29/05/2025
Quando Enzo Ferrari ordinò di distruggere la macchina di .
Per le riprese della popolarissima serie tv i produttori costruirono una vettura "stunt", nell'intento di non ammaccare la carrozzeria della rossa originale. Enzo la prese malissimo e reagì esageratamente.
Chi ha trascorso qualche istante nella sua stanza dice che schiumava rabbia da ogni poro.
Comunque non servi origliare alla porta per averne la conferma. Quegli strilli scossero mezza Modena. Enzo Ferrari, di solito dignitosamente composto, era davvero furente.
"Ma come si sono permessi?", ripeteva mantricamente, componendo cerchi concentrici d'indignazione. Poi chiese che riavvolgessero il nastro per rivedere la scena.
"Non ci credo, non ci posso credere".
Il fulcro di quella vorticosa deflagrazione nervosa era tutto racchiuso in una clip prodotta a centinaia di migliaia di km di distanza.
L'anno eras il 1984.
Sugli schermi italiani dilagavano le avventure di James Crocket e Ricardo Tubb, Sonny e Rico per i più intimi.
Miami Vice era un cult.
La loro vocazione? Dare la caccia ai trafficanti di droga che infestavano la città, muovendosi a bordo di potentissimi bolidi.
Appunto.
Premessa. Negli States la sanno lunga, in fatto di serie tv. Conoscono le pieghe dell'anima di ogni spettatore medio. Comprendono quanto l'abbinamento tra una città desiderabile, un'icona dei motori e il genere poliziesco possa fare impennare gli ascolti. Così il primo destriero selezionato per l'irredimibile coppia fu la mitica 365 GTS/4 Daytona Spyder. Soltanto 122 esemplari costruiti nel mondo, di cui ben 96 in America. Segni particolari? Coupè con tettuccio apribile, linee ammiccanti e un ruggente V12 a spingerla fino ai 288 km/h potenziali. Uno zaffiro troppo delicato per pensare sul serio di poterlo ammaccare o sfasciare nei realistici inseguimenti della serie.
Conseguenza? La vettura originale venne mostrata soltanto nella puntata pilota, ferma in un parcheggio. Per tutto il resto del tempo la rimpiazzarono con una sorta di macchina "stunt", costruita sul telaio di una Chevrolet Corvette C3.
Una replica, insomma.
Quella sì, poteva anche prendere qualche bottarella.
Unica, per nulla risibile, questioncella? A Maranello esplose una rabbia tellurica. L' impudenza dei produttori doveva essere punita duramente.
Alzò dunque la cornetta, Enzo nazionale, e infilò l'indice nella rotella telefonica.
Trillò per una manciata di volte.
Poi il cavo agganciato in fondo all'oceano restituí un timbro gioioso:
"Oh, mister Ferrari". Lui però non si gingilló in convenevoli.
Andò dritto al punto:
"Non voglio più vedere quella macchina nella serie. Distruggetela! Vi mando io due nuove Ferrari che potrete usare durante le riprese". Gioco, partita, incontro.
Un volo cargo si sollevò da lì a poco con in pancia un prezioso carico.
Dentro, le ultime due partorite: due Testarossa da 390 cavalli, destinate a rimanere positivamente sedimentate nella memoria collettiva per quel colore inedito, un bianco lucente (voluto dal produttore, Michael Mann, per creare un maggiore stacco durante le riprese notturne). Nel frattempo la Daytona fasulla fece una fine impietosa: quelli della produzione decisero di farla colpire da un missile nella prima puntata utile. In mille pezzi. Kaput.
Da quel momento in poi ogni volta che vedeva una puntata di Miami Vice, Enzo si sfregava le mani.
Osservava Sonny e Rico in quell'abitacolo esclusivo, intenti a scrutare i movimenti alle loro spalle da quell'unico sinuoso specchietto retrovisore, oppure a lanciarsi verso inseguimenti pirotecnici (anche se poi, per le scene più intricate, venne usata un'altra macchina). Il credito del brand negli States, già esponenziale, crebbe ancora a dismisura.
Una Ferrari non contempla repliche.
Giustizia venne fatta.
(immagine illustrativa)