umidità: aumenta l'evaporazione e possono intensificarsi eventi meteorologici estremi come nubifragi, alluvioni lampo e tempeste, oltre a diventare più frequenti le ondate di calore marine.

Il Mediterraneo è un hotspot della crisi climatica. A volte abbiamo la sensazione che ciò che accade sotto la superficie del mare riguardi, in fondo, solo pesci e coralli. Ovviamente non è così: riguarda anche le nostre coste, la pesca, il turismo, la sicurezza. Soprattutto, il mare assorbe anidride carbonica e produce ossigeno. Ciò che riguarda il mare, riguarda l'esistenza stessa di tutti noi.

17/08/2026

È sempre un problema parlare dei danni causati alla biodiversità da cani e gatti domestici, ma proprio perché li adoriamo e soprattutto perché in Italia oltre 10 milioni di famiglie ne ha uno [1], ci sembra doveroso affrontare il discorso.

Cani e gatti possono incidere sulla biodiversità in modi diversi e con un peso diverso, ma per entrambi l'impatto è documentato.
Quello dei gatti è studiato da tempo, soprattutto per l'enorme pressione esercitata attraverso la predazione. Molto meno conosciuto è invece l'impatto dei cani domestici, spesso considerato marginale o ricondotto quasi esclusivamente ai cani randagi e ferali. Negli ultimi anni, però, diversi studi hanno mostrato come anche i cani di proprietà possano incidere sulla fauna selvatica attraverso predazione, inseguimento e disturbo, trasmissione di patogeni e contaminazione degli ecosistemi.

I gatti domestici lasciati liberi di uscire predano uccelli, mammiferi, rettili, anfibi e insetti. Una delle più grandi analisi mai realizzate sulla loro dieta [2] ha identificato 2.084 specie tra le loro prede. 347 sono specie di interesse conservazionistico. L'impatto può arrivare fino all'estinzione: a livello globale, i gatti introdotti sono stati implicati nell'estinzione di almeno 63 specie di vertebrati, soprattutto negli ecosistemi insulari [3].
E se il tuo gatto non porta prede a casa, non significa che non cacci. Uno studio [4] ha riportato che solo il 23% delle prede catturate viene riportato: seguendo 55 gatti domestici di proprietà con videocamere, ha rilevato che soltanto il 23% delle prede catturate veniva riportato a casa; il 49% veniva lasciato sul posto e il 28% consumato.
Ma la predazione non è l'unico problema. I gatti domestici possono trasmettere patogeni alla fauna selvatica, come Toxoplasma gondii, ibridarsi con il gatto selvatico europeo e competere con i predatori selvatici per le risorse. C'è poi un particolare squilibrio ecologico: a differenza dei predatori selvatici, il loro numero non è limitato dalla disponibilità di prede, perché siamo noi a fornire cibo, cure e riparo, mentre loro possono continuare a cacciare.

Per quanto riguarda i cani, a livello globale, sono indicati come una minaccia nota o potenziale per almeno 188 specie minacciate e hanno già contribuito all'estinzione di 11 specie di vertebrati (96 mammiferi · 78 uccelli · 22 rettili · 3 anfibi) [5], il dato comprende cani di proprietà, vaganti e ferali.
E i cani di proprietà? Uno studio condotto in Italia [6] abbia documentato 589 attacchi a fauna selvatica, che hanno coinvolto 95 specie. In oltre il 90% dei casi, l'attacco è stato provocato da un cane lasciato libero mentre il proprietario era presente. Il 95,75% degli eventi documentati si è concluso con la morte dell'animale attaccato.
La sua presenza può provocare nella fauna selvatica fuga, stress, interruzione dell'alimentazione e allontanamento da aree di riposo o riproduzione. E questo può accadere anche quando il cane è al guinzaglio. [7]
In uno studio [8], il passaggio di persone con cani al guinzaglio ha ridotto del 41% il numero di uccelli osservati e del 35% il numero di specie presenti, rispetto alle aree di controllo.

Ci sono poi effetti meno conosciuti. Alcuni antiparassitari utilizzati sui cani sono tossici per gli organismi acquatici e possono raggiungere fiumi e laghi direttamente, quando i cani entrano in acqua, o attraverso gli scarichi domestici. Gli studi ne hanno rilevato il rilascio fino a 28 giorni dopo il trattamento. [9-10-11] Anche deiezioni, patogeni e parassiti possono contribuire all'alterazione degli ecosistemi. [12]

Amare gli animali domestici e proteggere quelli selvatici non sono obiettivi incompatibili. La responsabilità, alla fine, è soprattutto nostra.

Nel primo commento i riferimenti bibliografici.

16/08/2026

Durante le nostre operazioni di monitoraggio e piantumazione di coralli ci siamo imbattuti in un corallo completamente intrappolato in una lenza.

Ci siamo dunque presi un po' di tempo per tentare di liberarlo, operazione non semplice dato che si tratta di un animale (sì, lo ricordiamo, il corallo è un animale) estremamente delicato.

Il corallo in questione è una Millepora alcicornis, una specie nota come corallo di fuoco. Non è un vero corallo duro, ma un idrozoo capace di costruire strutture fondamentali per la barriera corallina, offrendo rifugio e protezione a moltissime specie marine.

A Capo Verde questa specie è in forte difficoltà. Per questo, attraverso il Murdeira Coral Lab, la stiamo monitorando con particolare attenzione e abbiamo scelto di renderla una delle priorità dei nostri interventi di riforestazione.

Le lenze da pesca rappresentano una delle minacce più frequenti. Nella maggior parte dei casi la Millepora riesce addirittura a crescere inglobandole nel proprio scheletro. Questa volta, però, la lenza era così strettamente avvolta alla colonia da comprimerne i tessuti, ostacolando il passaggio dei nutrienti e rischiando di soffocarla.

Ci scusiamo per la qualità del video: l'abbiamo liberata cercando di non arrecarle alcun danno, e la priorità non è dunque stata tenere la mano ferma per delle belle immagini 😅

Possiamo continuare a costruire infrastrutture così impattanti senza regole chiare e, spesso, a spese delle comunità?Il ...
12/08/2026

Possiamo continuare a costruire infrastrutture così impattanti senza regole chiare e, spesso, a spese delle comunità?

Il report “Environmental Cost of AI’s Energy Use” della United Nations University stima che entro il 2030 l’IA consumerà 9.300 miliardi di litri d’acqua l’anno e che il suolo occupato da data center e infrastrutture energetiche collegate supererà i 14.500 km².

Chi paga il conto ambientale di questa crescita? Spesso le comunità, come testimonia il caso di Newton County, in Georgia, dove il data center consuma circa il 10% dell'acqua dedicata all'intera contea, e lascia attorno a sé pozzi danneggiati e problemi per la salute. Un caso destinato a replicarsi in altri luoghi.

L’IA può essere utilissima, soprattutto nel contesto medico e scientifico, ma il suo enorme costo ambientale non può essere ignorato.

Per cui, per lo meno, evitiamo di utilizzarla per cose futili: redigere un'email, scrivere un post su Facebook, vedere che faccia avrebbe il pesce rosso se fosse umano.

Un fiore bellissimo non è un souvenir. 🌸In questi giorni alcuni di noi sono ospiti del Campeggio Nurapolis. Passeggiando...
11/08/2026

Un fiore bellissimo non è un souvenir. 🌸

In questi giorni alcuni di noi sono ospiti del Campeggio Nurapolis. Passeggiando tra le piazzole abbiamo notato alcuni gigli di mare raccolti da altri campeggiatori per decorare i tavoli di tende e roulotte. È un gesto che molti considerano innocuo, senza sapere che il giglio di mare (Pancratium maritimum) è una delle specie simbolo delle dune mediterranee e che raccoglierlo è vietato.

Da questa osservazione è nata l'idea di realizzare, insieme al campeggio, una piccola campagna di sensibilizzazione.

Il giglio di mare è una pianta straordinaria. Vive dove pochissime altre specie riescono a sopravvivere: sulla sabbia, esposta al vento, alla salsedine e al sole. Con le sue radici contribuisce a stabilizzare le dune e a contrastarne l'erosione, mentre i suoi fiori rappresentano una preziosa risorsa per numerosi insetti impollinatori. Ogni pianta lasciata al suo posto produrrà semi da cui potranno nascere nuovi esemplari, contribuendo a mantenere vivo un ecosistema tanto affascinante quanto fragile.

Le dune non sono semplici cumuli di sabbia: sono habitat naturali che proteggono la costa dall'erosione, ospitano specie rare e costituiscono uno degli ecosistemi più delicati del Mediterraneo. Per questo sono tutelate dalla Direttiva Habitat 92/43/CEE e, in Sardegna, anche dalla normativa regionale e dalle ordinanze balneari, che vietano il danneggiamento della vegetazione dunale.

Proteggere le dune significa prestare attenzione a tanti piccoli gesti:
• non raccogliere fiori, piante o altri elementi naturali: dalla spiaggia dovremmo portare via solo un bel ricordo e, naturalmente, i nostri rifiuti;
• utilizzare i camminamenti e rispettare le aree interdette, accompagnando bambini e cani lungo i percorsi consentiti per evitare di danneggiare la vegetazione dunale.

Speriamo che questa iniziativa possa convincere qualcuno, la prossima volta che incontrerà un giglio di mare, a fare la scelta più semplice e più bella: lasciarlo fiorire dov'è nato.

La tutela della biodiversità non dipende soltanto dalle leggi o dalle aree protette. Dipende soprattutto da milioni di piccoli gesti quotidiani. Anche dalla scelta di non raccogliere

07/08/2026

Trasformare i sistemi di produzione alimentare, adottare un'alimentazione prevalentemente vegetale e ridurre gli sprechi alimentari: secondo un'analisi pubblicata su Nature, questi interventi potrebbero ridurre le emissioni di CO₂ legate al sistema alimentare fino all'85% entro il 2050.

Lo studio ha combinato dieci modelli economici globali per confrontare due possibili scenari: uno in cui il sistema di produzione e consumo resta quello di oggi, l’altro in cui vengono attuate queste trasformazioni.

Si tratta ovviamente di un modello teorico, e non tiene conto di alcune variabili importanti come preferenze alimentari e disponibilità economiche individuali. Inoltre, per essere attuato in maniera massiva, necessiterebbe politiche pubbliche alimentari mirate a sostenere agricoltori e produttori alimentari.

Come afferma Matt Gibson, ricercatore a capo dell'analisi:
«Anziché usare questi risultati come scusa per l'inazione, è fondamentale che i governi affrontino la sfida e prendano decisioni difficili per il bene della nostra salute e del pianeta. Questo significa confrontarsi con i potenti gruppi che traggono profitto dallo status quo e da un sistema alimentare globale che, oggi, non tutela né chi produce il nostro cibo né chi dovrebbe nutrirsene.»

E tu cosa ne pensi? Sei d'accordo sul fatto che sia necessario ripensare il nostro sistema alimentare?

06/08/2026

Quante persone conosci che hanno comprato un biglietto aereo e sono andate a studiare in un altro Paese?
Quante che sono saltate su un treno e hanno costruito la propria vita altrove?

Hanno seguito l'università, hanno lavorato, a volte hanno aperto un'attività. Hanno creato amicizie, legami. Qualche volta sono restate a vivere là, si sono sposate, talvolta hanno avuto dei figli che sono diventati cittadini del Paese che li ha accolti.

Probabilmente, lo hai fatto perfino tu, tu che leggi, e che magari hai studiato, o vissuto, fuori dalla tua terra d'origine, per un periodo più o meno lungo della tua esistenza.

E perché noi possiamo e altri no?

Perché se sei bianco, occidentale, ricco, hai un passaporto europeo, puoi permetterti di muoverti agevolmente da uno Stato all'altro, di SCEGLIERE la tua casa, la tua strada, il tuo Paese, mentre se sei nato dall'altra parte del mondo questo non lo puoi fare?

Chi l'ha deciso?
E soprattutto: chi ha deciso che tu nascessi qua, e Mohamed là?

Indirizzo

Viale Monastir 102
Cagliari
09122

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