26/01/2026
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“Ti cade addosso come una condanna.
Non è una parola.
Non è un pensiero astratto.
È un taglio netto, che ti attraversa e non chiede permesso.
Quando senti dire “è un tumore”, tutto si blocca.
La vita si stringe.
Il tempo si spezza.
Il futuro non è più una certezza da immaginare, ma un filo sottile che può spezzarsi da un momento all’altro.
E non ragioni più su ciò che verrà… ma su ciò che potrebbe sparire.
Il cancro non è soltanto una malattia.
È una presenza costante, un’ombra che ti guarda vivere.
È il corpo che non ti protegge più, che ti tradisce, che ti ricorda ogni giorno quanto sei fragile.
Ti porta via l’illusione di comandare tutto, ti svuota della sicurezza, ti lascia senza difese.
E la cura non è una vittoria.
È resistere.
È sopravvivere con fatica, tra attese infinite, paure ingoiate, giorni in cui persino respirare sembra pesante.
Ogni controllo è un giudizio in sospeso.
Ogni giornata è un equilibrio che può crollare.
E anche quando sembra andare meglio, resta qualcosa.
Una stanchezza che non passa.
Un segno dentro.
Una paura che si nasconde e poi torna.
E a volte la mente cede, anche solo per un istante, perché il peso di tutto quello che hai sopportato non sparisce.
Nel cancro non c’è eroismo.
C’è paura.
C’è solitudine.
C’è la consapevolezza brutale che la vita non è garantita.
Questa non è una storia motivazionale.
È la verità, nuda e cruda.
Perché il cancro non ti rende migliore.
Ti rende consapevole.
E spesso… profondamente solo.”
—Vittorio Sgarbi.