ANPI Sez. Bruzolo "Silvio Borgis"

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“L'indifferenza è più colpevole della violenza stessa. È l'apatia morale di chi si volta dall'altra parte: succede anche oggi verso il razzismo e altri orrori del mondo.”

Ieri sera Camminata di Valle da Chiusa San Michele a Sant'Ambrogio, partecipata e condivisa. Oggi invece, manifestazione...
25/04/2026

Ieri sera Camminata di Valle da Chiusa San Michele a Sant'Ambrogio, partecipata e condivisa.
Oggi invece, manifestazione ufficiale per la Festa della Liberazione. 🌹
Condividiamo l'intervento del nostro presidente:

"Buongiorno a tutte e tutti,
autorità presenti, associazioni bruzolesi, Alpini, Società Filarmonica, cittadine e cittadini di Bruzolo, grazie.
Grazie per essere qui, oggi, insieme. Perché esserci, il 25 aprile, non è mai un gesto neutro.
Un ringraziamento speciale va anche alla scuola primaria di Bruzolo. Non sono qui fisicamente, ma sono presenti in un modo molto forte: nelle finestre della piazza, adornate con le loro ghirlande, e nelle poesie che hanno preparato per tutti noi. Il loro contributo è prezioso, perché la memoria non si eredita: si costruisce.
E loro, ogni giorno costruiscono futuro.
Devo confessarvelo: quest’anno scrivere questo discorso è stato difficile.
Difficile perché il mondo sembra ogni giorno più confuso, più violento, più smemorato.
Mi sono chiesta: da dove si comincia, quando tutto sembra gridare insieme?
Poi ho capito che un inizio si trova sempre. E il mio inizio sono tre nomi:
Pietro Savoldelli, Agostino Fassio, Pietro Lavezzi.
Tre giovani. Non erano di Bruzolo, ma qui hanno perso la vita. Qui, a Bruzolo, il loro nome è inciso per sempre su un cippo, accanto al sottopasso della SS25.
Tre ragazzi. Ragazzi, come quelli che oggi riempiono le scuole, le piazze, i sogni.
E allora io voglio partire da loro. Perché quando parliamo di Resistenza, non parliamo solo di storia: parliamo di giovinezza, di coraggio, di scelte difficili fatte da chi aveva davanti tutta la vita.
Oggi troppo spesso i giovani vengono raccontati come distratti, disinteressati, lontani.
Io invece ho visto altro.
Ho avuto la fortuna di collaborare, nel mio piccolo, con alcuni studenti e studentesse del Norberto Rosa. Stanno lavorando a un progetto straordinario: portare un QR code su lapidi, cippi e luoghi della memoria della nostra Valsusa. Un gesto semplice, ma rivoluzionario: rendere accessibile la storia, renderla viva, interrogabile.
E sapete cosa mi ha colpito? L’entusiasmo. La serietà. La cura.
Diciottenni che si mettono a cercare documenti, a ricostruire vite, a capire perché dei loro coetanei, ottant’anni fa, hanno lasciato casa per combattere per la libertà.
Questa è la speranza. Questa è la Resistenza che continua.
Come diceva Piero Calamandrei: “La libertà è come l’aria: ci si accorge di quanto vale quando comincia a mancare.”
E oggi, quell’aria, sembra di nuovo più pesante.
Viviamo in un tempo in cui la guerra torna ad essere raccontata come inevitabile, quasi normale. Ma non lo è.
Non lo è in Iran. Non lo è a Gaza, dove si continua a morire sotto le bombe, dove la popolazione – quella che è rimasta – vive allo stremo. E mentre accade tutto questo, lo sguardo del mondo si sposta altrove: su equilibri strategici, su rotte commerciali, sullo stretto di Hormuz.
Ma io mi chiedo: voi lo sapete quanto è lungo lo stretto di Hormuz?
Qualche decina di chilometri. E quanto è grande il silenzio dell’indifferenza?
Molto di più.
Il silenzio dell’indifferenza fa più rumore delle bombe.
E allora torniamo alla nostra Costituzione. All’articolo 11, che non è una formula retorica, ma una scelta precisa: “L’Italia ripudia la guerra.”
La ripudia. Non la tollera, non la giustifica. La ripudia.
Eppure, oggi, sembra quasi un’idea ingenua. Ma non lo è. È una posizione radicale. È una presa di responsabilità.
E mentre noi abbiamo questa bussola, nel mondo vediamo leader che parlano il linguaggio opposto. Pensiamo a Donald Trump: la guida di una delle nazioni più potenti del pianeta, con accesso al potere nucleare, che usa toni aggressivi, semplificazioni pericolose, logiche di scontro. Questo deve preoccuparci. Non per ideologia, ma di nuovo… per responsabilità.
Perché la storia ci ha già insegnato dove portano certe parole.
E parlando di storia, non possiamo ignorare quello che è successo poco lontano da qui, a Novalesa.
Una svastica disegnata sul cartello del rastrellamento del 1944.
Qualcuno ha detto: “una bravata”. No.
Non è una bravata. È ignoranza, certo.
Ma è anche qualcosa di più profondo e più inquietante: un segnale di regressione civile.
Perché dietro quel gesto ci sono storie vere. Persone vere.
Uomini che non sono tornati. Deportati, morti nei campi di lavoro in Germania.
E con quella storia non si scherza. Con i vagoni piombati non si scherza.
Con la deportazione non si scherza. Non è passato remoto. È memoria viva.
È dolore che attraversa ancora le famiglie. E allora dobbiamo dirlo con chiarezza:
i neofascisti esistono. E vanno riconosciuti. E vanno isolati.
Non solo il 25 aprile. Non solo quando è comodo.
Tutti i giorni.
Perché, come diceva Ada Gobetti: “La libertà bisogna difenderla ogni giorno, perché ogni giorno può essere perduta.”
E questa responsabilità si è vista anche recentemente, quando cittadini, giovani, lavoratori precari e persone di buon senso hanno partecipato e inciso, contribuendo a scelte importanti per il futuro democratico del Paese.
Forse oggi ci sembra tutto confuso, disordinato. Ma un giorno, i figli dei nostri figli studieranno anche questo tempo. E magari studieranno un po’ meno i Romani, per capire noi. Capire cosa abbiamo fatto. Da che parte siamo stati.
Perché, come scriveva Piero Gobetti: “La libertà è sempre una conquista.”
E le conquiste vanno difese.
Pensiamo al suffragio universale. Pensiamo 80 anni dal primo voto libero delle donne in Italia. Un passaggio storico enorme. Un atto di giustizia.
Ma anche una conquista recente, se ci pensiamo.
Eppure, oggi, possiamo davvero dire che quella strada è compiuta?
No.
Le donne continuano a pagare un prezzo altissimo: nel lavoro, con stipendi più bassi, meno tutele, meno possibilità. Nella vita pubblica, dove devono continuamente dimostrare il doppio per essere riconosciute. Nelle relazioni, ancora intrappolate troppo spesso in dinamiche di controllo, violenza, dominio.
Questa è la realtà. E ignorarla significa esserne complici.
Dobbiamo ricordarci delle donne che hanno scritto la nostra Costituzione.
Donne come Nilde Iotti, Teresa Mattei, Lina Merlin.
Donne che non hanno chiesto spazio: lo hanno conquistato.
Donne che hanno portato nella Costituzione parole nuove: uguaglianza, dignità, diritti.
E allora oggi il nostro compito è semplice da dire, difficile da realizzare: continuare quella battaglia.
Perché la Resistenza non è finita nel 1945. È un processo. È una scelta quotidiana.
E qui veniamo all’oggi. Al presente politico.
Io non userò mezzi termini: il governo attuale è, sotto molti aspetti, inadeguato e pericoloso.
Pericoloso quando minimizza, quando riscrive, quando banalizza la storia.
Pericoloso quando alimenta divisioni invece di costruire comunità.
Pericoloso quando dimentica che la democrazia non è un dato acquisito, ma un equilibrio fragile. E questo non è un giudizio ideologico.
È un richiamo, perchè il nostro compito, oggi, è vigilare.
Con lucidità, con fermezza, con dignità.
Come diceva Lidia Menapace: “La memoria è un dovere civile.”
E io voglio chiudere con un gesto personale.
Oggi al collo indosso un foulard molto importante per me. È il foulard di Casa Cervi.
I fratelli Cervi non erano eroi da libro di storia. Erano contadini. Erano antifascisti. Erano uomini liberi. La loro storia è una storia di scelta. Di dignità.
Di coraggio. E grazie a persone come Adelmo Cervi, quella storia continua a vivere, a parlare, a interrogare.
Perché alla fine, tutto si riduce a questo:
la libertà di scegliere da che parte stare. Sempre. Il 25 aprile non è solo memoria.
È una domanda.
E oggi, qui, a Bruzolo, quella domanda è per tutti noi:
da che parte stiamo?
Grazie, ora e sempre Resistenza." ✊🌹

23/04/2026

NOVALESA: UNA SVASTICA
SULLA TARGA CHE RICORDA
IL RASTRELLAMENTO
DEL 26 GIUGNO 1944

Non è la prima volta che succede in paese, ma stavolta l'anonima mano disegnatrice di svastiche se l'è presa con il cuore della storia della comunità novalicense. Il simbolo nazista è infatti andato ad imbrattare stanotte la targa che ricorda l'episodio più doloroso dell'occupazione, il rastrellamento della popolazione civile del 26 giugno 1944. Tutti gli abitanti furono radunati dai nazifascisti sul ponte sul Cenischia e lasciati lì per tutto il giorno, con la minaccia di farli saltare. Soltanto a sera furono miracolosamente lasciati liberi. Alcuni uomini furono presi e deportati nei campi di lavoro tedeschi, ma anche in questo caso la sorte volle che alla fine della guerra ritornassero tutti a Novalesa. In passato proprio alla vigilia del 25 Aprile, probabilmente la stessa mano aveva già lasciato la sua codarda firma, nottetempo, sui manifesti della festa della Liberazione di valle.

Il 25 aprile scendi in piazza con noi: la libertà si celebra insieme! 🌹Unisciti a noi per ricordare, riflettere e difend...
17/04/2026

Il 25 aprile scendi in piazza con noi: la libertà si celebra insieme! 🌹
Unisciti a noi per ricordare, riflettere e difendere i valori di libertà, pace e democrazia.

24/03/2026

Grazie a tutte e a tutti voi!

L’8 marzo non è una festa fatta di mimose, frasi vuote o auguri di circostanza.Nasce dalle lotte delle donne: dalle oper...
08/03/2026

L’8 marzo non è una festa fatta di mimose, frasi vuote o auguri di circostanza.
Nasce dalle lotte delle donne: dalle operaie che rivendicavano diritti, dignità e salario, dalle donne che hanno pagato con la vita la richiesta di giustizia, da chi ha sfidato un sistema che le voleva silenziose e obbedienti.
In Italia, l’8 marzo porta con sé anche la memoria delle donne della Resistenza.
Staffette partigiane, combattenti, organizzatrici, madri, lavoratrici: donne che hanno rischiato la vita per la libertà di tutti. Senza di loro non avremmo avuto la Liberazione, né la democrazia che oggi spesso diamo per scontata.
Quelle donne non combattevano solo il fascismo.
Combattevano anche l’idea che il loro posto fosse in silenzio, un passo indietro.

Oggi la loro lotta continua.

Continua nelle donne che difendono la propria dignità nel lavoro, contro discriminazioni e salari più bassi.
Continua nelle donne che pretendono rispetto nelle relazioni, nella vita domestica, negli spazi pubblici.
Continua nelle scienziate, nelle insegnanti, nelle lavoratrici, nelle madri, nelle attiviste, nelle studentesse che ogni giorno tengono in piedi questo Paese spesso senza ricevere il riconoscimento che meritano.

Ma l’8 marzo deve essere anche una giornata di verità.

Non basta dirsi progressisti, antifascisti a parole se poi, nella vita quotidiana, si giustificano comportamenti che mancano di rispetto alle donne. Non basta parlare di uguaglianza nei cortei se nelle relazioni private si trovano scuse, se si minimizza, se si chiude un occhio.
La coerenza non si dimostra con gli slogan.
Si dimostra nei gesti, nelle scelte, nel rispetto quotidiano.

Il rispetto per le donne non è un favore.
È una condizione minima di civiltà.

Le donne non sono un simbolo da celebrare un giorno all’anno.
Sono forza, intelligenza, coraggio, lavoro, resistenza.
Sono scienza, cura, lotta, futuro.

E se davvero vogliamo onorare l’8 marzo, ricordiamolo chiaramente:
la libertà delle donne non è negoziabile,
la dignità delle donne non è discutibile,
il rispetto delle donne non è facoltativo.

Chi predica uguaglianza ma non la pratica, non sta dalla parte delle donne. Sta semplicemente dalla parte della propria ipocrisia.

Perché la mimosa appassisce in fretta.
La coerenza, invece, dovrebbe durare tutto l’anno.

Questa mattina, presso la stazione di Bruzolo, si è svolta la commemorazione in ricordo dei partigiani Walter Fontan e A...
28/02/2026

Questa mattina, presso la stazione di Bruzolo, si è svolta la commemorazione in ricordo dei partigiani Walter Fontan e Aldo Rossero e dei civili Ambrosia, padre e figlio.
Una cerimonia partecipata e sentita, con numerosi cittadini presenti. Sono intervenuti il Sindaco di Bruzolo e Chiara Borgis, oratrice ufficiale in rappresentanza della sezione Silvio Borgis di Bruzolo.
Molte le riflessioni condivise, soprattutto alla luce del particolare momento storico che stiamo vivendo. È stato ribadito con forza il valore della pace e l’importanza della responsabilità nelle nostre azioni quotidiane. La storia insegna, deve essere monito e guida per ciò che facciamo ogni giorno. La strada può essere in salita, ma mollare non è contemplato. Nel solco e nell’esempio di chi ci ha preceduto.

Ora e sempre, Resistenza. 🌹✊🏼

Vi aspettiamo numeros*! 🌹✊🏼Comune di Bruzolo
23/02/2026

Vi aspettiamo numeros*! 🌹✊🏼
Comune di Bruzolo

Askatasuna non è solo ciò che è stata: Askatasuna è e continuerà ad essere.Trent’anni di storia non si cancellano con un...
20/12/2025

Askatasuna non è solo ciò che è stata: Askatasuna è e continuerà ad essere.

Trent’anni di storia non si cancellano con uno sgombero né con la forza messa al servizio di una politica che tutela interessi di pochi. Si può chiudere uno spazio, ma le idee non si distruggono.

Possono provarci in ogni modo, ma le nostre idee non moriranno.
Le lotte, i progetti, le ribellioni troveranno sempre nuovi luoghi in cui rinascere. E torneranno più forti di prima.

Askatasuna avrà una nuova casa.
E noi ci saremo, ancora, a dire che facciamo parte della stessa storia.

Questa mattina una nostra rappresentanza ha preso parte alla commemorazione del Giuramento partigiano della Garda, avven...
08/12/2025

Questa mattina una nostra rappresentanza ha preso parte alla commemorazione del Giuramento partigiano della Garda, avvenuto l’8 dicembre 1943, a cui parteciparono anche quattro giovani bruzolesi: Lorenz, Bruno, Paolo e Silvio.

Quest’anno sono stati ricordati anche i 20 anni dall’8 dicembre 2005, un anniversario che ci ricorda come un unico filo rosso unisca il passato alla contemporaneità: la capacità di resistere, di difendere i propri valori, di non voltarsi dall’altra parte.

I ragazzi che giurarono quel giorno lo fecero spinti da ideali profondi: lealtà, onore, amore per la propria terra, per i propri affetti e per la libertà. Una scelta di coraggio contro chi prevarica, tradisce o opprime ingiustamente.
Il loro esempio ci insegna che la Resistenza non è solo storia: è un impegno quotidiano.

Ora e sempre, Resistenza. 🌹✊🏼

19/11/2025

🏳️‍🌈🌹 LA FORZA DELLA RESISTENZA È L'UNITÀ NELLA PLURALE DIVERSITÀ, COME I COLORI DELL'ARCOBALENO: NOI CON I FASCISTI ABBIAMO FINITO DI PARLARE NEL 1945! 🏳️‍🌈🌹

"(...) Quello che è certo è che nelle tante occasioni nelle quali sono state imbrattate le lapidi dei Partigiani, qualche volta i giovani di Askatasuna le hanno ripulite.

Se quindi l’assessore Marrone si dovesse chiedere da quale parte stiamo tra Askatasuna e i suoi amici fascisti, la risposta è senza dubbio Askatasuna."

Nino Boeti
Presidente ANPI Provinciale di Torino

🌹 ORA E SEMPRE RESISTENZA!

🌹🔥COMUNICATO SEZIONI ANPI VALLE SUSALe sezioni ANPI della Valle di Susa esprimono forte preoccupazione per l’iniziativa ...
14/11/2025

🌹🔥COMUNICATO SEZIONI ANPI VALLE SUSA

Le sezioni ANPI della Valle di Susa esprimono forte preoccupazione per l’iniziativa prevista lunedì 24 novembre presso la Biblioteca Comunale di Susa, dove si terrà la presentazione del libro “Uccidere un fascista” di Giuseppe Culicchia.
L’ANPI ha sempre difeso la cultura e la libertá di espressione oltre che di confronto, convinta che la conoscenza e il dialogo siano strumenti fondamentali della democrazia. Non è dunque il libro in sé a destare perplessità, ma il contesto politico e simbolico in cui la presentazione è stata inserita.
La preoccupazione non nasce per chi decide di raccontare una storia ma dalla scelta di affidare l'introduzione all'assessore regionale di Fratelli d'Italia, Maurizio Marrone che solo qualche settimana fa salutava i militanti del suo partito a Borgaro torinese con il saluto del legionario.
Marrone è infatti noto per le sue posizioni riconducibili alla destra neofascista e per iniziative che contrastano i principi di uguaglianza e di libertà sanciti dalla Costituzione.
Il suo intervento attribuisce all’evento un significato che va ben oltre la discussione letteraria offrendo visibilità e legittimazione ad un clima culturale che tende al revisionismo storico e a sminuire le responsabilità del fascismo oltre che a normalizzare linguaggi e simboli che dovrebbero appartenere al passato.
La Valle di Susa è terra profondamente legata alla memoria della Resistenza e ai valori che da essa sono nati. La sua storia, segnata dal sacrificio e dal coraggio di donne e uomini che scelsero la libertà contro la dittatura, è parte viva della nostra identità collettiva.
Per questo consideriamo inaccettabile ogni tentativo di riscrivere la storia o di ridurre l’antifascismo a un’opinione tra le altre.
A chi, come Enrico Panaro (capogruppo della maggioranza del Comune di Susa nonché portatore di azioni e pareri inammissibili) sostiene che “l’aria sia cambiata”, rispondiamo che in Valle di Susa continua a spirare il vento della solidarietà, della libertà e della Costituzione.
Sono questi i valori che vogliamo ribadire pubblicamente, con la fermezza e la serenità che appartengono alla tradizione democratica e civile del nostro territorio.
Invitiamo cittadine e cittadini a ritrovarsi lunedì 24 novembre, alle ore 19.30 in piazza Trento a Susa, per riaffermare insieme che la nostra Valle resta antifascista, accogliente e fedele ai principi della democrazia nata dal sangue dei nostri nonni e delle nostre nonne, che hanno liberato l'Italia.

Sezioni Anpi Valle Susa

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