Fondazione Don Primo Mazzolari

Fondazione Don Primo Mazzolari Don Primo Mazzolari (Cremona, 13 gennaio 1890 – Bozzolo, 12 aprile 1959) "Ecco la tromba dello Spirito Santo in terra mantovana" Giovanni XXIII° (1959)

12/06/2026

Torna a Bozzolo, da venerdì 12 a domenica 14 giugno, la “Tre giorni mazzolariana”, progetto culturale di ampio respiro, volto ad attualizzare il pensiero e la testimonianza di don Primo Mazzolari attraverso un approccio interdisciplinare che unisce riflessione, arte e partecipazione. A caratter...

Venerdì 12 giugno, inaugurazione della 3 giorni mazzolariana 2026.
11/06/2026

Venerdì 12 giugno, inaugurazione della 3 giorni mazzolariana 2026.

In occasione degli 80° anniversario della Repubblica proponiamo un articolo scritto da Mazzolari su L'Italia del 23 giug...
01/06/2026

In occasione degli 80° anniversario della Repubblica proponiamo un articolo scritto da Mazzolari su L'Italia del 23 giugno 1946 (in Scritti politici a cura di M. Truffelli - EDB - 2010).

I cattolici e la Repubblica
Si discorre molto della responsabilità che ci siamo accollati dichiarandoci per la Repubblica, ma come spesso succede, il discorso rimane un discorso d'occasione, così che molti credono d’essersi sdebitati verso il nuovo regime senza aver detto - non dico fatto - niente di impegnativo.
Sa bene quindi precisare, per non crederci a posto come repubblicani, dopo appena quindici giorni di Repubblica.
***
È un buon indizio che un popolo non rifiuti le responsabilità. Chi core ai primi posti è un fatuo; chi cerca soltanto il proprio interesse, è un egoista; che accetta una responsabilità quando gli viene decisamente incontro, è un uomo.
La gente troppo saggia continua a chiedersi se eravamo maturi per cambiare; ma poiché «la Repubblica – al di del Tommaseo, che se ne intende - è lo stato naturale di sanità» il voler guarire non mi pare una pazzia.
D'altronde, a chi ci trova gusto a denigrarsi, ricordiamo - per essere equi, non per giustificarci - che la stessa monarchia non si è dimostrata molto matura, per cui il confronto, qualora si voglia farlo, va stabilito tra un'esperienza appena avviata e chi si vuol ben condurre, e un'esperienza chiusa troppo male per riprenderla. La redenzione opera anche sul piano costituzionale, ma i popoli hanno, mi pare, il diritto di non affidarvisi eccessivamente, per la ragione che il far credito a chi die’ prova di non meritarlo è un rischio che non si può correre una seconda volta, per non lasciarvi, anche quel resto di vita che la Provvidenza ci ha risparmiato.
E se è solo questione di essere pronti, bisognava bene incominciare a fare la Repubblica, se vogliamo fare repubblicani. Prima, le piante fioriscono, poi vengono i frutti. E giacché bisognava incominciare, meglio avviarsi in tempo d’urgenza che di bonaccia. Ci si impegna meglio quando la strada è tua e contrari i venti.
Molto più che noi italiani abbiamo bisogno di liberarci da una piega parte paternalistica, per cui la cosa pubblica non è nostra, mentre è nostro il chiedere e il «mugugnare» contro coloro coi quali abbiamo stretto una specie di vitalizio. La monarchia, come altre istituzioni, teneva, a condizione di farci campare.
Di qui, un disinteresse quasi ostentato, in molte categorie, della cosa pubblica, e l'opinione assai diffusa che l’occuparsene è uno sporcarsi le mani, mentre non sarebbe l'arrangiarsi sulle cose tutti.
Nel disinteresse dei più, prosperavano le clientele: e così la monarchia fu al centro d’interessi di cui pochi godevano, mentre ai più non restava che la magra consolazione di prendersela col re allor che le cose prendevano una cattiva piega.
In Repubblica non potremo più dire: la colpa è del re; il re ha tradito: e il «mea culpa» lo dovremo ba***re sul nostro petto, poiché d’ora in avanti risponderemo davanti a Dio e davanti al mondo. Il re siamo noi, senza i privilegi della Corona, che non doveva mai essere scoperta, mentre ognuno ha il diritto di scrutare fino in fondo ogni cittadino repubblicano.
***
Molti si chiedono con apprensione: chi potrà sostituire la monarchia nella sua funzione moderatrice, al di sopra dei partiti e delle fazioni, a tutela del bene comune?
Della funzione equilibratrice della monarchia, se ne è parlato molto e ne è venuto fuori la leggenda. La realtà è un po' diversa e fa pensare ad don Abbondio che «costretto a prender a parte tra due contendenti, stava col più forte, sempre però alla retroguardia, e procurando di far vedere all'altro ch’egli non gli era volontariamente nemico; pareva che gli dicesse: ma perché non avete saputo esser a voi il più forte? ch’io mi sarei messo dalla vostra parte».
Comunque l'ufficio di moderatore, anche se il re è venuto meno, è un compito necessario e va sostituito non in una maniera qualsiasi, se si vuole che la Repubblica duri e prosperi per il bene degli italiani.
Occorre una garanzia di equità, senza la quale possono giustificarsi i timori che portarono molti repubblicani d’istinto a votare il 2 giugno per la monarchia.
C'è nel popolo italiano l'elemento che ci assicuri in proposito?
«La borghesia liberale è decaduta, e i ceti medi disorganizzati; manca la nuova classe dirigente», si sente ripetere da ogni parte. Possiamo anche convenirne; ma nel nostro caso, più che di una classe dirigente, è questione di un gruppo o di un partito, forte anche di numero, che, senza intralciare o fermare la Nazione sulla strada di sane e audaci riforme politiche e sociali, ne impedisca i facili sbandamenti a destra o a sinistra, che preparano fatalmente le dittature.
In parole povere, abbiamo bisogno di repubblicani di buon senso, che purtroppo, nei momenti effervescenti, non abbondano. Il ragionare, quando la va male, pare a certuni un titolo di imbecillità.
Molti sperano che i cattolici italiani siano la salvaguardia della Repubblica, garantendo le libertà costituzionali, anche di fronte a coloro che le vogliono solo per la propria parte, sicuramente maniera di perderle per tutti.
Se ciò si avverasse, come ci auguriamo e paghiamo, Dio e popolo, non sarebbe la vuota romantica formula che conosciamo, ma il crisma di quella divina regalità che, dai liberi Comuni e dalle libere Repubbliche, attraverso Savonarola e Mazzini, gl’italiani hanno sempre cercato come sicuro fondamento della missione dell'Italia.
«Quando propongo - concluderò col Tommaseo - non è più costoso di tanti altri fatti compiutisi sotto i nostri occhi: è soltanto più bello. E chi vorrebbe accagionarmi se una gloria novella desidero a questa religione che mi è si cara? I lampi del Signore hanno solcato le nostre tenebre; riconosciamo la sua voce in quella dei venti e dei marosi: diamo opera che le nostre sciagure ci tornino a merito e a gloria; e temiamo di lasciarci sfuggire questa grande occasione e di raddormentarmi tra il fuoco e le ruine. Ci risanino le cadute: l'incendio almeno ci rischiari!»

23/05/2026
Dal 16 maggio al 21 giugno 2026 si tiene a Palazzo dei Principi – Pinacoteca Don Primo Mazzolaria Bozzolo (MN) la mostra...
11/05/2026

Dal 16 maggio al 21 giugno 2026 si tiene a Palazzo dei Principi – Pinacoteca Don Primo Mazzolari
a Bozzolo (MN) la mostra personale dell’artista giapponese Asako Hishiki, a cura di Matteo Galbiati e
Raffaella Nobili, intitolata Anima Errante たましいの散歩 Tamashii no Sanpo, quale esito del Premio
del Pubblico assegnato nell’ambito della rassegna d’arte Ripensare lo spazio e il tempo. XVI Premio
Città di Bozzolo – X Biennale Don Primo Mazzolari, edizione 2023.
Il progetto espositivo, promosso dal Comune di Bozzolo in collaborazione con la Fondazione Don Primo
Mazzolari, nato dal riconoscimento che ha individuato nella ricerca dell’artista una coerenza linguistica e
una profondità concettuale capaci di coniugare tradizione e contemporaneità in una visione unitaria, ha
ricevuto l’alto patronato del Consolato Generale del Giappone a Milano ed è evento ufficiale del 160°
anniversario dell’istituzione delle relazioni diplomatiche tra Giappone e Italia. Gode inoltre dei
patrocini di Provincia di Mantova, Accademia di Belle Arti di Brescia SantaGiulia, Amici di Palazzo Te e
dei Musei Mantovani, GAL Oglio-Po, Distretto Culturale Le Regge dei Gonzaga, Comune di Pagliara,
Smart APS.
sabato 16 maggio
inaugurazione ore 17.00
concerto ore 18.00
Palazzo dei Principi – Pinacoteca Don Primo Mazzolari - Via Arini 2 – Bozzolo
ORARI Tutti i giorni 15.30–18.00; venerdì e sabato 10.00–12.00 e 15.30–18.00; chiuso il 2 giugno. Ingresso libero e gratuito.

La mia mamma                                      (P. Mazzolari - 1910?)Non è tant'alta la mia mamma, e un poco china: l...
10/05/2026

La mia mamma (P. Mazzolari - 1910?)
Non è tant'alta la mia mamma, e un poco china: l'abitudine, forse, di guardare giù ai bimbi, che son tanto piccini?
Sono il primo - sapete - dei bimbi della mia mamma: il primo, e quattro di nuovi mi tengon dietro, in scala!
Ed i figliuoli son tanti sacchetti sulle spalle della mamma e la tiran giù, - oh, se la tiran giù! -: così che tutte le mamme le trovo un po' curve come la mia mamma. È la piega del cuore, che porta tutto.
Nemmeno il viso è bello. Ha quaranta anni, sapete, la mia mamma: non è mica una ragazza! Sotto i capelli neri ha fili d'argento; la fronte non è senza rughe e sulle guance, quando viene la sera, scorgi un tal pallore che non lo vince neppur la fiamma che cuoce la polenta.
Ma gli occhi, se son vivi quelli!!!, e gonfi come il cuore, di cui son le finestre! Niuna cattiveria nostra li chiude.
Piangono, ma restan belli dietro hanno sempre un'iride, come quando piove e c'è di dietro il sole; un sole che non tramonta perché glielo ha dato lddio.
Vorrei che vedeste, dopo cena, quando fa festa all'ultima. Ora è seduta, finalmente, su un piccolo sgabello, presso il focolare. Il babbo fuma la p**a: la tribù più alta gioca sull'aia: Pierina sfaccenda presso l'acquaio, proprio una donnina.
Tutti han mangiato; nessuno, grazie a Dio, è malato: perché non se la dovrebbe prendere anche la mamma un po' di vacanza?
E se la prende insieme alla sua piccina; colei che non cammina ancora ed è quindi più sua, colei che mangia di lei più di ogni altra cosa: che piange e ride e dice appena «ma-ma»: appena appena, e in un linguaggio che conoscono soltanto loro, e che per le mamme è più che una musica divina. Ella ride, come lei: son due raggi quei due sorrisi, che discendono insieme dal Paradiso, Infatti, per non perdersi, ecco che si legano coi baci.
Non vedete che torna bella? Più bella di quand'era giovane, quando i bambini li sognava appena: più bella del giorno di sposa, anche senza vestito di sposa che era di seta.
Il vestito di seta, adesso? Siam poveri noi! Due mani, un cuore e cinque bocche, senza niente al sole, fuorché due tegoli dei nonni, dei nostri nonni, che ci fan da nido...
Ci ha fatto, dentro nell'abito di sposa, tante vesticciole per le tre bambine; e di tutto il corredo, di quei bei rotoli di tela, lenzuola e camicine per noi.
Lei ha i suoi diritti di donna che lavora, gli abiti di una mamma che di figliuoli, che la tiran per le cocche e per le falde e che le saltano in grembo coi piedini sporchi, ne ha cinque, capite!
Ma venite a vedere ogni domenica, quando vien dalla Chiesa dopo la prima Messa, con lo scialle dei bei giorni e l'abito di festa.
E' meno china, più lieve l'andatura; meno pallida anche in faccia, più fresco il suo sorriso.
Lo so: è andata a imparare dalla Mamma del Signore: una Mamma - dice il parroco - che è una povera mamma, la mamma del povero Gesù: che ha pianto molto, che ha goduto poco, che amò, amò: e diede tutto senza chieder niente fuorché un largo posto sulla croce, ove moriva il suo Gesù, figlio di Dio ma anche figlio suo, il Figlio di Maria.
E se la guardo, anche la mia mamma par che mi· dica: son qui per un'altra settimana: fatemi pur tribolare. Così è la mia vita.

Indirizzo

Via Castello 15
Bozzolo
46012

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