04/10/2026
+++ PERCHÉ TUTTI STANNO SCOPRENDO BRIVIO: IL GIOIELLO SULL'ADDA È IL RIFUGIO VERDE CHE STAVATE CERCANDO +++
Se l'anima lombarda potesse essere riassunta in un paesaggio, avrebbe probabilmente l’aspetto del fiume Adda a Brivio.
Un castello solido, corti d'altri tempi e una riserva naturale danno vita a un'ottima scusa per indossare le scarpe da trekking e lasciarsi andare alla scoperta di questo paese della Brianza lecchese tra cascine, filatoi e oratori: la destinazione perfetta per una gita fuori porta in Lombardia.
Separato dalla provincia di Bergamo dal corso del fiume Adda, il paese di Brivio per lungo tempo è stato città di confine tra il Ducato di Milano e la Serenissima Repubblica di Venezia.
Sono ben dieci le frazioni che compongono Brivio: si tratta di Bastiglia, Vaccarezza, Foppaluera, Beverate, Canosse, Butto, Foino, Molinazzo, Toffo e Palazzetto.
A Brivio è nato Cesare Cantù, romanziere che fu autore di “Margherita Pusterla” , ma anche direttore dell’Archivio di Stato di Milano e deputato al Parlamento dopo l’Unità d’Italia. Il Famedio di Brivio ancora oggi accoglie le sue spoglie: la sua tomba è ospitata nel cimitero di via Recli.
Sempre a Brivio, inoltre, sono state realizzate le riprese di alcune scene di uno dei molti film girati in Brianza: “Ladri di saponette”, di Maurizio Nichetti.
Siete curiosi di sapere che cosa vedere a Brivio? Vi accontento subito.
Vi suggerisco di iniziare il vostro tour in paese dalla frazione di Beverate: in via Prinetti di fronte al civico 14 ammirate la Chiesa dei Santi Margherita e Simpliciano.
Costruita nella prima metà degli anni ’50 del secolo scorso, la chiesa presenta sette aperture ad arco nell’ordine superiore della facciata, mentre quello inferiore è caratterizzato da un pronao con le tre porte di ingresso.
Si pensa che San Simpliciano, maestro di Sant’Agostino e successore di Sant’Ambrogio, sia nato proprio in questa località.
Lasciandovi la chiesa sulla destra incamminatevi lungo via Prinetti per arrivare all’incrocio con via San Simpliciano e via Ai Campi: qui trovate una fontana pubblica realizzata nel 1878, che gli abitanti del posto chiamano Trumba.
Da questo punto imboccate via San Simpliciano per raggiungere, in via Campanile, l’Oratorio di Santa Margherita, costruito nel 1717 e completato da un campanile in viva pietra realizzato pochi decenni più tardi.
Al suo interno merita di essere vista la pala che raffigura Santa Margherita e San Simpliciano in adorazione della Madonna.
Sulla stessa piazza si affaccia Cascina Galbusera, tipico esempio di cascina lombarda su due piani con le grandi aperture ad arco a tutto sesto del livello superiore un tempo utilizzato come deposito e fienile.
Ritornati all’incrocio tra via San Simpliciano e via Prinetti, imboccate via ai Campi e percorretela fino in fondo, per poi girare a destra in via Como. Da qui, svoltate subito a sinistra in via Vaccarezza: il primo edificio che incontrate è Cassina Nuova, un tempo nota come Cassina Vaccarezza.
Nella corte interna merita di essere vista un’icona della Madonna Addolorata con il Cristo morto risalente al XIX secolo.
Proseguite lungo via Vaccarezza e, arrivati allo stop, alla vostra destra vedete la Corte di Vaccarezza, con un affresco ottocentesco di una Madonna con Bambino e una finestra monofora in cotto in stile medievale.
A questo punto tornate indietro: da via Vaccarezza girate a sinistra in via Como e poi ancora a sinistra in via Collina. Procedendo lungo questa strada vi immergete nel nucleo storico di Foppaluera, borgo che ha mantenuto la stessa conformazione del XIX secolo.
Arrivati in cima alla salita, tra il civico 46 e il civico 48 di via Collina vedete la Chiesa di Santa Maria della Neve: davanti c’è una scalinata, con un pianerottolo ogni 33 gradini, che in cima pare abbracciare la teca che contiene una statua di San Giuseppe.
Ora scendete lungo la scalinata e girate a destra in via Fondoripa; andate sempre dritto, proseguendo lungo via Viganò, per poi girare a sinistra in via Tessitura. Alla piccola rotonda, andate a sinistra in via Cartiglio e raggiungete il civico 10 per scoprire Cassina Cartiglio, già esistente nella prima metà del Settecento.
Tornati alla piccola rotonda, proseguite fino alla grande rotatoria che vedete davanti a voi e girate a sinistra in via Como; dopo poche decine di metri, andate a destra in via Dante Alighieri. Qui osservate, alla vostra destra, la Chiesa di San Luigi, risalente agli anni Venti del secolo scorso, inserita nel complesso dell’oratorio omonimo, realizzato in stile neoromanico.
Superata la chiesa, andate dritto fino a quando vedete sulla vostra sinistra via Roncaccio: è qui che sorge Cassina Roncaccio, già esistente nel Settecento. Si nota, fra l’altro, la finestra a tutto sesto a ridosso del sottotetto sul prospetto orientale.
Tornati su via Dante, prendete la prima strada che trovate sulla destra, via Recli, per poi girare a sinistra in frazione Canosse: così potete immergervi nelle atmosfere d’altri tempi di Cassina Canossa, cascina a corte aperta anticipata da una santella a mo’ di edicola classicheggiante con un rilievo che rappresenta una Madonna con Bambino.
Continuando a camminare in via Recli, invece, di fronte al civico 7 trovate Cassina Foino, che accoglie un pozzo ancora adesso funzionante. Merita di essere visto l’affresco che rappresenta la Madonna di Caravaggio su una delle pareti.
Superata Cassina Foino, girate a destra per raggiungere Cassina Bastiglia, dalla cui altura si può ammirare l’Adda. Risalente addirittura alla metà del XV secolo, si caratterizza per l’imponente contrafforte dello spigolo a monte e per la loggia in legno sorretta dai pilastri del porticato a tre vani.
Adesso tornate indietro lungo via Como: tra via del Figino e via Madonna del Latte vi imbattete nella Chiesa di San Leonardo, sulla vostra sinistra.
Affiancata da un campanile risalente alla prima metà del Settecento, la chiesa al proprio interno ospita statue in legno di San Carlo e San Mammete, oltre all’effigie della Madonna del Latte.
Dalla chiesa, attraversate la strada per raggiungere la rotonda dell’incrocio tra via Cartiglio e la SP 342 e procedete verso il sottopasso. Lungo le sue pareti, infatti, potete ammirare un murale che racconta la festa del paese (e giochi come il tiro alla fune e il palo della cuccagna sul fiume): una splendida opera di street art in Brianza.
Dopo essere “riemersi in superficie”, proseguite la vostra passeggiata lungo via Como per arrivare all’incrocio con via Santi Patroni, dove trovate la Chiesa dei Santi Sisinio, Martirio e Alessandro.
Costruita a partire dal 1744 e completata nel 1760, mostra nella facciata principale (progettata da Carlo Amati, l’architetto della ca****la di Villa Durini ad Alzate Brianza) un timpano triangolare al di sopra di una lunetta che comprende una decorazione a mosaico.
Imboccate via Santi Patroni, per poi girare nella prima strada a destra (via Ignazio Cantù) e da qui continuare a destra in via Sant’Antonio: vi imbattete, così, nell’Oratorio di Sant’Antonio Abate, con portale in granito e un vecchio pozzo a lato.
Ritornati all’incrocio tra via Sant’Antonio e via Ignazio Cantù, imboccate via Cesare Cantù: sulla vostra sinistra al civico 1 guardate l’enfatico portale della Villa della famiglia Piccinini di Marsciano, forse addirittura precedente al XVII secolo.
Poco oltre, di fianco al civico 8 di via Cesare Cantù, ecco piazzetta Sinagoga: probabilmente deve il proprio nome alla presenza di famiglie ebraiche, ma non ci sono testimonianze in merito. Superato l’arco di accesso alla piazzetta, potete scorgere abitazioni in parte medievali affacciate su stradine semicoperte.
Proseguite in via Cesare Cantù e raggiungete il civico 14: è qui che sorge la casa natale di Cesare Cantù, adibita a museo. Come altri musei in Brianza, la struttura è aperta su appuntamento (potete contattare il numero 039 5320114).
Arrivati alla fine di via Cesare Cantù, attraversate la piazzetta per raggiungere il lungofiume. Qui girate a sinistra e continuate fino a quando non vedete ergersi di fronte a voi il Castello di Brivio, in piazza Carlo Frigerio: un edificio a pianta quadrata con torri a pianta circolare in corrispondenza dei due angoli meridionali.
Del suo ampliamento si occupò, nel XV secolo, l’architetto Bartolomeo Gadio, noto anche per i suoi interventi alla Rocca di Soncino e al Castello Sforzesco di Milano.
All’interno del castello sono presenti i resti dell’originaria chiesa plebana di Brivio.
Qui nell’Ottocento fu rinvenuta una capsella in lamina d’argento che oggi si trova al Museo del Louvre di Parigi.
Dal castello, percorrendo a ritroso il Lung’Adda incamminatevi verso il ponte e superatelo: in località Molinazzo trovate la filanda Felolo-Mejani, con tracce di affreschi sul lato nord e un rivestimento in finto bugnato. Si tratta di uno splendido esempio di archeologia industriale, testimonianza dell’attività svolta negli opifici serici della zona.
Proseguendo sulla strada che costeggia il fiume, poi, vi imbattete nel filatoio del Toffo, nella frazione omonima.
Il Lung’Adda è uno degli itinerari naturalistici più suggestivi di tutta la Brianza. Come vi ho raccontato, potete accedervi dal Lung’Adda Monfalcone: da qui, se passeggiate lasciandovi il fiume sulla destra andate verso Airuno e Olginate; se passeggiate lasciandovi il fiume sulla sinistra andate verso Calco e Imbersago.
Il fiume Adda, nel territorio briviese, ha un corso tortuoso e dà vita a un meandro la cui ansa delimita l’Isola della Torre e l’Isolone del Serraglio: questa zona paludosa è una riserva naturale molto ricca dal punto di vista biologico. Qui potete imbattervi facilmente in cigni reali, aironi e garzaie, tra ontani, salici bianchi e pioppi.
Brivio è questa: avete scoperto chi ci è nato, dove hanno girato un film e persino quale fontana cercare tra le viuzze.
Ora la teoria lascia il posto ai fatti, quelli che si misurano in chilometri percorsi a piedi. Da voi :).
Brivio vi aspetta: un’escursione fuori porta perfetta per chi vuole camminare sul serio e respirare aria buona.
[Nella foto: il fiume Adda a Brivio]