07/09/2026
A̶F̶F̶E̶T̶T̶O̶ ̶D̶A̶ DISLESSIA
La dislessia non è una malattia da cui si "è affetti"
Diciamo "affetto da" per l'influenza, per una patologia, per qualcosa che ci colpisce dall'esterno e che, nella maggior parte dei casi, prima o poi passa o si cura.
La dislessia invece non funziona così. Non è un evento che accade al corpo: è una caratteristica del modo in cui il cervello elabora la lettura, presente fin dalla nascita e per tutta la vita. Non ha una causa esterna da eliminare, né un decorso da seguire. Non si cura e dalla dislessia non si guarisce.
La stessa Legge 170/2010 riconosce la dislessia come un Disturbo Specifico dell'Apprendimento (DSA), non come una malattia: una definizione che sposta l'attenzione dal "curare" al "riconoscere" e mettere in campo gli strumenti giusti — dagli strumenti compensativi alle misure dispensative, dal PDP al lavoro quotidiano di scuola e famiglia.
Dire che qualcuno è "affetto da dislessia" significa implicitamente dire che una persona ha qualcosa di sbagliato in sé. Dire invece che una persona è dislessica, o che ha una dislessia, fa pensare correttamente ad una persona con una caratteristica tra le tante che la compongono, come il colore degli occhi o la forma dei capelli, non che ha un'anomalia da correggere.
È una piccola differenza di grammatica che fa una grande differenza di sguardo.
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LE PAROLE GIUSTE
Con questo post parte , la nuova campagna di AID dedicata al linguaggio corretto quando si parla di DSA. Ogni settimana pubblicheremo una cartolina: un errore comune, cancellato, e la formulazione corretta al suo posto. Perché il modo in cui parliamo di dislessia, disgrafia, disortografia e discalculia costruisce (o smonta) pregiudizi. Le parole contano, usiamo quelle giuste.💪🩵