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UCID UCID - AGUS Unione Cristiana Imprenditori e Dirigenti - esercenti arti e professioni - Sezione di Bol http://ucid.it/chi-siamo/statuto/

L’UCID – UNIONE CRISTIANA IMPRENDITORI DIRIGENTI – FEDERAZIONE NAZIONALE, è un’Associazione privata di fedeli regolata dalle norme del Codice di Diritto Canonico, dalle norme di legge e dal presente Statuto. UCID – UNIONE CRISTIANA IMPRENDITORI DIRIGENTI non ha scopo di lucro, ed è stata costituita il 31 gennaio 1947, quale organizzazione degli imprenditori e dirigenti che si riconoscono nelle finalità dell’art. 5 del suo Statuto. Ad essa aderiscono Cristiani che siano Imprenditori, Dirigenti e Professionisti, organizzati come Federazione di Gruppi regionali e Sezioni, formalmente costituiti – con atto notarile o scrittura privata autenticata – secondo quanto previsto dal suo Statuto.

04/06/2024
27/05/2024

COMUNE DI LAIVES ED ELEZIONI: bella storia ed ora per il ballottaggio interessante capire le alleanze.
Il Governo in Provincia di SVP e il Centro Destra e ora e ora al ballottaggio contrapposti?
Immaginabile il centro sinistra che appoggi il candidato della SVP? E LA CIVICA?

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07/05/2024

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L'amministratore fantasma in opera - CPI - distacco ed altro: un percorso tortuoso tra Distacco, Certificato Prevenzione Incendi e altro eBook : Berger, Alberto: Amazon.it: Kindle Store

Carissimiil 19 di Marzo alle ore 18,30, in Parrocchia Cristo Re a Bolzano, alla S. Messa Artigiana, desideriamo tenerci ...
17/03/2024

Carissimi
il 19 di Marzo alle ore 18,30, in Parrocchia Cristo Re a Bolzano, alla S. Messa Artigiana, desideriamo tenerci tutti per mano in un gesto di fratellanza e solidarietà, per portare luce e speranza.
Tutti gli imprenditori, le loro famiglie dei loro lavoratori, hanno vissuto certamente e vivono spesso momenti di grande difficoltà e di paura, dove ci si sente inermi, colpevoli, incapaci di contrapporsi agli eventi in un’economia malata e profondamente ferita dalla solitudine di fronte ad un muro che appare di gomma, che assorbe ogni grido disperato.
Esiste però sempre una luce nascosta, che prima o poi avanza nel buio che avvolge, nel quale si desidera veramente scomparire.
Una luce che lentamente emerge, una mano di chi in cammino nel silenzio ti affianca in una semplice solidarietà, una fraternità tipicamente cristiana, senza giudizi, senza perché, ma semplicemente per dire “non sei solo”.
È la voce, di San Giuseppe Imprenditore, patrono degli artigiani, è la voce al “telefono arancione”, ma poi è la voce di tutti noi stretti per mano ed è questo il messaggio che il 19 di marzo, in questa Santa Messa Artigiana desideriamo trasmettere, far sentire anche nel buio più profondo.
Vi chiedo di diffondere questa possibilità di unire semplici voci in un coro a tutti coloro che possono trovarsi nella condizione di questa solitudine, dove la forza della nostra fede e della nostra fraternità può essere una luce vera di forza e speranza che apre uno spiraglio nel buio più profondo.

05/02/2024

Alberto ed il dialogo su Whatsapp con Liliana, moglie di Claudio “caduto da cavallo”

Cari Claudio e Liliana

Vorrei dirvi con il cuore in mano che soffro con Voi, non tanto per la situazione, ma per lo stato d’animo di Claudio e quindi insieme di Liliana e della famiglia intera.

A Claudio vorrei dire con semplicità “aiutati che Dio ti aiuta”. Non lo dico dall’alto in basso, ma seduto per terra al tuo fianco.
So che è difficile, che ci vuole il suo tempo, ma puoi e devi aiutarti.
L’aiuto viene per primo da Te stesso e lo capisco, ma vorrei che tu permettessi a chi ti sta vicino di aiutarti. Oggi sei un leone ferito, ti senti “sconfitto”, ti nascondi ferito, ma devi prendere “le stampelle” ed iniziare la fatica del “camminare”, vincendo il tuo dolore.
Chi vi sta vicino prova ad aiutarvi, ma anch’io mi sento inerme spesso, perché vi chiudete “a riccio”, per pudore, per orgoglio.
Oggi sul quotidiano Alto Adige c’è un lungo articolo sulla Caritas. 1.300 famiglie hanno chiesto aiuto. Non una. Famiglie, così scrive l’articolo, che non sapevano controllare le spese con il bancomat e quindi sono andate in rosso. Qui il tema è semplice, la fragilità umana, ma non si affronta il tema ben più dignitoso della difficoltà degli imprenditori.
Si legge, per esempio, dell’indennità disoccupazione, che prendono tutti, o almeno a me così sembra.
Sappiamo delle borse di studio per i figli.
Sappiamo del contributo sulle bollette.

Ma anche la sofferenza, la fatica, il buio in testa, il crollo delle forze, il controllo della concentrazione, sono segnali di fatica nervosa e la disperazione diventa un buco nero.
Serve un sostegno, ogni mamma lo sa e quante volte la “pappa reale”, l’uovo sbattuto con il caffè la mattina, sono segni amorosi di sostenere.
Qui non basta probabilmente l’orgoglio, occorre anche la fiducia e l’umiltà dell’rimettersi agli amici vicini, credere nei consigli, accettare senza fustigarsi, avere coraggio di “digerire” una caduta, perché poi non c’è altra via che la necessità di rialzarsi.
Lo so che è facile dirlo dall’esterno, lo capisco, ci vogliono i tempi ed i tempi Claudio “sono finiti”.
Hai diritto alla dignità di un capo famiglia, hai il dovere di “uscire” senza curarti di chi passa. Non temere un giudizio.
Io ti accompagno, Vi accompagno e capisco che è poco, ma ci sono la sorella di Liliana, alcuni vicini, altri artigiani che vi hanno conosciuto, che ti hanno visto Claudio al lavoro, che ti stimano, forse ancor più con “le stampelle”.
Quindi mi permetto di dire, con semplicità, ma anche con forza, Claudio so che sei “semplice”, un uomo che si è fatto per il suo impegno, che ha costruito una famiglia, che è anche “nonno”.
Non hai un “titolo di studio sulla carta”, non mi riguarda, non mi interessa, non può interessare a nessuno.
Non trovi lavoro? Non ci credo. Diffida dei furbi, di chi non riconosce il costo di un noleggio di un auto per iniziare a lavorare, per rialzarti, per portare guadagni a terzi. Diffida di queste persone. Ti hanno portato via anche l’auto e ti senti senza piedi per muoverti.
Inizia dal semplice, prendi la cassetta dell’elettricista, prendi il “mazzotto”, “esci” dal tuo guscio, fatica fisicamente, hai il diritto di “vivere” di lavorare.

Piglia una tanica di colore e dipingi la tua vita di bianco. Fallo fisicamente se puoi, fallo per guadagnare “azione” e forza, presenza tra la gente. Io ti aiuto.

Io ci provo a darti una mano e forse anche tante altre persone, ma non trascurarmi, accetta che ti aiuti.
Quindi Caritas,
quindi “lista collocamento e contributo disoccupazione”
quindi “medicine di sostengo per la mente”

quindi “contatto con la gente”, rotolati per terra con i tuoi figli, con Liliana, “botte ed abbracci” che sono sensazioni. Vai a fare una bella camminata in montagna, vacci con tuo figlio, non stare in stanza da letto.
In stanza ci devi andare, per mano con Liliana. Non isolarti nella stanza della figlia. Lei deve capire, il letto tuo è ocn Liliana.

Non essere masochista Claudio, non essere più orgoglioso, entra in una ca****la, se non a Cles, nel paese vicino. Basta poco, 5 minuti, un Padre nostro, un Ave Maria, ma per mano con Liliana.

Vai a “testa alta”, lascia che il tempo ed i fatti permettano di aiutarti. Devi accettare questo percorso, ma tu stai già rinascendo, devi rinascere.

Non dirmi che stai peggiorando di spirito e mente rispetto a 6 mesi fa. Non dirlo a te stesso.

[Liliana] Carissimo Alberto, ho letto e riletto quasi sempre con le lacrime agli occhi le tue parole che hanno colpito profondamente il mio cuore. Ora ti scrivo a nome mio, Claudio è uscito presto questa mattina proprio con la cassetta degli attrezzi. È diretto a Trento, si ferma lungo la strada a fare una riparazione in un’officina e poi riconsegnerà la macchina. Non ha voluto che chiedessi l’auto a mia cognata, ritornerà con il trenino.
So bene, perché lo sento, che tu soffri con noi e questo da un lato mi onora dall’altro mi crea preoccupazione perché non voglio caricare le tue spalle troppo dei pesi di Claudio. Hai già i tuoi grossi pensieri.
Te l’ho detto più volte, sei il nostro Angelo, senza di te al nostro fianco credimi non saremmo mai arrivati ad oggi. Ed è tutto vero quello che scrivi, compreso il fatto che il buio di Claudio non è certo quello di sei mesi fa. Qualcosa è sicuramente migliorato in Claudio, ma purtroppo la mancanza di un lavoro e quindi di una prospettiva lo travolgono e lo fanno cadere in un buco nero. È un uomo buono, forse troppo. Si è fidato di questo signor Musso perché ci credeva anche nel progetto che era stato ipotizzato ma, come dici giustamente tu, non è possibile che debba investire e crederci solo Claudio. E quindi anche questa è stata l’ennesima sconfitta.
La Caritas, si hai ragione c’è per sostenere le famiglie in difficoltà, ma lui ha bisogno di lavorare Alberto. Lo hai definito molto bene, è un “leone ferito” e aggiungo io rinchiuso in una gabbia che lo limita e lo umilia. Lui deve riconquistare la dignità che solo un lavoro potrebbe restituirgli. Lui ha la necessità di provvedere alla sua famiglia e non di essere sostenuto sempre da altri. E non è solo orgoglio Alberto, è proprio una necessità per sentirsi vivo.
Io prego tanto, recito il Rosario tutte le sere e mi affido al Signore e ai miei genitori. Li prego così tanto Alberto, ma poi mi dico il Signore avrà un disegno per noi ed evidentemente questo è il percorso a noi dedicato.
Ti ringrazio dal profondo del cuore per tutto quello che hai fatto e fai per noi. Come ti ho detto ieri, ti posso assicurare che persone come te ce ne sono davvero poche, forse nessuno. Sono tutti pronti a giudicare senza voler capire bene il nostro dolore. Per questo ti sarò sempre infinitamente grata.
Ti abbraccio fisso fisso Alberto e che Dio ci aiuti.

[06:33, 29/1/2024] Alberto Berger: Coraggio, camminiamo vicini ed anch'io mi sento in battaglia con Voi. So che è diverso, ma mi prende.

[Liliana] Quanta verità in queste parole, Alberto!!!! E quanto è dura questa realtà!!!!! È sempre più dura!!!!!!
Ci sente davvero schiacciati, non si dorme, non si mangia, non si vive….
Grazie per esserci!!!!!

[06:35, 29/1/2024] Alberto: Si deve parlarne, proprio per quel "click" che serve anche ad Claudio, che viene dalla dignità sociale, dalla necessaria solidarietà, dal dovere sociale di non chiudere gli occhi.
E' un problema della società tutta, non di Claudio o tuo, anche se c'è il nome della Vostra impresa, ma come quello di tante altre.

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