15/05/2026
Nel dibattito su dipendenza, convenzione, ruolo unico e Case della Comunità continua a mancare a mio avviso l’elemento principale: **il senso di realtà**.
Le Case della Comunità possono essere utili per tanti servizi: sociali, infermieristici, psicologici, di orientamento e integrazione.
Ma pensare che possano diventare il contenitore di tutta la medicina territoriale è semplicemente irrealistico.
Non possono (e non devono) ospitare tutti i medici di famiglia.
Non possono (e devono) ospitarne nemmeno una percentuale significativa senza svuotare il territorio vero.
Non possono, con questi numeri di carenza di personale e questa organizzazione, dare la risposta che viene propagandata.
Prima di discutere di dipendenza o convenzione servirebbe una cosa molto più banale: ammettere che il modello va rivisto.
Il DM77 va profondamente corretto. Il sistema in toto va ribilanciato.
Le cure primarie devono fare le cure primarie.
L’urgenza minore e la continuità dell'assistenza devono avere una propria organizzazione.
L’emergenza-urgenza vera deve essere ricostruita seriamente dato che è stata oramai rasa al suolo.
Sono parti dello stesso percorso di cura, ma non sono la stessa cosa. Mischiare tutto e scaricarlo sugli stessi professionisti non è innovazione: è confusione sistematica.
Oggi al medico di famiglia si vorrebbe chiedere tutto: ciclo di scelta, AFT, Case della Comunità, turni, notti, festivi, reperibilità, ore spezzettate qua e là.
Non è programmazione. È scaricabarile basato su scarsa percezione dei reali carichi.
Servono incarichi chiari nelle CdC, funzioni definite, strumenti coerenti: specialistica ambulatoriale per gli specialisti, medicina dei servizi per i generalisti, convenzione usata in modo serio e non come contenitore indistinto.
La convenzione non è caos e nemmeno anarchia.
La dipendenza non è una bacchetta magica.
Il ruolo unico non può diventare il secchio in cui buttare ogni problema irrisolto per poi proiettare le carenze di competence manageriale e programmatoria sugli operatori e sui professionisti che quel modello assurdo lo dovrebbero agire.
Le Case della Comunità non possono coprire una programmazione sbagliata.
E lo stesso vale per l’emergenza-urgenza: i medici mancano perché il sistema non è attrattivo, non è sostenibile, non è governato. Dire che il problema è degli operatori che non vogliono andarci a lavorare significa non fare un bagno di realtà da parte di chi lo governa quel sistema.
Il problema, quindi, non è solo il contratto.
**Il problema è il modello.**
E se il modello è acerbo, nessuna formula giuridica di contratto di lavoro potrà salvarlo.