31/08/2023
NO ai CPR!
Nè in provincia di Bolzano, né in provincia di Trento, né altrove
Appello per una mobilitazione permanente contro l’apertura dei Centri di Permanenza per il Rimpatrio (CPR).
Assemblea pubblica mercoledì 20 settembre ore 20.00
Spazio autogestito 77, via Dalmazia 77 F, Bolzano
Sono diversi anni che il presidente della Provincia Autonoma di Bolzano, Arno Kompatscher, annuncia che in regione, in un sito ancora da individuare, sarà realizzato un Centro di Permanenza per il Rimpatrio (CPR). Da qualche giorno, secondo Kompatscher, i centri sarebbero diventati due, uno in provincia di Bolzano, l’altro in quella di Trento.
Rifiutiamo qualsiasi ipotesi di apertura di uno o più centri di detenzione amministrativa (o centri di espulsione) per le persone migranti senza titolo di soggiorno. I CPR sono centri in cui qualsiasi diritto viene cancellato. Dietro quelle mura sono nascosti abusi reiterati che portano le persone ad atti quotidiani di autolesionismo e a tentativi di suicidio. Le morti all’interno dei CPR sono, ad oggi, più di trenta.
I CPR sono definiti dei lager per le condizioni di oppressione e non sono altro che luoghi di controllo, segregazione e tortura di essere umani, i quali hanno come unica “colpa” quella di essere privi di un permesso di soggiorno. Molte inchieste giornalistiche e report di associazioni e collettivi, le stesse relazioni del Garante nazionale dei detenuti, hanno messo in luce che i CPR sono strutturalmente incompatibili con i diritti umani, caratterizzati da innumerevoli violazioni di quei diritti inviolabili di cui all’art. 2 della Costituzione (diritto alla difesa, alla salute, a una vita dignitosa, alla libertà di comunicazione con l’esterno). Oltre a tutto questo, diversi servizi televisi e l’inchiesta di Altreconomia “Rinchiusi e sedati: l’abuso quotidiano di psicofarmaci nei CPR italiani” (https://altreconomia.it/rinchiusi-e-sedati-labuso-quotidiano-di-psicofarmaci-nei-cpr-italiani/) hanno confermato l’uso abnorme e senza controllo di antiepilettici, antipsicotici e antidepressivi.
Sono, inoltre, una spesa a carico della collettività che arricchisce enti gestori privati senza scrupoli e improbabili multinazionali. Secondo il rapporto “L’affare Cpr. Il profitto sulla pelle delle persone migranti” di CILD (https://wp-buchineri.cild.eu/wp-content/uploads/2023/06/ReportCPR_2023_2rev.pdf), nel periodo 2021-2023 le Prefetture hanno bandito gare d’appalto per un costo complessivo di circa 56 milioni di euro finalizzate alla gestione dei 10 CPR presenti in Italia, cui vanno ancora sommati ingenti costi relativi alla manutenzione delle strutture e delle forze dell’ordine. Nel periodo 2018-2021 i costi di gestione (anche questi parziali) sono stati di 44 milioni. Sono risorse sottratte al welfare e ai progetti di inclusione sociale e di regolarizzazione che sono l’unica vera alternativa all’abbandono e alla segregazione razziale.
La presenza di persone senza documenti e quindi “irregolari” va sanata con politiche volte alla regolarizzazione, abolendo la legge Bossi-Fini e tutti quei decreti “sicurezza” che hanno precarizzato lo status giuridico delle persone migranti, che le hanno rese irregolari e maggiormente a rischio di marginalizzazione.
Infine, l’idea di realizzare un CPR al fine di reprimere episodi di criminalità risulta, oltre che illogica, fuorviante. Le persone trattenute sono spesso sottoposte a trasferimenti tra centri, per cui non di rado chi viene fermato senza documenti in una regione si trova ad uscire dal CPR in una regione differente, senza alcun punto di riferimento sul territorio.
Anche se buona parte dell’opinione pubblica, condizionata e impaurita da campagne mediatiche mistificatorie, giustifica ed accetta tutto questo, considerandolo come il male minore, vogliamo continuare a sostenere i valori dell’accoglienza e della solidarietà tra persone e la necessità di ripensare le politiche nazionali ed europee in tema di immigrazione per allargare il diritto fondamentale alla libera circolazione anche ai cittadini non comunitari. Sosteniamo, perciò, l’emersione dal “soggiorno in nero” con un’interpretazione estensiva del diritto e con l’introduzione di un meccanismo di regolarizzazione per ogni singolo cittadino straniero già presente in Italia.
Non staremo in silenzio di fronte all’apertura di un CPR, né qui né altrove.
Invitiamo a partecipare ad un’assemblea pubblica per costruire un coordinamento regionale che cerchi con mobilitazioni e iniziative di informare la cittadinanza e nel contempo contrastare l’apertura del/dei CPR.
Per aderire: [email protected]
(In aggiornamento)
Bozen Solidale
Centro Sociale Bruno
Spazio autogestito 77
Collettivo Mamadou
CucinaCultura
Assemblea Antirazzista Trento
Scioglilingua Bolzano
Sinistra die Linke
Repair Café Bozen-Bolzano
LasciateCIEntrare
Mai più lager - NO ai CPR
RetedeiDiritti Dei Senza Voce
Ambiente e Salute - Umwelt und Gesundheit
Unione Popolare ALTO ADIGE
SOS Bozen
Collettivo Rotte Balcaniche Alto Vicentino
LINX
ANPI Alto Adige Südtirol
2-Rxst
OMAS GEGEN RECHTS - Bozen
Verdi Grüne Vërc
XR.BZ Extinction Rebellion South Tyrol
Rifondazione Comunista del Trentino
Liberalaparola
Onda
Unione Popolare del Trentino
Centro Pace ecologia e diritti umani di Rovereto
Rifondazione Comunista Lombardia
Parallelo Palestina
KEIN CPR (Abschiebezentrum)!
NIcht in Südtirol, nicht in der Provinz Trient und auch nicht anderswo
Aufruf zu einer permanenten Mobilmachung gegen die Einrichtung von Abschiebehaft-Zentren (CPR).
Öffentliche Versammlung Mittwoch 20. September 20.00 Uhr
Spazio autogestito 77, Dalmatienstr. 77 F, Bozen
Arno Kompatscher, der Landeshauptmann von Südtirol, verkündet schon seit einigen Jahren, dass man in der Region ein Abschiebehaft-Zentrum (CPR) einrichten werde, der Standort sei noch zu bestimmen. Seit einigen Tagen sind es, laut Kompatscher, nun sogar schon zwei, eins in der Provinz Bozen, das andere in der Provinz Trient.
Wir lehnen jegliche Intention der Einrichtung eines oder mehrerer Zentren für Verwaltungsgewahrsam (oder Ausweisung) von Migranten ohne Aufenthaltsgenehmigung ab. CPRs sind Zentren, in denen sämtliche Grundrechte aufgehoben sind. Hinter ihren Mauern werden wiederholt Misshandlungen versteckt, die die Menschen täglich zu Selbstverletzungen und Selbstmordversuchen verleiten. Bis zum heutigen Tag sind schon mehr als dreißig Menschen in CPRs gestorben.
CPRs werden wegen der praktizierten Unterdrückung auch als Lager bezeichnet. Sie sind nichts anderes als Orte der Kontrolle, Ausgrenzung und Folter von Menschen, deren einzige “Schuld” es ist, keine Aufenthaltserlaubnis zu besitzen. Zahlreiche journalistische Recherchen und Berichte von Verbänden sowie Kollektiven, wie auch die Berichte des nationalen Garanten der Häftlinge, haben die strukturelle Unvereinbarkeit von CPR mit den Menschenrechten hervorgehoben, denn dort finden zahlreiche Verstöße gegen die in Artikel 2 der Verfassung verankerten unverletzlichen Rechte (Recht auf Verteidigung, Gesundheit, Leben in Würde, freie Kommunikation mit der Außenwelt) statt. Hinzu kommen verschiedene Fernsehberichte und die Untersuchung von Altreconomia "Eingesperrt und betäubt: der tägliche Missbrauch von Psychopharmaka in italienischen CPR”
(https://altreconomia.it/rinchiusi-e-sedati-labuso-quotidiano-di-psicofarmaci-nei-cpr-italiani/), welche den anormalen und unkontrollierten Einsatz von Antiepileptika, Antipsychotika und Antidepressiva bestätigt.
Außerdem handelt es sich hier um Kosten, die zu Lasten der Allgemeinheit gehen, und an denen sich skrupellose private Manager und multinationale Unternehmen bereichern.
Dem Bericht “L’affare Cpr. Il profitto sulla pelle delle persone migranti” von CILD zufogle (https://wp-buchineri.cild.eu/wp-content/uploads/2023/06/ReportCPR_2023_2rev.pdf), haben die Präfekturen in den Jahren 2021 bis 2023 Ausschreibungen mit Gesamtkosten von rund 56 Mio. € getätigt für die Leitung der 10 in Italien existierenden CPR getätigt, wozu noch die hohen Kosten für die Instandhaltung der Strukturen und für die Ordnungshüter zu addieren sind. Im Zeitraum 2018-2021 beliefen sich die Kosten für den Betrieb (auch nur zeitweise) auf 44 Millionen. Alles Geldmittel, die nicht für Welfare und Projekte zur gesellschaftlichen Inklusion bzw. Legalisierung eingesetzt werden, einzig wrikliche Alternativen zu Vernachlässigung und Rassentrennung.
Der Präsenz von Personen ohne Dokumente, also von “Illegalen” ist mit einer Politik zur Legalisierung zu begegnen, indem das Bossi-Fini Gesetz und alle “Sicherheits-Dekrete” abgeschafft werden, die den rechtlichen Status von Migranten prekär und “irregulär” gemacht haben, so dass sie stärker von Ausgrenzung bedroht sind.
Außerdem ist der Gedanke, ein CPR einzurichten, um die Kriminalität zu bekämpfen, nicht nur unlogisch, sondern sogar irreführend. Inhaftierte Personen werden häufig zwischen verschiedenen Zentren verlegt, und es kommt nicht selten vor, dass Personen ohne Papiere in einer Region eingewiesen und aus einem CPR einer anderen entlassen werden, wo sie gar keinen Bezugspunkt haben.
Auch wenn ein großer Teil der öffentlichen Meinung all dies, konditioniert und verängstigt durch mystifizierende Medienkampagnen, rechtfertigt und akzeptiert und als das kleinere Übel betrachtet, wollen wir weiterhin die Werte der Aufnahmebereitschaft und der Solidarität zwischen Menschen hochhalten. Wir beharren auf der Notwendigkeit, die nationale und europäische Einwanderungspolitik zu überdenken, um das Grundrecht auf Bewegungsfreiheit auch auf Nicht-EU-Bürger auszudehnen. Wir unterstützen daher durch eine umfassende Auslegung dieses Gesetzes den Ausstieg aus dem "illegalen Aufenthalt" und plädieren für die Einführung eines Mechanismus der Legalisierung für jeden einzelnen ausländischen Bürger, der sich bereits in Italien aufhält.
Wir werden angesichts der Einrichtung eines CPR, weder hier noch anderswo nicht schweigen. Wir laden zur Teilnahme an einer öffentlichen Versammlung ein, mit dem Ziel eine regionale Koordination aufzubauen, die durch Mobilisierungen und Initiativen versucht, die Bürger zu informieren und sich gleichzeitig gegen die Einrichtung der CPR zu protestieren.
Um teilzunehmen: [email protected]