Mya Aps

Mya Aps Informazioni di contatto, mappa e indicazioni stradali, modulo di contatto, orari di apertura, servizi, valutazioni, foto, video e annunci di Mya Aps, Organizzazione no-profit, Via Cavour 34, Brindisi.

10/08/2026
Ci sono donne che, anche quando non ci sono più, continuano a farci compagnia.Michela Murgia è una di queste.Ci ha inseg...
10/08/2026

Ci sono donne che, anche quando non ci sono più, continuano a farci compagnia.
Michela Murgia è una di queste.
Ci ha insegnato che le parole possono essere uno spazio di libertà. Che possiamo mettere in discussione ciò che ci è stato insegnato a considerare “normale”. Che possiamo scegliere chi essere, come vivere, come amare, come stare nel mondo.
E soprattutto ci ha ricordato che non siamo nate per essere all’altezza di un modello, ma per essere pienamente noi stesse.
È una delle voci che sentiamo vicine anche a Mya: nella libertà dei corpi, nella sorellanza, nel diritto di scegliere, nella possibilità di reinventarsi, nel rifiuto del giudizio e delle gabbie che ci vogliono tutte uguali.
Continuiamo a leggere, a discutere, a prendere parola.
A fare spazio.
Per noi. Per le altre. Per quelle che verranno.
Grazie, Michela. Manchi ma la tua voce continua a camminare con noi.
Cabras 3/6/72- Roma 10/08/23

"Sorridiamo solo se vogliamo" 😉
25/07/2026

"Sorridiamo solo se vogliamo" 😉

23/07/2026

● Le mie 10 ragioni (+1) per andare a vedere Odissea di Nolan.
E perché lo rivedrei subito.

1. LA FINE DELLA NARRAZIONE FALLOCENTRICA
L’Odissea di Nolan mette in crisi la narrazione dell’Occidente. Per tremila anni abbiamo avuto racconti fallocentrici in cui gli uomini combattono, conquistano, e decidono quale versione dei fatti sopravviverà, mentre le donne aspettano, vengono rapite, scambiate, desiderate o accusate di aver provocato le guerre. Qui invece la verità non appartiene solo all’eroe, abbiamo i punti di vista di Penelope, Circe, Elena. Si dà voce a chi quella guerra l’ha subita.

2. ELENA NON È LA CAUSA DELLA GUERRA
Per secoli la guerra di T***a è stata raccontata come una guerra combattuta “per una donna”, trasformando Elena nella colpevole perfetta. Nolan esplicita quanto Elena sia solo un capro espiatorio: non provoca il conflitto, ma è l’alibi usato dagli uomini per nobilitare la sete di potere e conquista. Elena non è il bel faccino che fece salpare mille navi, ma il volto sfregiato sul quale i vincitori hanno scritto la propria versione della Storia.

3. ULISSE: DALL’EROE AL RAZZIATORE
Nolan demolisce l’immagine di Ulisse come uomo dal multiforme ingegno. Il suo viaggio è un’altra guerra: arriva con uomini armati, saccheggia, uccide e riparte. L’esploratore coincide con il conquistatore. Ulisse non è solo il reduce che cerca di tornare a casa, ma anche il vincitore che ha annientato un’intera civiltà.
Il suo trauma non cancella la colpa e, solo quando l’avrà abbracciata, potrà tornare.

4. CIRCE E LA VERITÀ DEI VINTI
Circe è la prima a comprendere che i vincitori possono essere i veri cattivi, perché per vincere hanno dovuto uccidere più dei perdenti. La vittoria non è superiorità morale, ma maggiore capacità di esercitare violenza. Gli uomini di Ulisse sono assassini e stupratori, Circe - trasformandoli in maiali - rende solo visibile ciò che già sono. La maschera dell’eroe è caduta.

5. PENELOPE NON ASPETTA: GOVERNA
La tradizione l’ha trasformata nel simbolo della moglie fedele che aspetta il marito. Nolan fa di Penelope una sovrana. Per vent’anni tiene insieme Itaca con l’intelligenza, il complotto e la strategia, usando la tela per controllare il tempo e impedire ai pretendenti di prendere il potere. Penelope non più come simbolo di “attesa” ma di resistenza politica.

6. CALIPSO COME FIGURA TERAPEUTICA
Calipso non è la seduttrice che impedisce a Ulisse di tornare a casa. Nolan la trasforma in una figura quasi terapeutica, capace di proteggerlo temporaneamente dal peso della memoria. Dimenticare significa non soffrire, ma anche sottrarsi alla responsabilità. Calipso tiene in vita Ulisse, ma non può guarirlo al suo posto. La cura termina quando l’uomo diventa capace di affrontare ciò che ha fatto.

7. TELEMACO E LE GENERAZIONI FUTURE
Telemaco rappresenta le generazioni che devono fare i conti con le macerie lasciate dalle catastrofi dei padri. Non può fingere che quella violenza non sia avvenuta, ma non vuole nemmeno essere condannato a ripeterla. Crescere per lui significa guardare il padre senza idolatrarlo e costruire un futuro che non trasformi la colpa in destino.

8. DIO È MORTO A T***A
Ulisse non crede nelle divinità, dopo quello a cui ha assistito, dopo la morte di tanti innocenti, non può più credere in un ordine divino capace di giustificare la guerra. Ma quando il dio tace, agli uomini non resta che fare i conti con la responsabilità delle loro azioni. Le divinità diventano allora allucinazioni interiori. Ulisse non è p***eguitato da Poseidone ma da ciò che ha fatto quando credeva di essere dalla parte dei giusti.

9. L’ESILIO COME CONDANNA E BENEDIZIONE
Nolan rifiuta il finale dell’eroe che torna sul trono come se nulla fosse. Dopo il massacro a Itaca, Ulisse viene esiliato. Ma la condanna è finalmente punizione della colpa, un riconoscimento che permette l’inizio di un percorso di guarigione, che coincide con una benedizione romantica. Ulisse e Penelope partono insieme, smettono di essere re e regina, eroe e moglie fedele, possono finalmente esistere senza i ruoli assegnati dal mito.

10. UN FILM FEMMINISTA?
Circe, Calipso ed Elena rischiano ancora, a tratti, di esistere soprattutto per favorire la trasformazione morale di Ulisse. Ma nell’Odissea di Nolan le donne non sono più premio, tentazione o causa della rovina maschile. Sono quelle che vedono ciò che l’eroe non vuole vedere e che mettono in discussione la sua versione della Storia.

11. OGNI FINE È L’INIZIO DI UN’ALTRA STORIA
Ulisse e Penelope salpano verso Ovest per onorare i caduti. Alle loro spalle resta un mondo distrutto: la civiltà micenea è crollata e la scrittura è andata perduta. “Perché le storie saranno solo cantate?” chiede Penelope. “Perché il canto sarà tutto ciò che avranno per ricordare noi che sapevamo scrivere”, risponde Ulisse. Ogni civiltà può cadere, ma le storie sopravvivono al buio e diventano il primo passo verso una nuova alba.

Ciao
*
Maria Laura Ramello

Salvati, prima di tutto.Salvati tu.Salvati dai preconcetti, dall'arroganza, dalla superficialità.Salvati dalla rabbia de...
11/07/2026

Salvati, prima di tutto.
Salvati tu.
Salvati dai preconcetti, dall'arroganza, dalla superficialità.

Salvati dalla rabbia dei social, dagli stereotipi che ci inculcano come donne, dall'obbligo di essere forti, performanti, dalla ginnastica over quaranta, dal profumo intimo tanto pubblicizzato, solo per noi, a cui non è concessa nessuna imperfezione.

Salvati, accetta e rivendica il corpo e la vita che abiti adesso: la tua taglia in più, le tue rughe, le tue stanze disordinate, le tue battaglie vinte e quelle p***e.

Stai comoda in quello che sei, coccola quella che eri.
Salvati tu che non ti salverà nessuno.

Salvati dall’anestesia sociale, dall’indifferenza che ci fa girare la testa dall’altra parte per non vedere le ingiustizie, dal rumore di una politica astratta fatta di slogan e polveroni.

Salvati dai sepolcri imbiancati e sporcati le mani: agguanta il più debole, tiralo fuori dal fango, condividine il peso.

Accorgiti dell'altro, della donna nella porta accanto, del bambino trascurato, dell'atto di ingiustizia.

Ribellati.

Salvati dall’idea di dover essere una madre perfetta.
Siamo fallibili, imperfette, impastate di incertezze e va bene così.

Salvati dalla tentazione di trattenere i tuoi figli, di legarli a te per paura di vederli soffrire.

Accetta la loro strada, anche quando non la capisci.
Ricordati che siamo chiamate a essere ponti, mai dighe.

Salvati e agisci.
Accettati e perdonati.
Perché solo quando avrai salvato te stessa, la tua mano sarà abbastanza forte e credibile per stringere quella del mondo.

E solo quando noi e il mondo saremo una cosa sola la vita avrà un senso, noi avremo un senso e forse, dico forse, avremo tracciato una strada per i figli che verranno.
Irene Renei

Salvati, prima di tutto.
Salvati tu.
Salvati dai preconcetti, dall'arroganza, dalla superficialità.

Salvati dalla rabbia dei social, dagli stereotipi che ci inculcano come donne, dall'obbligo di essere forti, performanti, dalla ginnastica over quaranta, dal profumo intimo tanto pubblicizzato, solo per noi, a cui non è concessa nessuna imperfezione.

Salvati, accetta e rivendica il corpo e la vita che abiti adesso: la tua taglia in più, le tue rughe, le tue stanze disordinate, le tue battaglie vinte e quelle p***e.

Stai comoda in quello che sei, coccola quella che eri.
Salvati tu che non ti salverà nessuno.

Salvati dall’anestesia sociale, dall’indifferenza che ci fa girare la testa dall’altra parte per non vedere le ingiustizie, dal rumore di una politica astratta fatta di slogan e polveroni.

Salvati dai sepolcri imbiancati e sporcati le mani: agguanta il più debole, tiralo fuori dal fango, condividine il peso.

Accorgiti dell'altro, della donna nella porta accanto, del bambino trascurato, dell'atto di ingiustizia.

Ribellati.

Salvati dall’idea di dover essere una madre perfetta.
Siamo fallibili, imperfette, impastate di incertezze e va bene così.

Salvati dalla tentazione di trattenere i tuoi figli, di legarli a te per paura di vederli soffrire.

Accetta la loro strada, anche quando non la capisci.
Ricordati che siamo chiamate a essere ponti, mai dighe.

Salvati e agisci.
Accettati e perdonati.
Perché solo quando avrai salvato te stessa, la tua mano sarà abbastanza forte e credibile per stringere quella del mondo.

E solo quando noi e il mondo saremo una cosa sola la vita avrà un senso, noi avremo un senso e forse, dico forse, avremo tracciato una strada per i figli che verranno.

Irene Renei

11/07/2026

Il cambiamento climatico viene spesso raccontato come una crisi ambientale. In realtà è anche una questione sociale, sanitaria e di giustizia. Non colpisce tutte e tutti allo stesso modo, ma amplifica le disuguaglianze già esistenti. Per questo non possiamo affrontarlo senza una prospettiva di genere.

Le donne e le ragazze, soprattutto quelle che vivono in condizioni di maggiore vulnerabilità economica e sociale, sono tra le persone più esposte agli effetti del riscaldamento globale. Le disuguaglianze di reddito, l'accesso non sempre paritario alle risorse, il maggiore carico di lavoro di cura e una minore disponibilità di tempo e strumenti rendono più difficile affrontare gli eventi climatici estremi e adattarsi ai cambiamenti.

La crisi climatica riguarda anche i corpi delle donne. Le ondate di calore, sempre più frequenti e intense, hanno effetti specifici sulla salute femminile: incidono sulla gravidanza, sul post-partum, sulla salute riproduttiva e aumentano il rischio di stress da calore e di patologie correlate alle alte temperature. Durante le emergenze climatiche cresce inoltre il lavoro di cura, che continua a ricadere prevalentemente sulle donne, aumentando il carico fisico, mentale ed emotivo.

Uno studio pubblicato su Nature Medicine, che ha analizzato gli effetti dell'estate del 2022 in 35 Paesi europei, ha stimato che i decessi attribuibili al caldo siano stati il 63% più numerosi tra le donne rispetto agli uomini, evidenziando come le ondate di calore abbiano conseguenze differenti a seconda del genere.

Eppure esiste un evidente paradosso: mentre le donne sono tra le persone più esposte agli effetti della crisi climatica, continuano a essere sottorappresentate proprio nei luoghi in cui si decidono le politiche per affrontarla. Secondo l'Istituto europeo per l'uguaglianza di genere (EIGE), nei Paesi dell'Unione europea solo il 26,8% dei ministri competenti per ambiente e cambiamenti climatici è donna, mentre oltre il 73% è uomo.

È una contraddizione che non possiamo più permetterci. Se vogliamo una transizione davvero giusta, non basta chiederci quali politiche adottare, ma anche chi le costruisce. La prospettiva di genere non serve ad aggiungere un punto di vista "femminile": serve a migliorare la qualità delle decisioni pubbliche, perché le politiche sono più efficaci quando rappresentano realmente le esperienze, i bisogni e le competenze di tutta la società.

Questa prospettiva emerge chiaramente anche osservando il mondo del lavoro. Le donne, ad esempio, rappresentano la maggioranza del personale docente e trascorrono molte ore all'interno delle scuole, edifici che durante l'estate e ormai anche a fine primavera sono spesso privi di adeguati sistemi di raffrescamento. In molte aule si raggiungono temperature che rendono difficile insegnare, apprendere e lavorare in sicurezza. La crisi climatica diventa così anche una questione di salute sul lavoro e di diritto all'istruzione. Rendere le scuole più resilienti significa proteggere milioni di lavoratrici e garantire condizioni dignitose di apprendimento a bambine, bambini e adolescenti.

Ma la questione riguarda anche le nostre città. Terni lo sa bene. Negli ultimi anni il caldo estremo è diventato una caratteristica sempre più evidente della nostra estate. Le temperature elevate non rappresentano soltanto un disagio: incidono sulla salute, sulla qualità della vita, sulle condizioni di lavoro e aumentano le disuguaglianze sociali. Chi dispone di meno risorse economiche, chi vive in abitazioni poco isolate, chi si prende cura di bambini, anziani o persone fragili paga un prezzo più alto. E, ancora una volta, sono soprattutto le donne.

Per questo le politiche climatiche devono diventare anche politiche urbane e sociali. Significa aumentare gli alberi e le aree ombreggiate, creare punti d'acqua, raffrescare scuole, consultori, centri di aggregazione e spazi pubblici, rendere accessibili i parchi nelle ore più calde, migliorare il trasporto pubblico e individuare luoghi freschi e sicuri dove le persone possano trovare riparo durante le ondate di calore.

La Casa delle Donne può essere letta in questa prospettiva. Non è soltanto uno spazio di partecipazione, cultura e diritti, ma è anche un presidio di comunità: un luogo accogliente, fresco e accessibile dove contrastare l'isolamento e offrire sostegno nei periodi di caldo estremo, soprattutto alle donne più fragili. In una città come Terni, sempre più esposta alle ondate di calore, anche questi spazi diventano parte della risposta alla crisi climatica.

Questa lettura è pienamente coerente con il Green Deal europeo, che richiama la necessità di una transizione ecologica giusta, capace di non lasciare indietro nessuno. Affrontare la crisi climatica significa quindi ridurre anche le disuguaglianze sociali e di genere, mettendo al centro le persone e la qualità della vita.

La crisi climatica, dunque, non è neutrale. E non possono esserlo nemmeno le politiche con cui scegliamo di affrontarla.

La transizione ecologica o sarà anche femminista, oppure rischierà di riprodurre le stesse disuguaglianze che oggi il cambiamento climatico rende ancora più profonde. Per questo chiediamo politiche climatiche che abbiano il coraggio di partire dai corpi, dalla cura e dalla giustizia sociale; che garantiscano una presenza equilibrata delle donne nei luoghi in cui si decide il futuro della transizione ecologica; che ripensino le città a partire dai bisogni delle persone e delle comunità.

Perché la crisi climatica non riguarda soltanto l'ambiente: riguarda il modo in cui scegliamo di abitare le nostre città, organizzare il lavoro, distribuire le risorse e prenderci cura delle persone.

11/06/2026

Ci sono delle attività che se fatte insieme ad altre belle persone, diventano legami ed esperienze di crescita condivisa.
Questa è stata una di quelle 🤩



11/06/2026

Per realizzare piccoli o grandi progetti bisogna PROVARE e RIPROVARE, senza aver paura di sbagliare!!! Let's TRY



09/06/2026

Grazie a tutti gli amici e alle amiche di Mya che hanno alimentato la gioia, stasera 😉🤩

Indirizzo

Via Cavour 34
Brindisi
72100

Telefono

+393397055845

Sito Web

Notifiche

Lasciando la tua email puoi essere il primo a sapere quando Mya Aps pubblica notizie e promozioni. Il tuo indirizzo email non verrà utilizzato per nessun altro scopo e potrai annullare l'iscrizione in qualsiasi momento.

Contatta L'organizzazione

Invia un messaggio a Mya Aps:

Scelte rapide

Condividi