17/05/2026
Intervento di Laura, vicepresidente di ANDA APS, in occasione della giornata mondiale contro l' omolesbobitransafobia organizzata da .
Trascrizione:
Buongiorno a tutte, tutti e tutt*,
Sono Laura e sono la vicepresidente di Anda aps, vi starete domandando perché un’associazione che sulla carta non si occupa di comunità lgbtqia+ sia qui oggi a parlarvi.
Potrei citarvi le statistiche riguardo l’intersezione tra le comunità neurodivergenti e quelle q***r ma non è quello che voglio fare oggi (si lo so, un’autistica che non cita numeri e statistiche fa ridere…)però il nostro tempo è limitato e voglio concentrarmi su un concetto più importante: la neuroq***rness.
Facciamo un salto in dietro nel tempo: “q***r” era un insulto, significava “strambo”, “deviato”, “non normale” poi però la comunità lgbtqia+ ha fatto una cosa potentissima: si è ripresa quella parola. L’ha trasformata da insulto a identità, da marchio di vergogna a spazio di orgoglio e autodeterminazione.
Un processo analogo è avvenuto anche all’interno dei movimenti neurodivergenti perché anche noi sappiamo bene cosa significhi sentirsi chiamare “strambi”, “esagerati”, “sbagliati” e ci siamo stufati di queste definizioni: è qui che è nato il concetto di neuroq***rness.
neuroq***rness è un concetto che per sua natura sfugge alle definizioni: può essere sia un’identità sia una pratica.
Per alcune persone significa riconoscersi contemporaneamente come neurodivergenti e q***r.
Per altre invece è qualcosa di più ampio: un modo di vivere che rifiuta l’idea che esista un solo modo corretto di pensare, comunicare, relazionarsi, amare o stare nel mondo.
In questo senso, “q***r” non riguarda solo l’orientamento sessuale o l’identità di genere.
Vuol dire anche mettere in discussione le norme considerate obbligatorie.
E molte persone neurodivergenti lo fanno ogni giorno, con la loro stessa esistenza.
Perché se sei autistico, ADHD o neurodivergente, il mondo molto presto ti insegna che esistono comportamenti “giusti” e “sbagliati”.
Ti insegna a mascherarti, a imitare, a sembrare più “normale” (segue nei commenti)