21/09/2026
Cesare Pavese scriveva che «Un paese vuol dire non essere soli, sapere che nella gente, nelle piante, nella terra c’è qualcosa di tuo, che anche quando non ci sei resta ad aspettarti».
In ognuno di noi c’è un pezzo di Pilastri.
Ci sono i bomboloni e il pane all’uvetta della Lodiana, le serate rumorose al Rock Café Jamaica, i quaderni e le penne da Giorgio ed Eli e della Greta prima dell’inizio della scuola.
Quei posti dove non dici mai “vado in negozio”, ma “vado da”, chiamandoli per nome.
Come quando andavi “dalla Vilma” a comprare i fiori.
Ci sono le cene in Dogana, con Giovanni che ti accoglieva sempre col sorriso, e quelle serate d’estate a giocare alle giostrine, con un “Ciao” in mano preso solo per il fischietto.
Ci sono le aule della scuola elementare con il rimbombo delle nostre risate.
E poi c’è la fiera.
La fiera è il momento in cui la terra richiama a casa tutti, anche chi vive lontano ma non ha mai staccato le radici. È il pranzo della domenica in famiglia, la tavola apparecchiata che profuma di cappelletti e cotechino, la gioia semplice di ritrovarsi per strada.
Perché un paese serve proprio a questo: a ricordarti da dove vieni, a tenerti stretto, a ricordarti tutti i pezzi di cui sei fatto.
A nome di PilastriAmo, grazie a chi ha reso possibile questa fiera: a Don Roberto, alla Cooperativa Unità e Progresso, alla Polisportiva, agli amici del Pork Hub, a tutti gli artisti che si sono esibiti sul nostro palco, e ai professionisti che li hanno accompagnati.
E grazie a tutti voi, che siete venuti a trovarci: siete e sarete sempre il paese in cui tornare. 🩵