ANUPI Educazione Veneto

ANUPI Educazione Veneto associazione no profit

18/03/2026
08/03/2026

FISSATA LA PROSSIMA SESSIONE D'ESAME

24/11/2025

conferenza della prof.ssa MAJA ROCH: La scoperta del linguaggio si costruisce nelle relazioni

una interessante iniziativa a Padova:
08/11/2025

una interessante iniziativa a Padova:

03/11/2025

MARTEDÌ 11 NOVEMBRE 25, ore 20.30/22.30 online zoom
La scoperta del linguaggio si costruisce nelle relazioni. Come si sviluppa il linguaggio nei primi anni di vita?

Incontro con la prof.ssa Maja Roch, Dipartimento di Psicologia dello sviluppo e della socializzazione, Università di Padova

per info: [email protected]

È lecito chiederci e stupirci del fatto che un bambino passi dai primi vagiti a esprimere pensieri complessi in pochissimi anni. Non è solo un processo naturale, ma il risultato di un intricato intreccio tra fattori sociali, cognitivi e motori. La scoperta del linguaggio si costruisce nelle relazioni: i bambini e le bambine apprendono osservando, ascoltando e interagendo con chi li circonda. Ma in che modo lo sviluppo motorio, cognitivo e sociale influiscono su questo processo?
Ad esempio, i gesti come indicare un oggetto o imitare un'azione creano un legame diretto tra il mondo fisico e le parole, favorendo l’associazione tra suono e significato. Parallelamente, lo sviluppo cognitivo permette di organizzare e comprendere ciò che si apprende, trasformando le parole in strumenti per esprimere pensieri e desideri. Anche il multilinguismo merita attenzione: crescere in un ambiente multilingue, lungi dal creare confusione ed incrementare il carico cognitivo, stimola una maggiore flessibilità mentale, rafforza la capacità di attenzione e rende i bambini più competenti nel passare da un contesto linguistico all’altro.
Tuttavia, non si tratta solo di esposizione passiva. Le interazioni attive sono essenziali. Dialoghi, domande stimolanti e il gioco condiviso offrono opportunità cruciali per potenziare lo sviluppo del linguaggio. E quando emergono segnali di difficoltà? Un ritardo del linguaggio può essere legato a molteplici cause, da fattori ambientali a condizioni neurobiologiche. L’intervento precoce è fondamentale: programmi personalizzati di supporto linguistico, basati su attività ludiche e interattive, possono aiutare a colmare le lacune e prevenire difficoltà a lungo termine.
Quindi, non si tratta solo di parlare ai bambini, ma di costruire un dialogo con loro, stimolando la loro curiosità, osservando le loro risposte e offrendo modelli ricchi e variegati. Come possiamo, allora, rendere ogni interazione un’opportunità per arricchire il loro linguaggio e il loro futuro? Questi e molti altri saranno i temi della formazione proposta.
Incontro organizzato dalla Sezione Regionale del Veneto di ANUPI Educazione, aperta a tutti i soci.

“…I genitori sono i primi regolatori emotivi dei figli…”
24/10/2025

“…I genitori sono i primi regolatori emotivi dei figli…”

🟢 PUÒ UN BAMBINO CAMBIARE SE I GENITORI NON CAMBIANO?

Molti adulti si chiedono se un bambino possa davvero cambiare il proprio modo di comportarsi o di esprimere le emozioni, anche quando i genitori continuano ad agire come sempre.
La verità è che un bambino può provare a cambiare, può imparare strategie nuove, può fare progressi in terapia o a scuola, ma se a casa tutto resta uguale, il cambiamento sarà spesso fragile, temporaneo o doloroso da mantenere.

I bambini imparano soprattutto dalle relazioni che vivono ogni giorno. Non dalle parole, ma dai gesti, dai toni, dai silenzi, da come vengono accolti o respinti quando mostrano ciò che sentono.
Se un bambino impara che la rabbia viene punita, che la tristezza infastidisce, che l’errore delude, allora anche se a scuola o in terapia scopre nuovi modi per esprimersi, il suo mondo emotivo continuerà a muoversi dentro quei confini.
Può sapere che esistono altre possibilità, ma il contesto familiare lo riporta, inconsciamente, alla vecchia mappa.

I genitori, anche senza volerlo, sono i primi regolatori emotivi dei figli. Nelle prime fasi della vita, il bambino impara a calmarsi, a riconoscersi e a sentirsi al sicuro attraverso la presenza dell’adulto. Se l’adulto è incoerente, distante o giudicante, il bambino non trova un modello stabile da interiorizzare. Non è che “non sa gestirsi”: non ha ancora imparato come farlo dentro una relazione che lo accompagna con continuità.

Questo non significa che tutto sia perduto. Anche quando i genitori non cambiano subito, ci sono altre figure — insegnanti, educatori, terapeuti — che possono offrire esperienze diverse. Un adulto empatico, capace di ascolto e di calma, può diventare un piccolo punto di riferimento sicuro. Attraverso queste esperienze ripetute, il bambino può iniziare a costruire un nuovo modo di sentire e di reagire, anche se l’ambiente di casa resta difficile. Ma è un processo lento, che richiede costanza e presenza.

Il vero cambiamento, però, si consolida solo quando anche i genitori si mettono in gioco. Quando scelgono di guardarsi, di chiedersi che messaggi trasmettono, di imparare nuovi modi di accogliere.
Cambiare non significa “ammettere di aver sbagliato”: significa scegliere di crescere insieme al proprio figlio. Significa comprendere che ogni nostro gesto, ogni risposta, ogni silenzio educa.
I bambini non hanno bisogno di genitori perfetti, ma di genitori disposti a evolvere.

Nessun bambino può cambiare davvero se il mondo attorno a lui resta identico.
Ogni piccolo passo di consapevolezza degli adulti — un tono più calmo, un ascolto in più, un giudizio in meno — è una nuova possibilità di sicurezza, fiducia e libertà per quel bambino.
E a volte, è proprio da lì che comincia il vero cambiamento. 🌿

21/10/2025

🟢 LA PSICOMOTRICITÀ
🧠 COME LA RELAZIONE STRUTTURA LA MENTE
Il valore del dialogo tonico, del contatto e della Psicomotricità nei primi anni di vita

Nei primi anni di vita, la relazione è tutto.
Ogni sguardo, ogni voce che calma, ogni braccio che accoglie costruisce — letteralmente — il cervello del bambino.
Come ci ricorda Daniel Siegel, autore de La mente relazionale, “la qualità della relazione plasma l’architettura del cervello in via di sviluppo”.

Il cervello del neonato non è ancora “finito”: è un organo in costante costruzione, e il suo sviluppo dipende dalle esperienze vissute nella relazione con l’altro.
In questo senso, la mente non è solo dentro la testa: nasce tra le persone, nell’incontro, nel contatto, nella reciprocità.

Prima che arrivi il linguaggio verbale, il bambino comunica attraverso il corpo.
Il tono muscolare, la postura, il ritmo del respiro, lo sguardo e il contatto diventano il suo modo di entrare in relazione con il mondo.

Questo scambio profondo e costante, chiamato dialogo tonico, è la base del legame affettivo.
Nel modo in cui un adulto tiene in braccio un bambino, lo sostiene o ne accompagna i movimenti, si trasmettono messaggi fondamentali di sicurezza, fiducia e appartenenza.

Nel corpo dell’altro, il bambino sente di esistere.
È attraverso il corpo che inizia a riconoscersi, a costruire la propria identità e a organizzare le prime forme di autoregolazione emotiva.

Le neuroscienze affettive e interpersonali hanno mostrato che il contatto fisico e la sintonizzazione emotiva attivano e rafforzano le connessioni neuronali nei circuiti della regolazione emotiva e dell’attaccamento.

Il cervello del bambino, nei primi anni, è estremamente plastico: ogni esperienza di relazione lascia una traccia biologica.
Le interazioni ripetute e coerenti tra adulto e bambino — fatte di gesti, ritmi, sorrisi, pause e riprese — costruiscono la base della futura capacità di regolare le emozioni, comprendere l’altro e vivere relazioni sicure.

Come scrive Siegel, “la relazione è la forma originaria dell’integrazione: è nella connessione che la mente si sviluppa e si organizza.”

La Psicomotricità nasce proprio da questa consapevolezza: il corpo è la prima casa della mente, e la relazione è il suo principale strumento di crescita.

Nel setting psicomotorio, il bambino è accolto in un ambiente di gioco, movimento e relazione in cui può esprimere liberamente ciò che sente.
Attraverso il movimento, il gioco simbolico e il dialogo tonico con l’adulto, il bambino trasforma le emozioni in esperienze integrate, costruendo così un senso di sé stabile e sicuro.

L’adulto diventa una presenza regolante, capace di contenere e rispecchiare il vissuto corporeo ed emotivo del bambino.
In questo spazio, il movimento non è solo attività fisica: è linguaggio, relazione, costruzione di senso.

La Psicomotricità valorizza la dimensione del gioco condiviso, dove corpo, emozione e mente si incontrano.
Ogni salto, ogni sguardo, ogni gesto di fiducia diventa un tassello nella costruzione della mente e della relazione con il mondo.

❤️ In sintesi

La mente non si forma in solitudine, ma nello spazio tra due persone.
È la qualità delle relazioni — toniche, corporee, affettive — che costruisce il modo in cui un bambino impara a sentire, pensare e vivere.

Ogni volta che un adulto offre presenza, contatto e ascolto, aiuta il bambino a dare forma al proprio cervello e, con esso, alla propria identità.
E in questo processo, la Psicomotricità diventa un linguaggio privilegiato per educare alla presenza, alla connessione e all’integrazione tra corpo e mente. 🌱

Indirizzo

Bolzano Vicentino
36050

Notifiche

Lasciando la tua email puoi essere il primo a sapere quando ANUPI Educazione Veneto pubblica notizie e promozioni. Il tuo indirizzo email non verrà utilizzato per nessun altro scopo e potrai annullare l'iscrizione in qualsiasi momento.

Contatta L'organizzazione

Invia un messaggio a ANUPI Educazione Veneto:

Condividi