23/10/2024
𝗦𝗲 𝗾𝘂𝗲𝘀𝘁𝗼 𝗲̀ 𝗺𝗮𝗹𝘁𝗲𝗺𝗽𝗼...
Con i nostri tempi lenti e da volontari non sempre sul pezzo con i social, pensavamo di pubblicare nei giorni scorsi un bel riepilogo di CambiaMenti Festival dell'economia circolare, raccontando la gioia di riabbracciare le realtà del territorio e l’orgoglio di vedere i visitatori partecipare con entusiasmo a tavole rotonde e laboratori. Invece, siamo stati travolti da un’altra terribile alluvione e le parole sono mancate.
“Un silenzio esausto o un esausto ripetere che città, ponti, argini, tombini sono costruiti per un mondo che non esisterà più.” come dice Ferdinando Cotugno (https://www.instagram.com/ferdinandoc/) nel suo ultimo post Instagram che vi consigliamo di leggere (Ferdinado Cotugno è uno dei più bravi giornalisti italiani che oggi raccontano il cambiamento climatico, vale la pena seguirlo).
In tutto questo i media nazionali e locali non fanno che parlare di "maltempo".
160/180 mm di pioggia in 24 ore, l’equivalente di pioggia che dovrebbe cadere in due mesi autunnali (fonte Arpae).
È maltempo?
Diversi fiumi e torrenti (come il Ravone, il Savena e il Samoggia) ai massimi storici (fonte Arpae).
È forse questo maltempo?
Oltre 3.000 sfollati e diversi milioni di danni che non sono solo quelli a breve termine ma impatteranno sulla vita delle persone e delle aziende per i prossimi mesi se non anni.
Siamo sicuri di volerlo chiamare maltempo?
Ciò che stiamo vivendo ha un nome diverso: 𝗰𝗮𝗺𝗯𝗶𝗮𝗺𝗲𝗻𝘁𝗼 𝗰𝗹𝗶𝗺𝗮𝘁𝗶𝗰𝗼.
E chiamare le cose con i loro nomi è molto importante, ci aiuta a prendere consapevolezza e agire di conseguenza.
Ma che vuol dire agire quando si è davanti a situazioni come questa?
𝗜𝗻𝗳𝗼𝗿𝗺𝗮𝗿𝘀𝗶, attingendo a fonti affidabili ed esperti, senza limitarsi al sentito dire o ai social.
𝗔𝗹𝗹𝗲𝗻𝗮𝗿𝗲 𝗶𝗹 𝘀𝗲𝗻𝘀𝗼 𝗰𝗿𝗶𝘁𝗶𝗰𝗼, riflettendo attentamente e approfondendo ciò che leggiamo e ascoltiamo, che siano notizie dei media tradizionali, opinionisti o influencer.
𝗩𝗼𝘁𝗮𝗿𝗲, a novembre e in ogni occasione futura, scegliendo chi propone soluzioni concrete per affrontare i cambiamenti climatici, non chi ne nega l’esistenza e chiama “maltempo” ciò che sta succedendo.
𝗙𝗮𝗿𝗲 𝗿𝗲𝘁𝗲, unendo cittadini, imprese e associazioni e chi più ne ha più ne metta per fare cassa di risonanza, per far sentire la nostra voce.
𝗔𝗹𝗹𝗲𝗻𝗮𝗿𝗲 𝗹’𝗲𝗺𝗽𝗮𝘁𝗶𝗮, perché siamo tutti coinvolti. Alcuni oggi sono stati più fortunati, altri meno, ma nessuno deve essere lasciato indietro.
𝗔𝗴𝗶𝗿𝗲 𝗰𝗼𝗻 𝗶𝗹 𝗽𝗼𝗿𝘁𝗮𝗳𝗼𝗴𝗹𝗶𝗼, supportando realtà virtuose locali, scegliendo bene in quale banca mettiamo i nostri soldi, riducendo il consumo di alimenti animali, scegliendo bene i nostri fornitori di energia e magari decidendo di aderire a una comunità energetica, boicottando piattaforme che hanno chiesto ai rider di consegnare durante l’alluvione, e molto altro...
Non ci metteremo a fare lunghe liste di azioni che ognuno di noi può fare perché lo ha già fatto in modo più che esaustivo Riccardo Astolfi (https://www.instagram.com/riccardoastolfi/) nel suo ultimo post (che vi consigliamo di leggere), ma come anche Riccardo ci ricorda a più riprese:
VOTARE chi riconosce il problema del cambiamento climatico è sicuramente la cosa più importante, oggi, domani, sempre.