24/06/2026
Il pregiudizio come modalità di pensiero
Definizione, conseguenze e come resistervi
di Virna Manicardi
Quanti di noi possono dirsi totalmente liberi da pregiudizi? Nessuno, eppure l’immaginario comune riconosce a questa parola una valenza profondamente negativa e pochi sono disposti ad ammettere che le loro credenze e le loro azioni sono guidate da un pregiudizio.
Il pregiudizio e le sue funzioni
Come suggerisce la parola, pregiudizio significa giudizio “a priori”, cioè dato senza conoscenza approfondita dell’oggetto verso cui è indirizzato. Come è possibile dunque che, pur essendo universalmente consapevoli delle sue conseguenze negative, il pregiudizio influenzi così pervasivamente le nostre vite? Nel rispondere a questa domanda ci viene in aiuto la psicologia sociale.
Secondo Tajfel, classifichiamo l’enorme numero di persone che incontriamo ogni giorno raggruppandole per caratteristiche socialmente rilevanti che condividono e attributi distintivi che le differenziano. Ciò consente di semplificare e organizzare le informazioni che provengono dal mondo circostante rendendolo controllabile e dotato di significato. Inoltre, il fondamentale bisogno umano di appartenenza ci porta a costruire un’identità sociale con la quale presentarsi in società basata appunto sui gruppi ai quali si prende parte. In questo modo gli individui non verranno più considerati in quanto tali ma come membri di determinate categorie sociali. Ecco formatisi, così, gli stereotipi, ossia credenze o insieme di convinzioni semplificate e generalizzate, positive o negative, su un gruppo di persone. Da essi derivano i pregiudizi, definiti come atteggiamenti negativi verso un gruppo e i suoi membri. Continua l’articolo sul giornale