08/06/2026
🟥 8 GIUGNO 1936: IL TELEGRAMMA DELLA VERGOGNA. COSÌ MUSSOLINI ORDINÒ LO STERMINIO CHIMICO IN ETIOPIA
L'8 giugno 1936 viene messo nero su bianco, con la firma del dittatore, uno dei capitoli più infami, abietti e sistematicamente censurati della storia del colonialismo italiano.
Il telegramma segretissimo inviato da Benito Mussolini a Rodolfo Graziani non è un episodio isolato, ma la prova provata di una strategia di sterminio deliberata, cinica e priva di qualsiasi barlume di umanità. L'ordine era chiaro: usare le armi chimiche per liquidare la resistenza etiope.
La strategia del terrore: l'uso dei gas
Mentre la propaganda di regime vendeva agli italiani la favola della missione civilizzatrice, in Etiopia il fascismo stava perpetrando un vero e proprio martirio di massa. Non si trattò di una guerra coloniale convenzionale, ma di una brutale aggressione condotta violando deliberatamente il Protocollo di Ginevra del 1925 (che l'Italia stessa aveva ratificato).
I gas tossici — principalmente iprite e fosgene — non vennero usati solo contro i combattenti, ma furono impiegati come arma di distruzione di massa contro la popolazione civile, i villaggi, le sorgenti d'acqua e il bestiame, per fare terra bruciata.
I protagonisti del massacro
Benito Mussolini: Il mandante supremo. Dai suoi uffici di Roma partivano i telegrammi (oggi inconfutabili e custoditi negli archivi) che autorizzavano esplicitamente "l'impiego dei gas" e l'estirpazione totale di ogni forma di dissenso.
Rodolfo Graziani: Il braccio armato, già soprannominato "il macellaio del Fezzan" per le atrocità commesse in Libia e confermatosi un criminale di guerra spietato in Etiopia. Graziani eseguì gli ordini con zelo maniacale, orchestrando rappresaglie feroci ed esecuzioni sommarie.
Il caso Ancobar (Ankober): Citato esplicitamente nel telegramma dell'8 giugno, si riferisce alle brutali operazioni di "ripulitura" dell'area dove la resistenza etiope era rimasta attiva. L'ordine di "finirla con i ribelli come nel caso Ancobar" significava replicare la distruzione totale e indiscriminata già sperimentata in quella località, usando i gas per stanare e soffocare chiunque si nascondesse nelle valli e nelle grotte.
L'eredità del silenzio: Per decenni, nel secondo dopoguerra, l'Italia ha sofferto di un'amnesia collettiva indotta. Il mito autoassolutorio degli "italiani brava gente" ha coperto i crimini di Graziani, Badoglio e del fascismo in Africa Orientale. Solo negli anni '90, grazie al lavoro rigoroso di storici coraggiosi e alla tardiva ammissione del Ministero della Difesa, la verità sull'uso massiccio e criminale dei gas in Etiopia è diventata indiscutibile.
Ricordare date come l' serve a smontare la narrazione di un fascismo "all'acqua di rose", mostrando la realtà di un sistema liberticida, razzista e criminale che non esitò a usare le armi di distruzione di massa per i suoi deliri imperiali.