SI Cobas Bologna

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SI Cobas Bologna https://instagram.com/sicobas_nationale?igshid=Mzc1MmZhNjY= BOLOGNA: Via Saffi 30. Email: [email protected]

MODENA:
Via Santi Venceslao 16.

Orari di apertura al pubblico:
lunedì dalle ore 10 alle ore 14
giovedì dalle 15 alle 17
sabato dalle 10 alle 14. Orari di apertura al pubblico
Mercoledì dalle 15 alle 17
Sabato dalle 9 alle 13
Email: [email protected]

NO JUSTICE NO PEACE!Verità e giustizia per Fakir📍 Via Zamboni 38📌 Programma della giornata di solidarietà, discussione e...
09/09/2026

NO JUSTICE NO PEACE!
Verità e giustizia per Fakir

📍 Via Zamboni 38
📌 Programma della giornata di solidarietà, discussione e raccoltà fondi del 12 settembre:

➡️ H11: Tavoli di lavoro

🔴 (ANTI)RAZZISMO: il nostro diritto alla vita non è negoziabile
🔴 GIOVANI: "maranza"? Una generazione che alza la testa
🔴 QUARTIERI: il far-west lo create voi. Giù le mani dai nostri quartieri

➡️ H15: assemblea plenaria

🎶 A seguire: concerto benefit!

📌 12/08 giornata di solidarietà, discussione e raccolta fondi 📣 NO JUSTICE NO PEACE! Verità e giustizia per Fakir!È pass...
01/09/2026

📌 12/08 giornata di solidarietà, discussione e raccolta fondi 📣 NO JUSTICE NO PEACE! Verità e giustizia per Fakir!

È passato un mese e mezzo da quando lo scorso 19 luglio, nel rione Pilastro di Bologna, Abderrahim Fakir veniva ammazzato da un intervento di polizia. Il tutto davanti alla telecamera accesa di uno smartphone tuttora volontariamente ignorata. Perché ancora non esiste verità o giustizia per una morte violenta, dovuta ad un limpido abuso di potere e registrata in video minuto per minuto. Ma proprio quelle immagini che tuttora si cerca di insabbiare, fin dal 19 luglio stesso hanno parlato chiaro per migliaia e migliaia di persone che hanno sentito l’irrefrenabile necessità di scendere in strada, di opporsi a questa barbarie. Perché sappiamo bene quanto purtroppo l’omicidio di Fakir non sia un caso isolato, ma la punta di una normalità sociale che a diverse intensità riproduce violenza, razzismo istituzionale e impunità per chi ha posizioni di potere, negli ultimi tempi aggravata dal suprematismo.

Oggi è necessario impegnarci affinché quella mobilitazione abbia capacità di durata, oltre alla sola risposta immediata. Per questo sabato 12 settembre ci sarà una nuova presa di parola pubblica, una giornata di solidarietà, discussione e raccolta fondi, con tavoli di lavoro, una assemblea generale e un concerto. Un percorso che si muove in modo indipendente e dal basso, fuori dalle logiche della rappresentanza. Un percorso che chiede di convergere sui soggetti in lotta e rinnova la sfida a immaginare una manifestazione che si muova assieme alla convocazione di uno sciopero.

In tal senso la giornata del 12 settembre vedrà susseguirsi dalla mattina al pomeriggio diversi momenti di discussione e proposta, nella scommessa di un processo di lotta collettiva capace di ergersi contro l’ignobile violenza dello sfruttamento padronale. Al termine dei lavori, un concerto solidale chiuderà la giornata per raccogliere fondi per la famiglia di Abderrahim Fakir, come aiuto generale e per le spese processuali e funerarie.


➡️ Leggi il comunicato completo scorrendo il carousel!

INTERPORTO DI BOLOGNA: VIOLENZA DI ISCRITTI FIT-CISL E GRAVE DISTORSIONE DEI FATTI NEL MAGAZZINO ONE EXPRESSIl SI Cobas ...
01/08/2026

INTERPORTO DI BOLOGNA: VIOLENZA DI ISCRITTI FIT-CISL E GRAVE DISTORSIONE DEI FATTI NEL MAGAZZINO ONE EXPRESS

Il SI Cobas esprime profondo sdegno per la ricostruzione falsa e distorta diffusa dalla FIT-CISL sui gravi fatti avvenuti nella notte del 29 luglio 2026 presso il magazzino One Express dell’Interporto di Bologna.

Questa versione capovolge quanto accaduto, trasformando i lavoratori aggrediti in aggressori e nascondendo le responsabilità dei propri iscritti.

Nel magazzino lavorano 140 persone: circa 100 sono iscritte al SI Cobas, una quindicina ha aderito recentemente alla FIT-CISL ed è inoltre presente una rappresentanza della FILT-CGIL. Il SI Cobas rappresenta quindi da anni la grande maggioranza dei lavoratori del sito, mentre la presenza della FIT-CISL è recente e largamente minoritaria.

I fatti sono iniziati all’interno del magazzino, quando un iscritto alla FIT-CISL ha volontariamente urtato con un transpallet il muletto condotto da un lavoratore del SI Cobas. Sono seguiti insulti, provocazioni e gravi minacce contro i nostri iscritti.

Nonostante i ripetuti tentativi del responsabile del magazzino e dei delegati SI Cobas di riportare la calma, alcuni iscritti alla FIT-CISL hanno volutamente lasciato il posto di lavoro, incitando altri a seguirli all’esterno.

Fuori dal magazzino, un lavoratore del SI Cobas è stato circondato e aggredito. Durante l'aggressione gli iscritti FIT-CISL hanno utilizzato una sedia metallica, una spranga di ferro e un cutter. Diversi nostri iscritti sono stati colpiti e feriti, di cui 7 hanno riportato lesioni alla testa, alle braccia, alla spalla, alla schiena, alla caviglia e al ginocchio, oltre a ferite da taglio.

La situazione è terminata soltanto grazie all’intervento del delegato sindacale e di numerosi lavoratori del SI Cobas oltre che del responsabile del magazzino, che hanno separato le persone coinvolte e impedito conseguenze ancora più gravi. Sul posto sono poi intervenuti i Carabinieri e il personale sanitario.

Non vi è stata, dunque, alcuna aggressione organizzata dal SI Cobas. Al contrario, i nostri delegati e lavoratori hanno cercato di contenere la situazione, impedendo ad altri iscritti di uscire dal magazzino e intervenendo per fermare le violenze.

Quanto avvenuto è documentato dalle immagini dei sistemi di videosorveglianza interni ed esterni, dalle timbrature elettroniche, dai referti sanitari e dalle testimonianze dei presenti. Le immagini permetteranno di accertare chi ha dato origine all’aggressione, chi ha utilizzato gli oggetti offensivi e chi ha invece cercato di ristabilire la calma.

Anche i provvedimenti adottati dopo i fatti confermano che non è possibile sostenere la versione di un’aggressione collettiva organizzata dal SI Cobas: secondo quanto risulta, sono stati sospesi quattro lavoratori, di cui tre iscritti alla FIT-CISL, che hanno dato il via all'aggressione.

Il SI Cobas, tramite i propri legali, sta presentando denuncia-querela nei confronti delle persone responsabili delle aggressioni, delle minacce e dei ferimenti. Saranno inoltre intraprese le opportune iniziative nei confronti di chi ha diffuso o rilanciato una ricostruzione falsa e gravemente lesiva, presentandola come certa prima di qualsiasi serio accertamento.

Le responsabilità sono quindi distinte ma entrambe gravi.

Da una parte vi sono le responsabilità personali degli iscritti alla FIT-CISL che, secondo la ricostruzione documentata, hanno promosso e compiuto le condotte violente. Dall’altra vi è la responsabilità politica e sindacale della FIT-CISL, che ha scelto di nascondere questi comportamenti e di attribuire al SI Cobas il ruolo di aggressore.

È inaccettabile che un’organizzazione sindacale largamente minoritaria cerchi di aumentare la propria visibilità alimentando contrapposizioni tra lavoratori e diffondendo accuse non verificate.

Il SI Cobas è presente da anni nel magazzino, dove ha organizzato la maggioranza dei lavoratori e condotto battaglie per il rispetto del contratto, dei salari e dei diritti. La differenza tra le due organizzazioni deve misurarsi su questo terreno: presenza reale tra i lavoratori, rivendicazioni, risultati e capacità di difendere gli interessi collettivi.

Il sindacato deve unire i lavoratori, non dividerli. Non può trasformare l’appartenenza sindacale in una forma di schieramento contrapposto, né utilizzare provocazioni e violenza per fidelizzare gli iscritti e conquistare spazio, secondo una logica che rischia di apparire come una guerra tra bande.

Da tempo si tenta di costruire attorno al SI Cobas un’immagine di violenza, trasformando chi subisce aggressioni nel responsabile dei fatti. Questa operazione è particolarmente pericolosa nell’attuale clima politico, nel quale la criminalizzazione del conflitto sindacale può favorire repressione e nuovi attacchi contro i lavoratori organizzati.

Il SI Cobas non permetterà che i propri iscritti, dopo essere stati minacciati, colpiti con oggetti metallici e feriti con un oggetto da taglio, vengano pubblicamente descritti come aggressori.

Chiediamo l’immediata acquisizione e conservazione delle immagini di videosorveglianza, il rigoroso accertamento delle responsabilità individuali e la rettifica delle false ricostruzioni diffuse sull’accaduto.

I lavoratori organizzati non si intimidiscono: il SI Cobas sarà al loro fianco con ogni strumento di lotta e di tutela.

SI COBAS BOLOGNA

VERITÀ E GIUSTIZIA PER ABDERRAHIM FAKIRLO SCIOPERO OPERAIO BLOCCA L’INTERPORTO, BOLOGNA SCENDE IN PIAZZA.La morte di Abd...
21/07/2026

VERITÀ E GIUSTIZIA PER ABDERRAHIM FAKIR
LO SCIOPERO OPERAIO BLOCCA L’INTERPORTO, BOLOGNA SCENDE IN PIAZZA.

La morte di Abderrahim Fakir, lavoratore di origine marocchina, avvenuta durante un intervento della polizia nel quartiere Pilastro, ha provocato una risposta immediata tra i lavoratori, gli abitanti dei quartieri popolari, i giovani e le realtà sociali della città. Abderrahim è morto mentre chiedeva aiuto. Le testimonianze e i filmati diffusi in queste ore descrivono un intervento segnato dall’uso dello spray al peperoncino, dalla violenza fisica e dall’immobilizzazione.

Di fronte ai tentativi di minimizzare quanto accaduto, alle calunnie diffuse sul suo conto e alla difesa preventiva dell’operato delle forze dell’ordine, Bologna ha risposto reclamando con forza, verità e giustizia. La morte di Abderrahim non può essere archiviata come una fatalità. Devono essere accertate fino in fondo tutte le responsabilità, senza insabbiamenti e senza impunità. Abderrahim era uno di noi: un lavoratore, un proletario, una persona che viveva sulla propria pelle lo sfruttamento, la precarietà, il razzismo e la repressione che colpiscono soprattutto chi lavora nei settori più duri e vive nei quartieri popolari.

L’uccisione di Abderrahim ha avuto un’eco fortissima nei magazzini e negli stabilimenti logistici dell’Interporto di Bologna e nelle altre logistiche dell’Emilia. Uno sciopero operaio di 24 ore ha bloccato uno dei principali nodi della movimentazione delle merci del Paese. Una grande massa di lavoratori si è raccolta davanti agli ingressi dell’Interporto, fermando la circolazione delle merci. Migliaia di camion sono rimasti bloccati, mentre altri sono stati dirottati verso differenti piattaforme logistiche. La risposta operaia ha colpito direttamente il cuore degli interessi economici e dei profitti, dimostrando che l’uccisione di un lavoratore non può passare sotto silenzio.

I lavoratori hanno affermato con forza che la repressione contro proletari, migranti e abitanti dei quartieri popolari avrà una risposta collettiva. Lo sciopero ha dimostrato ancora una volta che la classe lavoratrice non esiste soltanto per produrre ricchezza e ricevere in cambio un salario. I lavoratori rivendicano dignità, libertà, giustizia e il diritto di vivere senza essere sfruttati, discriminati o repressi.

Vogliamo il pane ma vogliamo anche le rose.

DAL BLOCCO DELLE MERCI ALLA PIAZZA:
La mobilitazione operaia dell’Interporto si è unita alla manifestazione cittadina che ha portato nel centro di Bologna migliaia di persone di ogni provenienza: lavoratori e lavoratrici, giovani, famiglie, abitanti dei quartieri e realtà solidali. Dal Nettuno, una parte della manifestazione si è diretta verso la Prefettura, indicando chiaramente le responsabilità politiche e istituzionali di quanto avvenuto. Alla richiesta di verità e giustizia si è risposto ancora una volta con manganelli, idranti e lacrimogeni. Ma la piazza ha resistito, mentre i cancelli della logistica restavano bloccati.

Questa giornata ha mostrato la forza del legame tra sciopero nei luoghi di lavoro, blocco della circolazione delle merci e mobilitazione nelle strade. Una pratica di autodifesa collettiva che unisce chi lavora, chi vive nei quartieri popolari, chi subisce il razzismo istituzionale e chi si oppone a un modello sociale fondato sullo sfruttamento, sulla paura e sulla repressione. Non può esistere alcuna generica “unità della città” davanti alla morte di Abderrahim. Da una parte ci sono coloro che difendono le politiche securitarie, la repressione e l’impunità. Dall’altra ci sono i lavoratori, gli sfruttati e tutti coloro che rifiutano di accettare che una persona possa morire durante un intervento di polizia senza che vengano accertate fino in fondo le responsabilità.

La mobilitazione per Abderrahim si è svolta nei giorni del venticinquesimo anniversario dell’uccisione di Carlo Giuliani, simbolo della repressione contro chi lotta e manifesta. Il suo grido di aiuto richiama anche quello di George Floyd, soffocato negli Stati Uniti mentre ripeteva «I can’t breathe». Ricordiamo Stefano Cucchi, Federico Aldrovandi, Giuseppe Uva, Riccardo Magherini, Abderrahim Mansouri, Moussa Diarra, Ramy Shehata e tutte le persone morte durante fermi, arresti, inseguimenti e interventi delle forze dell’ordine.

Ricordiamo chi era fragile, emarginato, solo o in difficoltà e, invece di ricevere aiuto e protezione, è stato trattato come un nemico. Essere poveri, migranti, senza casa, attraversare una crisi personale o una condizione di sofferenza non può significare avere meno diritti o avere una vita che vale meno. Troppo spesso, dopo queste morti, le vittime vengono criminalizzate e sottoposte a un secondo processo pubblico, quasi che le loro condizioni personali possano giustificare la violenza subita.
Quanto accaduto ad Abderrahim non è un fatto isolato.

I controlli discriminatori nei quartieri, la violenza contro i migranti, i CPR, le deportazioni, la repressione delle lotte sindacali e sociali, i decreti sicurezza, le manganellate contro chi manifesta e le morti quotidiane nei luoghi di lavoro sono espressioni dello stesso sistema. Quale modello intende inseguire l’Italia? Quello operato dall’ICE negli Stati Uniti, fondato su retate, detenzioni e deportazioni contro migranti e comunità razzializzate? Un sistema che tutela la proprietà e i profitti dei padroni, mentre considera sacrificabili le vite di chi lavora, di chi è povero e di chi viene indicato come straniero o marginale.

La razzializzazione delle istituzioni produce una distinzione concreta tra vite considerate degne di tutela e vite considerate meno importanti. Lasciare morire in mare, umiliare nei centri di detenzione, usare violenza durante un fermo, reprimere chi sciopera o manifesta e lasciare morire i lavoratori nei luoghi di lavoro sono facce della stessa medaglia.
Nessuno scudo per la repressione. Verità e giustizia per le vittime.
A cosa serve il cosiddetto scudo penale, se non a rafforzare l’impunità di chi esercita la forza dello Stato? Chi porta una divisa non deve avere meno responsabilità, ma più obblighi di trasparenza e controllo.

La sicurezza che rivendichiamo non è quella delle camionette, dei manganelli, della repressione, della limitazione del diritto di sciopero e dei decreti sicurezza. Siamo di fronte a una pericolosa deriva securitaria, coerente con una società che insegue un’economia di guerra e trasforma la violenza in metodo ordinario di governo. Le mobilitazioni per la Palestina hanno mostrato che il blocco dei flussi, lo sciopero e l’azione collettiva possono unire il rifiuto della guerra alla lotta contro sfruttamento e repressione. La nostra sicurezza è una sicurezza di classe, fondata sul lavoro dignitoso, sulla casa, sul salario, sui diritti, sulla libertà di movimento, sulla solidarietà e sulla possibilità di organizzarsi e lottare collettivamente.

La mobilitazione di Bologna dimostra che la paura può essere spezzata e che alla repressione è possibile rispondere con l’organizzazione, lo sciopero e la solidarietà. La memoria di Abderrahim e di tutte le vittime della violenza istituzionale continuerà a vivere nelle lotte di chi non intende piegarsi davanti allo sfruttamento, al razzismo, alle guerre e alla repressione.
Invitiamo i lavoratori, le lavoratrici e tutte le realtà sindacali, sociali e politiche a mantenere alta l’attenzione, a moltiplicare le iniziative di solidarietà e controinformazione e a partecipare all’assemblea pubblica cittadina di mercoledì 22 luglio, alle ore 19.00, presso Piazza Lucio Dalla, per discutere insieme come proseguire la mobilitazione.

SI COBAS BOLOGNA
PLAT - piattaforma di intervento sociale
LABORATORIO CRASH

CONTRO RAZZISMO E SFRUTTAMENTO: LA NOSTRA LOTTA CONTINUASabato 11 luglio, alle ore 16.30, presso la Sala Katia Bertasi d...
10/07/2026

CONTRO RAZZISMO E SFRUTTAMENTO: LA NOSTRA LOTTA CONTINUA

Sabato 11 luglio, alle ore 16.30, presso la Sala Katia Bertasi di Bologna, si terrà un’assemblea pubblica delle e dei migranti, aperta a tutta la città.

Dopo la mobilitazione del 20 giugno, ci incontriamo per contrastare il razzismo istituzionale, le politiche di esclusione, le deportazioni e lo sfruttamento che colpiscono le persone migranti nelle loro condizioni di vita e di lavoro.

Di fronte a chi vorrebbe imporre paura e silenzio, rispondiamo con l’organizzazione, la solidarietà e la lotta collettiva.

Sala Katia Bertasi, Via Aristotele Fioravanti 22, Bologna.

GIUSTIZIA PER BAKARY SAKOIl S.I. Cobas Bologna aderisce alla manifestazione promossa dalla Comunità Maliana di Bologna p...
18/06/2026

GIUSTIZIA PER BAKARY SAKO

Il S.I. Cobas Bologna aderisce alla manifestazione promossa dalla Comunità Maliana di Bologna per chiedere verità e giustizia per Bakary Sako, brutalmente aggredito e ucciso mentre si recava al lavoro.

Saremo in piazza anche per ricordare i braccianti agricoli morti ad Amendolara, vittime di un sistema che continua a produrre sfruttamento, precarietà, ricatto e condizioni di lavoro indegne.

Come S.I. Cobas, da anni siamo impegnati nel settore della logistica, dei trasporti e degli appalti, dove migliaia di lavoratori e lavoratrici, spesso migranti, subiscono sulla propria pelle caporalato, discriminazioni, salari bassi, precarietà abitativa e sociale, ricatti legati ai documenti e alla condizione lavorativa.

Per noi non esistono divisioni tra lavoratori sulla base della provenienza, del colore della pelle o della nazionalità.
Esistono solo due parti: chi sfrutta e chi viene sfruttato.

Per questo sabato 20 giugno, saremo in Piazza del Nettuno a Bologna, ore 17.00 contro razzismo, sfruttamento e indifferenza.

S.I. Cobas Bologna

I FACCHINI DI THE SOCIAL HUB IN SCIOPEROQuesta mattina, dalle ore 04:30, i lavoratori di Stay Over, impiegati in appalto...
16/06/2026

I FACCHINI DI THE SOCIAL HUB IN SCIOPERO

Questa mattina, dalle ore 04:30, i lavoratori di Stay Over, impiegati in appalto presso The Social Hub Bologna, insieme ai compagni e alle compagne di PLAT, hanno scioperato bloccando l’arrivo delle lenzuola.

I lavoratori, tutti assunti formalmente con contratti part-time, rivendicavano l’estensione dell’orario contrattuale in conformità all’orario effettivamente svolto. Una regolarizzazione necessaria, che comporta conseguenze concrete non solo in termini di aumento della retribuzione, ma anche di tutti gli istituti contrattuali collegati: ferie, permessi, tredicesima, quattordicesima, TFR e maggiori garanzie complessive.

Nel pomeriggio si è svolto l’incontro con l’azienda, che ha accettato di aumentare l’orario contrattuale dei lavoratori.

Questa vertenza si inserisce in un settore, quello delle pulizie e dei servizi regolato dal CCNL Pulizie/Multiservizi, in cui le paghe base restano tra le più basse, con salari che si aggirano spesso intorno ai 1.300 euro lordi mensili. Un comparto caratterizzato da part-time imposti, carichi di lavoro pesanti e livelli di sfruttamento sempre più elevati.

Tutto questo avviene in una città come Bologna, dove la crescente turistificazione trasforma hotel, studentati e strutture ricettive in luoghi di profitto, senza tenere conto del lavoro povero svolto ogni giorno dai tanti lavoratori e dalle tante lavoratrici impiegati nel settore.

Dietro camere pulite, servizi garantiti e strutture sempre operative, ci sono salari bassi, contratti part-time e condizioni di lavoro spesso invisibili.

La lotta paga

SI Cobas Bologna

SCIOPERO GENERALE!!Il 29 maggio saremo in piazza per lo sciopero generale perché la crisi non la devono pagare lavoratri...
27/05/2026

SCIOPERO GENERALE!!

Il 29 maggio saremo in piazza per lo sciopero generale perché la crisi non la devono pagare lavoratrici e lavoratori.
Mentre salari e pensioni vengono divorati dal carovita, il governo e i padroni continuano a finanziare guerra, profitti e repressione sociale.

Contro l’economia di guerra, contro lo sfruttamento nei luoghi di lavoro, contro i contratti al ribasso e la complicità dei sindacati concertativi, costruiamo una risposta di classe, indipendente e conflittuale.

Difendere il diritto di sciopero e l’agibilità sindacale significa difendere la possibilità stessa di organizzarci contro ricatti, precarietà e repressione.

La salute, la casa, la scuola, il salario, il lavoro e la dignità non sono merci. Sono terreno di lotta.

Per questo il 29 maggio saremo in Piazza Verdi alle ore 16.00, dalla parte di chi sciopera, di chi non accetta di vivere in ginocchio.

Si Cobas Bologna

Ciao Serri...
09/04/2026

Ciao Serri...

Ciao Serri!
Nella notte tra il 6 e il 7 aprile ci ha lasciato Daniele, Serri, compagno e oste della nostra Bologna.
Venerdì 10 aprile, dalle ore 9 alle ore 10 alla Certosa ci sarà la camera ardente, mentre il funerale si terrà a Civitavecchia, alla Chiesa della morte, alle ore 16.30.
Domenica 12 aprile faremo un momento di ricordo collettivo. Ci troviamo a Ex Centrale, da mezzogiorno a mezzanotte, per una giornata insieme con cibo e consolle aperta invitando a portare musica, parole e pensieri.

Ci uniamo in solidarietà alla lotta dei compagni e delle compagne del Pilastro che lottano per la libertà del loro quart...
03/03/2026

Ci uniamo in solidarietà alla lotta dei compagni e delle compagne del Pilastro che lottano per la libertà del loro quartiere dalla gentrificazione e dalla militarizzazione

LIBERI TUTTE E LIBERE TUTTE!

SICOBAS BOLOGNA

Indirizzo

Corso Aurelio Saffi 30
Bologna
40131

Orario di apertura

Lunedì 10:00 - 14:00
Giovedì 10:00 - 17:00
Sabato 10:00 - 14:00

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