26/08/2025
Molti pensionati non sanno che la loro pensione potrebbe essere più alta non per miracoli o ricalcoli straordinari, ma grazie ai cosiddetti “diritti inespressi”: somme che spettano di diritto, come integrazioni al trattamento minimo, maggiorazioni sociali, importi aggiuntivi con la tredicesima e quattordicesima, assegni al nucleo familiare o arretrati, che però l’Inps non eroga in automatico. Per ottenerli è necessario presentare domanda, perché la legge non obbliga l’ente previdenziale a verificarli spontaneamente.
Si tratta di aiuti che possono emergere quando cambia la situazione reddituale o familiare, ma che spesso restano nascosti se non si controlla periodicamente la propria posizione. Strumenti come il fascicolo previdenziale Inps (accessibile con Spid, Cie o Cns) o il modello Obis-M, la “busta paga” della pensione, consentono di individuare eventuali voci mancanti. Tuttavia, il supporto concreto arriva soprattutto da Caf e patronati, che guidano i pensionati nelle richieste.
L’esperienza dello Spi-Cgil dimostra l’impatto di questa azione: tra il 2020 e il 2024, in Toscana, i diritti inespressi hanno portato a oltre 2,6 milioni di euro di arretrati riscossi; in Calabria non sono mancati casi singoli di pensionati che hanno recuperato anche più di 20 mila euro. Per molti, parliamo di cifre che significano la possibilità di affrontare con maggiore serenità spese quotidiane come medicinali, bollette o alimentari.
È importante agire in tempo: la prescrizione è fissata in cinque anni, quindi si possono recuperare solo gli importi del quinquennio precedente. Oltre quel limite non c’è più alcuna possibilità. Non è solo una questione burocratica, ma un tema di dignità e giustizia economica: ogni diritto non rivendicato rischia di restare congelato nei cassetti dell’Inps.
Per sapere come controllare la propria posizione e recuperare quanto spetta visita il sito dedicato. Info su Collettiva.it