28/09/2024
Oggi ricorre la Giornata internazionale per l’ab**to libero e sicuro, un tema quanto mai attuale non solo per continuare a far sì che l’interruzione volontaria di gravidanza sia sicura per le donne che vi ricorrono ma anche, e soprattutto, che resti nel nostro Paese un diritto garantito dalla legge. Una norma, la 194 del 1978, sotto attacco crescente da parte delle forze politiche di maggioranza.
"Alla luce delle scelte di questo Governo e delle azioni che alcune Amministrazioni stanno mettendo in campo limitando la libera scelta delle donne sull’accesso a un ab**to libero e sicuro, quest’anno – spiegano Daniela Barbaresi e Lara Ghiglione, segretarie confederali Cgil - abbiamo voluto dare un segnale più fortemente politico inviando, dai territori, ai e alle presidenti di Regione e agli assessori alla Salute-Sanità, una lettera per rivendicare politiche che permettano alle donne di interrompere una gravidanza in modo sicuro e sereno. A partire dal non autorizzare spazi alle associazioni antiabortiste. Dobbiamo continuare a difendere le conquiste e i diritti delle donne”.
Basta guardare i numeri per capire quali siano le difficoltà pratiche che si incontrano, prima ancora di entrare nel vortice della colpevolizzazione rispetto ad una scelta che è un diritto. In Italia gli obiettori di coscienza, secondo i dati diffusi dal ministero della Salute, sono il 63,4 per cento dei ginecologi e il 40,5 per cento degli anestesisti a cui si aggiunge il 32,8 per cento del personale non medico.
“Potevi pensarci prima”, “Queste ragazzine sempre con le gambe aperte” sono solo alcune delle frasi delle testimonianze raccolte da diverse associazioni - e riportate nel report di Medici del Mondo – che parlano di situazioni al limite. Una vera e propria violenza psicologica, sistemica e costantemente aggravata dai ripetuti tentativi dei gruppi antiabortisti di umanizzare l’embrione e criminalizzare la persona che ha scelto di interrompere la gravidanza, cercando di creare sensi di colpa.
Vogliamo ripeterlo a gran voce: l’ab**to è un diritto.
L’approfondimento su Collettiva.it
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