17/08/2026
È sempre un problema parlare dei danni causati alla biodiversità da cani e gatti domestici, ma proprio perché li adoriamo e soprattutto perché in Italia oltre 10 milioni di famiglie ne ha uno [1], ci sembra doveroso affrontare il discorso.
Cani e gatti possono incidere sulla biodiversità in modi diversi e con un peso diverso, ma per entrambi l'impatto è documentato.
Quello dei gatti è studiato da tempo, soprattutto per l'enorme pressione esercitata attraverso la predazione. Molto meno conosciuto è invece l'impatto dei cani domestici, spesso considerato marginale o ricondotto quasi esclusivamente ai cani randagi e ferali. Negli ultimi anni, però, diversi studi hanno mostrato come anche i cani di proprietà possano incidere sulla fauna selvatica attraverso predazione, inseguimento e disturbo, trasmissione di patogeni e contaminazione degli ecosistemi.
I gatti domestici lasciati liberi di uscire predano uccelli, mammiferi, rettili, anfibi e insetti. Una delle più grandi analisi mai realizzate sulla loro dieta [2] ha identificato 2.084 specie tra le loro prede. 347 sono specie di interesse conservazionistico. L'impatto può arrivare fino all'estinzione: a livello globale, i gatti introdotti sono stati implicati nell'estinzione di almeno 63 specie di vertebrati, soprattutto negli ecosistemi insulari [3].
E se il tuo gatto non porta prede a casa, non significa che non cacci. Uno studio [4] ha riportato che solo il 23% delle prede catturate viene riportato: seguendo 55 gatti domestici di proprietà con videocamere, ha rilevato che soltanto il 23% delle prede catturate veniva riportato a casa; il 49% veniva lasciato sul posto e il 28% consumato.
Ma la predazione non è l'unico problema. I gatti domestici possono trasmettere patogeni alla fauna selvatica, come Toxoplasma gondii, ibridarsi con il gatto selvatico europeo e competere con i predatori selvatici per le risorse. C'è poi un particolare squilibrio ecologico: a differenza dei predatori selvatici, il loro numero non è limitato dalla disponibilità di prede, perché siamo noi a fornire cibo, cure e riparo, mentre loro possono continuare a cacciare.
Per quanto riguarda i cani, a livello globale, sono indicati come una minaccia nota o potenziale per almeno 188 specie minacciate e hanno già contribuito all'estinzione di 11 specie di vertebrati (96 mammiferi · 78 uccelli · 22 rettili · 3 anfibi) [5], il dato comprende cani di proprietà, vaganti e ferali.
E i cani di proprietà? Uno studio condotto in Italia [6] abbia documentato 589 attacchi a fauna selvatica, che hanno coinvolto 95 specie. In oltre il 90% dei casi, l'attacco è stato provocato da un cane lasciato libero mentre il proprietario era presente. Il 95,75% degli eventi documentati si è concluso con la morte dell'animale attaccato.
La sua presenza può provocare nella fauna selvatica fuga, stress, interruzione dell'alimentazione e allontanamento da aree di riposo o riproduzione. E questo può accadere anche quando il cane è al guinzaglio. [7]
In uno studio [8], il passaggio di persone con cani al guinzaglio ha ridotto del 41% il numero di uccelli osservati e del 35% il numero di specie presenti, rispetto alle aree di controllo.
Ci sono poi effetti meno conosciuti. Alcuni antiparassitari utilizzati sui cani sono tossici per gli organismi acquatici e possono raggiungere fiumi e laghi direttamente, quando i cani entrano in acqua, o attraverso gli scarichi domestici. Gli studi ne hanno rilevato il rilascio fino a 28 giorni dopo il trattamento. [9-10-11] Anche deiezioni, patogeni e parassiti possono contribuire all'alterazione degli ecosistemi. [12]
Amare gli animali domestici e proteggere quelli selvatici non sono obiettivi incompatibili. La responsabilità, alla fine, è soprattutto nostra.
Nel primo commento i riferimenti bibliografici.