Giustizia Per Manuela Murgia

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Giustizia Per Manuela Murgia Cerchiamo la verità per la nostra Manuela, e la giustizia che merita per poter avere la pace che ha sempre desiderato!

TU QUELLA MATTINA ERI CON LEI​4 febbraio 1995. Per il resto del mondo, dalle ore 12:00 di quella mattina nostra sorella ...
17/10/2026

TU QUELLA MATTINA ERI CON LEI

​4 febbraio 1995. Per il resto del mondo, dalle ore 12:00 di quella mattina nostra sorella Manuela è svanita nel nulla. Ma per te no.

​Tu conosci la verità. Tu sai esattamente cosa è successo minuto per minuto, perché tu quella mattina eri con lei.

​Eri con lei all’altro capo della linea quando vi siete telefonati, mentre il cordless squillava a casa e vi accordavate per vedervi. Lei credeva a un incontro importante, tu stavi solo tendendo una trappola crudele e calcolata.

​Eri nei suoi pensieri mentre era davanti allo specchio e si faceva bella per te. Si è messa il rossetto, si è profumata con cura e ha vestito i suoi sedici anni con l'entusiasmo di chi si fida. Ha lasciato il profumo e il telefono sul tavolo, convinta che sarebbe rientrata a casa di lì a poco.

​Eri con lei quando ti aspettava al freddo fuori dalle poste, con in custodia quel denaro che teneva per te, coinvolta in qualcosa di più grande di lei.

​Eri con lei quando ti ha visto arrivare, quando ha sorriso sollevata e senza alcuna esitazione è salita nella tua macchina. Si fidava di te. Ciecamente.

​Eri con lei più tardi a casa tua, quando le hai offerto quel piatto di semolino. Quel semolino che a casa nostra non aveva toccato, ma che l'autopsia ha confermato che ha mangiato alla tua tavola nel primo pomeriggio, mentre tu continuavi a recitare la tua parte e lei continuava a credere di essere al sicuro con te.

​E poi eri con lei quando la trappola si è chiusa definitivamente. Quando hai giurato il falso e hai mostrato cosa volevi davvero: volevi solo approfittarti di lei, volevi solo quello da lei. L'hai violentata, le hai strappato la vita e la dignità, tradendo la sua innocenza nel modo più vile, per poi abbandonare il suo corpo nel canyon di Tuvixeddu.

​Sono passati trent'anni. Hai continuato a fare la tua vita, a camminare per strada, a sperare che il tempo e il silenzio coprissero le tue colpe. Ma la verità non si cancella.

​Ogni volta che vedi il volto di Manuela, ricordati una cosa: tu sai. Tu eri con lei. E noi non smetteremo mai di cercarti e di pretendere giustizia.

MANUELA MURGIA. TRENT’ANNI DOPO, LA RICERCA DELLA VERITÀ CONTINUA.Non scriviamo per condannare qualcuno attraverso i soc...
15/10/2026

MANUELA MURGIA. TRENT’ANNI DOPO, LA RICERCA DELLA VERITÀ CONTINUA.

Non scriviamo per condannare qualcuno attraverso i social. Scriviamo perché vogliamo capire. Perché dietro quel fascicolo c’è una ragazza di sedici anni, una vita spezzata e una famiglia che non ha mai smesso di cercare la verità.

TORNIAMO AL 1995.

Durante il sopralluogo, la Polizia Scientifica di Cagliari descrive sul volto di Manuela:

«Sul volto e precisamente sulla regione frontale si osservano diverse striature di colore nero-fumo».

E, riferendosi agli indumenti:

«Mentre sulla parte inferiore dei jeans si osservano diversi segni di colore nero-fumo».

Queste sono le parole riportate nella documentazione.

Durante l’autopsia, il volto di Manuela viene fotografato. Nel referto autoptico, tuttavia, non troviamo una descrizione specifica di quel materiale nero, né sul volto né sugli indumenti. Si parla di erba e di esiti cicatriziali dell’acne, ma le tracce descritte come nero-fumo non vengono menzionate in modo specifico.

Ma il Pubblico Ministero era a conoscenza di quelle tracce?

Già nel 1995 era possibile effettuare analisi per approfondire la natura di quel materiale definito nero-fumo. Abbiamo consultato personale che lavorava nei laboratori in quegli anni, che ci ha confermato come quel tipo di tracce potesse essere analizzato anche allora, per determinarne la composizione e verificarne l’eventuale compatibilità con residui di origine automobilistica, compresi quelli riconducibili a uno pneumatico.

Se queste tracce fossero state analizzate, avrebbero potuto fornire elementi utili alla ricostruzione di quanto accaduto a Manuela.

TRENT’ANNI DOPO, ARRIVIAMO AL 2025.

La perizia dei RIS di Cagliari esamina residui presenti sul reggiseno, sull’elastico per capelli e sui jeans. Le analisi non consentono di stabilire in modo conclusivo la natura e l’origine di quelle tracce.

Un particolare emerge dalla perizia: il materiale presente sul reggiseno risulta penetrato nelle trame del tessuto.

Manuela indossava un maglioncino e un giubbotto (la canottiera che indossava non è mai stata ritrovata).

🔴 Nella perizia dei RIS di Cagliari viene descritto un frammento di pneumatico identificato con la sigla M6, sul quale si legge: «forte presenza di nero-fumo».

Nel 1995, tracce di nero-fumo venivano descritte sulla fronte e sui jeans di Manuela. Nel 2025, la perizia dei RIS riportava una forte presenza di nero-fumo nel frammento di pneumatico M6.

Sono elementi distinti, appartenenti a momenti investigativi diversi. La loro eventuale relazione non può essere data per scontata, ma la loro collocazione e gli accertamenti eseguiti rappresentano aspetti importanti nella ricostruzione dei fatti.

C’è anche il luogo del ritrovamento. Secondo le informazioni raccolte dalla nostra famiglia, l’area era chiusa alla circolazione delle automobili dal 1985 e gli accessi erano sbarrati con catene.

All’epoca era stata presa in considerazione l’ipotesi di un investimento stradale, successivamente scartata.

La presenza delle tracce, la loro collocazione e gli accertamenti svolti sono elementi che meritano di essere ricostruiti con precisione.

Non stiamo emettendo sentenze sui social. Stiamo cercando di comprendere una vicenda che, dopo trent’anni, continua a lasciare domande aperte.

Manuela aveva soltanto sedici anni.

TRENT’ANNI DI DOMANDE. UNA STORIA CHE MERITA DI ESSERE CONOSCIUTA.

Condividete la sua storia. Perché Manuela non venga dimenticata.

🌿Era sparita una ragazzina dal viso dolce e dal sorriso di chi ha il cuore puro.E questi erano gli articoli a caldo, le ...
05/10/2026

🌿
Era sparita una ragazzina dal viso dolce e dal sorriso di chi ha il cuore puro.

E questi erano gli articoli a caldo, le prime voci. Quelle delle prime 48 ore, che dicono essere le più importanti.

Le voci raccontavano che Manuela fosse salita su un’auto blu. Non un blu qualsiasi, ma un blu che non passava inosservato.

Raccontavano che venisse da una buona famiglia e che con quel posto, il canyon, lei non avesse nulla a che vedere. Droga, prostituzione, spazzatura.

Era uscita vestita elegante, dicevano. Aveva il rossetto rosso e il profumo. Dicevano che fosse uscita dopo una chiamata. Ed è proprio grazie a una chiamata che venne ritrovata.

Ma si parlava anche di un litigio con la mamma.

Un giornalista scriveva che fosse stato il suo ex fidanzato a raccontarlo ai poliziotti. In un altro articolo si leggeva che il padre dell’ex fidanzato raccontasse che il figlio ne avesse parlato addirittura a pranzo, riferendosi proprio a quel litigio.

Manuela era uscita alle 12.

Ora, questo non vorrà dire sicuramente nulla. Ma la realtà è che Manuela non aveva litigato con sua madre. Lei era esattamente come la descrivevano i giornali: diligente e rispettosa, non rispondeva.

Il rimprovero c’era stato, ma era dovuto alla sua precedente uscita e al fatto che avesse nascosto degli indumenti.

E questo, la mattina del 5 febbraio, non lo sapeva nessuno.

Nessuno.

Naturalmente, questi fatti riportati dai giornalisti non sono una prova e queste deduzioni non tendono assolutamente ad attribuire colpe a nessuno.

Ma se le prime 48 ore sono così importanti, allora anche queste notizie ponevano delle domande che meritavano delle risposte.

E già in quegli articoli si parlava di omicidio. I segni sul collo avevano un significato e noi ne abbiamo trovati anche altri, che ancora oggi per noi non hanno trovato una spiegazione.

Ma la direzione era giusta.

Cosa abbia poi portato, in maniera così eclatante, a un errore che purtroppo si è protratto nel tempo, è una domanda alla quale ancora oggi cerchiamo una risposta.

Oggi, per fortuna, nessuno crede più al suicidio. A sostenerne ancora l’ipotesi sono rimaste soltanto due o tre persone.

Ma sappiamo anche il motivo per cui ci credono.

E sappiamo che, per loro, credere che non sia stato un omicidio serve e conviene.

🌿Vogliamo ringraziare la pagina Instagram Sardinia True Crime per aver trovato questi articoli e per aver dato anche oggi voce e spazio alla storia di Manuela.

Ci state aiutando in tanti, ci siete vicini in tanti. Continuate a starci vicini, perché la fine di ottobre si avvicina e abbiamo bisogno della vostra vicinanza.

Aiutateci anche con le condivisioni. Ogni condivisione può fare la differenza.

🌿Buonasera, cari amici. Buon fine settimana.Siamo quasi alla fine di settembre e, come sa chi ci segue, per noi ottobre ...
25/09/2026

🌿

Buonasera, cari amici. Buon fine settimana.

Siamo quasi alla fine di settembre e, come sa chi ci segue, per noi ottobre è un mese importante. C’è una data che aspettiamo da tempo. Ed è proprio per questo che vogliamo arrivarci ripercorrendo alcune delle domande che ci siamo poste in questi mesi.

Quando, nel settembre 2024, sono arrivati nelle nostre mani gli atti, la prima domanda è stata: perché sono così pochi? Mancava qualcosa?

Poi abbiamo iniziato a leggerli. E ci siamo accorti che tante cose non tornavano, a prescindere dall’autopsia.

Abbiamo letto le deposizioni delle persone sentite a SIT, le loro ricostruzioni delle giornate e gli alibi riferiti. Alcune persone risultavano essere state sentite, ma dei relativi verbali non abbiamo trovato traccia negli atti che avevamo ricevuto.

E più leggevamo, più domande emergevano. Alcuni alibi, per quanto risultava dagli atti in nostro possesso, non trovavano riscontri che ci consentissero di considerarli chiariti.

Un famoso commissario che ha lavorato proprio a Cagliari diceva che, quando in un puzzle manca un pezzo, non lo si forza per farlo entrare: si disfa tutto e si ricomincia.

Ed è proprio questo che ci siamo chiesti leggendo gli atti: come è stato possibile che, in soli sei giorni e senza riscontri sufficienti a chiarire ogni passaggio della vicenda, si sia passati dall’ipotesi di omicidio a quella di suicidio?

Se i pezzi non tornano, le domande restano.

E invece, ancora pettegolezzi. Voci. Ricostruzioni senza riscontri.

Da un’indagine questo dovrebbe restare fuori.

Per trent’anni la verità è stata piegata e distorta. Non permetteremo che accada ancora.

Un pettegolezzo su un’innocente non è un fatto. E non può diventarlo.

Noi riteniamo che Manuela sia stata uccisa, investita, e che la sua vita si sia conclusa per asfissia.

Ottobre è vicino. E noi continueremo a cercare quei pezzi che non tornano, senza forzarli e senza sostituire i fatti con le voci.

Ci vediamo a ottobre, cari amici. Con le domande, con i fatti e con la stessa determinazione: cercare la verità su Manuela.

Buon venerdì, cari amici. 🌿Nel precedente post vi abbiamo parlato di Manuela e di quei cambiamenti che avevamo notato ne...
18/09/2026

Buon venerdì, cari amici. 🌿

Nel precedente post vi abbiamo parlato di Manuela e di quei cambiamenti che avevamo notato nell’ultimo periodo. Oggi vogliamo tornare su una questione precisa: i soldi.

Se il denaro caduto dal lampadario fu trattenuto e quindi non rimase più a disposizione di Manuela per essere restituito, per noi da quel momento si configura un passaggio importante: Manuela si sarebbe trovata con un debito.

Ed è proprio questa, per noi, l’ipotesi più plausibile, dalla quale siamo sempre partiti per rileggere alcuni episodi: i pianti, le telefonate e quelle due uscite per cercare di restituire quel denaro.

Non due uscite casuali, ma due momenti nei quali Manuela potrebbe aver cercato di risolvere qualcosa che ormai incombeva sulla sua sicurezza.

Una ragazza di sedici anni, troppo ingenua per comprendere fino in fondo la gravità della situazione nella quale era stata coinvolta.

E se dietro quel debito ci fosse stata una forma di pressione o di coercizione, quella sarebbe stata già una prima forma di violenza nei confronti di una ragazza innocente.

È proprio da quei soldi che abbiamo iniziato a ricostruire quei giorni e a cercare la verità.

Per noi, quel possibile debito potrebbe essere il filo che collega episodi che, altrimenti, sembrerebbero separati: le telefonate, i pianti, la necessità di trovare denaro e quelle due uscite.

Seguendo questa possibile sequenza, abbiamo cercato di capire cosa stesse vivendo Manuela e quali pressioni potessero esserci dietro quei comportamenti.

Per noi, tutto sembra ruotare attorno a quel passaggio: capire cosa accadde dopo quei soldi e se quel debito possa spiegare ciò che venne successivamente.

Ed è seguendo questo filo che continuiamo a cercare la verità.

Come vedete, oggi abbiamo scelto una foto estiva di Manuela al mare.

Tenetela a mente.

Manuela amava il mare. Passava le sue estati al Poetto, alla Prima Fermata. Era parte della sua vita, dei suoi ricordi, della sua estate.

E proprio da questa immagine, da questo ricordo di Manuela, spero presto di potervi raccontare qualcosa.

Da tempo stiamo lavorando a un progetto che abbiamo cercato di realizzare con grande impegno. Un progetto che non sarà dedicato soltanto a Manuela, ma a tutti quei giovani ragazzi che si sono trovati, o che potrebbero trovarsi, in una situazione di difficoltà.

Spero davvero di potervene parlare presto.

Perché il ricordo di Manuela, per noi, non deve fermarsi al dolore. 🌿

L’inchiesta sulla morte della nostra sorella Manuela è arrivata a un momento decisivo.​Entro il 26 ottobre, la Procura d...
08/09/2026

L’inchiesta sulla morte della nostra sorella Manuela è arrivata a un momento decisivo.

​Entro il 26 ottobre, la Procura dovrà decidere se chiedere nuovamente l’archiviazione oppure andare avanti con le indagini.

​Dopo 31 anni sono stati effettuati nuovi accertamenti e analizzati reperti che possono ancora raccontare qualcosa su ciò che è realmente accaduto alla nostra Manuela.

​Tra gli elementi emersi c’è anche un profilo genetico maschile ricavato da un capello.

​I nostri consulenti hanno inoltre evidenziato elementi relativi alle lesioni riscontrate sul corpo di Manuela che, secondo le loro valutazioni, non sarebbero compatibili con una caduta dalla gola di Tuvixeddu. Come può dimostrare una vittima cosa le è accaduto se non può più parlare? Perché non lo mette la procura un nuovo consulente che accerti le abrasioni che ha la vittima?

​E c’è un aspetto che ci preoccupa profondamente: anche qualora venisse accertato che Manuela è stata vittima di un omicidio, senza il riconoscimento dell’aggravante della violenza sessuale il reato potrebbe risultare prescritto. Sono trascorsi ben 31 anni, un tempo che non abbiamo scelto noi di far passare. È questo il paradosso più grande: più tempo passa, a causa delle lentezze o degli errori del sistema, più il tempo stesso diventa un "alibi" o una via d'uscita per chi ha commesso un crimine efferato. Tutto ciò denota tutta la vergogna dell'Italia in merito. Anche dopo 31 anni, un omicidio come può essere prescritto?

​Dopo 31 anni, è difficile accettare che il tempo possa diventare un ostacolo alla ricerca della verità.

​È vergognoso che una bambina di 16 anni possa morire e che la sua famiglia debba aspettare oltre tre decenni per ottenere giustizia.

​Non vogliamo puntare il dito contro una singola persona o contro chi oggi deve prendere delle decisioni. Parliamo di un sistema e di una storia fatta di troppi anni senza risposte, di una morte che per troppo tempo è rimasta avvolta nel silenzio.

​Noi continueremo a lottare perché nostra sorella Manuela non venga dimenticata e perché, dopo 31 anni, possa finalmente avere ciò che le spetta:

​VERITÀ. GIUSTIZIA. DIGNITÀ.

500 mila lire.🌿🌿Dopo la morte di Manuela, mamma raccontò a La Nuova Sardegna che un giornalista le aveva riferito una vo...
04/09/2026

500 mila lire.🌿🌿

Dopo la morte di Manuela, mamma raccontò a La Nuova Sardegna che un giornalista le aveva riferito una voce: Manuela sarebbe uscita di casa con quella somma.

Mamma lo negò. Manuela non aveva 500 mila lire.

Ma la storia dei soldi non finisce lì.

Negli atti c’è il racconto di una persona che faceva parte delle amicizie di Manuela e che, rispondendo agli inquirenti, riferì di averla vista un giorno arrampicarsi sulla lavatrice per prendere dei soldi che teneva nascosti sopra il lampadario.

Ed è qui che, anni dopo, trovai un particolare che mi colpì profondamente.

Quella persona aveva raccontato agli inquirenti la stessa cosa che avevo riferito anch’io.

E non ci eravamo mai parlate.

Due persone diverse avevano quindi riferito lo stesso particolare: Manuela teneva dei soldi nascosti in casa e sapeva dove andarli a prendere.

E non è tutto.

Gli stessi investigatori avevano chiesto ai nostri genitori se Manuela avesse denaro in casa, se lo tenesse nascosto e soprattutto se quel giorno fosse uscita con dei soldi.

La storia dei soldi, quindi, era già lì. Fin dall’inizio.

Ed è per questo che, ancora oggi, ci chiediamo quanto quel filo sia stato realmente approfondito.

Perché, se il denaro compariva nelle domande degli investigatori e tornava in racconti diversi, allora bisognava approfondire molto di più la storia delle amicizie di Manuela.

Le persone che frequentava. Il loro lavoro. Le loro disponibilità economiche. Il modo in cui vivevano. Le automobili che utilizzavano. I loro spostamenti. I rapporti che avevano tra loro.

Non per costruire un colpevole.

Ma per capire fino in fondo le persone e le relazioni che facevano parte della sua vita.

Noi, da anni, ci chiediamo se Manuela non sia finita dentro qualcosa di molto più grande di lei.

La nostra ipotesi è che possa essere stata vittima di un ricatto.

E ci chiediamo se quei soldi possano essere entrati proprio in quella storia.

Forse quel giorno Manuela è uscita di casa perché si sentiva costretta a risolvere qualcosa. Forse si è trovata davanti a una situazione dalla quale non sapeva come uscire.

Non possiamo sapere oggi cosa sia accaduto.

Ma è una possibilità che, secondo noi, meritava di essere cercata e verificata fino in fondo.

E poi c’è un ricordo che non mi ha mai lasciata.

Anni fa ero a casa di una carissima amica, la stavo aiutando a preparare un esame. Era già quasi buio. Dalla finestra vidi una persona entrare in un portone e poi uscire. Notai la stessa persona e la stessa automobile.

Ricordo che mia madre non voleva che frequentassi quella zona, che all’epoca considerava molto problematica.

Non so perché, ma in quel momento pensai subito a Manuela.

Chiusi gli occhi e mi chiesi in quale trappola potesse essere finita mia sorella. Quale storia avesse potuto idealizzare, senza riuscire forse a vedere ciò che realmente aveva davanti agli occhi.

Quel pensiero non mi ha mai lasciata.

All’inizio del 2026 lessi un articolo su Manuela. Dentro un articolo molto più ampio c’era un breve passaggio, quasi lasciato lì, senza che a prima vista si capisse dove portasse.

Io invece mi fermai.

Conoscendo tutta la storia, quelle poche righe mi riportarono ai soldi, alle domande degli investigatori, a tutto ciò che avevamo cercato di spiegare per anni.

E per la prima volta ebbi la sensazione che forse chi indagava avesse iniziato a vedere quel filo.

Forse che stesse prendendo forma qualcosa che noi cercavamo di indicare da trent’anni.

Oggi sono tornata ancora una volta a pensarci.

Perché dopo trentuno anni noi non vogliamo costruire una verità.

Vogliamo che gli elementi vengano cercati, verificati e collegati.

Perché dietro quelle domande non c’è soltanto una storia da ricostruire.

C’è Manuela.

Sedici anni.

E dopo trentuno anni, merita tutta la verità.

❌️MASSIMA CONDIVISIONE DEL POST, GRAZIE❌️CHI HA UCCISO MANUELA?Manuela aveva solo 16 anni.Non aveva tanti amici. Non con...
26/08/2026

❌️MASSIMA CONDIVISIONE DEL POST, GRAZIE❌️

CHI HA UCCISO MANUELA?

Manuela aveva solo 16 anni.
Non aveva tanti amici. Non conosceva tante persone. Il suo mondo era piccolo, fatto di poche persone di cui si fidava.

E allora una domanda continua a rimbombare, dopo 30 anni:

CHI È RIUSCITO A PORTARLA VIA CON SÉ?

Manuela riceveva telefonate di minaccia.

Quando rispondeva, non parlava. Restava in silenzio e ascoltava.

Dall'altra parte, invece, qualcuno parlava.

Era una voce maschile. La voce di un uomo adulto.

Chi era quell'uomo?
Cosa le diceva per farla piangere?

Perché Manuela ascoltava in silenzio?

Aveva paura? Conosceva quella voce? Sapeva chi c'era dall'altra parte del telefono?

E quella mattina… con chi è salita in macchina?

Manuela non sarebbe salita sull'auto di uno sconosciuto. Si sarebbe fidata soltanto di qualcuno che conosceva. Qualcuno di cui si fidava davvero.

Poi c'è quella macchina blu.

Per anni sono circolate voci, testimonianze e ricostruzioni su quell'auto.

Ma di chi era?

E soprattutto:

Chi la stava guidando quella mattina?
Manuela era con quella persona?
La macchina era stata prestata a qualcuno?
Dove stavano andando?

Domande.

Domande che, dopo 30 anni, fanno ancora rumore.

Il 4 febbraio 1995 Manuela si è lavata, si è profumata, si è messa il rossetto ed è uscita di casa.

Voleva essere bella.

Ma per chi?

Per un'amica? Difficile. Le sue amiche erano troppo piccole per avere una macchina.

E allora per chi si era preparata?

Perché aveva dei soldi con sé?

Perché nel corso degli anni sono state raccontate versioni diverse?
Perché tante domande sono rimaste senza risposta?

E c'è un'altra domanda che non possiamo ignorare.

Manuela aveva visto qualcosa che non doveva vedere?

Qualcuno aveva paura che parlasse?

Il cerchio, oggi, è terribilmente stretto.

Manuela conosceva pochissime persone.
Eppure, negli ultimissimi giorni della sua vita, sarebbe stata vista proprio vicino ad alcune abitazioni.

Cosa ci faceva lì?

Chi stava incontrando?

Chi la aspettava?

Chi sapeva dove sarebbe andata?

E soprattutto…

CHI È STATO L'ULTIMO A VEDERLA VIVA?

Sono passati 30 anni.

Ma una cosa è rimasta.

La verità non è morta con Manuela.

Le domande sono ancora lì.
I silenzi sono ancora lì.
Le contraddizioni sono ancora lì.

E qualcuno, forse, sa molto più di quanto abbia mai raccontato.

MANUELA MERITA LA VERITÀ.

E noi continueremo a fare domande.

Perché prima o poi, anche il silenzio più lungo
finisce per parlare.

🌿OGGI MANUELA  con la E COMPIE 16 ANNI. PER LA TRENTUNESIMA VOLTA. 🌿L’ultimo compleanno di Manuela lo festeggiammo al ma...
24/08/2026

🌿OGGI MANUELA con la E COMPIE 16 ANNI. PER LA TRENTUNESIMA VOLTA. 🌿

L’ultimo compleanno di Manuela lo festeggiammo al mare.

Come ogni anno, ci recavamo al mare per stare con lei, per festeggiare quel giorno che per noi era sempre un giorno speciale.

Ricordo Manuela davanti al mare.
Guardava l’orizzonte e, con quello sguardo un po’ malinconico che a volte aveva, esprimeva dei desideri.

Chissà cosa avrà chiesto quel giorno.
Chissà quali sogni aveva affidato al mare.

Oggi, a distanza di trentuno anni, siamo noi a voler esprimere un desiderio per lei.

E il nostro desiderio è uno solo: che arrivi la giustizia per Manuela.

Oggi non vogliamo raccontare la sua morte.
Non vogliamo parlare di tutto ciò che le è stato tolto.

Oggi vogliamo ricordare il giorno in cui Manuela è venuta al mondo.

Quel giorno c’era un sole bellissimo e faceva tanto caldo.
Era una bambina di quattro chili, una bambina profondamente desiderata, attesa e amata ancora prima di ve**re alla luce.

Ed è proprio quella bambina che vogliamo ricordare oggi.

Una bambina che poi è diventata una ragazza di sedici anni, con i suoi sogni, i suoi desideri, il suo carattere, le sue fragilità, le sue risate e tutti quegli aspetti della sua personalità che oggi, almeno per un giorno, vogliamo custodire lontano dal dolore e dalle parole della cronaca.

Perché oggi è il suo compleanno.

E oggi Manuela ha qualcosa che trentuno anni fa nessuno avrebbe mai potuto immaginare: tantissime persone che la conoscono, che la ricordano, che hanno imparato ad amarla anche senza averla mai incontrata.

Persone che hanno conosciuto la sua storia.
Persone che hanno conosciuto la ragazza che era.
Persone che, attraverso le nostre parole, hanno imparato a chiamarla per nome.

Manuela.

E noi, per lei, stiamo cercando di fare tutto ciò che possiamo.

Come regalo non possiamo restituirle ciò che le è stato tolto.
La vita non possiamo restituirgliela.

Ma possiamo provare a restituirle qualcosa che nessuno avrebbe mai dovuto toglierle: la dignità.

E ce la stiamo mettendo tutta.

Con fatica.
Con dolore.
Con amore.
Con la forza che soltanto chi ama davvero può trovare.

Tutto quello che abbiamo fatto, tutto quello che stiamo facendo e tutto quello che ancora faremo, lo dedichiamo a lei.

Perché Manuela sa, più di chiunque altro, quanto amore c’è dietro ogni passo.

Oggi, però, vorremmo che il nostro desiderio diventasse anche il vostro.

Per questo vi chiediamo una cosa semplice, ma per noi immensa.

Fate gli auguri a Manuela.🌿

Scrivete qui sotto un pensiero per lei.
Condividete la sua storia.
Accendete, se volete, una preghiera.
Rivolgetele un pensiero positivo.

E chiedete insieme a noi che, finalmente, la giustizia possa arrivare.

Che quel desiderio che Manuela affidava al mare tanti anni fa possa, in qualche modo, trovare finalmente una risposta.

🎂 Buon compleanno, Manuela.

Sedici anni, per la trentunesima volta.

Noi siamo ancora qui.

E finché ci sarà qualcuno che pronuncerà il tuo nome, Manuela non sarà mai dimenticata. 🌿❤️

Buon compleanno, piccola.
Che oggi il nostro desiderio arrivi fino a te.

🌿MANUELA CON LA EMi chiamo Manuela con la E.Sono nata a Cagliari il 24 agosto 1978.Tra qualche giorno compirò sedici ann...
20/08/2026

🌿MANUELA CON LA E

Mi chiamo Manuela con la E.

Sono nata a Cagliari il 24 agosto 1978.

Tra qualche giorno compirò sedici anni per la trentesima volta.

Il mio nome è Emanuela, ma da piccola non potevo usare la E per non ferire mia sorella, più piccola di me e convinta di essere la detentrice ufficiale di quella lettera.

Così, quando mi chiedevano: «Come ti chiami?», io, per non ferirla, rispondevo: «Manuela con la E».

Sono morta a febbraio, probabilmente il 4.

Sono uscita di casa con dei soldi.

🌿Dicono che sia precipitata da un luogo che non conoscevo. Un luogo descritto come angusto, impervio, luogo di perdizione, frequentato da tossici e pr******te.

Pensate che proprio lì, sottoterra, nel luogo e nel punto in cui sono stata ritrovata morta, sono stati trovati persino dei vecchi bossoli.

🌿Dicono che abbia percorso più di due chilometri a piedi per raggiungere quella sommità, impervia e piena di ostacoli. Dicono che abbia buttato giù due reti per poter compiere un gesto estremo.

Al buio.

Al freddo.

In un terreno dove due cani di grossa taglia facevano da guardia.

Dicono che mi sarei procurata poche fratture e, attorno a questo dato, sono state costruite diverse teorie.

Ma nessuno ha mai provato, attraverso un esperimento giudiziale, a verificare concretamente se quella caduta fosse davvero possibile nella dinamica che mi è stata attribuita.

Dicono che la caduta sarebbe durata 2,5 secondi.

Neanche il tempo di un respiro.

Un impatto a circa 90 chilometri orari, su un terreno erboso dove le pietre fanno da padrone.

Dicono che la fibbia della cintura si sarebbe dovuta trovare al massimo a due metri di distanza.

Ma la fibbia non è mai stata trovata.

Neanche con il metal detector.

Non hanno mai spiegato nemmeno perché una delle mie scarpe avesse terra nella suola e l’altra no.

Dicono che i miei oggetti siano stati persi mentre mi portavano fuori dal cancello.

Ma da quel cancello sono uscita soltanto dentro una bara.🌿

E fa male.

*Fa male rientrare a casa e vedere tuo padre abbassare il capo e portarsi le mani alla testa dopo aver ascoltato il racconto di quel giorno che aveva atteso per trent’anni.

Lui che ha dovuto riconoscermi là.

Distesa.

Bianca.

Gonfia.

Lui che mi ha vista raccogliere e mettere dentro una bara.

Come si possono dire queste cose?

La mia canottiera non è mai stata ritrovata.

Così come il mio diario.

E poi c’erano quelle telefonate.

Telefonate che arrivavano.

Telefonate alle quali, a quanto pare, non importava dare una spiegazione.

E c’erano le macchie nere.

Non erano soltanto sui miei vestiti.

Erano anche sul mio reggiseno.

La sostanza era penetrata nelle trame del tessuto, come solo un liquido sa fare.

Non sono riusciti a stabilire la natura di quella macchia.

Ma c’era presenza di carbon black.

E allora le domande rimangono.

Come rimangono le cose che non hanno trovato una risposta.

Sarebbe bastato poco.

Un confronto.

Un’analisi.

Una verifica in più.

Perché davanti a una morte raccontata per trent’anni come una caduta, ogni dettaglio avrebbe dovuto essere verificato fino in fondo.

🌿E invece io rischio di restare nella storia degli omicidi come il caso in cui si doveva scrivere «suicidio» perché, per «omicidio», mancava un colpevole.

In quella giornata fatta di sguardi continui, era il cuore a precipitare.

E insieme al cuore, la stima.

Sono Manuela con la E.

Il 4 febbraio sono uscita di casa con dei soldi.

Ve lo ricordate?

Era il 4 febbraio.

E non avevo nulla da festeggiare.
Io, non avevo nulla da festeggiare! 🌿

Indirizzo

Cagliari
09100

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