24/09/2024
UN FIORE INNAMORATO: IL GIRASOLE
(Helianthus L. 1753)
"Si faceva l’amore fra le distese di girasoli. E loro tutti a far finta di guardare il sole, così, per discrezione".
Il girasole è l’unica pianta originaria del Nordamerica e del Perú ad aver raggiunto importanza mondiale.
Simboleggia l’allegria, la solarità e la vivacità. Regalare quindi un fiore di Girasole equivale a rimarcare il carattere gioioso e allegro. Carattere con cui, la persona che lo riceve, affronta la vita.
Un altro significato del Girasole proviene dal suo particolare comportamento. Il continuo volgere del capolino verso il sole dall’alba al tramonto, può essere tradotto in desiderio. Desiderio di voler trascorrere insieme alla persona amata un certo periodo di tempo, un’intera vita o un solo giorno.
Il Girasole, in altre tradizioni e culti popolari, esprime anche gratitudine oltre che rispetto e ammirazione per la persona che lo riceve in dono.
ETIMOLOGIA
Il nome del genere, Elianto, viene da due parole greche, helios, sole, e anthos, fiore.
Il termine girasole è anche usato per indicare le altre piante appartenenti al genere “Helianthus”, molte delle quali sono perenni.
La storia ci riporta i nomi che gli diedero i portoghesi: Sole indiano, Fior del sole, Indico Elenio. In Europa fu chiamato in un primo tempo Chrysanthemum peruvianum, poi Corona Solis dal Tournefort.
Ma dopo le osservazioni del Cortuso sul suo eliotropismo, cioè sulla sua caratteristica di seguire con la corolla il giro del sole nel cielo, gli fu conferito il nome di Helianthus, versione greca del nome Fior del Sole, poi confermato da Linneo.
Il nome comune italiano dunque deriva dal fatto che il capolino ruota durante la giornata in direzione del sole, comportamento noto come eliotropismo (proprietà di organi vegetali di reagire a stimoli luminosi incurvandosi nella direzione degli stimoli stessi).
HABITAT E DISTRIBUZIONE
Il girasole è originario della zona che si estendeva dall’America Centrale a quello che ora è il Canada meridionale, dove veniva coltivato dagli indiani fin dal 1000 a.C. Il Girasole era venerato come simbolo del sole dagli Incas del Perú e poi dagli Indiani d’America.
Nell’America settentrionale sono stati trovati resti di questo fiore che risalgono a tremila anni prima di Cristo. Francisco Pizarro scoprí che gli Incas consideravano il girasole l’immagine del loro dio del sole. All’inizio del XVI secolo furono portati in Europa sia riproduzioni in oro del fiore, sia semi dello stesso con gli esploratori spagnoli, fu cosí che il Girasole si diffuse rapidamente in tutta l’Europa occidentale.
BOTANICA
La maggior parte dei capolini presenti in un campo di girasoli fioriti punta ad est, dove il Sole sorge. Boccioli di girasole non ancora maturi mostrano già questo eliotropismo; in giornate soleggiate seguono il percorso del sole nel cielo da est ad ovest, mentre di notte e al crepuscolo tornano ad orientarsi verso est. Il movimento è originato dalle cellule motrici del pulvino, un segmento flessibile dello stelo, che si trova proprio sotto il bocciolo stesso. Lo stelo si irrigidisce alla fine di questo stadio di maturazione e quando il girasole fiorisce lo stelo si blocca in direzione est. Per questo motivo i girasoli fioriti non sono piú eliotropici, anche se la maggior parte dei fiori puntano nella direzione in cui sorge il sole. L’infiorescenza del fiore selvatico visibile ad esempio ai bordi delle strade non si volge al sole, bensí in una direzione qualsiasi, ma le foglie continuano a mostrare un certo eliotropismo.
Il girasole di solito raggiunge i due metri di altezza, ma alcune specie giganti crescono fin oltre i tre metri. Il fusto robusto e le foglie verdi e ruvide sono coronate da un grande fiore rotondo dai petali giallo brillante. Questi sono raggruppati intorno ad un disco centrale piú scuro composto di fiori piú piccoli di forma tubolare. Quando vengono impollinati dagli insetti, questi fiori piú piccoli diventano i semi commestibili del girasole.
Nella fioritura maturano prima gli organi riproduttivi maschili (stami) rispetto ai femminili (stigmi), partendo dai fiori piú esterni a quelli piú interni. Al termine della fioritura i ligulati cadono. Questa pianta è ad impollinazione entomofila, quindi la fecondazione è completamente incrociata. I maggiori impollinatori appartengono a varie specie dei generi Apis e Bombus. A fecondazione avvenuta lo stigma appassisce e si ritira; ciò avviene prima nei fiori periferici e scalarmente fino ai fiori centrali: per questo motivo è possibile trovare, su una stessa calatide, acheni esterni ben sviluppati accanto a fiori centrali in via di differenziazione. Non tutti i fiori però danno acheni, fenomeno che si manifesta piú intensamente nella parte centrale.
La parte centrale di un girasole può avere un diametro che va dai 5 ai 40 centimetri e può produrre dai 100 agli 8’000 semi. Anche la dimensione del seme, oltre al colore, può variare da meno di 40 fino a 200 mg.
La pianta erbacea annuale presenta una radice fibrosa e un fusto alto con interno spugnoso e leggero. Le foglie opposte in basso e alternate in alto, sono ovali o cuoriformi percorse da una o da tre nervature. Presentano un picciolo robusto. Il loro margine è seghettato. La superficie e il picciolo sono ruvidi per la presenza di robusti peli che si originano da un grosso tubercolo. I fiori sono riuniti in enormi capolini portati da robusti peduncoli ingrossati al di sotto del capolino, che è circondato da brattee di aspetto fogliaceo. I fiori, che possono essere piú di mille in un solo capolino, sono di due tipi: quelli esterni giallo-dorato, quelli interni sono piccoli e bruni. Il frutto è un achenio nerastro o grigio con striature piú scure, di forma ovale e con la superficie vellutata.
La sistemazione dei fiori all’interno del disco avviene secondo la sezione aurea, ottenendo uno schema a spirali in cui il numero di spirali orarie e di quelle antiorarie sono successivi numeri di Fibonacci. Di solito ci sono 34 spirali in un senso e 55 nell’altro; in girasoli molto grandi si possono trovare 89 spirali in un senso e 144 nell’altro.
I fiori del disco maturano e diventano semi. Tuttavia ciò che è comunemente chiamato seme è in realtà il frutto (un achenio) della pianta, con i veri semi circondati da p**a indigeribile.
Ci sono decine di specie di Helianthus e vengono regolarmente prodotte nuove varietà ibride. Di norma solo due specie sono coltivate per fini agricoli. La prima è l’Helianthus annuus, destinata principalmente alla produzione di olio. La seconda specie, l’Helianthus tuberosus, meglio nota come “carciofo di Gerusalemme”, è coltivata per i suoi tuberi simili alle patate. I tuberi sono utilizzati come foraggio e nella produzione di zucchero e alcol.
Un campo di girasoli è un paradiso per le api: da una superficie di un ettaro, coltivata a girasoli, è possibile ottenere dai 25 ai 50 chilogrammi di miele.
Il Girasole è molto robusto e facilissimo da coltivare. È però un gran bevitore, a tal punto che un tempo era considerato particolarmente utile per la bonifica dei terreni acquitrinosi e delle paludi. È anche molto vorace e richiede una buona concimazione del terreno. Si semina, secondo il clima, da marzo ad aprile, di solito in serra; e si trapianta a dimora a maggio-giugno.
Il girasole è una pianta annuale, a ciclo primaverile-estivo, che dimostra buona adattabilità e non presenta esigenze eccessive. Essendo originaria di ambienti a clima temperato, predilige temperature relativamente alte; le esigenze termiche sono maggiori nelle prime fasi di crescita e diminuiscono leggermente alla maturazione: per la germinazione sarebbe ottimale un’alternanza giornaliera di 12-23°C; nonostante ciò, il girasole è in grado di germinare anche a temperature piú basse, intorno ai 4°C. Lo stadio di plantula è molto resistente alle basse temperature, anche inferiori allo zero (-3, -5°C).
Molte piante da fiore, annuali e perenni, allietano giardini e terrazzi con innumerevoli boccioli colorati d’oro, evocando, anche in periodi grigi e nuvolosi, le piú belle giornate di sole di luglio e agosto. Sicuramente il fiore principe tra questi è il girasole, con grandi corolle di tutte le tonalità del giallo, che rimangono fiorite per tutta l’estate.
STORIA
Inizialmente il girasole veniva piantato solo per abbellire orti botanici e giardini privati, ma verso la metà del XVIII secolo i suoi semi cominciarono ad essere considerati una squisitezza. All’epoca se ne utilizzavano anche le foglie e i fiori per preparare un tè contro la febbre.
Il Girasole fu apprezzato dal Re Luigi XIV, il Re Sole, e durante l’età vittoriana, in Gran Bretagna, fu disegnato su stoffe, inciso nel legno, forgiato nei metalli; Oscar Wilde volle il Girasole come simbolo del movimento estetico che lui stesso aveva fondato. In Italia, poeti come Eugenio Montale e Gabriele D’Annunzio hanno elogiato il Girasole nei propri versi.
Nel 1716 un inglese ottenne la licenza per estrarre olio dai girasoli e usarlo nell’industria tessile e in quella conciaria. Tuttavia l’olio di girasole rimase quasi sconosciuto nel resto d’Europa fino al XIX secolo. È vero che nel 1698 lo zar Pietro il Grande aveva importato semi di girasole dai Paesi Bassi, ma in Russia la produzione commerciale del girasole cominciò solo negli anni ’30 del XIX secolo. Alcuni anni dopo, la regione russa di Voronež produceva migliaia di tonnellate di olio di girasole. Ben presto la coltivazione del girasole si diffuse nelle vicine Bulgaria, Romania, Ucraina, Ungheria e nella zona dell’ex Iugoslavia.
Paradossalmente, alla fine del XIX secolo il girasole fu reintrodotto nell’America Settentrionale da immigrati russi. I primi coloni non avevano continuato a coltivarlo come avevano fatto gli indiani. Oggi in ogni parte del mondo i girasoli ricoprono i campi a perdita d’occhio.
Il girasole attualmente è coltivato soprattutto per i semi da cui si estrae l’eccellente olio. L’olio di girasole è usato per cucinare, nei condimenti per insalate e nella produzione di margarina. I semi hanno un alto valore nutrizionale e contengono dal 18 al 22 per cento di proteine e di altre sostanze nutritive.
MITOLOGIA
Nella mitologia greca si racconta di come una ragazza di nome Clizia si fosse innamorata del dio del sole Apollo e non facesse altro che guardare il suo carro volare del cielo. Nove giorni dopo venne però trasformata in un girasole. Per questo motivo la parola “girasole” esisteva già molto tempo prima che l'”Heliantus annuus” fosse portato in Europa ed è evidente che il mito sopraccitato (menzionato ne “Le Metamorfosi di Ovidio”) si riferisca piú propriamente all’eliotropio.
CURIOSITA'
Il girasole è il fiore simbolo dello Stato del Kansas (USA) e uno dei fiori simbolo della città di Kitakyushu (Giappone).Senza dubbio il girasole si è dimostrato un dono prezioso per l’umanità. La sua bellezza ha ispirato opere d’arte come il dipinto “I girasoli” di Vincent van Gogh.
LE VIRTU' DEL GIRASOLE
Il Girasole non è tra le piante piú usate dalla medicina popolare, ma varie specie di Helianthus occupano, e soprattutto hanno occupato, un posto considerevole nell’Europa orientale e in Russia, e particolarmente la specie sovrana, cioè l’Helianthus annuus.
Le grandi piantagioni di girasoli arrivano a maturazione in ottobre. Si recidono, si appendono ad asciugare e si sgranano i semi. Dai semi di girasole si ottiene un olio di pregevoli qualità nutritive. Presenta solo acidi grassi insaturi: acido oleico 33-55 %, acido linoleico 55-60 %, acido linoleico praticamente assente, acido arachidonico assente. Il girasole contiene proteine vegetali, Calcio, Magnesio, Ferro e vitamina E. I suoi acidi grassi sono sostanze che il nostro organismo non sa produrre e, quindi, devono essere inseriti nella nostra dieta. Servono, infatti, nella produzione delle prostaglandine, particolari ormoni che regolano la pressione, rafforzano il sistema immunitario e facilitano la produzione di HDL ovvero del colesterolo buono. I semi vanno tostati e possono essere mangiati. Particolarmente indicato è usare il suo olio, a crudo, per condire insalate o verdure anche se è meno salutare dell’olio d’oliva. A tutt’oggi però sono disponibili varietà ad alto tenore di acido oleico, che non si discostano troppo dalla composizione dell’olio di oliva.
Una volta finito il periodo della raccolta dei fiori, i gambi che restano contengono dal 43 al 48 % di cellulosa. Questa è utilizzata per fabbricare carta e altri prodotti. Ciò che rimane del girasole si può usare come foraggio da immagazzinare nei silos o come fertilizzante.
Un vecchio scritto dice: “produce esso una quantità non indifferente di semi, che abbrustoliti servono a preparare una bevanda simile al caffè e una specie di pane per i bambini, molto in uso nella Virginia; da essi si estrae un olio che si adopera nella pittura e che può anche usarsi per condimento, se fatto con certe regole e certe cautele; quali si tolgono dal fiore sono un ottimo nutrimento per molti volatili, tra i quali i pappagalli, le are e i frosoni, che ne sono ghiottissimi; macinati si risolvono in una farina, con la quale si confezionano paste delicatissime, che mista a quella di grano rende il pane piú nutriente e piú facile a digerirsi. Nel fiore trovano le api moltissimo miele; i petali messi in fusione nello spirito danno un liquore amaro, potente febbrifugo, adottato nei tempi antichi; le foglie sono un ottimo foraggio e infine la scorza di tutta la pianta, filata come la canapa, dà un filo che i cinesi mescolano alla seta”.
Per crescere bene, il girasole necessita di molto sole. Cresce meglio in terreni fertili, umidi, ben irrigati. Sopporta molto meglio di altre specie, a ciclo primaverile/estivo, limitate carenze idriche. I semi di girasole sono venduti come snack se tostati, specialmente in Cina, Stati Uniti ed Europa. Sono impiegati inoltre come mangime per uccelli e roditori. In cucina, possono essere utilizzati per insalate o se ne può estrarre un olio meno salutare per l’apparato cardiocircolatorio rispetto a quello d’oliva. A tutt’oggi sono disponibili varietà ad alto tenore di acido oleico, che non si discostano troppo dalla composizione dell’olio di oliva. Se ne può estrarre anche olio per motori, usato per produrre biodiesel, piú economico dell’olio di oliva. I residui della spremitura sono impiegati come mangime per il bestiame. Recentemente sono state selezionate alcune varietà di girasole con il capolino rivolto verso il basso. Queste varietà sono meno ricercate dai giardinieri come piante ornamentali, bensí preferite dai coltivatori in quanto riducono il danno provocato da uccelli e da alcune malattie delle piante. Esistono anche varietà transgeniche di girasole, piú resistenti ad alcune malattie. I girasoli producono del lattice, oggetto di esperimenti volti a utilizzarli come fonti alternative di gomma ipoallergenica.
Da coloro che non intendono coltivarlo, il girasole è considerato un’infestante: le varietà selvatiche crescono indesiderate nei campi di mais, soia e fagioli e possono avere effetti negativi sul raccolto.
IBRIDI ORTICOLI DEL GIRASOLE
Tratto da: “Fiori e giardini”, Ippolito Pizzetti, Garzanti Editore
“Nell’estate del 1910 una certa signora Cockerell trovò, sul ciglio della strada nei pressi di casa sua, a Boulder in Colorado, un Girasole che aveva le ligule soffuse di un bel rosso castagno: era una variazione del Girasole di pianura. Fu battezzato coronatus perché l’aureola rossa e il disco nero avevano richiamato l’idea di un sole in eclisse con la sua corona.
Poiché non è possibile fecondare il Girasole con il suo polline, lo si è incrociato con esemplari dell’Helianthus annuus lenticularius o con altri ibridi orticoli della specie. Si sono ottenute cosí, per successivi incroci, nuove varietà: una bicolore, con i petali gialli all’estremità, bicolor; una con un cerchio rosso, zonatus; un’altra ancora con i petali interamente color rosso castagna, ruberrimus.
Nel 1914 si riuscí perfino ad ottenere una varietà che aveva i petali praticamente neri. E incrociando ancora il Girasole castano con la varietà primulinus, color giallo primula, si ottenne una varietà di un bel rosso vino, vinosus.
SCHEDA BOTANICA
Nome scientifico: Helianthus annuus
Famiglia: Asteraceae (Compositae)
Inglese: SUNFLOWER
Francese: TOURNESOL
Tedesco: SONNENBLUME
Spagnolo: GIRASOL
FONTI
“Fiori e giardini”, Ippolito Pizzetti, Garzanti Editore
“Il Grande Libro del linguaggio dei fiori”, Sheila Pickles, Gremese Editore
Wikipedia, l’enciclopedia libera.
Rivista g05 22/8 10-11
www.racine.ra.it
www.giardinaggio.it