15/06/2026
Taty Almeida, icona delle Madri di Plaza de Mayo in Argentina, è morta. Aveva 95 anni.
Lei, protagonista di quella straordinaria esperienza politica femminile che, a partire dalla fine degli anni Settanta, ha cambiato il modo di intendere la politica, la memoria e il rapporto tra privato e pubblico.
Taty Almeida non nasce militante. È una donna della classe media, moglie, madre e insegnante. È la sparizione del figlio Alejandro, durante la dittatura, a farle varcare la soglia che separa la vita privata dall’impegno politico. Soglia che migliaia di donne attraversarono come lei.
La storia delle Madres de Plaza de Mayo occupa un posto particolare nella nostra genealogia. Queste donne hanno fatto un gesto di rivoluzione: hanno preso un’identità relegata all’ambito domestico, quella materna, e l’hanno portata al centro dello spazio pubblico. In una dittatura che pretendeva obbedienza e silenzio, loro hanno sfidato il potere, occupando la piazza simbolica della nazione.
Taty Almeida ha incarnato questa trasformazione.
La sua vicenda dialoga con una delle intuizioni più importanti del pensiero femminista: il personale è politico. La sparizione suo figlio non è una tragedia familiare, riguarda l’intera società. Rendere visibile quel dolore significava denunciare le strutture di potere che lo avevano prodotto.
La sua eredità va oltre la memoria della dittatura.
Taty Almeida lascia un insegnamento attualissimo: le donne possono trasformare ruoli storicamente imposti in strumenti di trasformazione della realtà. Per questo la sua storia non appartiene soltanto all’Argentina. Appartiene a ogni donna che, anche ora, in ogni angolo del mondo, risignifica la sua autorità partendo da ciò che il potere considera irrilevante: l’esperienza quotidiana.
Ci inchiniamo.