Casa Delle Donne Centro Antiviolenza CaD-Brescia

Casa Delle Donne Centro Antiviolenza CaD-Brescia Centro Antiviolenza Casa Delle Donne CaD-Brescia: contro il maltrattamento e la violenza alle donne.

IL MERITO. Era il 2023 quando Alessandro Bodei, giovane artista bresciano, allestì una mostra finalizzata alla riflesssi...
07/06/2026

IL MERITO. Era il 2023 quando Alessandro Bodei, giovane artista bresciano, allestì una mostra finalizzata alla riflesssione sul tema della violenza maschile contro le donne, il cui titolo trae origine da un verso della poesia “A tutte le donne” di Alda Merini.

Definimmo allora questo progetto: “ Il grido della protesta di un uomo contro il suo stesso genere, quel genere che dalla notte dei tempi si arroga il diritto di possedere, calpestare, violare, uccidere; un inno alla forza delle donne, alla loro grandezza generatrice, un impegno culturale e sociale, un invito ad abbandonare la zona grigia dell’indifferenza”.

Ieri Alex ha voluto donare al nostro Centro una di quelle preziose opere, consegnandocela personalmente. Si tratta del volto di una donna dagli occhi che stillano sangue, ma con uno sguardo fiero e le labbra serrate: l’immagine potente di una ricerca tenace e insopprimibile di libertà e felicità.

Ad Alessandro Bodei, Casa delle Donne ha conferito un attestato di benemerenza, un riconoscimento speciale destinato a chi sostiene concretamente il nostro Centro, ma soprattutto a chi sceglie di fare del contrasto alla violenza di genere un impegno consapevole, costante e duraturo, contribuendo alla costruzione di relazioni fondate sul rispetto, sulla parità e sul cambiamento culturale.

Ieri, in modo non del tutto casuale, presso il nostro Centro era presente anche una delegazione di studenti dell’Istituto Agrario Pastori, oltre a una studentessa di terza media, per conoscere la nostra realtà e approfondire le attività che svolgiamo. È stata una bella occasione per condividere e diffondere i temi, i valori e l’impegno che guidano il nostro lavoro: abbiamo voluto raggiungere persone di età diverse e, in particolare, le giovani generazioni e i giovani uomini, interlocutori fondamentali nel percorso di prevenzione e contrasto della violenza di genere.
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Alessandro Bodei

"Se la scuola tace, a educare è il p***o: il paradosso del DDL Valditara".Il DDL Valditara, approvato ieri in senato, pr...
05/06/2026

"Se la scuola tace, a educare è il p***o: il paradosso del DDL Valditara".
Il DDL Valditara, approvato ieri in senato, prevede che le scuole secondarie (medie e superiori) non possano più svolgere attività di educazione sessuale e affettiva senza l'autorizzazione scritta e preventiva dei genitori. Il divieto, invece, è totale per la scuola dell'infanzia e la primaria.
Questa norma rischia di lasciare senza strumenti per comprendere il rispetto, dare un nome alle proprie emozioni, imparare il significato della parola "consenso" proprio i ragazzi che ne avrebbero più bisogno.

Togliere l’educazione affettiva e sessuale dalle scuole significa privarli di tre pilastri fondamentali:

Prevenzione della violenza di genere: Non si nasce violenti, lo si diventa attraverso modelli culturali distorti. Insegnare il rispetto dell'altro e del limite altrui fin da piccoli è l'unico vero vaccino a lungo termine contro la violenza maschile sulle donne.

Un'ancora di salvataggio per chi soffre a casa: Per un bambino o una bambina che vive in un contesto familiare abusante o violento, la scuola è spesso l'unico spazio neutro. Imparare a scuola che "amore non è violenza" e che il proprio corpo appartiene solo a se stessi offre le parole e il coraggio necessari per chiedere aiuto.

L'ennesima barriera di diseguaglianza: Chiudere le porte della scuola a questi temi significa creare un divario sociale pericoloso. Chi ha la fortuna di avere alle spalle famiglie aperte e preparate riceverà un'educazione all'affettività a casa; chi non ce l'ha, rimarrà indietro, esposto alla disinformazione del web o alla legge del più forte.

Vietare l'educazione sessuo-affettiva non protegge l'infanzia: protegge solo il silenzio e lo status quo.
L'ignoranza emotiva genera mostri. Voltarsi dall'altra parte è una scelta politica per cui gli adulti dovrebbero, unici, provare imbarazzo.

"Le guerre si vincono con le alleanze, mica da soli contro tutti"ANCHE DUE SPICCI DI CONSAPEVOLEZZA.Nella sua ultima ser...
03/06/2026

"Le guerre si vincono con le alleanze, mica da soli contro tutti"

ANCHE DUE SPICCI DI CONSAPEVOLEZZA.

Nella sua ultima serie, "Due spicci”, accende un faro su qualcosa che noi, all'interno dei centri antiviolenza, vediamo ogni giorno: la complessità della violenza e la difficoltà a uscire dalle relazioni disfunzionali.

E lo fa senza retorica e senza sconti, attraverso due racconti diversi e potenti.

La prima è la storia di Smeralda, che subisce violenza fisica da 7 anni e ha una rete di amici attenti e sensibili che la supportano. Questa fortuna, purtroppo, non è riservata a tutte le donne che si trovano in situazioni analoghe alla sua. Rifiuta l'etichetta di "vittima": “So perfettamente cosa mi succede e come gestirlo, ho solo bisogno di un posto dove dormire per un po' di tempo”, dice. È il ritratto della fatica nel chiedere aiuto e della paura quando ci che si scontra con la dura realtà di trovare un luogo sicuro.

La seconda è la storia di Sara, la cui relazione dura da oltre dieci anni ed è logorata da un'escalation di liti e dinamiche tossiche che l'hanno resa ormai invivibile.

Parliamoci chiaramente: per alcune generazioni questi argomenti sono sempre stati un enorme tabù. Spesso siamo cresciutə con l'idea che i panni sporchi si lavino in famiglia, che certe dinamiche vadano sopportate o che la violenza sia solo quella macroscopica, con lividi evidenti.
Le nuove generazioni, per fortuna, stanno portando un’onda di sensibilità diversa. Hanno più strumenti per dare il giusto nome alle cose: parlano di "red flags", di salute mentale, di confini.
Ma il cambiamento culturale appartiene a tuttə.

Riflettori come questo sono fondamentali perché portano il dibattito fuori dalle nostre stanze e lo rendono accessibile, normale, collettivo. Non si è mai "troppo grandi" o "troppo scolarizzate" per trovarsi in una relazione disfunzionale o in pericolo.

💜 Se ti riconosci in una di queste storie, o se sei l'amicə che sta cercando di aiutare qualcuna, ricorda che non sei solə.

Il nostro Centro Antiviolenza è uno spazio d'ascolto protetto, gratuito e non giudicante.

📞 0302400636
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2 GIUGNO 1946 – 2 GIUGNO 2026: 80 ANNI DI DIRITTO AL VOTO.Il 2 giugno non è solo la festa della nostra Repubblica. Quest...
29/05/2026

2 GIUGNO 1946 – 2 GIUGNO 2026: 80 ANNI DI DIRITTO AL VOTO.

Il 2 giugno non è solo la festa della nostra Repubblica. Quest'anno, la ricorrenza è ancora più profonda: celebriamo l'ottantesimo anniversario del suffragio universale in Italia.

Ottant'anni da quel 1946 in cui le donne, per la prima volta nella storia nazionale, presero in mano una scheda elettorale e riscrissero il destino del Paese.

Dietro ogni riga della nostra Costituzione ci sono i volti, le battaglie e l'intelligenza delle 21 Madri Costituenti, che hanno lottato per lasciarci in eredità un'Italia più giusta, libera e paritaria.

Per onorare questa straordinaria conquista e riflettere su quanta strada ci sia ancora da fare, vi segnaliamo due appuntamenti da vivere insieme in questa giornata speciale.

GIULIETTA LIVIA CLEMENTINA. Il cesto che ogni anno, il 28 maggio, Casa delle Donne depone davanti alla stele non è solta...
28/05/2026

GIULIETTA LIVIA CLEMENTINA. Il cesto che ogni anno, il 28 maggio, Casa delle Donne depone davanti alla stele non è soltanto memoria e riconoscenza verso le vittime che pagarono con la vita la loro generosità e il loro impegno civile. È anche un ricordo particolare di Giulietta, Livia e Clementina: tre donne uccise dalla cieca violenza fascista, mentre lottavano per la democrazia, per la libertà femminile e contro la subordinazione di genere. Una violenza che può dunque essere considerata una forma di femminicidio, se con questo termine intendiamo l’uccisione di una donna proprio perché donna, perché libera, perché impegnata a difendere la libertà propria e di tutte le altre donne.
Casa Delle Donne Centro Antiviolenza CaD-Brescia

E senza verità la ferita non si chiude!
27/05/2026

E senza verità la ferita non si chiude!

INCONTRI. Si è svolta ieri presso l'Abba Ballini la Giornata conclusiva delle attività della "Rete a scuola contro la vi...
27/05/2026

INCONTRI. Si è svolta ieri presso l'Abba Ballini la Giornata conclusiva delle attività della "Rete a scuola contro la violenza sulle donne".
Ospiti di particolare rilievo sono state Giovanna e Gigliola, due donne che portano nel proprio vissuto il peso devastante del femminicidio. Giovanna è una "orfana speciale": suo padre ne ha ucciso la madre e la nonna materna. Gigliola ha perso la figlia Monia, uccisa dall'ex fidanzato. Le loro testimonianze hanno attraversato con forza la sala, raccogliendo dall'intera platea un'attenzione emozionata, composta e rispettosa.
Il dolore di una figlia e quello di una madre hanno restituito in modo concreto e straziante l'intera costellazione umana che ruota attorno a ogni femminicidio: non una storia sola, ma un sistema di vite spezzate e trasformate per sempre.
Casa delle Donne ha presentato la nona edizione del concorso di poesia dedicato a Monia — ormai conosciuto semplicemente come il "Monia Delpero". Alicia ha letto alcune delle poesie selezionate, tra cui "Scarpette rosse", composta da studenti di scuola media.
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24/05/2026

Presa di posizione dei Centri Antiviolenza a sostegno delle studentesse e degli
studenti di UNIBS a seguito di segnalazioni per molestie.
Come Centri Antiviolenza, esprimiamo piena vicinanza e sostegno alle studentesse e agli
studenti che hanno trovato il coraggio di denunciare pubblicamente comportamenti e
linguaggi gravemente offensivi, discriminatori e sessualizzanti avvenuti all’interno
dell’Università degli Studi di Brescia.
Le testimonianze riportate descrivono un insieme di atteggiamenti reiterati che non
possono essere derubricati a semplici battute, goliardia o provocazioni fuori luogo. Si
tratta invece di comportamenti che producono umiliazione, intimidazione e svilimento
della dignità delle persone coinvolte, alimentando un clima ostile e insicuro, soprattutto
per le studentesse.
Sminuire episodi di questo tipo significa contribuire alla normalizzazione della molestia
e della discriminazione nei contesti educativi e lavorativi. Quando commenti
sessualizzanti, stereotipi di genere, allusioni sul corpo o sulla disponibilità delle donne
vengono tollerati o minimizzati, il messaggio che passa è che tali comportamenti siano
accettabili. Non lo sono.
Le molestie non sono percezioni individuali da mettere continuamente in discussione, né
problemi generati da una “eccessiva sensibilità” di chi le subisce. Le molestie hanno
effetti concreti: producono disagio, paura, senso di esposizione, isolamento e rinuncia
agli spazi formativi. Quando delle studentesse interrompono la frequenza di un corso
perché non si sentono al sicuro, siamo davanti a una violazione del diritto allo studio e
del diritto a vivere l’università come luogo libero, rispettoso e inclusivo.
È importante ribadire con chiarezza che la relazione educativa tra docente e
studenti/esse non può mai trasformarsi in uno spazio di esercizio arbitrario del potere,

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Indirizzo

Via San Faustino 38
Brescia
25122

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