Il “3 V”, ovvero “Sentiero delle Tre Valli - Silvano Cinelli”
Si tratta di un itinerario da trekking singolare, per molti motivi, tra i quali la sua struttura, la sua storia e la sua gestione. La sua struttura: lunghissimo itinerario di media/bassa quota con partenza e arrivo a Brescia, con sviluppo lungo l’intero crinale spartiacque della valle Trompia con le valli limitrofe: valle Sabbia (e la
tributaria valle del Caffaro) ad est e a nord; bassa valle Camonica e Sebino a ovest. Un ideale “ferro di cavallo”, perciò, che abbraccia le tre valli bresciane collegandole strettamente al capoluogo; un connubio multiplo pieno di significati che possono intendersi andare al di là del mero aspetto escursionistico. La sua storia: la realizzazione del “3V” costituì una sorta di record forse irripetibile: esattamente nove mesi di gestazione dal primo “tavolo di studio” al completamento e all’inaugurazione. Fu, infatti, verso la fine del 1980 che attorno al tavolo si misero i rappresentanti di ventuno sodalizi escursionistici e alpinistici bresciani per discutere il progetto e assumere l’impegno di collaborare alla realizzazione dell’ambizioso programma. La cosa funzionò, le società si divisero il lavoro e nell’agosto del 1981 un nutrito gruppo d’entusiasti condusse a termine la traversata inaugurale: da Piazza Loggia a Piazza Loggia, seguendo le segnaletiche bianco-azzurre stese dalla Pusterla al Maniva, all’”andata”, e dal Maniva ad Urago Mella, al “ritorno”. La sua gestione: apparentemente facile, trattandosi di uno sviluppo non d’alta quota, ha in realtà aspetti di non poca complessità, soprattutto ai fini della manutenzione data la frequente invadenza della vegetazione, spesso accompagnata dall’invadenza …dell’uomo, soprattutto nei tratti di bassa quota o comunque in quelli accessibili facilmente dai centri abitati (arbitrarie modifiche di tracciato, metanodotti, cementificazione, ecc.). Le origini e i protagonisti
Qualche parola in più è comunque necessaria sulle origini di questo lungo sentiero da trekking, singolare compromesso tra l’idea di “sentiero per tutti” (senza esagerare a proposito del “tutti”) e quella di “Alta via” di tipo classico. Lungamente e inutilmente si è dibattuto a suo tempo sulla “paternità” del “3V”, ma a questo punto l’unica sicurezza è sulle figure che compongono una sorta di “quadrunvirato” di protagonisti, leader indiscussi dell’operazione, per l’uno o per l’altro verso. Tutti e quattro – purtroppo – oggi non sono più tra noi, ma a loro va la gratitudine incondizionata di tutto il mondo escursionistico bresciano per quanto fatto non solo a questo proposito, ma anche su altri fronti legati alla passione per la montagna, quella bresciana in particolare. Sentiamo doveroso citarli sinteticamente (in ordine alfabetico … per non far torto ad alcuno). Silvano Cinelli: allora presidente del Gruppo Monte Maddalena, si accollò la responsabilità del coordinamento organizzativo dell’intera operazione portata poi a termine così rapidamente e brillantemente. E’ da notare che il compito, pur faticoso, gli venne congeniale per la sua tendenza - già manifestata in precedenza - ad inseguire il sogno di un’unità d’intenti, anche in senso più generale, tra le società escursionistico-alpinistiche bresciane. Per tragica ironia della sorte, fu stroncato nel sonno da un infarto proprio nel corso della traversata inaugurale. Ora il sentiero è “suo”, anche più di quanto esprima l’intitolazione. Tullio Cremonesi: che all’epoca era presidente degli “Amici della Montagna – Gruppo Pasquali” (poi “Gruppo 1976”), era una “fucina” d’iniziative a getto continuo, instancabile “macchina da lavoro” e incontenibile mobilitatore, tanto da render difficile ai collaboratori di tenerne il passo. Ebbe un ruolo di primo piano nella fase concettuale e fu con Cinelli il regista organizzativo della prima mobilitazione attorno all’idea e in vista di quell’irripetibile capolavoro del “tavolo di concertazione” di ventuno sodalizi bresciani. Tutto ciò, senza contare il lavoro sul campo e il “lancio” (anche mediatico) del “3V”. Renato Floreancigh: protagonista indiscusso nell’ambito dell’escursionismo bresciano e già segretario della sezione bresciana della UOEI, fu pure lui antesignano dell’idea di un “ferro di cavallo attorno alla Valtrompia”. Ma era soprattutto il riferimento irrinunciabile per iniziative di questo tipo: gli itinerari bresciani da trekking erano nati con lui e con lui avevano conosciuto una progressione impressionante. Suo era per progettazione ed esecuzione/coordinamento del lavoro, il prestigioso “Sentiero 1”, Alta Via dell’Adamello, con l’antesignana rete di sentieri segnalati che gli facevano (e gli fanno) corona. Era seguito il “Sentiero 2”, Alta Via Camuna, con analogo risultato, ed ecco maturare il “Sentiero 3” sui crinali della Valtrompia. E da “Sentiero 3” a “Sentiero 3V”, ancora in fase progettuale, il passo “onomastico” fu breve. Floreancigh fu anche coordinatore della “Guida del 3V”, oltre che autore di diverse sue parti e della minuziosa carta topografica. Ettore Quaroni: la sua fu una presenza “silenziosamente eccezionale”, all’insegna di uno spirito di servizio a dir poco sorprendente. Ancora alla prima ora la sua presenza fu molto incisiva a livello organizzativo, ma senza invadere il campo dei tre “cavalli di razza” sopraccitati. Poi, quando si esaurì l’entusiasmo della realizzazione e venne il tempo duro (e ingrato) del mantenimento e della “gestione ordinaria”, il suo ruolo fu per quasi vent’anni quello del leader indiscusso del ristretto gruppo d’eccellenti collaboratori e comprimari che aveva raccolto intorno a sé: il “Coordinamento 3 V”. La sua fu una leadership esercitata con la consueta discrezione, ma con gran determinazione e se il “3 V” è ancora oggi la bella realtà che conosciamo, il merito è principalmente suo. Le sue doti eccezionali gli valsero tra l’altro la chiamata al ruolo di Segretario del CAI Brescia dal 1998 al 2001, e lo misero in luce anche nell’ambito del Consiglio Regionale dei Gruppi di “pensionati escursionisti” del CAI. Nove mesi più vent’anni di meritorio lavoro
Tornando alla “costruzione” del “3 V”: il lavoro dei 21 sodalizi bresciani fu rapido, ben fatto e senza defezioni, contrariamente a quanto spesso accade passando dalle parole ai fatti, e alla fine di luglio del 1981 questa singolare “Alta Via” era una bella realtà, che tra l’altro non aveva mancato di suscitare ampia eco anche sugli organi d’informazione locali. Il successo di frequentazione fu immediato, come pure attivo da subito fu l’appositamente costituito “Coordinamento 3V” (capitanato dal sopra ricordato Ettore Quaroni) per la gestione e il mantenimento nel tempo dell’opera, anche se la partecipazione delle varie società un tempo co-promotrici andò rapidamente scemando. Tra queste società c’era anche la Sezione di Brescia dell’Associazione Nazionale Alpini (e dei vari Gruppi) che oggi si è accollata l’onere di un robusto supporto alle operazioni di radicale manutenzione di questo lunghissimo sentiero, bresciano per eccellenza. L’operazione consentirà il meritato rilancio del “3 V”, che peraltro ha mantenuto egregiamente la sua immagine e la sua notorietà in tutti questi venticinque anni (un quarto di secolo!) della sua vita, grazie ad un pugno d’appassionati che hanno tenuto duro, anche nel nome del non dimenticato Silvano Cinelli. Brevi note sul percorso
Il tracciato, il cui sviluppo complessivo è valutato sui 120 chilometri, è contrassegnato da segnavia di colore bianco-azzurro (i colori di Brescia) e si articola in sette tappe; “sette” convenzionalmente, in quanto – è ovvio – il loro numero è variabile a piacimento, in funzione della scelta di punti-tappa differenti da quelli indicati dalla configurazione-base prevista dagli ideatori. In effetti, attualmente, le tappe consigliate sono otto. In diversi punti (come ai bivi principali o ai valichi) sono presenti paletti corredati da frecce segnaletiche direzionali. Il percorso si svolge su terreno di bassa e media montagna, a quote variabili tra i 150 metri di Brescia e gli oltre 2200 del monte Colombine nei pressi del passo Maniva. Il “terreno” è normalmente agevole e sicuro, alla portata di semplici escursionisti, purché abbiano almeno un’elementare pratica di montagna e siano ben equipaggiati e allenati. Alcuni brevi tratti, peraltro, esigono attenzione e cautela. Accanto al tracciato-base, sono presenti in alcuni casi delle “varianti basse”, proprio allo scopo di evitare, per i meno allenati ed esperti, tratti faticosi o marginalmente “difficili”; come pure sono in atto “varianti alte”, che rispondono alla logica opposta di consentire l’alternativa di un percorso più “aereo” e panoramico, anche se più faticoso. E’ il più “bresciano” dei trekking e resterà stabile patrimonio della città e delle tre valli che su lei convergono, per consentire ancora a molti, negli anni, di poter concludere la lunga e faticosa traversata dicendo con orgoglio “Ho fatto il 3 V!”.