12/10/2026
Dopo sei giornate, il Cagliari è quarto in classifica. E il pareggio conquistato ieri contro la Juventus ha un valore che va ben oltre il punto portato a casa.
Perché quando affronti una squadra costruita con disponibilità economiche e ambizioni enormemente diverse dalle tue, non puoi pensare di giocartela soltanto sul piano della qualità tecnica. Devi metterci tutto il resto: cuore, organizzazione, determinazione, sacrificio e capacità di soffrire.
Il Cagliari lo ha fatto. Ha utilizzato tutte le armi a sua disposizione, ha lottato su ogni pallone, ha stretto i denti in difesa e ha dimostrato che il calcio non è soltanto una questione di budget, nomi e valore delle rose. Certo, le risorse contano. Ma contano anche le idee, il gruppo e la fame di chi scende in campo.
E poi c'è un altro aspetto, che personalmente considero ancora più importante: lo stile.
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L'esperienza dovrebbe essere un valore aggiunto, un esempio da seguire. Non un motivo per alzare i toni o mettersi a muso duro con chi sta semplicemente facendo il proprio lavoro.
Il tema delle perdite di tempo era un problema reale, ma oggi in Serie A si cronometra praticamente tutto, dalle rimesse laterali ai rinvii dei portieri.
È giusto dire la propria ma le proteste dovrebbero restare nei limiti del rispetto reciproco.
Perché si può discutere, si può essere in disaccordo, si può protestare. Ma il modo in cui lo si fa conta. E conta ancora di più quando si ha una lunga carriera alle spalle e si rappresenta un modello per chi sta iniziando adesso.
Questo Cagliari merita rispetto, perché sta dimostrando che, anche con mezzi diversi rispetto alle grandi, si può competere con coraggio, intelligenza e dignità.
E se il risultato di ieri ci lascia un punto in classifica, la prestazione e l'atteggiamento ci lasciano qualcosa di più importante: la consapevolezza che si può essere piccoli nei budget, ma non negli ideali.