06/09/2025
Incontro davvero interessante lunedì mattina presso la Sacra Famiglia di Orzinuovi.
Il professor Don Andrea Ciucci è partito da una chiara e semplice considerazione: non possiamo decidere se abitare o meno un mondo digitale, perché ci siamo dentro. Dobbiamo invece comprendere che il digitale cambia le forme dello stare al mondo e dell'ambiente in cui viviamo in maniera profonda quindi la vera domanda da porsi è "come abitare questo mondo".
Possiamo vedere gli effetti di queste trasformazione nelle nuove generazioni. Come dice il pedagogista Marc Prensky, che ha elaborato un proprio pensiero sulle caratteristiche dei nativi digitali, i ragazzi di oggi spesso prediligono le attività interattive, gestiscono più attività contemporaneamente, privilegiano immagini e grafici rispetto a testi lunghi. È un dato di fatto non qualcosa che si può mettere in discussioni ed è un punto da cui la scuola deve partire, come ci ha ricordato Don Andrea Ciucci, non possiamo comunicare con questi ragazzi se parliamo due lingue differenti.
Detto che l'accesso alla tecnologia deve essere regolata, controllata e nel caso condivisa fino ad una certa età, non possiamo ignorare che il mondo è cambiato.
Più volte durante l'incontro si è detto che di fronte al digitale e all'intelligenza artificiale gli adulti non devono abdicare al proprio compito ma devono prendere atto del cambiamento, con questo non si intende che bisogna riempire le aule di tecnologie ma aiutare i ragazzi ad utilizzare in modo intelligente gli strumenti che hanno a disposizione.
Cosa deve fare ogni società per le giovani generazioni: aiutarle ad abitare in modo umano il mondo ed oggi il mondo è un mondo digitale.
Nessun adulto può dimettersi da ciò che il suo ruolo educativo compete: accompagnare i giovani a comprendere il mondo.
Ogni cambiamento spaventa e porta in sé delle reazioni che vanno dalla resistenza all'opposizione. Anche in questo caso il rischio è quello, come adulti, di intraprendere una lotta al digitale o al contrario abbandonarci totalmente senza nessun orientamento.
In quest'ottica, come ci ha proposto il Professore Nicolodi, l'intelligenza artificiale può essere vista come una possibilità: non è più necessario che l'adulto/professore sia depositario del sapere come in passato e può invece concentrarsi sull'essere un adulto che aiuta i giovani ad ORIENTARSI nel sapere e quindi nella vita.
Per fare questo, ci dice ancora Nicolodi, ogni educatore, insegnante, professore deve ricordarsi che lo strumento privilegiato della relazione è il corpo prima ancora delle parole. Ormai anche le neuroscienze ci dicono che il corpo, prima ancora della corteccia cerebrale, è lo strumento più arcaico e autentico di comunicazione. Nicolodi parla di corpo significante e di comunicazione semiotica. Nella comunicazione semiotica non esiste il silenzio, non si può non comunicare perché il corpo comunica sempre anche quando resta fermo.
Paradossalmente l'epoca dell'era digitale ci restituisce l'importanza dei corpi.
Grazie alla Sacra Famiglia e alla Dott.ssa Luciana Ferraboschi per aver promosso questo momento di confronto