Extrema Ratio

Extrema Ratio Sosteniamo e divulghiamo la cultura delle garanzie individuali e i principi dello Stato di diritto.

⚖️ Quando lo Stato entra nel colloquio tra avvocato e assistito non viola soltanto una norma: rompe il patto minimo su c...
09/06/2026

⚖️ Quando lo Stato entra nel colloquio tra avvocato e assistito non viola soltanto una norma: rompe il patto minimo su cui si fonda il processo penale liberale. E se quel patto viene rotto proprio in carcere, dove la libertà personale è già compressa, la violazione diventa ancora più grave.

⚖️ “Il circo della caccia ai colpevoli è diventato quotidiano. Ognuno si fa la sua idea a seconda dei brandelli di verit...
05/06/2026

⚖️ “Il circo della caccia ai colpevoli è diventato quotidiano. Ognuno si fa la sua idea a seconda dei brandelli di verità e di menzogna che vengono lanciati ai giornalisti e che i giornalisti lanciano al pubblico come chicchi di grano ai piccioni“.

📚 Il circo mediatico giudiziario, D. S. Larivière, Liberilibri, Macerata, 1994, p. 70.

⚖️ La Procura generale di Milano ha confermato il parere positivo sulla grazia a Nicole Minetti, smentendo le notizie di...
03/06/2026

⚖️ La Procura generale di Milano ha confermato il parere positivo sulla grazia a Nicole Minetti, smentendo le notizie di stampa che avevano alimentato il “caso”. Qui, nelle slides, il nostro commento.

⚖️ Dopo undici anni di detenzione a Palermo, Alaa F***j è tornato in libertà. È stata ritenuta ammissibile la sua istanz...
02/06/2026

⚖️ Dopo undici anni di detenzione a Palermo, Alaa F***j è tornato in libertà. È stata ritenuta ammissibile la sua istanza di revisione del processo da parte della Corte d’Appello di Messina, che ha disposto la sospensione dell’esecuzione della pena in attesa della nuova udienza, fissata per il 9 ottobre, quando si deciderà sulla rimozione della sua condanna e sul suo proscioglimento. F***j, che si è sempre dichiarato innocente, aveva raccontato la sua storia nel libro "Perché ero ragazzo", edito da Sellerio nel 2025, attraversando anche quanto accaduto nella drammatica traversata del 2015, che gli era valsa la condanna definitiva alla pena detentiva di trenta anni, ridotta lo scorso anno per via della grazia parziale concessa dal Presidente Mattarella. Ora, sarà valutata ai fini di un eventuale proscioglimento di F***j la testimonianza del capitano della barca che, sentito negli scorsi mesi in un incidente probatorio, ha escluso che vi fosse un equipaggio sull’imbarcazione, come invece dichiarato nella sentenza condannatoria. In attesa di scoprire l’esito del nuovo processo, dunque di sapere se vi sia stato un errore giudiziario che è costato undici anni di libertà a F***j, merita una riflessione l’utilizzo simbolico che viene fatto nella rappresentazione mediatica della figura dello “scafista”, ossia chi guida una barca con a bordo migranti che fanno ingresso in Europa senza visto (caricata di un significato risolutivo che, in realtà, non gli appartiene, visto che nella gran parte dei casi si tratta di soggetti estranei alle organizzazioni dietro al trasporto dei migranti) e il grado di ipotetica pressione che riesce ad esercitare sulla macchina della giustizia, dalle indagini fino alla sede della decisione giurisdizionale. E non si tratta di una questione marginale, visto l’elevato numero di procedimenti: come indicato nel rapporto “Dal mare al carcere” (compilato da una serie di associazioni impegnate nel settore), in Italia dal 2013 al 2022 oltre 2.500 procedimenti sono stati incardinati nei confronti di persone accusate di avere condotto le imbarcazioni con a bordo migranti.

➡️ Modifica dell’art. 24 con introduzione della vittima in Costituzione approvata alla Camera. Vi avevamo già scritto pe...
30/05/2026

➡️ Modifica dell’art. 24 con introduzione della vittima in Costituzione approvata alla Camera. Vi avevamo già scritto perché è bene opporsi a questo tradimento del garantismo costituzionale. Ne parliamo di nuovo in questo post.

⚖️ Le nuove indagini condotte dalla Procura di Pavia sull’omicidio di Chiara Poggi hanno scatenato una morbosa attenzion...
29/05/2026

⚖️ Le nuove indagini condotte dalla Procura di Pavia sull’omicidio di Chiara Poggi hanno scatenato una morbosa attenzione mediatica sugli sviluppi dell’inchiesta. Non vi è giorno in cui trasmissioni televisive e carta stampata non commentino notizie asseritamente dirimenti per la soluzione del caso. Le contrapposte tifoserie – innocentisti e colpevolisti – si contrappongono veementemente sui social network. Tutto questo avviene in spregio alla dignità del condannato, dell’indagato e della vittima di un efferato delitto. Avviene, altresì, in spregio ai principi di diritto e alla legge.
In particolare, deve essere recisamente contestata la pubblicazione, sulle piattaforme Mediaset, di colloqui intercorsi tra Alberto Stasi – originario indagato, che sta attualmente espiando la pena irrogatagli – e il suo difensore, Prof. Avv. Angelo Giarda. Infatti, la diffusione delle captazioni si pone in aperto contrasto con il principio di inviolabilità del diritto di difesa (art. 24 Cost.) e delle regole del procedimento penale (art. 103 cod. proc. Pen.).
Ancor prima della pubblicazione, il vero vulnus è l’effettuazione dell’intercettazione. Infatti, il rapporto tra assistito e difensore deve essere strenuamente protetto da qualsiasi indebita invasione perché, altrimenti, si scardina il ruolo di garante dei diritti che deve essere riconosciuto all’avvocato. Un’unica eccezione è consentita dall’ordinamento: le intercettazioni di un difensore sono possibili quando vi sia fondato motivo di ritenere che lo stesso stia commettendo un reato. Evidentemente, non era questo il caso. Per questo motivo l’intercettazione non avrebbe dovuto essere continuata e, soprattutto, non avrebbe dovuto essere trascritta.
Fortunatamente, l’immediata presa di posizione critica dell’Unione Camere Penali e del Senatore di Forza Italia Pierantonio Zanettin hanno convinto l’editore a rimuovere il servizio contenente le intercettazioni. Tuttavia, l’ennesimo – terribile e grave – danno provocato dal circo mediatico-giudiziario si era già concretizzato. Per questo è necessario non abbassare la guardia: una piccola crepa nel baluardo del diritto di difesa può essere l’inizio del crollo definitivo.

⚖️ Torniamo sulla vicenda di cui vi abbiamo parlato di recente: gli attacchi social all’avvocato Fausto Gianelli, difens...
26/05/2026

⚖️ Torniamo sulla vicenda di cui vi abbiamo parlato di recente: gli attacchi social all’avvocato Fausto Gianelli, difensore di Salim El Koudri. Sono arrivate critiche al limite anche dalla politica.

⚖️ Ieri, una delegazione di Extrema Ratio ha visitato la Casa circondariale di Bologna Rocco D'Amato (Dozza), insieme a ...
23/05/2026

⚖️ Ieri, una delegazione di Extrema Ratio ha visitato la Casa circondariale di Bologna Rocco D'Amato (Dozza), insieme a quelle della Camera penale locale e del Consiglio dell'Ordine degli Avvocati di Bologna. I dati fornitici dalla direzione confermano la situazione di sovraffollamento che da tempo denunciamo: a fronte di una capienza regolamentare di poco inferiore a 500 posti, il totale dei detenuti s'attesta su 830, con una spiccata componente maschile (742 uomini e 88 donne). Gli spazi dedicati ai servizi igienici all'interno delle celle carcerarie si presentano con muffa e scrostamenti. La gran parte della popolazione carceraria è stata condannata in maniera definitiva e sta espiando una pena detentiva (687), mentre i restanti si trovano in custodia cautelare intramuraria. L'80% circa di definitivi, che risulta da questi numeri, rappresenta un dato inedito per l'istituto bolognese. Poco più della metà è costituita da cittadini stranieri (445, di cui 415 uomini e 30 donne). I detenuti con tossicodipendenza certificata sono 482, di cui 437 uomini e 45 donne. Quelli affetti da diagnosi psichiatrica, invece, sono 110. I semiliberi (che hanno avuto accesso ad una misura alternativa che gli consente di trascorrere una parte della giornata fuori dalle mura per lo svolgimento di attività varie) sono 33 (di cui 31 uomini e 2 donne), mentre i detenuti che, in permesso, sono assegnati al lavoro esterno sono 35 (di cui 28 uomini e 7 donne). Gli educatori penitenziari sono 10, ovverosia uno ogni 80 detenuti circa.

⚖️ Il rapporto “Io non ti credo più” di Antigone, uscito lo scorso febbraio, descrive una trasformazione profonda della ...
22/05/2026

⚖️ Il rapporto “Io non ti credo più” di Antigone, uscito lo scorso febbraio, descrive una trasformazione profonda della giustizia minorile italiana, sempre più orientata alla repressione e meno alla risocializzazione dei giovani. Il principale responsabile di questo cambiamento è stato il dl Caivano del 2023, definito «la più grande svolta repressiva» dalla riforma del processo penale minorile del 1988. Ampliamento del ricorso alla custodia cautelare e agevolazione dei trasferimenti dei giovani nelle carceri per adulti: per la prima volta, gli IPM sono sovraffollati. La presenza media giornaliera è passata da 425 detenuti nel 2023 a 556 nel 2024 (+30,9%), fino a 588 nel 2025. Rispetto al 2022 le presenze sono quindi aumentate di circa il 50%.

➡️ Il problema principale, quindi, non è l’aumento della criminalità giovanile, ma l’espansione della risposta penale, ormai come ipertrofica e carcerocentrica, capace in realtà di colpire soprattutto giovani vulnerabili e privi di sostegno sociale.

⚖️ “La presunzione di innocenza, un valore primordiale per la civiltà del diritto, è una garanzia troppo spesso calpesta...
19/05/2026

⚖️ “La presunzione di innocenza, un valore primordiale per la civiltà del diritto, è una garanzia troppo spesso calpestata, o peggio ancora, invocata solo per prestarle ossequio formale, senza alcun rispetto sostanziale. La narrazione colpevolista e giustizialista fa parte di una retorica purtroppo molto diffusa, non solo nel nostro Paese, e alimentata da molti fattori. È un problema culturale enorme, con radici profonde anche in talune esperienze che hanno segnato la vita politica e la storia giudiziaria italiana”

➡️ “Temo sia davvero ingenuo, o illusorio, pensare che il giudice possa non essere influenzato dal “circo mediatico” e dalla forza pressoria della pubblica opinione, che a volte si trasforma in un’autentica “massa di assedio”. Soprattutto nell’universo bituminoso, scomposto e disinformato dei social network, dove si scatenano le peggiori testimonianze del cyber evil. Certo, non è facile reperire dati empirici su questa influenza, anche perché nessun arbitro ammetterebbe di aver concesso un rigore alla squadra di casa perché condizionato dal fragore dei tifosi. Ma i tribunali non operano nel vuoto, e i condizionamenti – anche subliminali – mi sembrano difficili da negare. Anche perché, nell’opinione pubblica si crea un orizzonte di attesa, di regola colpevolista, e a quel punto il giudice, nel decidere, deve dire da che parte sta: del pubblico o della propria coscienza”.

➡️ “Non ho elementi per entrare nel merito di una vicenda così complessa (Garlasco, ndr), lunga e piena di svolgimenti processuali. Però un tema di fondo mi pare evidente: dopo due assoluzioni nel merito, emerge tutta la drammatica inaffidabilità di una sentenza di condanna. Ed anche questo dovrebbe far molto riflettere, perché il rigoroso rispetto della regola che consente di condannare solo ove sia raggiunta la prova della colpevolezza oltre ‘ogni ragionevole dubbio’ non dovrebbe mai consentire un esito così incerto”.

🎙️Alcune delle considerazioni sulla giustizia mediatica del Prof. Vittorio Manes, intervistato da Federica Fantozzi su Huffintgon Post. “Il tribunale della morale. Garlasco: dove lo spettatore diventa giudice”, 17/5/2026. Versione integrale su www.huffingtonpost.it

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