CUB Bologna

CUB Bologna CUB - Confederazione Unitaria di Base fed. Bologna

12/06/2026
11/06/2026

Da trent'anni in Italia si assiste a una privatizzazione selvaggia della cultura, in tutte le sue forme

08/06/2026

Martedì 9 giugno 2026 scioperano le lavoratrici e i lavoratori esternalizzati delle biblioteche dell’Università di Torino.

Da trent’anni il loro lavoro permette all’Ateneo di garantire orari di apertura che il solo personale interno non potrebbe coprire. Non sono numeri, non sono semplici ore di servizio: sono il primo contatto per studenti, ricercatori, docenti e utenti delle biblioteche.

Accolgono il pubblico, forniscono indicazioni, supportano le ricerche sulle fonti cartacee e digitali, risolvono problemi quotidiani e garantiscono il funzionamento concreto del servizio.

Eppure il servizio al pubblico viene ancora trattato come un’attività secondaria, esternalizzabile e cedibile a terzi. Questa separazione rigida tra gestione bibliotecaria e lavoro al pubblico è controproducente per l’intero sistema, perché la biblioteca deve avere al centro l’utente e la qualità del servizio.

La verità è che queste lavoratrici e questi lavoratori vengono considerati di serie B. L’annuncio delle tre settimane di chiusura delle strutture universitarie ad agosto per il risparmio energetico rischia di scaricare ancora una volta i costi sulle loro spalle, imponendo ulteriori giorni di chiusura forzata oltre a quelli già previsti.

Lo sciopero del 9 giugno chiede dignità, riconoscimento e rispetto per una figura professionale centrale nel funzionamento delle biblioteche universitarie.

articolo completo nel primo commento

08/06/2026

Il 22 giugno 2026 la CUB sarà a Bruxelles per partecipare all’incontro su salari, pensioni e sostegni alla povertà in Italia, organizzato dall’On. Pasquale Tridico con la partecipazione di parlamentari europei e rappresentanti del Comitato dei Diritti Sociali d’Europa.

L’emergenza è reale: salari troppo bassi, pensioni insufficienti, lavoro povero, affitti sempre più pesanti, rinnovi contrattuali in ritardo, part-time involontario, lavoro precario e povertà assoluta che colpisce milioni di persone.

Secondo i dati richiamati dalla CUB, dal 2019 a oggi il potere di acquisto dei salari ha perso in media l’8,6%, mentre le pensioni hanno perso circa il 12%. Il carrello della spesa, dal 2021, è aumentato del 24%.

Per questo la CUB rilancia una vertenza nazionale per aumenti reali di salari e pensioni di almeno il 20%, per una legge sul salario minimo a 12 euro l’ora e per il ripristino di un meccanismo automatico di rivalutazione.

Il 1 luglio 2026 la CUB sarà inoltre al Senato per un confronto su salari e diritto di sciopero. Difendere il potere d’acquisto significa anche difendere la possibilità concreta dei lavoratori di mobilitarsi, senza vincoli e restrizioni che svuotano il diritto di sciopero.

Non c’è altro tempo da aspettare: basta lavoro povero, basta pensioni da miseria, basta sfruttamento.

Scarica il comunicato 👉https://cub.it/wp-content/uploads/2026/06/Comunicato-Stampa-Urgente-aumentare-Salari-e-Pensioni-di-almeno-il-20-.pdf

👇 articolo completo nel primo commento

07/06/2026

► DI DATA (TASSATIVA) IN DATA (TASSATIVA) ◄

Fondi, fondini, fondute... È un florilegio di sigle e di proposte di assistenza ai lavoratori, da parte delle aziende italiane, i quali così restituiscono una parte del magro stipendio ricevuto, proprio aderendo ai vari fondi, per affrontare il futuro con "più serenità"...

Il punto, però, è che se Poste Italiane, l'azienda, da due miliardi di utili, pagasse uno stipendio ben adeguato al costo della vita, rispettando in modo coerente il valore umano e professionale dei lavoratori, non ci sarebbe bisogno di proporre sistemi "alternativi", per "affrontare il futuro".

Ora, è il caso di "Poste Mondo Welfare", per il benessere, dei lavoratori, a cui si aderisce convertendo il "Premio di Risultato" (cioè soldi) in servizi welfare. Praticamente, i soldi ricevuti con una mano, per il super lavoro svolto in condizioni di pressione e di stress, si restituiscono con l'altra. Un colpo di genio.

Non solo. Per aderire, c'era pure una scadenza da rispettare, tassativa, ed era quella del 7 giugno. Chi non l'avrebbe rispettata sarebbe rimasto tagliato fuori e non avrebbe potuto convertire il Premio di risultato in welfare. Adesso, si scopre, che quella scadenza è stata spostata alla, altrettanto, tassativa data del 9 giugno prossimo.

Ma, forse, Poste Italiane e sindacati aderenti al progetto, dovrebbero valutare che le condizioni economiche dei dipendenti non sono tanto floride da potersi permettere di restituire il "Premio di risultato", ottenuto con sacrifici lavorativi e di salute. Quindi, spostare una data tassativa di adesione, a un'altra data tassativa, servirà a poco.

Per SLG-CUB Poste, invece di proporre ai lavoratori sistemi per dare indietro i loro soldi, Poste Italiane e i sindacati aderenti a questi progetti, farebbero bene ad aumentare lo stipendio dei dipendenti, riconoscendo un aumento salariale di, almeno, 500 euro mensili, sulla busta paga, lasciandoli liberi di spenderli come credono.

07/06/2026

CHI DENUNCIA UN PERICOLO NON È IL PROBLEMA

Abbiamo letto con attenzione la notizia riportata da Tecnica della Scuola del 5 giugno 2026 relativa agli studenti che hanno diffuso fotografie di locali scolastici nel pordenonese danneggiati per denunciare possibili criticità, e alle successive prese di posizione di ANIEF, CISL, GILDA, SNALS, UIL in difesa dell’istituzione scolastica.

La vicenda, a nostro avviso, pone una questione molto più importante del dibattito sull’uso di un telefono cellulare o sulle modalità della segnalazione.

Per CUB Scuola Università e Ricerca la questione è molto semplice: chi denuncia un pericolo non è il problema. Il problema è il pericolo.

Da anni ci occupiamo di salute e sicurezza e sappiamo bene che incidenti, infortuni e tragedie trovano terreno fertile proprio dove prevalgono il silenzio, la sottovalutazione dei rischi e la paura di segnalare ciò che non va.

Per questo riteniamo singolare che, di fronte a fotografie che documentano situazioni di degrado o possibili rischi, parte del dibattito pubblico si concentri sul comportamento di chi ha effettuato la segnalazione anziché sulle condizioni denunciate.

La cultura della prevenzione si costruisce incoraggiando le segnalazioni, non scoraggiandole. Questo vale nei luoghi di lavoro e dovrebbe valere soprattutto nelle scuole.

Le nuove generazioni stanno spesso dimostrando una consapevolezza che molti adulti sembrano aver dimenticato: la sicurezza viene prima dell’omertà.

Infrangere il silenzio di fronte a un rischio non è una colpa. È un atto di responsabilità.

Non è un caso che, proprio nelle scorse settimane, la trasmissione Report abbia riportato all’attenzione nazionale le gravi criticità del patrimonio scolastico italiano, tra carenze strutturali, manutenzioni insufficienti e condizioni non sempre adeguate per studenti e lavoratori.

I dati emersi delineano una realtà per noi inaccettabile: oltre il 50% degli edifici scolastici e universitari risulta “in deroga”, ovvero in mancanza delle condizioni di agibilità e della documentazione sulla valutazione dei rischi.

In questo contesto, il vero problema non è chi documenta una situazione critica. Il vero problema è che quelle situazioni esistano.

Il vero scandalo non è una fotografia.

Il vero scandalo è che nel 2026 si debba ancora discutere se sia grave documentare un pericolo o se sia giusto attivarsi per eliminare il pericolo stesso.

Chi infrange il silenzio per la sicurezza sta dalla parte giusta.

CUB SCUOLA UNIVERSITA' RICERCA

Per noi di CUB invece chi denuncia un pericolo non è “il problema”: per noi chi infrange il silenzio per la sicurezza st...
07/06/2026

Per noi di CUB invece chi denuncia un pericolo non è “il problema”: per noi chi infrange il silenzio per la sicurezza sta dalla parte giusta!

Continua a far discutere il caso dello studente di un istituto scolastico del Pordenonese che nei giorni scorsi è stato destinatario di un provvedimento disciplinare dopo aver fotografato alcune infiltrazioni d’acqua presenti in un’aula e aver diffuso l’immagine agli organi di informazione pe...

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