14/03/2025
La VERITÀ…
“Ciao, mamma. Sono in paradiso!” Queste le parole di Ayash, che viene dallo Yemen, dove l’aiuto umanitario e l’industria bellica sono le due facce della stessa medaglia.
Quella dello Yemen è la crisi umanitaria più ignorata della Terra. Qui la guerra civile ha mietuto 400.000 vittime. 19 milioni di persone dipendono dagli aiuti umanitari. 17 milioni fanno la fame. 4,5 milioni hanno perso casa. 400.000 bambini rischiano di morire di fame. 4 milioni descolarizzati. L’83% della popolazione vive in povertà. Quand’è l’ultima volta che ne hai sentito parlare al telegiornale? I media e la politica tacciono, e nel silenzio i signori della guerra si arricchiscono oltremisura usando l’aiuto umanitario come diversivo, come esca.
Negli ultimi giorni abbiamo messo a n**o le disfunzioni della cooperazione internazionale su due fronti: da una parte l’incapacità, o proprio la mancanza di volontà, di risolvere le emergenze, che quindi si protraggono a oltranza diventando macchine per fare i soldi; e dall’altra la collusione tra l’aiuto umanitario e lo sfruttamento delle risorse naturali.
Oggi, nel capitolo finale di questa rischiosa ma necessaria denuncia, vivisezioniamo il rapporto di interdipendenza tra l’industria bellica e la cooperazione internazionale.
Non voglio fare retorica. Non mi lancerò in uno sproloquio che intorbidisca la realtà. Non complicherò inutilmente ciò che può essere spiegato. Ti do subito la conclusione. La verità.
Il mondo dell’aiuto umanitario ha donato tra i 20-40 miliardi di dollari allo Yemen negli ultimi 10 anni. Gli Stati Uniti, da soli, ne hanno donati circa 5 miliardi. Sai quanti soldi hanno fatto gli USA dalla vendita di armi all’Arabia Saudita, che poi le ha utilizzate nell’a guerra yemenita? 54,6 miliardi di dollari. Il mondo? 100 miliardi di dollari. Significa che, per ogni dollaro donato all’emergenza yemenita, gli USA ne guadagnano 11 dalla vendita di quelle stesse armi. E il mondo ne guadagna tra i 2 e i 5.
Ed è proprio questo il punto della questione: sappiamo chi finanzia le guerre; sappiamo chi finanzia gli aiuti. Sono le stesse entità. Hanno gli stessi interessi. Davvero siamo disposti a credere che gli Stati Uniti, il maggiore finanziatore delle Nazioni Unite, faccia gli interessi di chiunque se non i propri, sia quando si tratta di vendere armi, che di spacciare aiuti?
Davvero siamo così ingenui?
Insomma, fare la guerra conviene, ma fare la guerra e poi aiutare i superstiti conviene ancora di più. È questo il modello: in una mano la pagnotta, nell’altra il Kalashnikov.
Ayash, oggi, è salvo. Dopo una vita trascorsa in un campo per sfollati, ha incontrato la Scuola di Emergenza di Still I Rise in Yemen, ha recuperato gli anni persi e poi ha ricevuto una borsa di studio per trasferirsi a Nairobi, in Kenya. Qui, nella Scuola Internazionale di Still I Rise, avrà l’opportunità di conseguire il Baccalaureato Internazionale, il diploma più pregiato che esista, per poi frequentare una delle università migliori del mondo e tornare infine in Patria, a riabbracciare la mamma, per salvarla a sua volta. Lei e tutto lo Yemen.
Ayash, però, è solo una goccia nell’oceano. Vorremmo poter fare di più, ma al momento non possiamo. Sai chi potrebbe, invece? Gli Stati. L’ONU. L’UE. Solo che, finché la cooperazione internazionale non si affrancherà dagli approcci neo-colonialisti, predatori e guerrafondai che la contraddistinguono, le persone bisognose supereranno sempre la portata degli aiuti.
Nessuno osa denunciare il sistema. I suoi capi sono imperanti. I meccanismi impietosi. Ma non è da CEO che scrivo oggi. È da essere umano. Perché dire la verità non è una goccia nell’oceano.
È l’oceano nella goccia.