Anarchicx contro carcere e repressione

Anarchicx contro carcere e repressione Campagna contro il carcere e la repressione. Per quale motivo proponiamo questa campagna?

Siamo convinti che il carcere sia uno dei buchi più profondi di questa società, da cui uscire indenni è sempre più difficile. Con la scusa della “rieducazione” e del “reinserimento” vengono chiuse dietro le sbarre migliaia di persone, colpevoli di non essere state obbedienti di fronte alle leggi e alle imposizioni subite. Eppure, in carcere non ci finisce chiunque: i prigionieri sono perlopiù appa

rtenenti agli strati meno agiati, gente che per scelta o per necessità si organizza come meglio crede per campare e non accontentarsi della miseria dei lavori sottopagati. Si fa un gran parlare del carcere come una gabbia di mostri, di cui ci dovremmo dimenticare e buttar via la chiave. I contatti tra dentro e fuori sono sempre più difficili, sia per fare in modo che la pena sia più dura, che per coprire e nascondere il più possibile ciò che accade dentro. I prigionieri non se la vivono bene, costretti a una quotidianità fatta di celle anguste e malsane, lontani dalla propria famiglia, continuamente sottoposti alle prepotenze delle guardie, al menefreghismo della direzione e del personale. In tanti - prigionieri, parenti, amici e solidali - subiscono il carcere. Crediamo che cercare di incontrarsi e creare dei legami di solidarietà sia uno dei punti di partenza migliori per accorciare la distanza tra dentro e fuori. Questo è il nostro obiettivo: parlarsi, incontrarsi, non aver paura di affrontare la galera come se fosse una sfiga privata ma un qualcosa che se affrontato collettivamente risulta meno pesante. Cercare di ricucire i legami tra dentro e fuori, rendere pubbliche tutte le schifezze che avvengono e iniziare anche noi ad alzare la testa, cercando di vincere quel senso di impotenza che ci attanaglia ogni volta che subiamo o scopriamo un’ingiustizia da un secondino o da un impiegato. Noi proponiamo una serie di punti per i quali unirsi, conoscersi e lottare.

· No ai processi in videoconferenza, i detenuti devono poter partecipare a tutte le udienze che li riguardano, in qualunque parte dello stato italiano si trovino loro o i processi che li coinvolgono. Giudici e PM hanno già troppo potere per lasciargli anche la possibilità di zittire la voce degli imputati con un semplice telecomando. Inoltre, i processi sono fra i pochi momenti in cui i detenuti possono vedere facce diverse dal solito, incontrarsi con i loro coimputati, rompere la routine quotidiana.

· Si a due ore di videochiamate libere e gratuite al giorno, durante il lockdown abbiamo sperimentato come le strutture carcerarie abbiano approntato velocemente le videochiamate. Queste vanno assolutamente mantenute, perché permettono ai prigionieri di poter vedere persone che vivono distanti dal carcere in cui sono reclusi (basti pensare ai detenuti stranieri) e perché rompono l’isolamento cui sono costretti.

· Aumento del numero dei colloqui mensili, e semplificazione delle pratiche di ottenimento. I colloqui devono poter essere fatti da chiunque.

· Ogni carcere deve avere delle stanze private dove i detenuti durante le ore di colloqui possano vivere dei momenti di intimità con i loro cari.

· Rispetto del diritto alla territorialità della pena qualora questa fosse espressamente richiesta dal detenuto. Troppo spesso viene inflitta un’ulteriore condanna a quella emessa dal tribunale e cioè quella di scontare la detenzione lontano dalla propria città, regione, famiglia, avvocato complicando o rendendo addirittura impossibili i contatti. Il trasferimento punitivo sembra ormai entrato nel codice delle amministrazioni penitenziarie.

· Riduzione del 50% dei costi dei prodotti dello spesino in carcere. Tutte le amministrazioni carcerarie fanno un ricarico esagerato e immotivato sui prodotti che i detenuti possono acquistare. Il risultato è che chi ha meno soldi e non ha qualcuno fuori che lo sostiene con vaglia o pacchi di cibo è costretto a mangiare la sbobba fornita dal carcere.

· In caso di nuovo lockdown tutti i prigionieri, senza alcuna distinzione, devono essere mandati ai domiciliari, in quanto le strutture carcerarie non sono in grado di garantire le condizioni sanitarie necessarie.

· Aumento dei kg mensili portabili in carcere attraverso i pacchi.

· No al 41bis, chiusura definitiva di tutte le sezioni di 41bis.

· Semplificare la possibilità dei detenuti di richiedere l’intervento di personale medico esterno al carcere. La vergognosa collusione tra medici e infermieri del carcere e l’amministrazione nasconde e omette migliaia di casi di autolesionismo e violenza ogni anno. Migliaia di patologie non vengono adeguatamente curate per noncuranza di questi “professionisti”, non a caso spesso in carcere le persone muoiono. Per provare a rendere reali queste richieste la strada che intendiamo intraprendere non è quella di candidarci, o creare un partito o elemosinare ad assessori o ministri, ma organizzarci in modo orizzontale, smascherando i responsabili di queste violenze e costruendo un percorso di conflitto e solidarietà che riesca a scalfire il vuoto che questa società ha creato intorno al carcere.

AMERICA’S CUP E ZONE ROSSE A CAGLIARI: SBIRRI E PENNIVENDOLI AL SERVIZIO DEI PADRONIIl 20 maggio, alla vigilia dell’Amer...
22/05/2026

AMERICA’S CUP E ZONE ROSSE A CAGLIARI: SBIRRI E PENNIVENDOLI AL SERVIZIO DEI PADRONI

Il 20 maggio, alla vigilia dell’America’s Cup, piazza del Carmine e piazza Matteotti a Cagliari si sono riempite di pattuglie della polizia di stato e di carabinieri.

Ancora una volta le due piazze e le zone circostanti sono state teatro di uno spettacolo mediatico e securitario a opera degli sciacalli del programma “Fuori dal Coro” e di sbirri al servizio di politici locali -e non- e dei padroni che organizzano l’America’s Cup.

Gli pseudo giornalisti del programma di rete 4, non contenti dello squallido servizio che hanno realizzato qualche settimana fa, sono tornati a Cagliari per continuare a speculare e sfruttare la sofferenza, la marginalizzazione e la precarietà sociale imposta alle persone che vivono le due piazze centrali della città. Due aree che Prefetto, Sindaco Zedda e la sua amministrazione hanno pensato di trasformare in Zona Rossa per poter mantenere le persone sotto ricatto in una sorta di latitanza perpetua.

In altri tempi certi giornalisti venivano chiamati “pennivendoli del potere”, ma come potremmo definire diversamente gli squadristi, fascisti e provocatori che – con gli sbirri al loro servizio – danno le indicazioni per effettuare identificazioni, arresti e intimidazioni anche violente sulla pelle di persone che lottano ogni giorno contro le conseguenze della violenza di stato e di un sistema economico che riduce le persone in povertà e disagio?

Come possono vivere le persone che, senza mezzi di sussistenza, devono passare notti intere, di fronte agli uffici della questura di via Venturi, per ottenere un documento che spesso è prossimo alla scadenza o ancora non dà diritto a nulla, in quanto ai solerti questurini sfugge una vocale nella compilazione dei moduli e il nome registrato risulta errato? Come possono vivere le persone che non possono ottenere la residenza perché poter avere un documento è un percorso a ostacoli che finisce con le istituzioni (il Comune di Cagliari primo fra tutti) che ti chiudono sistematicamente le porte in faccia?

Come possono vivere le persone in un lager come il CAS di Monastir, (centro a una ventina di chilometri da Cagliari) a diversi chilometri dalla più vicina fermata dell’autobus, dove anche un minimo ritardo nel rientro è sanzionato con l’espulsione dal centro e quindi al reingresso nell’irregolarità più assoluta? Un luogo dove la polizia entra nelle stanze mentre le persone dormono, utilizzando le chiavi, dategli presumibilmente dai gestori, per effettuare rastrellamenti?

Il 20 maggio in piazza Matteotti c’erano 7 pattuglie della polizia che identificavano chi, tra migranti e solidali, gli veniva indicato da Cristina Mastrandrea, una imbrattacarte (ammesso che sia in grado di scrivere qualcosa che non sia la m***a per cui la pagano), di un programma che sbava per disumanizzare e umiliare persone in una condizione di precarietà.

Ancora una volta la città di Cagliari vuole nascondere le persone che vivono in disagio sociale, quelle stesse persone che si spaccano la schiena nei campi, in nero, sfruttati da un sistema da cui tutta la società trae beneficio, un sistema che si regge sulle spalle e sullo sfruttamento di chi non vorremmo vedere seduto su una panchina di una piazza. Si tratta dei lavoratori che stanno dietro le cucine dei ristoranti, a servire ai tavoli e a lavare i piatti in cui la “Cagliari bene” si fa le scorpacciate in centro, e che vorrebbe sparissero dalla vista del centro città per fare spazio ai turisti e ai grandi eventi che portano soldi nelle tasche dei padroni e dei bottegai. Quelle stesse persone la cui sofferenza e marginalità viene sfruttata e spettacolarizzata per farne delle comparse per gli horror tour organizzati da tv e giornaletti come Castedduonline.

Si tratta delle stesse persone che pur lottando ogni giorno per un briciolo di dignità non riescono ad ottenere neanche uno straccio di documento per regolarizzarsi, persone che ogni giorno vengono fermate, profilate razzialmente, identificate con il rischio di essere portate nel CPR lager di Macomer; un ricatto e una violenza burocratica, istituzionale e mediatica continua da parte dell’amministrazione di Cagliari, dell’opposizione, della polizia e dei pennivendoli che sfruttano questa condizione per avere un capro espiatorio che faccia dimenticare caro affitti, mancanze di case, sanità al collasso, etc.

FUORI SBIRRI E PENNIVENDOLI DALLA SARDEGNA

ABOLIRE LE ZONE ROSSE



Pubblicato il 2026/05/222026/05/22 di rifiutiAMERICA’S CUP E ZONE ROSSE A CAGLIARI: SBIRRI E PENNIVENDOLI AL SERVIZIO DEI PADRONI Il 20 maggio, alla vigilia dell’America’s Cup, piazza del Carmine e piazza Matteotti a Cagliari si sono riempite di pattuglie della polizia di stato e di carabinier...

RASTRELLAMENTI RAZZISTI NEL CENTRO DI  CAGLIARILe notti del 17 e del 19 aprile sono state le ennesime i cui la polizia h...
08/05/2026

RASTRELLAMENTI RAZZISTI NEL CENTRO DI CAGLIARI

Le notti del 17 e del 19 aprile sono state le ennesime i cui la polizia ha effettuato rastrellamenti e retate su base razziale in alcune piazze del centro di Cagliari, le piazze della zona rossa istituita dal Prefetto ma per cui Massimo Zedda, il sinistro Sindaco di Cagliari, ha più volte espresso pubblicamente soddisfazione. Rastrellamenti e violenze fomentati anche da “giornaletti” locali, come Casteddu Online, che rappresentano la sola presenza di persone in condizioni di marginalità sociale come una grave emergenza securitaria, tramite notizie sulla cui attendibilità abbiamo forti dubbi. Retate effettuate per colpire i migranti privi di documenti in regola che, spesso, si trovano in questa condizione per gli ostacoli posti dallo stesso Comune, che rifiuta di dargli qualsiasi servizio che possa consentirgli di ottenere o rinnovare il permesso di soggiorno. Un consiglio comunale in cui tutte le forze tacciono se i migranti sono sfruttati selvaggiamente nella ristorazione, nei cantieri e nelle imprese ma non possono tollerare che possano circolare per la città.

Troviamo disgustoso il proclamato “antifascismo” di chi unanimemente prepara zone rosse utilizzando la demagogia securitaria della destra per allontanare dal centro città migranti e disagio, al fine di favorire l’arricchimento dei “padroni della città” con sviluppo del turismo, lo sfruttamento della manodopera precaria e ostacolando l’accesso alla casa; di chi accetta la tortura praticata nelle carceri e giustifica il 41 bis; di chi finge di non accorgersi che a Macomer esiste un lager dove i migranti vengono torturati a morte, pensato e creato quando al governo erano i partiti sedicenti “democratici”.

A noi ripugnano gli antirazzisti e antifascisti da operetta e chi li accompagna. La pratica antifascista è pratica antiautoritaria, anticapitalista, antirazzista, antimilitarista, antimperialista, è pratica del rifiuto di cpr, zone rosse, dello Stato e delle sue istituzioni.

CASA, SALUTE, DOCUMENTI E LIBERTÁ DI MOVIMENTO PER TUTTE E TUTTI

ABOLIRE LE ZONE ROSSE

FUOCO AI CPR

Anarchicx contro carcere e repressione

Qui di seguito il volantino che e' stato distribuito ieri nelle vie di Cagliari da alcunx solidali  con Alfredo CospitoQ...
01/05/2026

Qui di seguito il volantino che e' stato distribuito ieri nelle vie di Cagliari da alcunx solidali con Alfredo Cospito

QUESTAÈ LA LEBBRA CHE CHIAMATE CIVILTÀ

CONTRO IL 41 BIS E LE GALERE, ALFREDO LIBERO

“Dopo un anno di silenzio, grazie al vostro imbarazzante e anacronistico procedimento penale, mi è concesso esprimere il mio pensiero pubblicamente. Anche se da remoto, anche se per ii breve tempo di un battito d‘ali, oggi posso strapparmi il bavaglio, la mordacchia medievale di un 41 bis che un governo di centrosinistra anni fa mi ha applicato per mettere a tacere una voce scomoda per quanto minoritaria e ininfluente, ma certo nemica di questa vostra democrazia. Questi due anni di regime speciale mi hanno definitivamente aperto gli occhi sul vero volto del vostro diritto, delle vostre garanzie costituzionali, rivelandomi un sistema criminogeno fatto di totalitarismo osceno, quanto crudo e assassino.”

Queste parole sono state pronunciate durante l’udienza del 15 gennaio 2025 da Alfredo Cospito compagno anarchico rinchiuso da quattro anni nel Carcere di Bancali a Sassari in regime di 41 bis, in cui, per protestare contra questo regime, ha intrapreso uno sciopero della fame per 180 giorni.

Negli stessi giorni, in tutta Italia, si sono svolte grandi manifestazioni in sua solidarietà.

Le galere sono uno strumento di tortura per piegarti definitivamente quando finisci nelle mani dello Stato e, il 41 bis, con l’eventuale aggiunta dell’ostatività dei reati, ne è l’evoluzione “democratica”, perché non lascia segni visibili della tortura imperialista.

Lo stesso Stato che da anni tortura Alfredo ha deciso il rinnovo del 41 bis cercando ancora una volta di mettere a tacere e annientare il nostro compagno.

Il 41 bis è il modello che lo Stato propone per le carceri future, inserito con il pretesto della lotta alla mafia.

Il 41 bis è un monito verso chi non accetta lo Stato e la sua violenza.

Il 41 bis ha lo scopo, come vantato dai suoi ideatori, di estorcere informazioni al nemico annientandolo con le tecniche già usate dalla CIA ad Abu Graib e Guantanamo.

Il 41 bis è un regime di isolamento estremo grazie alla riduzione delle relazioni con qualsiasi altro essere umano.

Il 41 bis è la forma di tortura che ha portato alla morte di Diana Blefari Melazzi.

Lo Stato imprigiona e tenta di annientare chi è improduttivo e inutile, ovvero inadeguato all’idea di normalità.

Lo Stato è responsabile dell’eliminazione di chi non si allinea, di chi si ribella e prova ad alzare la testa contro sfruttatori, servi in divisa e i tribunali che li proteggono.

Lo Stato è il responsabile dello sterminio di chi tenta di varcare le frontiere, a costo della propria vita, frontiere create perché pochi possano arricchirsi sullo sfruttamento sino alla morte di molti.

Lo Stato è il responsabile dell’eccidio di chi prova a scappare dalle guerre, dall’avvelenamento dei territori e della fame che lo Stato stesso ha creato.

Per quanta ci riguarda sappiamo da che parte della barricata stare. Al fianco di Alfredo e di tutti coloro che combattono contro lo Stato per un mondo senza galere e per un mondo senza sfruttati.

“Da quando sono al 41 bis non tocco un filo d’erba, un albero, un fiore solo cemento, sbarre e tv. Negli ultimi mesi con grande fatica sono riuscito a comprare un solo libro, e solo perché di me parlavano i media. I colloqui una sola volta al mese col vetro e con la voce metallica dei citofoni. Le mie sorelle e mio fratello che sono gli unici che possono ve**re a trovarmi vengono al loro arrivo incerottati sui tatuaggi e sugli orecchini, perché potrebbero comunicare messaggi criptici attraverso i disegni tatuati.”
ALFREDO COSPITO

FUOCO ALLE GALERE

CON SARA E SANDRO NEL CUORE

ALFREDO LIBERO

TUTTX LIBERX

Anarchicx contro carcere e repressione

28/04/2026

Da dentro il cpr ci mandano questo video, chiedendoci di pubblicarlo, per gridare ancora una volta la violenza istituzionale che opprime chiunque passi per questo lager.

ARRIVA LA TEMPESTA PERFETTA...
e il fuoco divampa. Solo gli ingenui non riescono a capire che non si può umiliare continuamente chi ha da perdere solo le catene che lo costringono. Così nel lager di Macomer due blocchi sono andati in fumo, i ragazzi rinchiusi hanno rischiato la vita, perchè le vie d’uscita erano bloccate e gli operatori non rispondevano alle urla disperate, ma qualcuno da molto molto lontano ha avvisato ambulanza e pompieri.

Ora tutti i prigionieri sono all’esterno, sotto l’occhio vigile della GDF, e ci raccontano che gli avrebbero detto che rimarranno all’ aperto sino a quando la situazione non si sarà normalizzata, cioè per molto tempo.

Questi sbirri proprio non imparano, che umiliare e minacciare porta solo un uragano di rabbia di cui già arrivano le prime nubi della tempesta perfetta che metterà fine a questi lager.

DOMANICONTRO CARCERE E 41 BISLIBERTA' PER ALFREDO
22/04/2026

DOMANI
CONTRO CARCERE E 41 BIS
LIBERTA' PER ALFREDO

URLA DIETRO LE MURA, SOLIDARIETÁ A CHI RESISTEIeri 15 aprile un gruppo di solidali, a seguito delle ultime rivolte  all’...
16/04/2026

URLA DIETRO LE MURA, SOLIDARIETÁ A CHI RESISTE

Ieri 15 aprile un gruppo di solidali, a seguito delle ultime rivolte all’interno del cpr di Macomer e due evasioni che purtroppo non sono andate a buon fine, si è recato sulla collina antistante quel lager a portare solidarietà ai prigionieri.

La risposta dall’interno è stata calorosa e immediata nonostante i prigionieri abbiano comunicato di essere stati rinchiusi in una stanza sorvegliati da guardie e telecamere.

Il gruppo all’ esterno è riuscito per poco tempo a scandire cori e mettere musica perché come al solito, poco tempo dopo, sono arrivate a sirene spiegate otto pattuglie tra polizia, carabinieri e digos, sequestrando il materiale usato e denunciando i presenti.

Nel momento in cui i solidali venivano scortati fuori dal paese, anche perchè alcuni di loro hanno già il foglio di via da Macomer, un gruppo di prigionieri, come successo pochi giorni fa, è salito sul tetto del cpr per protestare ancora una volta contro le pessime condizioni di vita all’interno.

Ancora una volta provano a intimidire e spezzare la solidarietà tra dentro e fuori, tra noi e loro, ma ci troveranno ancora una volta fuori da quelle mura a urlare quanto facciano schifo galere e cpr.

Augurandoci un futuro ricco di rivolte ed evasioni

Anarchicx contro carcere e repressione



Pubblicato il 2026/04/162026/04/16 di rifiutiURLA DIETRO LE MURA, SOLIDARIETÁ A CHI RESISTE Ieri 15 aprile un gruppo di solidali, a seguito delle ultime rivolte all’interno del cpr di Macomer e due evasioni che purtroppo non sono andate a buon fine, si è recato sulla collina antistante quel lage...

GIORNATA DI RIVOLTA AL CPR DI MACOMERNella serata di oggi, molti prigionieri sono saliti sul tetto del cpr-lager di Maco...
09/04/2026

GIORNATA DI RIVOLTA AL CPR DI MACOMER

Nella serata di oggi, molti prigionieri sono saliti sul tetto del cpr-lager di Macomer per protestare contro la condizione in cui vivono e gli abusi e le violenze a cui sono sottoposti. Due sono feriti; un prigioniero è caduto dal tetto e ha riportato una o più fratture alle gambe, un altro ha tentato di impiccarsi all’arrivo degli sbirri in tenuta antisommossa; presto verranno rimandati nel CPR dai sanitari dell’ospedale di Nuoro. Un altro prigioniero è chiuso in isolamento da quattro giorni per avere tentato di impiccarsi. Al momento in cui pubblichiamo questa notizia ci dicono che un quarto ragazzo si è tagliato le vene e i suoi compagni sono in attesa che arrivi l’ambulanza. In questo momento i prigionieri sono rientrati nei blocchi ma la loro rabbia non è diminuita.

Quando scocca la scintilla il fuoco è libero di divampare. Lo Stato può torturare e mettere a tacere ma non può riuscire a placare la voglia di libertà.

Da parte nostra, è il momento di prestare attenzione alle nostre “piccole Gaza”, perché diversamente lo schiacciasassi del sistema capitalista ci travolgerà per non essere stati in grado di difenderci e di distruggere quelle frontiere che limitano la mobilità delle classi colonizzate a favore dei privilegi delle classi coperte dallo scudo imperialista. La guerra è anche qui.

SOLIDARIETÀ E COMPLICITÀ CON I PRIGIONIERI IN RIVOLTA

FUOCO AI CPR E ALLE FRONTIERE

Anarchichx contro carcere e repressione

https://rifiuti.noblogs.org/post/2026/04/09/giornata-di-rivolta-al-cpr-di-macomer/

Pubblicato il 2026/04/092026/04/09 di rifiutiGIORNATA DI RIVOLTA AL CPR DI MACOMER Nella serata di oggi, molti prigionieri sono saliti sul tetto del cpr-lager di Macomer per protestare contro la condizione in cui vivono e gli abusi e le violenze a cui sono sottoposti. Due sono feriti; un prigioniero...

NOTIZIE, UN VIDEO E UN AUDIO DAL CPR DI MACOMERDal CPR di Macomer arrivano informazioni che mostrano nuove forme in cui ...
23/03/2026

NOTIZIE, UN VIDEO E UN AUDIO DAL CPR DI MACOMER

Dal CPR di Macomer arrivano informazioni che mostrano nuove forme in cui lo Stato articola razzismo e caccia al migrante. Molti degli uomini sequestrati nella struttura di Macomer vi sono stati deportati non solo dopo essere stati catturati nel corso di rastrellamenti eseguiti nelle strade della Sardegna e di varie parti d’Italia. Sempre con più frequenza vengono sequestrati uomini provenienti da carceri e/o colonie penali, nonostante abbiano scontato l’intera pena, e, in alcuni casi, siano in attesa della risposta alla richiesta d’asilo.

Come già riportato in un altro post, poiché gli operatori della struttura non vengono pagati, il centro è sotto il controllo totale degli sbirri, diretti dal gestore virtuale del CPR sin dalla sua apertura, il dirigente del commissariato Federico Farris. Non è dato, invece, sapere il nome di chi dirige il centro. Ci dicono che il direttore, che non è mai presente, venga cambiato spesso e non viva in Sardegna, per cui la nomina è solo di facciata e la responsabilità ricada sulla facente funzioni Antonia Sanna. Ci raccontano che gli oggetti personali requisiti all’ingresso ai nuovi arrivati, talora spariscono e non verranno mai più riconsegnati, che il medico è presente non più di una mezz’ora al giorno, che il personale paramedico è in numero ridotto, che manca perfino il materiale sanitario di consumo tanto che le ferite vengono chiuse con il nastro adesivo. In altre parole, si confermano la pessima fama di Officine Sociali, cooperativa completamente allo sbando, e della Prefettura di Nuoro, per le sue doti acrobatiche mostrate nel riuscire ad affidare gli appalti ai più impresentabili degli impresentabili, come già accaduto in passato con le precedenti gestioni.

Ciò che è inaudito, però, è il recente ricatto esercitato sui sequestrati nella struttura. Quando hanno bisogno di cure che richiedono terapie diverse dalla somministrazione di paracetamolo e rivotril, vengono invitati (costretti) a pagarsi la visita (abbiamo notizie di pagamenti di diverse centinaia di euro) in uno studio medico privato, in cui vengono condotti scortati dalla polizia. Aldilà della gravità del fatto che il prigioniero non venga condotto in ospedale (forse per paura che, una volta tanto, accertate le sue condizioni di salute, non venga rimandato nella struttura?), e che questo costituisca un’ulteriore forma di punizione per chi non ha mezzi per pagarsi la visita, potrebbe essere interessante sapere chi sceglie il medico (certamente non il prigioniero) e in base a che criteri. Ci sarà mica qualche conflitto d’interessi?

Crediamo che lo Stato a Macomer sta sperimentando un’esternalizzazione totale della gestione dei prigionieri, manca solo la polizia privata e la distopia sarebbe completa.

Da un paese extraeuropeo ci è stato inviato un video che riprende la stanza di isolamento del CPR, stanza che pochi, forse nessuno, a parte i prigionieri, hanno mai visto. Ci raccontano sempre che nel CPR esistono solo stanze di isolamento sanitario. A parte il fatto che un prigioniero con gravi problemi di salute tali da richiedere l’isolamento non potrebbe e non dovrebbe essere trattenuto nel CPR, ci chiediamo in base a cosa il medico responsabile lo prescriva, visto che non è possibile garantire cure e monitoraggio di chi è isolato per evitare di aggravarne le condizioni psicofisiche. Ma ciò che vediamo nel video è una cella punitiva, quella che hanno descritto tanti prigionieri che vi sono stati rinchiusi. Si tratta della gabbia in cui viene ulteriormente imprigionato chi non abbassa la testa, chi si ribella, chi si lamenta del proprio stato di salute e pretende di essere portato in ambulanza in ospedale, chi è reduce da un pestaggio degli sbirri.

All interno del blog potete trovare l audio e il video

https://rifiuti.noblogs.org/post/2026/03/22/notizie-un-video-e-un-audio-dal-cpr-di-macomer/

Pubblicato il 2026/03/222026/03/22 di rifiutiNOTIZIE, UN VIDEO E UN AUDIO DAL CPR DI MACOMER Dal CPR di Macomer arrivano informazioni che mostrano nuove forme in cui lo Stato articola razzismo e caccia al migrante. Molti degli uomini sequestrati nella struttura di Macomer vi sono stati deportati non...

22/03/2026

RICEVIAMO E CONDIVIDIAMO

PIU FORTI DELLA MORTE

C’è un’enorme differenza fra la violenza degli oppressi e quella degli oppressori:
la prima segue un’etica, la seconda nessuna.

(Sara Ardizzone)

La nostra capacità di dire e comunicare non consente di avventurarsi sui sentieri inesplorati della responsabilità per i rischi assunti in prima persona. Ogni discorso in questa direzione resta inevitabilmente provvisorio, insufficiente. Ricercare concretamente la libertà – nella sua forma autentica e integrale, non nelle contraffazioni elargite e imposte dallo Stato – significa entrare nella dimensione del rischio connaturato alla ricerca stessa. In questo luogo le nostre scelte, spesse volte selvagge e solitarie, marcano il solco di una strada senza ritorno. La libertà è una qualità che si sperimenta mettendosi a rischio.

Lo diciamo senza alcuna indulgenza nella retorica: i due anarchici rinvenuti morti dopo il crollo di un casolare a Roma, Sara Ardizzone e Alessandro Mercogliano, sono dei nostri compagni fraterni, che siamo fieri di avere per compagni. I pennivendoli prezzolati, dalla cui carta straccia abbiamo appreso il fatto, scrivono a più riprese dello scoppio di un ordigno. Le preoccupate prese di distanza, volte sempre a garantire un’incolumità vergognosa, non ci appartengono. Siamo abituati a non credere a una parola di quanto viene proferito dalla macchina della propaganda, ma qualora ci fosse un barlume di verità circa le informazioni “trapelate” non possiamo non soffermarci sul fatto fondamentale: Sara e Sandro sono morti in azione, sono morti combattendo. La guerra sociale non è una recita, uno stile di vita o una sottocultura. È anzitutto una guerra. Sara e Sandro sono un esempio luminoso dell’inestricabile connubio tra pensiero e azione che ispira l’anarchismo, dei rivoluzionari fino all’ultimo istante della loro vita, e nella morte.

Sara e Sandro sono e saranno per sempre un pezzo del nostro cuore, un cuore che non può che rifiutarsi di provvedere a scrivere un necrologio.

Le odierne farneticazioni dei signori dell’inquisizione e della repressione vanno a braccetto con quelle dei padroni della guerra e dello sfruttamento. Gli stragisti, i massacratori, i produttori di morte gridano allo scandalo per le bombe degli anarchici.

Con Sara e Sandro abbiamo condiviso l’inestinguibile passione per il pensiero e l’azione anarchici. Con loro alcuni di noi hanno vissuto, condividendo l’intensità febbrile di momenti che nessun orologio potrà mai scandire. Con loro, quando siamo stati inquisiti dalla macchina della repressione di Stato, abbiamo mantenuto la nostra dignità e consolidato la tenacia delle nostre scelte. Ne siamo certi: quelle nostre giornate infinite non diverranno mai un ricordo sbiadito. Momenti che non si basavano sulle chiacchiere ideologiche, ma sulla convinzione dei nostri percorsi, sui sentimenti, sulla fiducia reciproca, sulla gioia della vita. Tutti noi che li abbiamo conosciuti profondamente sappiamo che non esisteranno mai delle parole adeguate a descriverne la modestia, la dolcezza, la dignità.

Ecco perché la volontà rivoluzionaria di Sara e Sandro ha la forza di andare oltre il tempo, vincendo la sofferenza e il dolore. La loro passione per la vita sarà più forte della morte. La loro integrità sarà sempre un monito contro ogni oppressore.

21 marzo 2026

Circolo Culturale Anarchico “G. Fiaschi” (Carrara)

Circolo Anarchico “La Faglia” (Foligno)

Danilo Cremonese e Valentina Speziale

Circolo Anarchico “G. Bertoli” (Assemini)

Nucleo Anarchico “É. Henry” (Cagliari)

Biblioteca Anarchica Sabot (Roma)

Natascia Savio

Luigi di Faenza

RICEVIAMO E DIFFONDIAMOLa prateria è sempre più secca, che il fuoco divampiIn seguito agli ardenti mesi autunnali che ha...
09/03/2026

RICEVIAMO E DIFFONDIAMO

La prateria è sempre più secca, che il fuoco divampi

In seguito agli ardenti mesi autunnali che hanno visto una mobilitazione di massa come non si vedeva da un decennio sul nostro territorio, sono giunti dalla Questura di Cagliari due procedimenti penali che ci vedono inseriti nel registro degli indagati di quest’ultima operazione repressiva. Tra i vari capi d’accusa presenti nei due procedimenti figurano cortei non autorizzati, interruzione di pubblico servizio, blocco stradale, travisamento e resistenza aggravata a pubblico ufficiale. I fatti contestati riguardano in breve le giornate di mobilitazione a sostegno della Resistenza Palestinese del 22 settembre e del 3 e del 4 ottobre, nonché il corteo del 1 novembre in opposizione alla manifestazione nazionale per la Remigrazione di Blocco Studentesco (costola giovanile di CasaPound Italia) e di altre organizzazioni neofasciste europee.
Il tenore a dir poco ilare di questa ennesima morsa del fronte repressivo non ci spaventa né tantomeno ci stupisce. La minaccia implicita che, goffamente, la DIGOS di Cagliari pone verso coloro che osano attraversare a testa alta e fuori dai recinti l’ombra di questi tempi non ci lascia inermi o rassegnati. La farsa democratica che smascheriamo nella propria nudità mostra il suo reale volto in modo sempre più violento tra retoriche autoritarie e colpi alle aree conflittuali degli eterogenei movimenti politici dal basso nella città di Cagliari.
La reazione non può e non deve lasciarci addosso un’ indignazione sterile e spaesata in quanto è impensabile, oggi come ieri, ritenere che la giustizia borghese o le istituzioni democratiche tutte possano esprimere qualcosa di diverso dal potere politico e dal sistema economico che rappresentano. Sta a noi prendere in mano le nostre vite per inceppare gli ingranaggi di questo sistema mortifero con qualsivoglia mezzo occorra alla lotta: propaganda, cortei, blocchi, scontri di piazza, azione diretta distruttiva. Consapevoli che tutto ciò comporta una risposta da parte del sistema stesso, in quanto componenti rivoluzionarie anarchiche, comuniste o indipendentiste, non possiamo certo aspettarci, essendo avversi ad esso, di venir trattati con i guanti di velluto.
Il fatto che si stia allargando pericolosamente e in modo sempre più veloce l’insieme delle condotte e delle pratiche individuati come devianza dalla norma è semplicemente sintomo di quanto lo Stato sia debole e di quanto abbia necessità di difendere uno status quo fragile che si serve del pugno di ferro per nascondere e al tempo stesso disvelare i cambiamenti di fase storica che il sociale tutto sta subendo. Stiamo vivendo un momento storico in cui anche le pratiche più moderate creano crepe, in quanto il modello a cui socialmente ci si avvicina è quello della cieca obbedienza e della sottomissione sotto ogni aspetto del vivere. La militarizzazione sociale sempre più evidente e invadente è un tassello importante del canto del cigno del falso pacifismo della vecchia Europa, dell’egemonia statunitense e dell’andamento attuale del sistema neoliberista globale. La guerra è alle porte e questo conflitto a cui sempre più paesi si preparano predispone anche l’addomesticamento del fronte interno attraverso la repressione e uno stato di emergenza permanente. Per questo motivo cercano di spezzare l’opposizione reale innanzitutto nei suoi anelli più duri. Non a caso è forte, da parte dei media e non solo, la tendenza a bollare come estremista o composto da infiltrati ogni gruppo che si organizza per affrontare lo scontro sociale. Questo tentativo di delegittimare con lo spauracchio della legalità le lotte, isolando le componenti non pacificabili, è un copione già conosciuto: divide et impera. La propaganda di coloro che detengono l’egemonia culturale, semplificata fino all’osso, mira a rendere impensabile anche la sola idea che per gli oppressi sia possibile, oltre che necessario, organizzarsi e innalzare con serietà e determinazione lo scontro al fine di una lotta radicale. Si vogliono colpire le idee rivoluzionarie, ma soprattutto le pratiche conflittuali al fine di sgombrare il campo interno di battaglia da ogni possibile scintilla che potrebbe accendere la miccia. Posizioni non recuperabili quali l’antisionismo e l’antifascismo militante diventano pericolose per i tutori dell’ordine nel momento in cui sono sostenute da analisi precise e radicali sul reale, dalla volontà di lottare senza compromessi e dalla capacità di farlo con ogni mezzo necessario, attuando pratiche che sabotano e osteggiano lo status quo. La destabilizzazione che ciò provoca allarga le crepe di un sistema già in crisi, colpendo di volta in volta i suoi principali pilastri: il profitto, l’ordine sociale necessario al consumo e il monopolio della violenza. A noi il compito di inserirci in queste crepe restando uniti e costruendo il fronte della diserzione totale per un disfattismo rivoluzionario.
In quanto indagati e indagate nonché in quanto individualità anarchiche non possiamo fare a meno di rivendicare politicamente tutte le pratiche conflittuali contestate a noi e a tutte le persone attualmente nel mirino della repressione. Consapevoli del fatto che esse rappresentano uno strumento imprescindibile della lotta contro l’autorità del sistema Stato-Capitale globale, insieme alle pratiche rivendichiamo ancora una volta e una volta di più le idee che ci hanno portato a scendere in piazza. Rivendichiamo l’antisionismo e il sostegno incondizionato alla Palestina, alla sua Resistenza e alla sua lotta armata. Rivendichiamo l’antifascismo militante che scorre nelle vene del nostro percorso storico-politico e rivive nei nomi dei nostri morti dal Batallón de la Muerte alla Colonna Ascaso, dagli attentatori di Mussolini come Michele Schirru e Gino Lucetti ai partigiani come Belgrado Pedrini e Goliardo Fiaschi.
Affermiamo con forza la volontà e la necessità di fare fronte comune con le altre realtà colpite nonché di continuare la lotta senza rimorsi e senza paure.

Sempre contro lo Stato.
Sempre per l’Anarchia.

Assemini, 4 marzo 2026

Archivio-Biblioteca Anarchico “G. Ciavolino”

Circolo Anarchico “G. Bertoli”

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