14/06/2026
I poveri di spirito hanno sempre bisogno di inventarsi nuovi nemici contro cui fare crociate. E poi ci sono quelli, non proprio così stupidi, che di mestiere i nuovi nemici li inventano e li sbattono in prima pagina per darli in pasto al popolo bue. In questo caso, il “nemico” diventa una meravigliosa distrazione di massa, con cui riempire un po’ di rotocalchi e con cui impegnare le – già scarsissime – sinapsi di un popoletto che sta perdendo, giorno dopo giorno, facoltà mentali e capacità di stare al mondo.
Dove per “stare al mondo” intendo condividere questo pianeta con le altre specie, volenti o nolenti. Perché si tratta di un dovere a cui siamo chiamati.
Fa riflettere, amaramente e per l’ennesima volta, il caso della cornacchia di Pordenone: un altro caso di “niente mischiato col nulla” montato ad arte. Se ne sentiva il bisogno, dopotutto la gente ne ha le p***e piene di sentir parlare dei pavoni di Punta Marina.
La cornacchia, per un breve periodo, ha attaccato i passanti esplicitando uno dei comportamenti più basilari del mondo animale: territorialità e difesa del nido. E si sa, in periodo di nidificazione c’è la prole da proteggere. Per quella cornacchia, i passanti erano semplicemente una minaccia per i suoi pulli. Ecco dunque spiegati i comportamenti volti a scoraggiare eventuali predatori.
Dove sarebbe la notizia?
Andate a chiedere a Genova, a Roma, e in decine di altre città cosa “combinano” i gabbiani reali in questo periodo.
Eppure, se n’è parlato per giorni su tutti quei mass media che ormai - è chiaro - servono solo a friggere quel che resta dei cervelli della gente. Ore e ore di trasmissioni dedicate all’inconsapevole corvide, e alle persone che gridavano ai microfoni il loro disagio e il loro terrore auspicando l’abbattimento di mamma cornacchia.
Questo, signore e signori, è il livello dell’informazione in Italia.
Pavoni e cornacchie eletti a nemici pubblici, con servizi montati ad arte - tra musiche, commenti e montaggi - per insinuare nelle menti delle persone una sola idea: oggi, il vero problema da risolvere e il vero nemico da sconfiggere, sono loro.
Gli (altri) animali.
E nei loro confronti, si scatena il più comune dei sentimenti odierni: intolleranza.
L’intolleranza è facilissima da cavalcare, c’è chi lo ha capito bene. Nell’intolleranza le persone si sentono sp***eggiate, unite.
E l’intolleranza sfocia nella più immediata, facile e superficiale delle soluzioni: eliminazione. Quella cornacchia andava abbattuta. Troppo fastidiosa. E in questa direzione è andata l’ordinanza del sindaco: abbattimento dell’uccello che difendeva la sua prole. Colpevole di esistere, di vivere, di fare ciò che la sua natura gli diceva per tutelare il suo patrimonio genetico, il suo investimento nel futuro.
Ordinanza fortunatamente sospesa dal TAR.
Non tanto per la cornacchia in sé. Corvis cornix è specie estremamente comune, diffusa, molto abbondante, più o meno onnipresente. Qui non si tratta di una questione ambientale e/o ecologica, né di una specie a rischio. È una questione di principio.
L’abbattimento della cornacchia avrebbe fatto “passare” un pessimo messaggio: che tutto ciò che in qualche modo ci dà fastidio, va eliminato. Concetto purtroppo già abbastanza diffuso, ma che ne sarebbe uscito ancor più rinforzato. Qualcosa non ci piace? La soluzione giusta è toglierla di mezzo, ovvio.
Ma come pensiamo di poter convivere con orsi e lupi se scoppia un dramma per una cornacchia? Esistono paesi chiamati a convivere con specie estremamente più pericolose delle nostre, specie letali. Penso all’Australia, dove – tra serpenti, ragni e cubomeduse – quasi tutto ciò che respira è mortale. Eppure, lì la gente è educata ad accettare queste specie e la convivenza con esse è considerata un fatto ineluttabile. Le persone, in altre parole, sono abituate. Certo, capitano incidenti – alcuni anche mortali – ma vengono etichettati come semplici (seppur tragiche) fatalità. Non parte ogni volta la caccia alle streghe.
Peraltro, le cornacchie – così come gabbiani reali, gazze, cinghiali e quant’altro – sono specie estremamente versatili e opportuniste che hanno trovato nelle nostre città un habitat favorevole dove vivere e riprodursi. Abbiamo fatto di tutto per attirarli e abituarli a vivere al nostro fianco. Gli abbiamo apparecchiato la tavola per poi volerli fuori dalle p***e ogni volta che si palesano. Un controsenso.
Mi rendo perfettamente conto che una cornacchia in atteggiamento di difesa del nido/della prole, così come un gabbiano reale, assume comportamenti molesti e anche potenzialmente pericolosi. Ma il periodo di crescita dei pulli è breve, dalla schiusa all’involo si tratta di poche settimane. E se per una volta la soluzione fosse la tolleranza?