L'1 gennaio 2016 tra gli attentati di Parigi e l'incessante conflitto in Siria 35 Associazioni e oltre 1.000 cittadini in pochi giorni si organizzano e sfilano a Bologna uniti in una Marcia della Pace. Tutti insieme, si mescolano le cerchie: associazioni confessionali e laiche, credenti (cristiani, ebrei, islamici) e non credenti, reti civiche, comunità, gruppi informali, realtà interculturali. Un
momento forte di intensa partecipazione cittadina, che restituiscono a Bologna ideali e identità smarrite da anni. Non sono cadute nel vuoto le relazioni nate in quell'occasione. Il 3 marzo il 'popolo' di quella Marcia si convoca e decide di iniziare un cammino di reciproca conoscenza e di cose da fare insieme. Una sola certezza: con metodo nonviolento costruire relazioni solidali di pace nella giustizia da praticare nel quotidiano a Bologna e nel mondo per quanto possibile. E una saggia speranza: “è camminando che si apre il cammino”(Arturo Paoli). Il suo nome, simbolo della città di Bologna, indica un luogo da sempre sinonimo di accoglienza, rifugio, incontro, festa, preghiera. Il 12 marzo il primo evento in piazza Maggiore: "Bologna accende la Pace", una manifestazione per dire NO alla guerra in Libia, SI ai corpi civili di pace. Hanno aderito 26 realtà associate. Il 2 giugno il secondo evento in piazza XX Settembre: "L'altro 2 giugno: Festa della Repubblica che ripudia la guerra". Hanno aderito 31 realtà associate. Il 31 dicembre in apertura della 49^ Marcia nazionale per la Pace di Bologna il Portico della Pace cura l'evento ai Giardini Margherita "Bologna accoglie i partecipanti alla Marcia" e in piazza S. Domenico la "Preghiera ecumenica per la Pace", alla presenza delle principali comunità religiose di Bologna. Il 2 giugno 2017 la seconda edizione ai Giardini Margherita de "L'altro 2 giugno: Festa della Repubblica che ripudia la guerra". Hanno aderito 33 realtà associate. Oggi il Portico della Pace è un luogo di incontro. Chi entra è chiamato a portare la ricchezza della propria storia e identità, perché sia riconosciuta e valorizzata. Chi entra sceglie di lottare in modo nonviolento accanto agli ultimi e alle donne e uomini feriti della nostra città. Chi entra, infine, nel nome di un bene comune più prezioso -Pace nella Giustizia- rinuncia a portare avanti solo se stesso e si assume la responsabilità di essere quel lievito che permette a tutte le diverse componenti ed espressioni sociali di crescere insieme. Sapendo di dover investire energie fisiche ma soprattutto relazionali. Ognuno ha un potente desiderio: risvegliare ideali e sogni alla sua città di Bologna, che ne sente immenso bisogno per riuscire ad essere ancora se stessa, viva e unita.