12/02/2026
Tenere viva la memoria dei compagni caduti è il nostro dovere come dei sopravvissuti..
Slava Ucraini!!!!
...sugli spalti dell’Assago Forum, un’allegra compagnia di rappresentanti del Paese terrorista srotola una bandiera russa. Sorridono nella foto, felici e rilassati. Anche se è durato un istante, questo gesto è stato subito ripreso dalle agenzie di propaganda russe.
Per le regole del Comitato Olimpico, le bandiere dei Paesi che non partecipano alle Olimpiadi non possono essere esposte, ma quando mai ai russi è importato qualcosa delle regole?
Gli organizzatori sono concentrati piuttosto su altre regole: in pochi giorni hanno penalizzare ben tre atleti ucraini: lo stesso numero di bambini ucraini uccisi dall’inizio delle gare. A scatenare tanta pignoleria sono state... le scritte sui caschi.
Vladyslav Heraskevych, skeletonista e portabandiera della squadra ucraina, ha decorato il suo casco con i volti degli atleti ucraini uccisi in guerra. Sagome in bianco e nero dei suoi amici e colleghi, che non potranno mai più gareggiare perché uccisi dai russi.
Hanno cercato di costringerlo a rinunciare, a cambiare casco per poter prendere parte alle prove previste per oggi. Gli ha parlato di persona Kirsty Coventry, presidente del Comitato Olimpico, ma lui non ha desistito: la sua modifica non configura propaganda né religiosa né politica. Non sta chiedendo di votare qualcuno, ma solo di rendersi conto che quelle persone hanno vissuto e non ci sono più.
Kateryna Kotsar, sciatrice freestyle, ha un semplice messaggio motivazionale: “Be brave like Ukrainians” – “Sii coraggioso come gli ucraini”. È stata costretta a cambiare il casco. Ma… da quando il coraggio è qualcosa di deprecabile o politicamente marcato?
Oleh Handei, pattinatore di short track, ha scelto invece la poesia. Sul suo casco c’era scritta in ucraino un verso di Lina Kostenko, una delle voci poetiche più importanti dell’Ucraina. Nonostante il mantra secondo cui “l’arte è lontana dalla politica è bastato per attirare l’attenzione degli zelanti controllori.
Quali sono i versi incriminati? “Dove c’è l’eroismo, non esiste la sconfitta finale”. Parole che incoraggiano a gareggiare, che danno speranza, che ricordano che con l’impegno si può farcela. Competere e vincere invece di essere sconfitti è il senso stesso dei Giochi olimpici, ma se è un ucraino a ricordarlo sul casco, diventano sospette e causano pressioni.
E quando un’atleta italiana decora il suo casco con diverse bandiere, inclusa quella russa? Silenzio. Il Comitato non vede nulla di male, anche se si tratta di una violazione effettiva delle regole olimpiche sull’esposizione delle bandiere.
Le Olimpiadi non dovrebbero essere politicizzate, su questo siamo tutti d’accordo. Ma quanta neutralità c’è nel controllare in modo particolare gli ucraini, lasciando poi ad altri esporre le bandiere russe impunemente?
È normale mettere sui caschi immagini portafortuna, disegni artistici, riferimenti culturali, citazioni motivazionali, frasi personali: ed è ciò che hanno fatto i nostri atleti.
Non è normale squalificarli perché traggono ispirazione dai fatti reali e dalla sofferenza del proprio popolo.
Si chiama “discriminazione”.
(c) immagine Titov