16/09/2026
In questi giorni abbiamo letto molti commenti sotto il video del nostro intervento al Brescia Pride. Alcuni esprimono un dissenso legittimo, che consideriamo parte fondamentale di una società libera e di un dibattito aperto. Il confronto vero, però, richiede l'ascolto di ciò che è stato effettivamente detto. Molte critiche, invece, si sono concentrate solo sull'uso del linguaggio inclusivo o sulla location dell'evento, ignorando il merito del nostro discorso: la neuroqueerness, il *masking*, l'orgoglio neurodivergente e la necessità di creare spazi in cui non si debba continuamente aderire a un unico modello di normalità.
Parlare di questi temi al Pride ci è sembrato naturale, perché il Pride nasce proprio dalla rivendicazione del diritto di occupare lo spazio pubblico ed esistere senza vergogna. Riconoscere l'intersezione tra neurodivergenza e mondo LGBTQIA+ non significa sostenere che le due realtà coincidano sempre, ma comprendere che le battaglie contro le discriminazioni possono sostenersi a vicenda.
Accanto al dissenso, purtroppo, sono comparsi insulti e affermazioni gravemente denigratorie rivolti alle persone neurodivergenti e alla nostra associazione. Abbiamo scelto di oscurare nomi e foto negli screenshot per non creare gogne pubbliche, ma vogliamo rendere visibile una realtà: anche da dietro uno schermo, le parole hanno un peso. È importante sottolineare che chi ha scritto non stava semplicemente attaccando la singola persona nel video, ma la rappresentante di un'associazione e, più in generale, l'intera comunità presente quel giorno (tutte le persone associate e le 15k persone che hanno partecipato al Brescia Pride).
Quei commenti provocatori non ci intimoriscono.
Notiamo inoltre che questo tipo di attacchi non ha riguardato solo noi, ma ha colpito in modo generalizzato molti contenuti legati al Pride di quest'anno. La differenza rispetto agli anni passati è sintomatica di un clima culturale in rapido peggioramento, caratterizzato da un odio crescente che rischia di tradursi in veri e propri atti di violenza. Viviamo una fase in cui il linguaggio pubblico e politico rende nuovamente accettabile parlare delle minoranze come di un problema o di qualcosa da reprimere.
Quando si crea questo clima, difendere gli spazi di parola e di autodeterminazione diventa ancora più urgente. Non risponderemo all'odio con altro odio. Consapevoli del percorso fatto finora dalla nostra comunità, non cediamo e non arretreremo di un millimetro. Continueremo a essere presenti e a parlare anche quando ci diranno che siamo "troppo" — troppo inclusivi, troppo visibili, troppo strani.
ANDA APS non pretende che tutti siano d'accordo con le proprie posizioni, ma chiede rispetto, confronto e il diritto per le persone neurodivergenti di esistere senza doversi fare più piccole per essere accettate. Ancora più unitə, risponderemo continuando a esserci.